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Heil Vegan – Paura e delirio nel social network

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di Angelo Orlando Meloni

“Le mamme vegetariane non sono buone mamme”. Questa storia e il desiderio di raccontarla sono nate dopo la conferenza di un nutrizionista rivolta alle donne e in generale alle famiglie in attesa di un bambino, che si è svolta a cura di un’azienda sanitaria e che avrebbe dovuto insegnarci qualcosa sul rapporto con il cibo durante gravidanza e allattamento, e che invece si è aperta così. Cioè con un esperto che afferma con malcelata soddisfazione: “le mamme vegetariane non fanno il bene dei loro bambini”. Affermazione a cui è seguita una altrettanto malcelata ondata di soddisfazione da parte della platea rapita e complice; e forse affamata. Sembrava di essere al Bagaglino, ma non era il Pippo Franco nazionale, quello sul palco.

Vegetariani e vegani – non di rado additati come nazi-vegani – sono diventati oggetto d’un sarcasmo che riverbera dal web su radio e televisione e ritorna on line moltiplicandosi e diramandosi un po’ ovunque. Facendo un rapido giro su Facebook, trovo le cliccatissime pagine e tag (da qualche migliaio di fan a molte decine di migliaia) “Vegani di m…”, “Vaf… vegani”, “Vegano stammi lontano”, “Niente amici con l’insalata”, “Basta vegani”, “Il vegano imbruttito”, “il vegano ritardato”, “il vegano ragiona con l’a…” e chissà cos’altro ancora. Pagine in cui non è difficile trovare asserzioni come “la quasi totalità di essi [i cosiddetti “vegazzari”] sono anche sciachimicari, contro la ricerca biomedica, antivaccinisti etc”. Ultima arrivata, nel momento in cui scrivo, la foto dell’insalame, il salame verde, una bufala annunciata che non ha mancato di coinvolgere insospettabili scrittori, professionisti, intellettuali, come vedo dalle condivisioni nella gogna dei social. L’impressione è che alle parole “vegetariano” e “vegano” persino i più ragionevoli perdano la bussola. Certo, anche l’altra fazionesi dà da fare, e così troviamo “Vegan memeitalia”, “L’olocausto animale”, “Le ca… dei carnivori”, “Logica onnivora” eccetera. C’è una differenza, però,tra le due posizioni: se pur con arroganza, o con un approccio mistico-naif spesso discutibile, le pagine vegane e vegetariane parlano di animali che soffrono e muoiono per la condotta degli umani, invece le pagine antivegane e antivegetariane parlano di vegani e vegetariani che dovrebbero soffrire per la loro stessa condotta. Un rigurgito di becerume da stadio che affratella le persone più diverse e le unisce contro questi vegetariani e vegani rei di… di che cosa?

Vegetariani e vegani a quanto pare hanno qualcosa che non va, sono colpevoli di essere “stronzi”, perché hanno formato una setta dedita al proselitismo selvaggio e se ne vanno in giro a insultare il prossimo con l’epiteto “nazista”, salvo poi essere accusati a loro volta di essere nazisti (?). La sensazione è che la prospettiva si sia ribaltata, la maggioranza si sente assediata e morde: a parlar “vegetariano” è facile diventare bersaglio della reazione. Una vera e propria ferita all’amor proprio che in qualche modo i soggetti insultati vogliono far scontare a tutte le insalate del pianeta. Maledetti carciofini hitleriani! Ma non è strano che un nazista (vegano) insulti un altro individuo diverso da lui dandogli a sua volta del “nazista” (onnivoro) e viceversa? Niente male come cortocircuito e vi posso assicurare che l’ho sperimentato sulla mia pelle. Potrei far da testimone, per quel che vale la mia esperienza(come vedremo più in là). Comunque sia, tutta quest’ossessione in po’ infantile nell’andare a denunciare chi ha cominciato, chi ha detto “nazista” all’altro per primo, non sembra anche a voi una strategia, un dispositivo di occultamento? Provate a scriver qualcosa di soltanto vagamente vegano nelle vostre pagine web, sui social, su un blog. Sono pronto a scommettere che anche a voi, come al sottoscritto, chiederanno “come ti è presa ‘sta cosa dei vegani e vegetariani”.

Tranquilli, non mi sono ammalato. E non voglio negare che esistano esaltati e alienati psicopatici, ma è complicato ricavare un paradigma dalle nostre esperienze prima di averne giustappunto esperite una certa quantità. Questo lo suggerisce il buon senso. Se avete incontrato un vegetariano pazzo o un nazi-vegano e costui vi ha definiti “nazi” (qualunque cosa ciò voglia significare), ciò non significa che tutti i vegetariani siano pazzi e che i vegani marcino con il passo dell’oca ascoltando Wagner a volume impossibile.E neanche che lo facciate voi. La mia esperienza e la vostra esperienza, da sole, non sono in grado di forgiare verità universali. Questo, a meno che non pensiate che tutti i siciliani siano mafiosi, tutti gli immigrati dei ladri scansafatiche eccetera. E se lo pensate davvero, allora mi chiedo perché siete andati avanti con la lettura arrivando fin qua. Ma se non lo pensate davvero che tutti i siciliani siano mafiosi e che tutti gli immigrati ladri scansafatiche, allora chiedetevi perché ve la state prendendo con i vegani senza che essi vi abbiano fatto niente o perché lo abbia fatto il vostro vicino di casa, quel signore tanto gentile che se ne va in giro con un cagnolino al guinzaglio.

Quante persone incontriamo ogni giorno, in mezzo alla strada, in ufficio, negli autobus, senza sapere di aver stretto la mano a un vegetariano, a un vegano, o a un mezzo vegetariano che non riesce a rinunciare alla soppressata? Sono scelte personali e quindi è ovvio che gli estranei non ce le ricordino a ogni piè sospinto. Voi suonerete le vostre bistecche, noi le nostre peperonate, mi verrebbe da dire se solo fossi vegetariano, cosa che alcuni lettori forse avranno pensato.

Ma non sono né vegetariano né vegano. Mi piacerebbe esserlo ma non lo sono. Forse un giorno ce la farò, forse no, è una scelta e una sfida. Quello che non è personale è l’intuizione da cui nasce quest’articolo: stigmatizzare le fisime di certi vegani, offendere i vegetariani, usare il sarcasmo, criticarli e in alcuni casi aggredirli, sembra una manovra diversiva. Nient’altro che un meccanismo psicologico finalizzato a nascondere qualcosa che tutti comprendiamo, ma che è difficile accettare.

Perché il vero problema non sono i vegani, nemmeno quelli stronzi, il vero problema è la sofferenza degli animali. E forse non sarebbe del tutto sbagliato investire una minima parte delle energie dedicate a denigrare i vegetariani e i vegani per riflettere sulla sofferenza che elargiamo negli allevamenti industriali a esseri autocoscienti indifesi. Gli animali sono i nostri compagni di viaggio a bordo del pianeta Terra ed è molto facile affermare di amarli sui social network, pubblicando una bella foto con un testo poetico. Ma la verità è che noi ce li mangiamo, gli amati animali, e ce li mangiamo dopo averli torturati in quei gironi infernali in cui li ammassiamo come fossero oggetti, cose prive di coscienza, di sensazioni, di anima. Ma probabilmente siamo troppo presi dai meme contro i vegetariani e i vegani per occuparcene davvero.

Commenti
10 Commenti a “Heil Vegan – Paura e delirio nel social network”
  1. Anna scrive:

    C’è una terza via, quella paleo, in cui si mangiano, in quantità adatte al fisico, uova, carne allevata all’aperto nei pascoli, pesce pescato tuberi, e soprattutto verdura, anche più di quella che mangia il vegano medio che va avanti a cereali e soia (il che non fa bene né a lui né al pianeta, visto che anche le colture intensive rovinano l’ecosistema, che non è fatto solo di vitelli e agnelli pucciosi ma anche di insetti, uccelli, e esseri umani).

  2. Francesca scrive:

    Ti ho risposto su Twitter, ma sono talmente felice di aver letto il tuo articolo che mi è venuta voglia di dirti qualcosa in più.
    Sono vegeteriana ormai da 10 anni e vegana da un po’ meno. Ho fatto questa scelta per ragioni etico/emotive quando per la prima volta ho vissuto a stretto contatto con gli animali cosiddetti da compagnia. Mi sono informata prima, dopo e lo faccio ancora, per cercare di capire se sia giusto per la mia salute e se lo sia in assoluto come discorso morale, sociale, ecologico ecc. Sinceramente posso dire che di certezze ne ho ben poche. So che mi tiene a bada per un po’ la coscienza e le analisi del sangue sono buone. Per ora va bene così.
    Certo mi rendo conto che è impossibile essere coerenti al 100% ma poi chi lo dice che bisogna essere intransigenti! Basterebbe almeno mettersi in discussione e cercare di capire le ragioni “dell’altro”. E vale sempre, in qualsiasi contesto. Ma pare sia molto più facile sollevarsi la coscienza guardando la pagliuzza nell’occhio altrui piuttosto che la trave nel proprio. All’inizio ero molto arrabbiata e cercavo di mettere in difficoltà i miei commensali onnivori. Poi ho capito che era comunque controproducente. Ognuno deve decidere cosa è meglio per sé. Come poi ho fatto io. E devo dire che le persone a cui tengo e che considero capaci di intendere e di volere, l’hanno capito. Pensa, sediamo allo stesso tavolo e mangiamo cose completamente diverse e nessuno si sente in colpa o in difetto. Che traguardi!
    10 anni fa se ne parlava meno, ora ha preso le sembianze di una moda. All’inizio non ero oggetto di scherno, né tra i parenti né tra colleghi al lavoro. Invece, complice un quoziente intellettivo demoralizzante, dove lavoro ora, sono presa di mira continuamente nonostante non vada sbandierando nulla. La cosa che più non sopporto è quando mi spediscono foto o meme che nemmeno fanno ridere ma se dovessi mai provare io a spedire loro il tuo articolo ad esempio, sono sicura che non spenderebbero un secondo a leggere. È sconfortante.
    Scusa la lungaggine del commento, e complimenti per l’articolo…..che non era ironico vero? :-p

  3. A. scrive:

    Cara Francesca, l’articolo non è ironico e nasce da considerazioni e sensazioni molto simili (così mi pare) a quelle che hai sperimentato pure tu. :) Grazie per averlo letto.

  4. Francesca scrive:

    😊

  5. Stremon scrive:

    Ciao,
    il tuo articolo mi è piaciuto perché scatta una fotografia onesta sulla situazione attuale di questo nuovo, come vogliamo chiamarlo, “scontro culturale”? Beh, sì, l’alimentazione è anche cultura, perché c’è tutta la questione dell’evoluzione e della tradizione, etc. Negli ultimi sette anni della mia vita, trascorsi con alimentazione vegetariana, mi sono sentita dire di tutto, a volte ho ribattuto, molto spesso ho lasciato stare (proprio come Francesca qui sopra :-P); ma la questione che più mi fa riflettere è: perché molte persone non veg se la prendono tanto? Una domanda che, tutto sommato, mi sembra stia alla base del tuo articolo. Ci ho pensato molto, e continuo tuttora a pensarci, e ahimè non ho un’unica risposta. Però credo che tutte le possibili risposte abbiamo un comune denominatore: il senso di colpa. Per dire: un giorno qualsiasi una tipa X mi ha chiesto perché sono veg e a un certo punto, ben presto in verità, mi ha detto “sì, però alla fine voi non è che siete meglio di noi” (sottolineo la contrapposizione noi/voi, avanzata dalla ragazza).
    Questa frase è stata l’illuminazione che aspettavo sull’intera faccenda. In qualche modo il vegetariano/vegano rompe le scatole perché ti costringe a pensare che forse quello che stai facendo, anche la semplice e spensierata grigliata con amici il giorno di Pasquetta, ti rende partecipe di un meccanismo di ingiustizia, un’ingiustizia che puoi edulcorare con migliaia di paroline e parolone, ma che tale rimane, e di questo se ne erano accorti già alcuni filosofi della Grecia antica (ovvero: non è una fissa dei fricchettoni del Duemila). E insomma è allora che scatta il livore, la rabbia. Cazzo no! sembrano dire, io non sto facendo nulla di male: studio/lavoro, sono amabile con il prossimo, ho un cane (e raccolgo sempre la cacca, ci mancherebbe, e posto foto su FB di chi non lo fa!), faccio beneficenza quando posso, faccio la differenziata, giro in bici/bus/treno, sono un cittadino rispettoso, onesto, almeno lasciatemi mangiare in pace, Cristoddio!
    Ecco, io credo davvero sia tutto qui, nel senso di colpa, nel fastidio che si prova quando ci si sente in qualche modo dalla parte dell’aguzzino. E’ qualcosa che viene da dentro, qualcosa che ha a che fare con il giudizio su noi stessi, sulle nostre azioni, sul fatto che vogliamo essere sempre dalla parte dei giusti e soprattutto vogliamo che gli altri ci vedano così, giusti più dei giusti.

    Comunque ti segnalo una bella raccolta di saggi/articoli di Anna Maria Ortese, “Le piccole persone” edito da Adelphi; una lettura davvero appassionante, scritta in modo appassionato da una delle migliori penne del secolo scorso, e che tratta proprio di questi temi: dell’ingiustizia verso i nostri fratelli animali, e soprattutto dell’empatia, ingrediente potentissimo capace di cambiare tutto dappertutto.
    Buona notte,
    Stremon

  6. leonardo scrive:

    Grazie! Un articolo molto grazioso.

  7. A scrive:

    grazie a voi per i commenti, belli i libri di Anna Maria Ortese!
    A.

  8. Francesca scrive:

    Ciao Stremon, si credo credo anche io che il livore scatenato da questa “opposizione” sia per lo più dovuto al senso di colpa, o coda di paglia diciamo così. Io non ho mai detto e non penso di essere migliore di nessuno, proprio perchè so che essere duri e puri al 100% come occidentali forse o come esseri umani in generale, sia molto difficile. Però mi rendo conto dell’incongruenza che c’è tra l’amare un animale, il proprio o quelli selvatici tanto carini, e mangiarne un’ altro, solo perchè si è sempre fatto così. Per questo per me è arrivato il famoso click di quando ti sembra di avere avuto l’illuminazione.
    E c’entra anche l’empatia come dici tu, e la gentilezza, che ti portano a cercare la vicinanza col creato, uomini, natura, animali, cercando di incidere il più positivamente possibile. E’ questo il cortocircuito che tanti non capiscono e che come dici tu avevano già riconosciuto tante menti illuminate prima di noi.
    Comunque pare che la Pasqua abbia smosso l’amor proprio vegano, ho letto qua e là in rete in questi gg, diversi articoli simili a questo. E sono contenta di sapere che non esistono solo i nazi :-)

  9. Faber scrive:

    Non discuto della ontologica coerenza dell’articolo, anch’io da tempo preferisco un alimentazione pretramente vegetariana/vegana ma che dire del consumo di quinoa, anacardi etc…assolutamente poco etici sfruttando molte risorse per gli abitanti del posto non potendo più permettersi di mangiare quanto detto per far star bene noi occidentali e per le nostre diete vegane /vegetariane??

  10. Ilaria scrive:

    Anna, anche no. La paleo dieta oltre ad essere anacronistica, è sbilanciatissima sulle proteine, ed è molto rischiosa per i bambini soprattutto che hanno bisogno di carboidrati per mettere su peso. L’unica perosna che conosco che ha fatto la paleo è finita in ospedale con i calcoli.

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