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Howard di Uncut Gems: un ritratto

I diamanti grezzi del titolo, certo, ma anche i soldi, il basket, le scommesse e dunque di nuovo i soldi, gli impicci, i raggiri, le piccole truffe, gli oggetti dati in prestito oppure in pegno, quindi ancora una volta i soldi. Quella di Howard Ratner, il protagonista di Uncut Gems, è una vita vissuta al limite, basata su rischi male o per niente calcolati, condotta con un certo gusto per l’improvvisazione, naturalmente tesa verso esiti imprevisti ma non sempre imprevedibili.

Guardi Howard in Uncut Gems e ti chiedi: come si fa a vivere una vita del genere? Forse con un ingenuo, immotivato ma in fondo invidiabile ottimismo. Avendo in precedenza, chissà quando e chissà come maturato una radicata convinzione, diciamo pure una credenza, nel fatto che lo spazio delle proprie possibilità sia enorme, sconfinato. In una scena chiave del film sudcoreano Parasite il padre dice al figlio: non bisogna mai fare piani, perché se è vero che nulla va mai come previsto, senza un piano niente può andar storto.

Howard invece non solo un piano ce l’ha sempre, ma in qualsiasi momento è pronto a cambiarlo, a rimodularlo per far fronte a un contrattempo, per rimediare a un fallimento, oppure solamente per assecondare il proprio desiderio, inspiegabilmente sicuro che prima o poi, fosse pure per la legge dei grandi numeri, tutti i pezzi andranno finalmente a combaciare.

La legge di Murphy ci va a nozze con uno come Howard. Per lui ogni somma può essere moltiplicata, ogni posta rilanciata. Secondo la visione della vita di Howard è possibile ricucire il rapporto con la moglie, a conoscenza dell’amante, dopo anni vissuti infelicemente, senza neppure provare a dirle alcunché di particolarmente significativo o sincero, bensì riponendo un’incrollabile fiducia nel semplice effetto di una stupida faccia scema.

A volte è davvero difficile capire cosa gli passi per la testa, trovare un modo per mettersi nei suoi panni e condividere le iniziative che prende: puoi vederlo aggredire verbalmente, persino fisicamente, e in situazioni dove non appare affatto necessario, individui molto più grossi e cattivi di lui, e con evidenti inclinazioni criminali, incurante delle probabili conseguenze.

Poi magari finisce gonfio di botte, così come appare sulla locandina di Uncut Gems, e se non puoi capire fino in fondo perché lo ha fatto, sai con certezza che sarebbe pronto a rifarlo, alla prima occasione. Howard brucia di vita, come cantavano i Negazione. Segui Howard mentre si destreggia nel caos di cui si è circondato e ti chiedi se conoscerà mai una fine la sua frenesia, se troverà mai un appagamento la sua smania.

Howard è un Sisifo che rispedisce da solo il masso di nuovo a valle dopo averlo faticosamente spinto fin sulla cima del monte. Howard è un personaggio tragico. Howard vuole dell’altro a prescindere da cosa abbia già ottenuto, perché è convinto che tutto sia privo di valore finché non rischia di essere perduto. Ti presterebbe il bene più prezioso in suo possesso chiedendoti in cambio un pegno e lo andrebbe subito a impegnare.

Riscossa una somma importante che terrebbe una buona volta alla larga guai e creditori, la punterebbe interamente e senza alcuna esitazione in una scommessa sulle statistiche di una partita di pallacanestro. Howard non ha pace, né la cerca. Howard si occupa principalmente di produrre oggi gli ostacoli che incontrerà domani.

Howard forse pensa e agisce sempre con troppa leggerezza, ma a sua discolpa bisogna riconoscere che probabilmente non potrebbe né vorrebbe pensare e agire diversamente. Anzi, non c’è alcun bisogno di intervenire in sua discolpa, perché la sofferenza è il prezzo che paga per sentirsi vivo, e noi siamo su Netflix a vedere Uncut Gems non per giudicarlo, ma per osservarlo.

Uncut Gems è un caso esemplare di character study. Howard risulta così vero non solo grazie a un’eccellente lavoro di scrittura, ma anche perché in Uncut Gems i due giovani registi, i fratelli Josh e Benny Safdie, al sesto film ben prima di aver compiuto i quarant’anni, hanno mantenuto la finzione sempre a stretto contatto con la realtà: alcuni dei personaggi che Howard incontra non fanno gli attori nella vita, ma i gioiellieri, e lo stesso padre dei due autori commerciava in diamanti; la colonna sonora è affidata a Daniel Lopatin, meglio conosciuto come Oneohtrix Point Never, mentre alcuni artisti hip-hop e R&B, tra cui The Weeknd, fanno un’apparizione nel ruolo di loro stessi; si trasforma in attore pure un veterano dell’NBA come Kevin Garnett, nel film superstizioso al pari di tanti giocatori professionisti e ossessionato in particolare da un opale che Howard si è fatto spedire dall’Etiopia; sono reali, seguendo le indicazioni dei legali consultati sul fair use, anche le partite di NBA che Howard guarda dopo averci scommesso tutti i suoi soldi, e perciò ogni relativo dialogo si basa sulla vera successione dei punti.

La stessa passione di Howard per il basket trova una corrispondenza in quella di Adam Sandler che lo interpreta. Scritturandolo per un personaggio così problematico i fratelli Safdie gli hanno regalato il ruolo della vita, capace di offrire per la prima volta – o la seconda, se si è trovata altrettanto convincente la sua prova in Ubriaco d’amore – una diversa prospettiva sulle sue doti attoriali e sulla sua presenza scenica, un po’ come aveva fatto Baumbach affidando a Ben Stiller il suo Greenberg; e Adam Sandler, onnipresente sullo schermo per quasi tutta la durata del lungometraggio, sfrutta al meglio la possibilità, al punto da far pensare che il grande assente nella cinquina delle nomination per il miglior attore protagonista ai Premi Oscar di quest’anno fosse, a sorpresa, proprio lui.

Gilles Nicoli è nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortázar morisse a Parigi. Scrive soprattutto di musica, cinema e videogiochi.
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