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Hotel Casa del Mondo

di Marco Mantello

Quando caddi su Guatemala city
oramai sei giorni fa
le bende nere, l’ineccepibile croce al collo
c’era un ceffo nella sala libertà:

Buona sera Ingegner Raciti
tutto a posto col suo passaporto?“

Io speravo fosse un morto
di quei maya col fucile a pompa,
gli davo i travel e magari
scompariva nei miei occhiali
perché qua i turisti in tuta
li bastonano a qualsiasi orario

per tener fede a un immaginario.

Invece questi, all’aeroporto,
se gli illumini i visi mai visti
trovi facce che conosci da una vita
inviti a cena, le scampagnate
coi figli assieme. Il loro futuro
è fatto di vene. Il loro italiano
è una lingua perfetta. Il loro stipendio
un interminabile riso isterico

Siamo appena arrivati in albergo
e qualcuno mi ticchetta sul polsino
poi fa il gesto di mettermi in mano
un biglietto di ritorno in aeroplano

Porco dio -grido
come il mongoloide nel film

L’ora di religione.
Porco dio grido il Cùccuma
quel compagno di pallacanestro
che restava sempre in panca
e tirava soltanto di destro

Porco dio come Mauro Mattina
il bidello della scuola elementare
chiudeva le colf etiopi
negli androni delle scale
Le tastava come un
porco dio come il dottor Malato
il pediatra dei miei cinque anni
il mio scroto che non scendeva e lui
con le dita premute spingeva
e intanto gridava al telefono:

Al condominio gli facciamo causa!“

Porco dio dalla Casa del mondo
la ninfa Eco in menopausa
niente pelle, niente ossa,
tutta erosa nel sottopassaggio
dove è pieno di sette e settucole
e sui bus-primavera di maggio
trovi scritte: Diòs es amòr.

Il portiere dell’albergo
l’italiano lo capisce un po’
Ha bloccato la spia del passato
con possenti parole spagnole
Allora quello, indispettito
trova pure il coraggio di dire:
“Se non mi lasci adesso io…“
“Lo licenzi? Gli fai l’embargo?“
ho gridato da sopra le scale
poi il mio naso, risvegliato dal letargo
ha ripreso lentamente a sanguinare.

Oggi è andata meglio di ieri
non mi sono comparse croci
e nessuno da questi altipiani
ha parlato con altre voci

Il ragazzo che mi serve l’aranciata
non dà affatto l’idea
di uno smunto-adozioni a distanza
che albergatori fricchettoni
raccattano a dieci quezàl
dal mercato di Chichicastenango.

Te lo vedi sempre e solo illuminato
paffuto di fianchi, la brillantina
sui capelli lisci. Dopo il master in Europa
avrà un’agenda color foca

e una curva ambizioni-sacrifici
canalizzata sulle ordinate.
Fare ginnastica sui tapirulàn
senza perdere un grammo di coca
con quel mucchio di capi-amici
che lo chiamano tutti Juàn.

Sono uscito dall’acqua gelata
mi ha portato l’accappatoio
sopra i resti del bicchiere di aranciata:
“Le volevo solamente ricordare
che alle nove ha la cena sociale…“
sento dire dal corridoio
Poi ha iniziato a soffiare il vento.

Nella serie di amache e scale
che conducono agli ultimi piani
l’hotel Casa del mondo
è incavato su un picco di argilla
ha di fronte due vulcani
e una nuvola bassa e tranquilla
che ti informa se piove domani.

I padroni di Casa del mondo
sono un tedesco di sessant’anni
e una messicana di nome Crusca.
Conosciutisi in Alaska intorno al ’71
(così dice l’opuscolo). Lui l’aria brusca,
occhi piccoli, bruno. Lei un premamàn
che è davvero minuscolo.

Alla cena sono l’unico europeo.
Messo accanto a una famiglia di Manatthan
che non vota per Bush e gli Scud
gli domando fingendomi ebreo
trapiantato nei mari del sud:

Siete stati a Santiago Atitlàn?
Avete letto l’iscrizione
nella chiesa coloniale?“

Un rifugio davvero perfetto
durante la guerra civile.
I battesimi e i funerali
sospesi a data da definire
non si poteva nascere né morire.

Fra le nicchie di fronte all’altare
centinaia di statue di legno
sono in fiamme sia dentro che fuori
le candele liquidate come fiori
attecchiscono sul marmo delle scale

Missionari mezzi fusi a militari
si confondono nei mocassini
lucidati a cento gradi, i celerini
si riducono quasi a cerini.
C’era un pesce guachinango
cucinato all’acqua pazza
da un inglese mezzo uomo e mezzo orango

Donna Maya, patate e corazza
dalle mani che prendono fuoco
fa volare una quaglia di das
ma la spinta dura poco
in quel cielo colore del gas
ed il rosa della bocca le si squaglia
sulle spalle pelose del cuoco.

La bambina chiaramente handicappata
rotolava dalle scale della chiesa
Le sue braccia divennero gambe
per fortuna era tutta discesa.
Poi dal nulla di quel vicolo canaglia
esce un grumo di straccetti di carbone
ti domandano un quezàl, la quesadilla
per portarti a vedere una cosa
che non trovi sulla guida. E non è pericolosa.

Di ritorno dalla chiesa, in espadrilla
cento statue, la genuflessione
con Ignazio, Massimone
e la solita aria tranquilla
all’Hotel Casa del Mundo
ricomincia la cena sociale.

La coppietta di Manatthan
si è portata dietro il figlio
Il padre mi spiega che Stan
parla almeno quattro lingue
alla Scuola Soggetti Dotati:

Però secondo noi
anche agire distingue.
Sono quindici giorni filati
che lo prendo e lo butto di peso
dagli scogli nel lago Atitlàn. All’inizio
se la faceva sotto…Vero Stan?“

Ha notato che fisso da un po’
la sua croce camicia e flanella
Vuol sapere che cosa ne so
del papa nuovo. Se mi piace oppure no:

Parla solo di fede e razionalità“

Al che Stan, gli occhiali sul naso:

La razionalità è una procedura
per conseguire scopi
Anche i nazisti erano razionali.
Al mio corso di scrittura
Mr. Boell dice che quando
trasportavano i boemi in ferrovia
gli ufficiali dei campi
biasimavano quelli dei treni
se qualcuno nei vagoni lindi
fosse morto per via del vapore.

Prima i lavori forzati e poi
li passavano per le docce.
Razionalità rispetto a scopi quindi
e non ragione come valore“

Vedi Stan,
io ho studiato ingegneria
e di scopi me ne intendo poco.
Guardavo il crocefisso di tuo padre
perché ho avuto una brutta esperienza
con dei tizi del Vaticano
e adesso che sto in vacanza…Insomma è come quando
devi buttarti dalle rocce: non la senti
la tensione che avanza e poi
quando ti tuffi, voglio dire gridi e
al contatto con l’acqua
sei scarico e felice…non ti capita anche a te Stan?“

I suoi provano tre volte a cambiare discorso
ma lui niente. A furia di domande
esce fuori la storia della mia vita
La cena è finita, mi ha detto Stan
il suo piccolo cristo interiore insiste
che lo devo accompagnare al beat serale

Non dorme mai“ spiega la madre
“senza un giro delle stanze numerate
Se le porte sono chiuse, ci dobbiamo soffiare
per vedere se reggono bene… Stan
credo che il signore… non lo so se ci viene“

Il beat serale. Siamo appena arrivati
davanti camera dei suoi
Quattro volte mi ha fatto soffiare
fino a che non si è chiusa la porta
mi ha spiegato il suo potere cerebrale:

L’anno scorso alla classe speciale
l’insegnante (ora è morta)
entrava e non mi alzavo mai
Ripeteva che una regola sociale
è come Jimmy Giravolta.

Il mio orsetto a pile.

Per esempio se resto seduto
trema tutto e si morde le zampe
Mi potesse parlare direbbe
che non è una cosa importante

E pure l’insegnante (quella che è morta)
le bastava il gesto. Avrebbe chiuso la porta e poi
con un sorriso: Resta seduto, Stan. Grazie.

Da quella volta, ogni volta che si apre una porta
mi faccio esaminare gli occhi
da Jimmy Giravolta. Se sono regolari, intellegibili
e soprattutto uguali ai suoi
lui li chiude e si mette a dormire“

Faccio ancora due passi da solo
sul terrazzo da cielo stellato
vedo un pezzo di peluche formato orso
sembra come lo abbiano morso
tanto è pieno di buchi sul pelo.
Il suo occhio sinistro saltato
quello destro più rosso del vino
sporge in fuori e non guarda nessuno.

Stan

Mi ha bussato alle sei di mattina

Ci vieni a Santiango Atitlàn?“

Ma cosa devi fare fino a là?“

Innamorarmi di una
che ho visto due giorni fa“

Tira fuori una bambina
in formato polaroid. Sui dodici anni,
capelli neri, occhi seri,
le labbra carnose per la sua età:

Se non trovo il coraggio di parlarci
lo rimpiango per tutta la vita“

Ma i tuoi lo sanno
che vuoi andare da quelle parti?“

Siccome non dormivo,
mi hanno mandato loro a bussarti“

Santiago è piena di bambini sporchi
Guidano i taxi, fanno le guide
e nessuno d’inverno si uccide
Oggi è giorno di mercato.
Valutate le tasse che paga e
l’elemosina che nega
in un borgo di campagna italiano

il mercante senza alcuna ipocrisia
risponde a domande
e sua moglie una sega
che si chiama Maria.
Qui a Santiago Atitlan
se un tappeto è a sessanta quezal,
tu gli dici: Non più di ventuno.
Per Einaudi buon senso alla mano
il suo prezzo è a metà degli estremi

Fra il mercato del borgo italiano
e il villaggio Santiago Atitlàn
c’è un turista col cranio pelato
la lacoste e la bandana.
Esce fuori dal pullmann estivo
fa due occhi da porca puttana
e minaccia di andarsene via

Quando il prezzo diventa offensivo
la sua mano ritorna a pagare
e la moglie la chiama Maria-
hai-da-cambiare.

Arriviamo davanti alle scale
della chiesa coloniale.
Stan gli è venuto il fiatone
e gli tremano pure le arterie:

Se la vedo come faccio a cominciare?
certe volte sulle labbra
sento come le cerniere!“

In Italia c’è questa mania
di fissare le donne per strada
Le tue connazionali
alcune abbassano gli occhi
e cambiano corsia. Altre li tengono alzati
e ti affondano senza guardare.
Le tettone dalle piccole città
li hanno azzurri e fulminati
quelle magre se le fissi in luoghi chiusi
ti minacciano col cellulare.
Le donne latine invece
sono loro a fissare per prime“

Sí ma se comincio a fissarla io tipo così?“

No Stan con quegli occhi da matto

la spaventi e basta.

Vedrai che ti fissa lei per prima. E allora tu le dici
la prima cosa che ti viene in mente.
Una cosa qualsiasi non balbettare Stan
non tenere la mano sul mento
come fossi Platone. E adesso ripeti con me:
io sono Stan“

Io sono Stan“

“…E ce la posso fare“

E ce la posso fare“

Quella sera alla cena sociale
era euforico e spigliato:
“Si chiama Rosa
e ci siamo tenuti la mano in chiesa“

Vi siete sposati?“ rise il padre

Mi ha chiesto dieci quezal
io gliene ho dati sette
e lei mi ha tenuto la mano in chiesa!“

L’hai pagata Stan?“

Sí. E ho anche tremato“

Adesso i genitori fissavano me:

Questa cosa dei soldi
non me l’avevi detta Stan“

Un silenzio prolungato
poi la madre si alza di scatto
il braccio teso, lo schiaffo sul viso,
fino a che non ricadono a terra
i suoi occhiali e il suo piatto di queso.

Quando sono ripartito per l’Italia
ha voluto a tutti i costi il mio indirizzo.
“Non devi dire altro al signore Stan?“
“Grazie per ieri“. Fisso la madre non lui
con un´aria del tutto incivile
Alla fine l’ho pure abbracciato
ha voluto che mettessi nella sacca
il suo Jimmy Giravolta orsetto a pile

All’imbarco a Guatemala City

l´ho buttato in un cestino

mentre l´hostess recitava un rosario

di prezzari della Kalvin Klein

Ma i due soliti ceffi all´entrata

hanno detto: “Ingegnere, nein!

é il giocattolo di un bambino!“

L´hanno estratto a mani nude dal cestino

Tenga. Lo tenga lei ingegnere!“

Hanno detto che tenerlo era un mio dovere
fra le tende della Buisiness Class.

Siamo arrivati in perfetto orario
senza scali ed il fuso
é un eterno e noioso mattino
la discesa, i bagagli,
Aeroporto di Fiumicino

Su Repubblica in prima

Centinaia di maschere a gas
L’uragano Caterina
due ritagli su Santiago
e la zona del lago

Dalle porte elettroniche
dell’uscita voli internazionali
sento forte soffiare il vento
e mi cadono a terra gli occhiali

é allora che ho visto la prima barca
saltare il molo e conficcarsi in alto
La reception le camere le cucine

ombre rosse in bianco e nero

e sul grande televisore acceso
c’era scritto La fine
L’intera argenteria si era fatta liquida

e le scale erano tornate rocce.
Ogni tipo di soffitto
barcollava trafitto
da milioni e milioni di gocce

Ho visto la mia stanza ventisei
dentro un mare di vetri rotti

e quei fori dove stava la finestra
risucchiavano via le valigie.

Scuolabus rovesciati
sul semaforo rosso
li portavano gli americani
dai set di Venerdi 13

dove i Jason, i Michael Myers
dove i simboli mai brevettati
della loro repressione sessuale
spalancavano gli occhi al maestrale

e alla fauci rabbiose del lago.

Vidi Stan sopra uno scoglio
e le onde che ruggivano là sotto
dove un tempo la casa del mondo
ti diceva benvenuti in sette lingue
c´erano solo lui e il suo naso rotto.

Se tutto in paradiso vale poco
anche il costo della vita
deve essere più onesto
é il prezzo del paradiso questo?“

Il suo piede sinistro
é annodato a uno spago

per non farlo volare via nella tempesta
e c’è vento molto vento disperato

sembra come che sia l´acqua a salire su

e a tuffarsi dentro di lui di testa

a non farlo mai più cadere.

Adesso ripeti con me“ gli ho gridato
“Io sono Stan. E ce la posso fare“
Poi il suo corpo alla parola Io
è crollato fra nuvole e lago
fino all’eco del mio porco dio.

Mesi dopo arrivarono in cento
ingegneri a riparare il cielo
e l’Hotel Casa del Mondo
cambiò nome in Cimitero
Dove il buio fu solo un momento
le ragioni del bulbo oculare
mi divennero sempre più chiare

I maiali ritornarono all´ovile
Il tassista che aveva imboccato

la bretella e il raccordo anulare
la sua croce dal collo ritorto
alla fila che già si rintasa
“Ingegnere dove la porto?“
Dopo un’ora e tre quarti ero a casa

con il giocattolo di un bambino morto

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