Love_me_Licia_007

“Hai paura del buio?” Teresa Ciabatti intervista Cristina D’Avena

“Tu non devi crescere mai” le scrivono i fan. E lei non li delude. Perché tutto quello che è e che ha costruito lo deve a loro, ai bambini di un tempo. “Crescere significherebbe tradire la loro infanzia” dice.

Cristina D’Avena, cinquant’anni il 6 luglio, trent’anni di carriera, settecentocinquanta canzoni, disco d’oro per la Canzone dei Puffi, si è fermata laggiù.

Esattamente dove?

Agli anni di Kiss me Licia. Se sento qualcuno chiamare Licia, mi giro.

Gli anni più felici?

Licia ero io. Quella era la mia famiglia. Kiss me Licia è stato il primo telefilm italiano per ragazzi. Giorgio Gori, allora direttore di rete, ci faceva i complimenti: campioni di auditel. Nessuno ci voleva contro. Antonio Ricci litigava per farci spostare, diceva che portavamo via pubblico al Gabibbo. “Tutto ma non Licia” diceva. Eravamo la sua ossessione.

L’apice della sua carriera?

1992, concerto al Forum di Assago. Sono stata la prima donna a salire su quel palco. Tutto esaurito: 15mila in sala, 3mila all’esterno.

Quando è iniziato a cambiare qualcosa?

Non è cambiato niente. Ho sempre moltissimi fan, ricevo centinaia di lettere e proposte di matrimonio da uomini di tutte le età, dai venticinque ai novant’anni. Solo che oggi mi scrivono su Facebook. Senta qui la tenerezza di queste persone: “Veronica: è stato fantastico, con Pollyanna avevo i brividi, e mi è bastato chiudere gli occhi per riassaporare i profumi e i ricordi di quando ero piccola; Ivan: Bellissimo look. Adoro la gonna; Mattew: dove ci sei tu, c’è sempre boooooom;”

Va bene non è cambiato niente, lei ha ancora molti fan…

Una volta a un mio concerto è venuto un punkabbestia, barba, piercing, birra. Ho pensato: si sarà sbagliato. Poi quando ho iniziato a cantare Memole e lui è scoppiato a piangere, ho capito: l’infanzia è il rifugio di tutti. Bisogna tornare alla purezza dell’infanzia.

Dopo l’infanzia cosa c’è per lei?

Sempre a un mio concerto scoppia una rissa. Io mi fermo e dico al microfono: “vi rendete conto cosa state facendo? Noi rievochiamo l’infanzia e voi vi picchiate, sporcate il ricordo con la violenza!” Si sono fermati.

Quale dei suoi personaggi avrebbe potuto dire queste parole?

Grande Puffo, ma anche Georgie.

Tornando alla sua carriera: non è cambiato niente, l’amore del pubblico è invariato, lei però a un certo punto è stata meno presente in tv, giusto?

Non nego di aver sofferto quando hanno chiuso la Tv per ragazzi. Per loro i bambini contano poco.

Per loro chi?

I dirigenti tv, gli adulti.

Cosa fa oggi Cristina D’Avena?

Concerti per l’Italia, centri commerciali. Conduco karaoke per bambini nei centri commerciali. Ho lanciato una mia linea di sneakers. Vado negli ospedali a far visita ai malati.

Un ricordo legato all’ospedale?

Ho cantato I Puffi per un ragazzo in coma.

Si è risvegliato?

No.

A proposito di Puffi, anche le nuove sigle sono cantate da lei.

Sì.

La voce sembra la stessa di quando era bambina.

È un dono di Dio. Almeno con quella ho fermato il tempo.

Conserva qualcosa del suo passato?

Ho un magazzino dove conservo tutti i vestiti di scena. Ogni tanto li riguardo, li riprovo. Alcuni non mi entrano più.

È credente?

Voglio raccontare un episodio che non ho mai raccontato prima, lo voglio raccontare per un motivo: trasmettere ai giovani che Dio c’è.

Dunque: sono in macchina con mia sorella e altri amici. Scoppia una gomma, la macchina gira su se stessa una decina di volte. Io vedo ghiaia e non asfalto. E le macchine intorno ferme, ogni cosa attorno di colpo immobile. Non ci sono stati danni, né feriti. Un miracolo.

O una magia. Se fosse Fata Turchina cosa farebbe?

Fermare il tempo.

Pensa di esserci riuscita in qualche modo?

Non so. Diciamo che odio i cambiamenti. Ho sempre vissuto con mamma e mia sorella. Vivo ancora con loro.

La scelta di non sposarsi è stato un modo per non cambiare?

Non mi vergogno a dire che soffro un po’ della sindrome di Peter Pan, che male c’è? Poi intendiamoci, non è che io non sia cresciuta, solo che mi sono fermata a 24 anni.

Certe volte mi guardo allo specchio e dico: “Cri, cosa vuoi?” Quando devo rispondere me ne vado.

Di cosa ha  paura Cristina D’Avema?

Del buio. Da quando sono piccola dormo con la lucina. Se mi sveglio, devo sapere dove sono.

La morte che teme di più?

Quella di mamma.

Lei è anche un’icona gay?

Faccio molti concerti per i gay. Mi vesto da fatina perché loro mi vogliono ancora così. Creamy è un simbolo. Una bambina maschiaccio che con la bacchetta magica si trasforma in prima donna. È l’ideale della trasformazione. Molti di loro sono cresciuti con questa speranza. Quando canto Creamy o Sailor Moon i gay si commuovono.

Il verso di una sua canzone che la emoziona di più?

Hai la notte in te, principessa di un regno che non sai dov’è, Hai la luna in te, con la luna vedi sempre dove vai.

E lei dove va?

Sono sempre qui, nello stesso punto.

Cos’è l’infanzia per Cristina D’Avena?

Il luogo più protetto.

 

Questo articolo è uscito su “Il Venerdì di Repubblica”. Ringraziamo autrice e testata.

Teresa Ciabatti, nata a Orbetello, ha scritto i romanzi: Adelmo, torna da me(Einaudi –Stile Libero), I giorni felici (Mondadori), Il mio paradiso è deserto (Rizzoli), Tuttissanti (Il Saggiatore). Suoi racconti sono apparsi in antologie (Ragazze che dovresti conoscere – Einaudi-Stile Libero, Città in nero – Guanda, Drugs – Guanda), su Diario, Nuovi Argomenti e Granta. Collabora con Il Venerdì e Io Donna. Scrive anche per il cinema. Ha un blog su Iodonna.it: Persona Cattiva.
Commenti
35 Commenti a ““Hai paura del buio?” Teresa Ciabatti intervista Cristina D’Avena”
  1. giuseppe genna scrive:

    Teresa Ciabatti è un genio letterario. Qui siamo a frequenze letterarie altissime.

  2. Non lo so se Ciabatti sia un genio letterario, so che Genna – di cui riconosco il genio e lo spreco – usa iperboli e superlativi a manetta, con una certa frequenza; a tal punto che poi si fatica a capire quando lo fa a sproposito.

  3. giuseppe genna scrive:

    Chiudo, qui, dopo questo bell’apprezzamento che non c’entra nulla con l’intervista letteraria di Teresa Ciabatti, del cui genio narrativo sono convinto al punto da avere pubblicato un suo testo ne Le Silerchie del Saggiatore. Ovviamente nessun desiderio di colloquiare col signor Cristiano, soffrendo egli con tutta probabilità di burning mouth syndrome, come si desume da questo interessante video letterario: https://www.youtube.com/watch?v=GC3ehH9FURk

  4. Giorgeliot scrive:

    Tutto eccezionale. Davvero. Solo una cosa: è “creamy” (l’incantevole), non crimi o crimie

  5. Davide scrive:

    Giuseppe e Cristiano, non litigate! Cristina, fai qualcosa, fermali!

  6. lucadd scrive:

    “vi rendete conto cosa state facendo? Noi rievochiamo l’infanzia e voi vi picchiate, sporcate il ricordo con la violenza!”

  7. Alessandro scrive:

    a me pare un’intervista normalissima.

  8. Lalo Cura scrive:

    una curiosità, gentile genna: stante l’intervista qui pubblicata, da quale elemento si dovrebbe dedurre la “genialità letteraria” della ciabatti? potrebbe indicare un punto nel quale l’altitudine raggiunta dalle sue (di lei, ciabatti) frequenze letterarie sia percepibile anche dal lettore comune?

    e poi, mi consenta, dia retta a davide, non litigate: alla fine, immagino sia d’accordo anche lei, come scrittori siete tutti figli della d’avena

    lc

  9. daniele scrive:

    no, non toglietelo, che ne sarebbe di loro senza l’auto-compiacimento da pazza pazza frocia.

  10. Fabrizio78 scrive:

    sto post sta a fa il botto…

  11. Emanuela scrive:

    Non colgo la genialità. Dove sarebbe? Molto interessante invece, ma non mi avventurerei in definizioni esagerate.

  12. Luca P. scrive:

    Premesso che ho sempre detestato le sigle cantate da Cristina D’Avena e che rimango molto perplesso su questo infantilismo di ritorno (sarebbe meglio dire “mai abbandonato”) con tanto di esaltazione annessa di una psicopatologia (la Sindrome di Peter Pan), mi chiedo anch’io quale sarebbe l’inestimabile valore letterario di questa intervista… Ma forse siamo nella logica della ricerca del click facile: missione compiuta e riuscita! Ma forse questo sito potrebbe immunizzarsi da questa ossessione…

  13. Fabio Dania scrive:

    @Luca P: se questi post non avessero un loro interesse reale, avresti commentato quello precedente su Hrabal e non questo qui sulla D’Avena, no? Lo dico senza ironia, mi sembra proprio una dimostrazione di interesse e una cosa (l’infantilismo di ritorno, come giustamente noti) su cui discutere.

  14. chiaraeno scrive:

    Io non so quale pensiero abbia fatto Genna per definire geniale la Ciabatti, ma la mia conclusione è stata la stessa: la D’Avena fa quasi paura, troppo facile minarne il simulacro cristallizzato.

  15. Lalo Cura scrive:

    “Io non so quale pensiero abbia fatto Genna per definire geniale la Ciabatti”

    la risposta potrebbe darcela giacomo debenedetti, appena smette di rivoltarsi nella tomba

    lc

  16. davide calzolari scrive:

    intervista interessante,ma nulla piu

  17. marta scrive:

    lucadd, frequenze letterarie altissime, genio.

  18. Francesca scrive:

    Non vi si può spiegare quello che non riuscite a capire da voi. Quello che potete fare voi, invece, è evitare di mostrarci quello che non riuscite a capire solo per la smania di dover esprimere un parere a tutti i costi. W Teresa Ciabatti!

  19. Giorgio scrive:

    Il genio starebbe nel fatto che se l’è scritta da sola? Non sembra una vera intervista ma una bella fiction di delirio sui tanto amati temi ciabattiani. Putroppo li trovo temi noiosi, ma immagino interessino tutti quelli che s’affannano a capire e narrare la società contemporanea. Io preferirei abolirla. Su Genna: questi salamelecchi tra amici, però, sono un po’ tristi.

  20. RobySan scrive:

    “Crescere significherebbe tradire la loro infanzia”

    Già, e perché non anche “Morire significherebbe tradire la loro fiducia nella vita”?

  21. Roberto scrive:

    “Un ricordo legato all’ospedale?
    Ho cantato I Puffi per un ragazzo in coma.
    Si è risvegliato?
    No.”

    Questa intervista è una bomba!!

  22. Ilaria scrive:

    Ahahahahahah! Fantastico Roberto, il tuo è il post migliore! (effettivamente quella parte dell’intervista ha distrutto anche me…dal ridere!)

  23. tugboatcaptain scrive:

    qua si raggiungono vette marzulliane di surrealismo, un limbo a cavallo tra la presa per il culo e la seduta psicanalitica.

  24. martina scrive:

    50 anni sprecati la D’Avena
    40 sprecati la Ciabatti.

    Peccato.

  25. Antonio Coda scrive:

    Siccome proprio non riesco a decidere chi sia più inquietante tra Cristina D’Avena e Rocco Siffredi (prima delle interviste della Ciabatti non avevo dubbi: molto più inquietante la D’Avena; poi, letta la sua intervista, per la prima volta ho pensato che Siffredi sia un po’ svitatello), il merito dell’inquietudine va alla intervistatrice, alla quale però va sottratto il valore iconico che gli intervistati si portano da casa (una D’Avena psichedelica inquieta giusto chi si aspetta una D’Avena tranquillona un po’ tarda, ma chi non sa chi sia la D’Avena o comunque se ne frega di chi sia, da questa intervista non ricava niente, se non un non-parlarsi alla Ionesco) e la completa assenza di una cornice narrativa: se l’intervista con un Rocco Siffredi che ci da dentro fin troppo di cervello – molto più rassicurante pensarlo alle spasmodiche prese con l’uccello e basta – è avvenuta l’una nei paraggi dell’altro sale una tensione drammatica (uno che ti da certe risposte ti fa fare tutto un giro dell’oca alla pelle sulla nuca), se è un botta e risposta via mail o via chat diventa una burbata da ragazzini. Però un romanzo della Ciabatti ora voglio proprio leggerlo.

    Saluti!
    Antonio Coda

  26. Lalo Cura scrive:

    coda, non oso pensare a cosa leggerai quando, come si vocifera, intervisterà alvaro vitali…
    l’opera omnia di c. r.?

    lc

  27. RobySan scrive:

    “Siccome proprio non riesco a decidere chi sia più inquietante tra Cristina D’Avena e Rocco Siffredi…”

    Inquietante? Il ridicolo è inquietante? Il patetico (o forse, il penoso[*]) è inquietante? Io non saprei dirlo con sicurezza. Va riconosciuta alla Ciabatti l’abilità di intervistare due soggetti facendogli credere di porsi di fronte a loro come fossero persone e costringendole, invece, nella loro gabbia di personaggi. Ciò che dicono non ci interessa, poiché in effetti non dicono nulla se non una sfilza di banalità (talune ridicole), ci stupisce invece la loro totale incapacità di vedere il gioco. Naturalmente, non sto sostenendo che io me la caverei meglio (non sono mai stato intervistato).

    [*]: il riferimento è alla pena e non già al pene (non sono Elio!).

  28. Io scrive:

    Vabbe mo’ parlo io. Perdonerete la grammatica da un solo dito su i pad. Conosco l oggetto. Intervista è chiaramente più che mai autentica (benché il mistico episodio abbia avuto il pudore di non completarlo) di una persona purtroppo legata al personaggio da palco e affamata di consensi purché non le costino impegno :) dolce , semplice, sensuale gatta morta, ma tenera e femmina. non Einstein, ma furba e diffidente. Purtroppo non cresce, e rifiuta i problemi e ogni cambiamento. Un quadro clinico? Sì, ma vero e spiazzante d autenticità

  29. Antonio scrive:

    A me sa di finta come lo furono i pezzi di Morici e Raimo.
    Certo non sanno più cosa inventarsi.
    Su “Frequenze letterarie altissime”, però, ammetto di aver riso come un matto.
    Capolavoro al contrario.
    Ah, per chi non fosse avvezzo al genere, la D’Avena, soprattutto dopo il suo matrimonio musicale con i Gem Boy, è considerata Icona Trash (adoratissima, eh, intendiamoci, ma pur sempre trash). Altrimenti detto Genere Monnezza: il Genere talmente distante dall’Arte che riesce a fare tutto il giro e diventarla.

  30. Vasco scrive:

    A me è venuta una gran tristezza, leggendo di una donna disperatamente aggrappata ai ricordi, persa nel passato tra misticismo e follia e incapace di trovare un senso al suo presente.

  31. marco mauro scrive:

    ma come mai celebrate la ciabatti? spiegatecelo in un libro dove valga la pena nominarla per queste interviste, e che non sia una marchetta. scrive un sacco di minchiate su facebook e i suoi romanzi non valgono una virgola di, che ne so,busi. ciabatti genna pincio wuming. ma dove siamo finiti! basta marchette ci sono tanti bravi scrittori in giro e senza paraculo. date voce a loro. sennò meglio leggersi il blog della puccinelli.

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