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Ho aperto un videomessaggio dell’Isis e vi racconto cosa ho pensato

di Martina Testa

(Questo articolo è stato aggiornato l’11 agosto 2015.)

Verso le 14 di ieri il sito dell’Accademia della Crusca, hackerato ore prima da un militante dell’ISIS, è tornato alla normalità.

Non so se sia stato il primo caso di attacco hacker di fondamentalisti islamici a un sito web culturale italiano; sicuramente è stato il primo di cui io abbia avuto notizia. Dato che lavoro in ambito culturale, mi è sembrato in un certo senso un messaggio rivolto a me e ai miei colleghi, e per questo me ne sono immediatamente interessata. (Di fatto, però, avevo torto a sentirmi tirata in ballo: l’attacco hacker contro il sito dell’Accademia della Crusca era evidentemente parte di un attacco generalizzato contro server italiani poco sicuri: al momento in cui scrivo, è ancora vittima di un identico defacement il sito www.lacasadinello.it, un albergo per gatti. ISIS vs. gattini, su internet succede anche questo.)

Di base, la sensazione che ho avuto è stata quella di un messaggio arrivato dallo spazio, dagli alieni.

La prima reazione è stata la tipica incredulità di chi passa troppo tempo immerso nel flusso mediatico contemporaneo: sarà un fake, come l’invasione dei marziani orchestrata da Orson Welles.

La seconda reazione è stata il tipico misto di paura e rabbia di chi si sente per la prima volta minacciato da vicino: oddio gli alieni esistono, fanno sul serio e ce l’hanno proprio con me + se mi toccano il patrimonio lessicale e la correttezza grammaticale è la volta che imbraccio il fucile.

La terza e più duratura reazione è stata la tipica (?) curiosità dell’intellettuale: cosa dicono gli alieni, che lingua parlano, cosa vogliono da me.

Sull’homepage del sito, su sfondo nero, compariva, scritto in bianco e rosso, un messaggio violento di accuse e minacce verso l’Occidente, accompagnato da un video e firmato da un hacker.

Il messaggio violento era quello che mi ha interessato di meno: l’ho letto di sfuggita, diceva suppergiù quello che ci si può immaginare, con il linguaggio che ci si può immaginare. “When America Iran And Zionists Kill Muslims In Iraq, Palestine, Afghanistan, Vietnam… No one hears Your Media Bark! But When the ISLAMIC STATE Come To Defend Us… You Met Us With Alliances! And We’ll Meet you With suicide bombers! I Defend For My Religion For My Brothers And Sisters, Because Your Gov is the Real Terrorist! With His Support Or His Silence! This War Just Began… And Will Be For Us INSHA ALLAH”.

L’hacker si firmava Phénoméne [sic] DZ; forniva il link a una pagina Facebook (quando ho provato a cliccarci, la pagina era già stata rimossa) e a un profilo Twitter: twitter.com/phenodz, attivo al momento in cui scrivo.

Phénoméne DZ è, o quantomeno è ritenuto essere, un hacker algerino attivo dalla scorsa primavera, filopalestinese e sostenitore dell’ISIS. Qui l’unico articolo che ho trovato su di lui: tinyurl.com/nhohgzu (è il sito di un gruppo di ricerca sulla cyber jihad che analizza e traduce i materiali dei jihadisti al fine di contrastarne le attività); Phénoméne DZ ha attaccato finora perlopiù siti di nazioni dove la cybersicurezza è scarsa: Ucraina, Serbia, Barbados; e anche un sito affiliato all’Università di Baltimora e il sito della Subaru egiziana.

L’account Twitter di Phénoméne DZ segue, oltre a vari profili di hacker e di (mi par di capire, non so l’arabo) simpatizzanti/sostenitori dell’ISIS, gli account del Real Madrid F.C. e della FIFA (in inglese e in arabo), nonché quelli di svariati calciatori algerini e quello di @Jemimaru, cofondatore di un sito di videogiochi chiamato saudigamer.com.

Sulla sua pagina Twitter, Phénoméne DZ non ha rivendicato l’attacco al sito dell’Accademia della Crusca (né quello al sito dell’albergo per gatti). Forse perché non usa più quella pagina, forse perché l’attacco era più casuale che mirato, forse perché non era neanche opera di Phénoméne DZ ma di qualche servizio segreto a cui fa comodo simulare attacchi random dei fondamentalisti islamici. Da profana, ognuna di queste ipotesi mi sembra verosimile e nessuna sicura.

L’unica cosa di cui sono sicura è che il video postato da Phénoméne DZ sulla pagina dell’Accademia della Crusca mi ha spiazzata di brutto. Il video è questo: https://www.youtube.com/watch?v=zcZY401fpP4#t=263.1

Pubblicato mesi fa, il 30 aprile 2015, ha al momento solo 2191 visualizzazioni; non ricordo quante ne avesse esattamente la prima volta che l’ho guardato ieri mattina, ma mi pare che fossero circa 1700. Insomma, ho il sospetto che l’attacco di Phénoméne DZ all’Accademia della Crusca non gli abbia dato immensa visibilità; i numeri sono quelli del video di un gruppo indie mediamente sconosciuto.

Io però l’ho guardato almeno dieci volte.

Nel video non ci sono scene di decapitazione o di violenza per mano dell’ISIS. Le scene di violenza che compaiono sono tutte (o insomma, sono tutte presentate come) scene di violenza compiuta da mano occidentale ai danni di popolazioni presumibilmente mediorientali o comunque islamiche. Questi filmati, che perlopiù sono o sembrano essere spezzoni tratti da servizi di telegiornale, punteggiano (tramite inserti grafici che simulano visivamente delle interferenze nella trasmissione) la scena principale: quella di un ragazzo in felpa grigia e maglietta bianca, a viso scoperto e con in testa un copricapo che istintivamente lego all’ambito culturale islamico ma di cui non so il nome, che scandisce frasi ritmate in rima, insomma esegue una sorta di pezzo rap, in inglese, davanti a un MacBook Pro aperto (in tutto simile a quello su cui sto scrivendo in questo momento) e a dei fogli di carta, con in mano una matita. (Le usa anche chi non è Charlie, a quanto pare.)

Qualcuno, in un commento su Facebook, ha scritto che il suo flow è “legnoso”. Io e un altro mio amico di Facebook abbiamo dissentito. A noi il suo flow non sembra così male. A me sembra una rispettabilissima performance di spoken word che non sfigurerebbe in un poetry slam – o che non avrebbe sfigurato in un poetry slam di fine anni Novanta/inizio Duemila, non so se i poetry slam esistono ancora. C’è un che di Nineties in questo video (che comunque è girato in HD e con una competenza tecnica tutta contemporanea), e sospetto che sia stato quello ad attirarmi dal primo momento, ma non so spiegarlo meglio. Non sono brava nell’individuare e catalogare i dettagli estetici, tantomeno i dettagli delle estetiche; non so se sono i filmati di repertorio con la grafica delle interferenze, se è l’ambientazione con il giovane protagonista davanti al computer; forse è più che altro il modo in cui il performer pronuncia il testo, con relativa lentezza e chiarezza e con crescente passione. È earnestness è il termine inglese che mi viene in mente, un misto di convinzione e sincerità e passione alieno all’ironia e al compiacimento o all’imbarazzo di sé. Un atteggiamento ormai fuori moda che collego ai miei vent’anni e vorrei poter collegare ai vent’anni di tutti, ma so che sarebbe un’illusione collegarlo ai vent’anni dei millenial.

Ma insomma: questo video del sostenitore dell’ISIS, o meglio postato dal sostenitore dell’ISIS,2 mi ha fatto cortocircuito nel cervello con due cose: certi pezzi spoken word di Ani diFranco (che agli anni Novanta appartengono), e certi video di Rancore (che è un rapper romano nato negli anni Novanta, ma i cui album – anche grazie alla collaborazione con il quasi mio coetaneo Dj Myke – hanno un sound meravigliosamente inattuale che si ferma molto prima della dubstep, del soul patinato, ecc.). Voglio dire che questo video postato dal sostenitore dell’ISIS mi ha fatto cortocircuito nel cervello con dei materiali culturali che hanno su di me una risonanza emotiva fortissima; con della roba che amo.

La cosa mi ha sorpresa, mi ha praticamente spaventata. A differenza dei pochissimi video dell’ISIS che avevo visto fino a stamattina (quasi più fermo immagine che altro: le decapitazioni, le vandalizzazioni dei monumenti, anche solo i proclami fatti con la mitragliatrice in mano li trovo troppo respingenti e non li guardo praticamente mai), il video dell’alieno parlava la mia lingua, o quantomeno un dialetto che riuscivo a capire. Mi sembrava ci fossero addirittura brandelli di testo di cui condividevo lo spirito. Allora ho fatto una cosa che non facevo dal secolo scorso (che nessuna voce registrata, da più di vent’anni a questa parte, mi aveva fatto venir voglia di fare): mi sono messa lì ad ascoltare parola per parola e, a forza di certosini pausa/rewind, a trascrivere il testo per quanto riuscivo a capirlo.3

Ho così appurato che il testo del videomessaggio postato da questo sostenitore dell’ISIS è praticamente privo di istigazioni alla violenza, e anche di minacce verso l’Occidente. Sembra rivolgersi più che altro ai musulmani (o forse a chiunque abbia a cuore le sorti delle popolazioni mediorientali vittime dei bombardamenti occidentali?), affinché abbandonino la posizione di passività e facciano qualcosa di concreto per aiutare i loro fratelli: nello specifico, donino soldi.4 Per la maggior parte, le parole del ragazzo in felpa davanti al Mac raccontano lo sconforto e la disperazione e l’insofferenza che lui prova guardando i servizi del telegiornale su queste violenze; chi parla non ha avuto la casa distrutta, la famiglia annientata: chi parla, semplicemente, non ce la fa più a guardare in tv le immagini dei bambini che muoiono. Così come non ce la fa più a godere del benessere economico quando è consapevole della miseria altrui. Il video, di base, dice questo.

Il messaggio del video postato da Phénoméne DZ, che è peraltro intitolato Are You Human?, mi sembra per certi versi compatibile e contiguo con il messaggio delle testimonianze di Vittorio Arrigoni da Gaza. No, sbaglio, mi correggo: il video mi ha provocato una reazione per molti versi simile alla reazione che mi provocavano le testimonianze di Vittorio Arrigoni da Gaza. (Che è, preciso, una reazione complessa: quando lavoravo a minimum fax, un collega propose di pubblicare un libro di Arrigoni e io mi dichiarai contraria, perché negli scritti di Arrigoni trovavo un tono e una retorica che mi sembravano adatti all’immediatezza di un blog scritto sotto le bombe, ma non a un saggio critico o un’inchiesta: e dato che il blog già esisteva, io su Gaza avrei trovato più utile pubblicare un saggio critico o un’inchiesta.)

Che la reazione che mi suscita sia molto simile non significa che il messaggio sia lo stesso, e tantomeno che sia lo stesso lo scopo di chi lo diffonde. Non dimentico in nessun momento, non posso dimenticare e non permetterei mai che si dimentichi che da una parte c’è uno che dice “We’ll Meet you With suicide bombers!” e dall’altra uno che dice “Restiamo umani”. Eppure, rimane il fatto che il messaggio dell’alieno stavolta per la prima volta era in una lingua che ho capito, e questa cosa mi ha turbata enormemente.

Non esprimo quasi mai le mie opinioni su giornali o riviste, e meno che mai mi sento spinta a parlare in pubblico di mie esperienze personali. Ma quella che ho vissuto mi è sembrata un’esperienza culturale talmente sorprendente da volerla condividere. Mi rendo conto che sto praticamente facendo da mediatrice culturale nei confronti di un fondamentalista islamico, ma homo sum, humani nihil a me alienum puto. Fino a stamattina per me l’ISIS era categoricamente relegata all’ambito della disumanità aliena. Esattamente come la violenza dentro e fuori dagli stadi e le pubblicità di certe macchine. Poi ho dovuto constatare che esiste un filo sottile quanto robusto che lega il video, postato da un sostenitore dell’ISIS, di un giovane islamico5 seduto con la matita in mano davanti al computer a me che davanti allo stesso modello di computer ne trascrivo il testo.

Il testo, che qui di seguito presento con le tipiche lacune di quando si provano a trascrivere i testi delle canzoni in inglese (i peggio sono sempre stati quelli dei REM), dice questo:

Are we even human and are we really real
Cuz we’ve been cut so many times I feel like we forgot what it feels like to feel
I mean as the days go by I just grow cold hearted
A senseless soul as I say my goodbyes to another sister who’s murdered
Paint a picture of a perfect world which is nothing short of distorted
nothing short of a disguise to try to hide all the lies from behind
of all the children dying
As a little girl cries
“I’m alive I’m alive, I can’t believe I’m breathing”
See we’re alive too sweetie but our hearts aren’t really beating
See every time I hear you scream on a screen
I [???] quickly get to leaving
Hit the ESC please I really need to sleep this evening
I mean how can I eat while I watch you bleeding
I mean how can I turn the heat on my heaters
while I watch you freezing
So if I hear her screaming one more time
I’m gonna hold my breath close my eyes and just
pretend to be dumb deaf and blind
and I hope to death she doesn’t die
Failing to realize that our silence is a crime
that it’s lethal
as we sit and blame God for the problem of evil:
“Aren’t you the all-powerful? Please turn her back to peaceful!”
Despite the fact he gave us all that we needed to free these people
But are we even people
And are we all really equal
Or is it ok so as long as it doesn’t happen to you
As videos gain views all over YouTube
And we see them die all day all over the news
As we sit at home so confused
[???] what to do
But hang our heads in despair
As we watch [???] kids struggling for air
Screaming at God, hoping that he’s there
See God’s right here, but you, you are where?
The only reason he let you watch them suffer was to see if you’d care
He gave you all this food you never needed just to see if you’d share
He gave you all this money too just to see if there’s a dollar you would spare
But you would hold on tightly
Daily and nightly
Living life as a dream
Hoping for what it might be
But what does life mean
Apart from amusement and play
Pastimes and pleasures that are destined to fade away
[???] think we’re gonna take this all into our graves
Nay!
Live life as a traveller and only take what you need along the way
[???] are gonna leave you empty-handed apart from the deeds you saw today
From the struggle you put forth and the charity you chose to pay
So what have you prepared
For that day when we stand shaking and scared
Sweating to our knees and a newborn is left gray-haired
As we all are brought forth to our Lord
Yeah, Allah! I see justice [???] a girl we ignored
from the [???] that have forsaken me despite all the times I had called
From the rubble they have [???] in our road
Yeah, Allah! I see justice from the wealth they would hoard
From a [???] that neglected the hungry and the poor
They slept on a full stomach while we were left starving next door
Yeah Allah you’re my witness I couldn’t take it any more
I was covered in clothes [???] slept naked on the floor
Yeah, Allah! I see justice from all the pain that was caused
Wasn’t I worth more than all the shopping sprees at the stalls
And the money splurged at the malls
So if you’re still breathing know that there is people needing your support
I’m pleading to please give and if you’ve already given please give some more
For it’s not to save their lives at all but by Allah it’s to save yours
So give.

 

Aggiornamento

Poche ore dopo la pubblicazione di questo articolo, ho ricevuto un messaggio di mio fratello: aveva letto il mio pezzo e mi informava di essere risalito, a partire dalle parole del testo trascritto, agli autori del video.

Si tratta di un gruppo di giovani islamici australiani chiamato Talk Islam. Sul loro sito, talkislam.com.au, si descrivono come “un gruppo di giovani fratelli musulmani di Sydney ispirati a diffondere la dawah per le strade. Che sia distribuendo volantini o attaccando discorso con gli sconosciuti”. (Completamente digiuna di islamismo, ignoro il significato del termine dawah; leggo su Wikipedia che il vocabolo significa “richiamo, appello, propaganda”, e indica quindi la predicazione dell’Islam, il proselitismo.)

Are We Human? è uno dei pezzi di spoken word pubblicati sulla pagina di Talk Islam. Ne ho guardati vari, e nessuno di quelli che ho visto incita alla violenza. Anzi, ce n’è uno intitolato The Weakest Home, che è un pezzo contro la violenza domestica sulle donne e recita, ad esempio, “The weakest of homes are those in which the inhabitants are abused” e “You can’t build a home on violence and expect it to stay strong” e perfino “What kind of man would harm his wife / in the darkness of the night / leaving her too bleed as he scars her for life? […] He’s so focused on her responsabilities but fails to realize that he also owes her rights”, nonché “The strongest of men is not he who knows how to fight, but rather he who restrains his anger right at the moment of strife”.

In definitiva: il sito web dell’Accademia della Crusca è stato attaccato per caso da un hacker (apparentemente algerino, apparentemente appassionato di calcio e videogame), che insieme a un proclama standard di stampo ISIS ha postato il video di un gruppo di pacifici musulmani australiani che con l’ISIS non sembrano avere nulla a che fare.

Perché? Che senso ha? È una goliardata da smanettoni informatici, è l’intenzionale creazione di caos destabilizzante? Non saprei dirlo. Quello che mi sembra certo è che non si sia trattato di un attacco mirato dell’Impero del Male a un’istituzione della cultura italiana. Qualcuno vada a dirlo alla redazione della Gazzetta dello Sport, il cui pezzo sullo stesso argomento si apre con questo occhiello: Attaccata l’home page dell’Istituzione che studia la lingua italiana con frasi minacciose e un video shock. “(…) ti troverai di fronte ai kamikaze (…) questa guerra è appena iniziata, e noi vinceremo a Dio piacendo”.

 

1 Ecco, ho contribuito alla diffusione del messaggio di un sostenitore dell’ISIS. Uno dei motivi che mi ha spinto a farlo, dirò mentre mi portano a Guantanamo, è stata la profonda ostilità intellettuale che nutro nei confronti del giornalista Christian Rocca.

2 Non so se il ragazzo del video sia l’hacker Phénoméne DZ. Il ragazzo parla inglese e Phénoméne in quanto algerino dovrebbe parlare francese; e poi gli hacker in genere non mostrano il volto. A rigore, non so neanche se il ragazzo del video sia un sostenitore dell’ISIS come l’hacker: nel video l’ISIS non viene mai nominato.

3 Full disclosure: la prima volta in vita mia che ho scritto qualcosa che fosse destinato alla pubblica diffusione è stato quando ho trascritto e commentato dei pezzi dei Rage Against the Machine per una fanzine chiamata Crash che avevano messo su due miei amici subito dopo il liceo.

4 A chi debba essere indirizzata la donazione, di preciso, non è dato capirlo. Non ci sono rimandi a pagine internet o altro.

5 Non riesco a chiamarlo terrorista, perché non ho prove – né a dire il vero ragione di credere – che il ragazzo che compare nel video abbia finora ammazzato nessuno, piazzato bombe, ecc.

Commenti
7 Commenti a “Ho aperto un videomessaggio dell’Isis e vi racconto cosa ho pensato”
  1. Vlad scrive:

    un neonazista per perorare la propria causa potrebbe fare un video simile mostrando immagini del bombardamento di Dresda o delle vittime di Hiroshima e Nagasaki

    e sarebbe estremamente facile fare un filmato “emotivamente coinvolgente” che mostri le vittime o ciò che ne resta degli attentati di Boko Haram o i civili israeliani morti o mutilati negli attentati suicidi in discoteche, autobus, pizzerie durante la seconda Intifada.
    La politica di mostrare le atrocità del “nemico” tacendo le proprie o facendo intendere che le atrocità della nostra parte sarebbero equivalenti o giustificate moralmente da quelle dei nemici è un metodo classico della propaganda bellica. Non vedo nulla di strano che l’Isis ci ricorra. i filmati in HD, il rap fanno parte di ciò che è stata definita “cool jihad” è servono ad attrarre i giovani musulmani nati e cresciuti in Occidente..il fatto che anche un’ occidentale impegnata e probabilmente sensibile (è un’ipotesi) a un certo “terzomondismo” tipico della sinistra radicale sia turbata da questa comunicazione dell’Isis basata sulle atrocità (vere o presunte9 dell’Occidente kattivo non è così sorprendente

  2. Martina Testa scrive:

    Vlad, le informazioni contenute nell’aggiornamento che ho fatto stamattina al pezzo rendono difficile definire il video “Are You Human?” come “propaganda bellica”; rendono difficile anche solo definirlo “una comunicazione dell’ISIS”.

  3. Giuseppe scrive:

    Testo mancante, in ordine:

    I’ma quickly get to leaving

    still not sure what to do

    as we watch vids of kids struggling for air

    left us all deluded thinking we’re going to take this all into our graves.

    It’s going to leave you empty handed from the deeds you sowed today

    Ya Allah I seek justice screams the girl we ignored

    From the Ummah that had forsaken me

    From the rubble I roared and I roared

    From an Ummah that neglected the hungry and the poor

    I was cold and clothless as I slept naked on the floors

  4. Martina Testa scrive:

    Grazie Giuseppe!

  5. Matteo Nucci scrive:

    Martina Testa non esprime quasi mai sue opinioni su giornali e riviste (la cito). È un vero peccato perché questo pezzo è straordinario. Ditele di scrivere, pregatela di scrivere, almeno ogni tanto, così ci dimentichiamo per qualche ora di tutti quei rocca & co che riempiono di spazzatura i nostri mezzi di pseudo informazione.

  6. fabrizio scrive:

    @Matteo Nucci@Martina Testa. Non sono in accordo con l’apprezzamento. La giornalista applica un’ermeneutica da sottocultura, scarsamente inspessita. Siamo ai paragoni da fanzine. Le citazioni e gli inglesismi insaporiscono il tutto e lo rendono “cool” ma per chi? Per gli adolescenti stabilmente fuoricorso al triennio junior di Filosofia? O peggio ai giovanotti del Dams? Il massimo riscontrabile in quest’analisi di un video ISIS e’ la propaganda bellica?
    Sveglia Signori! Abbiamo a che fare con l’Islam…la giornalista o chi commenta e’ mai stato abbastanza a lungo in un paese islamico?
    Conoscete il fervore religioso dei Wahabiti?
    La giornalista conosce le differenze riscontrabili nella Umma mussulmana? Sa cosa s’intende per Salafita? …. Bene …. Noi stiamo analizzando non solo una fenomenologia cito: –
    “(apparentemente algerino, apparentemente appassionato di calcio e videogame), che insieme a un proclama standard di stampo ISIS ha postato il video di un gruppo di pacifici musulmani australiani che con l’ISIS non sembrano avere nulla a che fare.”
    … Bene …. acume intellettuale potentissimo! Grande articolo! Ma fatela scrivere piu’ spesso!
    L’Islam non e’ fenomenologia. L’Islam e’ piu’ profondo della corrente d’inculturazione che potreste misurare nell’analisi comparativa antropologica. E’ piu’ profondo di cio’ che voi intendete per religione.
    Le SS Totenkopf erano dilettanti allo sbaraglio rispetto ai Wahabiti (maggioranza in Arabia Saudita).
    Non esistono gli islamici pacifici e gli islamici guerriglieri fondamentalisti.
    Applichiamo la stessa analisi sciatta che la Signora Martina Testa ha applicato a questo caso, e dirigiamola sui membri della Division Weffen SS Adolf Hitler e vediamo di suddivedrli in: SS buoni e pacifici; e SS feroci e assassini….vedrete cosa ne viene fuori.
    Non esistono islamici “buoni” e “cattivi”…Se visiterete l’Arabia Saudita…ma molto ben mimetizzati – senno’ vi ammazzano sapendo cosa siete andati a misurare – e parlerete con loro mangerete con loro dormirete nelle loro tende di operai e nelle ville di lusso scoprirete qualcosa che potra’ sorprendervi: sono tutti pronti a convertirci e/o tagliarci la gola senza il minimo rimorso, perche’ il loro collante universale e’ la lotta all’infedele e la conquista del mondo al Dar al Islam (Islam…non buono o cattivo, Islam – punto)…A differenza delle SS Totenkopf…che avevano una certa fretta e praticavano la blitzkrieg …gli islamici aspettano di sconfiggere l’Europa dal tempo della Battaglia di Lepanto e la Battaglia di Vienna, quando li abbiamo definitivamente buttati fuori dall’Europa, a cui continuano ad ambire anche ora, oggi, domani e sempre. Che faremo cara signora Testa quando saranno abbastanza numerosi da imporre la sharia in Italia e finalmente l’accecamento attuale si sviluppera’ in stupore e poi orrore? cosa farete? chiamerete le SS Viking? E i Marines? E i Crociati a difendervi?
    E cosa direte? Eravamo buoni e tecnologici ma strutturalmente idiotificati da Facebook? Praticavamo la carita la misericordi con chi non avevamo studiato attentamente…Perdonateci l’errore e soccorreteci!
    Se avessimo veramente saputo saremmo tornati gli imperialisti di una volta!
    Macche’! Quando imporranno il velo in Italia le nostre riviste di moda ne faranno un must! e GQ celebrera’ il virile uomo islamico, apparentemente brutale ma cosi sexy.
    Voglio proprio dirlo, anche se non e’ politicamente corretto, o buonisticamente misericordioso: leggendo la tiritera della signora Martina Testa e il piccolo plauso del signor Matteo Nucci, e’ stato come per la giornalista…..Ho visto un video dell’ISIS ed ecco quel che ho pensato: CI SIAMO PROPRIO COMPLETAMENTE RINCOGLIONITI!
    Non esiste l’Islam “buono” quietista; pacifico; tollerante…By the way…Adolf Hitler ebbe a dire negli ultimi giorni del Bunker a Berlino che lui, tra le truppe delle SS internazionali, ormai si fidava soltanto dei Maomettani puri.

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