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I 70 anni di Eddy Merckx, il più forte di tutti i tempi

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Questo pezzo è uscito su la Repubblica. (fonte immagine)

Ha vinto tante corse, ha sconfitto tanti pregiudizi, ha obbligato e continua ad obbligare esperti e tifosi al solito vecchio esercizio: più grande Coppi o Merckx? Per uscire intatti dal ginepraio, la risposta esatta è: “Coppi il più grande, Merckx il più forte”. La paternità della frase è attribuita a Jacques Goddet, Bruno Raschi e Gian Paolo Ormezzano. Non so chi sia stato il primo ma posso sottoscriverla. Oppure affermare che, di tutti quelli che ho visto correre, Merckx è stato il più grande e il più forte (poi, Hinault). La grandezza non si misura solo sulle vittorie, altrimenti con Merckx non ci sarebbe sfida. Si misura anche sul valore degli avversari, e Coppi ne ha avuti, tanti e forti. Anche Merckx, però.

Cominciò quando erano agli sgoccioli Anquetil, Van Steenbergen e Van Looy. Gli altri, mescolando velocisti, uomini da corse a tappe, cronomen:  Poulidor, Guimard, Thevenet, Ocana, Fuente, Jimenez, Agostinho, Gimondi, Adorni, Motta, Zilioli, Bitossi, Dancelli, Durante, Basso, Zandegù, Zoetemelk, Van Springel, Roger De Vlaeminck, Pingeon, Reybroeck, Godefroot, Leman, Janssen, Altig, Maertens, Ritter, Sercu, Bracke. Quasi una trentina, con una loro specializzazione. Quella di Merckx era di non averne. Andava forte su tutti i terreni. Si presentò a Sanremo, nel ’66. Aveva finito da un mese il servizio militare. Aveva già vinto un mondiale dilettanti, ma fu ugualmente una sorpresa. E per un po’ si pensò che l’eredità dei due grandi Rik era assicurata, ecco il nuovo dominatore delle classiche. Ma un belga forte davvero in salita si doveva ancora vederlo. Essendo belga, disse Brera, Merckx avebbe scontato una dieta povera di carboidrati. Neanche un po’, invece.

Dopo una breve stagione alla corte dei due Rik (che certamente non lasciavano spazio a un pivello) e due alla Peugeot, Eddy scelse l’Italia, le squadre italiane: tre anni con la Faema (poi Faemino), sei con la Molteni di Arcore. Vinse il Giro del ’68 con un’impresa sulle Tre Cime di Lavaredo, sotto la neve in maniche corte. In 12 km di salita aveva recuperato 9′ a sedici fuggitivi, tra cui Bitossi. Gli buttarono addosso una coperta di lana e lo scortarono al rifugio, dove si lavò in una tinozza d’acqua bollente. Lo so perché c’ero. Era un ciclismo così, quando faceva caldo i corridori mettevano una foglia di verza sotto il berrettino. “Non sono mai andato così forte in salita”, disse Merckx anni dopo.

C’ero anche nella camera numero 11 dell’hotel Excelsior di Albisola, quando Merckx in maglia rosa fu messo fuori corsa per doping. Mancavano solo i crisantemi fuori dalla porta, era tutta una processione a piccoli gruppi che Marino Vigna, col groppo in gola, filtrava sulla soglia. Prima le grandi firme, Zavoli con gli operatori del Processo alla tappa, poi gli altri alla spicciolata. Io entrai con un gruppetto della Scic (Armani, Paolini, Casalini), una pacca sulla spalla e via. Lui continuava a piangere come  un bambino che si ritrova col giocattolo rotto e quella mattina pensai: o è un attore più bravo di Marlon Brando o è davvero innocente e qualcuno gli ha messo qualcosa nella borraccia quando tutte le bici erano accatastate fuori dal duomo di Parma, e i corridori dentro, a  messa. Non ho cambiato idea, su quell’episodio in particolare.

So che in un’intervista a Philippe Brunel Merckx ha dichiarato che due giorni prima di Parma Rudi Altig gli si era presentato con una grossa borsa piena di soldi perché perdesse il Giro e lui gli aveva detto: “Non aprirla neanche, non voglio sapere quanto c’è dentro, io queste cose non le faccio e basta”. Ma aveva anche escluso che Gimondi fosse al corrente: “Felice è l’avversario più leale che ho incontrato”. Infatti si trovano ancora, almeno una volta all’anno, con le mogli. “Quando Felice si alza e dice buonanotte, non devo guardare l’orologio, so che è mezzanotte”.

Quel 1969 fu l’anno più buio (Savona e Blois) e più luminoso di Eddy. Aveva vinto la sua terza Sanremo, la Parigi-Nizza, il Fiandre con 5′ su Gimondi, la Lbl. Tornato ferito a Bruxelles (su aereo messo a disposizione dalla Casa reale) fu ammesso al Tour, mentre in Belgio si boicottavano i prodotti italiani e si sfiorò una crisi diplomatica. Dominò quel Tour da cima a fondo, conquistò la maglia gialla, quella della montagna, quella della classifica a punti e quella  della combinata, sei vittorie di tappa, 20 giorni in maglia gialla. Ed era il suo primo Tour. Goddet coniò “merckxismo” e la figlia di Christian Raymond, un corridore della Peugeot, “cannibale” (perché agli altri non lasciava neanche le briciole). Il soprannome gli è rimasto, e non gli piace, come non gli piaceva “l’orco di Tervuren”. Gli piaceva fumare una sigaretta con filtro quand’era rilassato (ero tra i fornitori), bere una pinta di birra con i compagni, dai quali esigeva il massimo. Nel periodo delle kermesses gli capitava di andare a letto molto tardi, poi si alzava che era una rosa e gli avversari stracci.

E nemmeno, come quasi tutti i ciclisti, arrivava da una famiglia povera. Jules e Jenny Merckx gestivano una drogheria nella periferia di Bruxelles. Eddy non aveva molta voglia di studiare. Faceva sport (corsa campestre, un po’ di pugilato), tifava per l’Anderlecht ma era solo discreto da calciatore, subito vincitore  da ciclista. A chi non c’era, dirò che Merckx andava forte in salita, in pianura e in discesa, che ha vinto anche un titolo belga di ciclocross, che ha battuto il record dell’ora, che ha vinto in pista 17 Sei Giorni. Gli chiesero: cos’è per te lo sport? “Vincere”, rispose.

Nel settembre del ’69 sulla pista di Blois il guidatore della sua moto fu investito, cadde e morì. Lui se la cavò con un trauma cranico e uno spostamento del bacino che in salita lo obbligava a una postura particolarmente dolorosa. “Ho pianto spesso per il male”. Ma resisteva bene alla fatica, non pativa né il caldo né il freddo. Era un ciclismo elementare e grandissimo. Bisogna avere una grande fantasia per vincere 7 volte la Sanremo. Ma, visto che oggi compie 70 anni, vorrei aggiungere che non era freddo né scostante, emanava luce da campione e calore umano, sapeva vincere, eccome, ma anche perdere. Un cardiologo piemontese, Giancarlo Lavezzaro, lo visitò ad Alba nel ’67 e gli riscontrò una miopatia ipertrofica non occlusiva, un cuore a rischio d’infarto. Oggi Merckx non otterrebbe la licenza per fare sport ad alto livello. Ipertrofia a parte, il cuore grande era molto generoso.

Pagato per dare spettacolo, fornito dalla natura di tutti i mezzi per darlo, di spettacolo ne ha dato davvero tanto, ogni anno da febbraio a ottobre, non come si usa adesso. Questo, con gli auguri per i 70 anni anni, va riconosciuto  a Edouard Louis Joseph Merckx. Con un grazie da ex suiveur che ha ancora un po di memoria.

Gianni Mura (Milano, 1945), è uno dei maestri del giornalismo sportivo italiano, erede della grande tradizione inaugurata da Gianni Brera. Dal 1976 scrive sulle pagine sportive di Repubblica. Dal 1991 firma con la moglie Paola una rubrica di enogastronomia sul Venerdì di Repubblica. È autore dei romanzi Giallo su giallo (Feltrinelli, 2007) e Ischia (Feltrinelli, 2012). Nel 2008 minimum fax ha pubblicato La fiamma rossa. Storie e strade dei miei Tour. Nel 2011 gli è stato conferito il premio Coni alla carriera.
Commenti
11 Commenti a “I 70 anni di Eddy Merckx, il più forte di tutti i tempi”
  1. angelo41 scrive:

    Andiamoci piano con questi paragoni perchè bisogna considerare che Coppi stette fermo cinque anni a causa della guerra. Dopo aver vinto il suo primo giro d’Italia, nel 1940, tornò alle gare nel 1946, quindi perse i migliori anni di attività quando avrebbe potuto vincere tutto il vincibile.
    Poi fu un corridore completo perchè dominava in montagna come in piano, in cronometro come allo sprint.
    Non dimentichiamo che fu due volte campione del mondo nell'”inseguimento” e detenne il record dell’ora per molti anni.
    Certamente le epoche di attività furono diverse, con tutto ciò che concerne, ma aggiungiamo pure che Coppi ebbe rivali di primissima caratura, mentre al fiammingo si opponeva il solo Gimondi, che non valeva certo Bartali, tanto per fare un esempio.

  2. Mauro scrive:

    Volendo fare della filologia ciclistica direi che tra gli avversari di Merckx è improprio includere Van Steenbergen, che negli anni Sessanta ha corso solo su pista. Invece inserirei a pieno titolo un cacciatore di classiche come Franz Verbeeck, più volte castigato dal Cannibale tra le Fiandre e le Ardenne, e se si include Maertens che è del 1952 allora ci sta dentro anche Moser che è del 1951 e oggi compie 64 anni. Tra l’altro i due sono diventati professionisti nello stesso anno, il 1973.
    Sull’eterna diatriba Coppi-Merckx la soluzione proposta da Mura (copyright Ormezzano, che io sappia) mi pare un compromesso non sofistico, quindi accettabile. Secondo Goddet, che li ha visti tutti e due ma soprattutto al Tour, il Coppi del 1952 è stato tanto il più grande che il più forte. Ma nessuno ha dominato per dieci anni la propria generazione come Merckx, e il suo repertorio era straordinariamente completo, più di quello di Coppi che, al contrario di quanto afferma Angelo41, non era veloce allo sprint. Le sette Sanremo vinte da Eddy sono il primato ciclistico più incredibile, e probabilmente imbattibile, di tutti i tempi.
    Tutto questo per rendere omaggio a una delle icone e forse al più grande agonista della storia dello sport mondiale.

  3. RobySan scrive:

    Classiche ciclistiche? E questa?

  4. Enrico Macioci scrive:

    Non è vero che Merckx ebbe come avversario il solo Gimondi, ne ebbe tanti e di gran livello. Il problema è che eccelleva in salita, in discesa, in pianura, a cronometro, allo sprint, era velocista, passista, scalatore, tutto. Detiene tutti i record delle corse a tappe e tutti quelli delle corse di un giorno, un fenomeno inspiegabile proprio dal punto di vista morfologico. E’ come se Bolt vincesse anche le maratone, per dire.
    Sul fatto che Coppi abbia perso alcuni anni di carriera: nei suoi quindici anni di corse vinse 118 volte, seppure avesse corso in quei quattro o cinque anni (i migliori, è probabile) avrebbe vinto quanto? Altrettanto che nel resto della carriera? Ne dubito, ma ammettiamolo: e salirebbe a 236 vittorie. Merckx ha vinto 445 gare da professionista, 525 se si aggiungono i dilettanti; e in un arco di tempo più breve, e in un periodo più logorante perché più moderno. Non scherziamo: Merckx è di gran lunga il più grande, il problema del dualismo con Coppi lo poniamo noi italiani, in realtà non c’è gara e – credo – mai più ci sarà. Eddy Merckx ha usurpato l’egemonia nel ciclismo come nessun altro ha fatto in nessun altro sport. Dopo di lui, si corre per il secondo posto.

  5. Gianni B. scrive:

    Va bene, va bene. Lo ammettiamo, se pur con riprovevole ritardo e attoniti per tale ineguagliabile ultra-atletismo, pur decarboidratizzato: Su qualsiasi percorso l’impulso pedalico di Merckx, destro o sinistro, legifera.

  6. angelo41 scrive:

    Non sono d’accordo, forse sono influenzato dal fatto che quando Coppi vinceva, io c’ero e ricordo il phatos che trasferiva in chi ascoltava le trasmissioni radio. Poi ricordo che Coppi fu uno dei corridori più sfortunati della sua epoca, avendo subito ogni sorta di incidenti e malattie che lo hanno costretto a saltare molti giri d’Italia e di Francia.
    E poi c’è il problema del doping in cui il campione belga incappò, ma non se ne parla mai.

  7. angelo41 scrive:

    occorre fare una classifica e calcolare le vittorie in rapporto a quelle gare portate a termine.
    se ricordo bene coppi ha corso pochissimi giri francia, causa infortuni e malattie e poche classiche in linea. ero ragazzino e ricordo che ogni anno si aspettava con ansia il suo ritorno alle corse.

  8. franco carlini scrive:

    Ne ho sentite di tutti i colori su chi è stato il ciclista più grande e forte di sempre.
    nessuno ,però ,sia entrato in pieno nei più stretti particolari della questione in
    merito. Merckx lo si può giudicare in quanto la la sua carriera sportiva l’ha realizzata in toto
    l, mentre quella del grandissimo Coppi è giudicabile solamente al 50%100 causa gli eventi bellici che gli hanno decurtato la carriera dai 21 ai 26 anni, cioè,nel periodo migliore. da ciò si evince che le suevittorie vanno almeno raddoppiate e se avessepotuto correre con i percorsi modificati rispetto quando correva l’italiano, Giri e Tour con 4arrivi in salita ,Milano-Sanremo con il Poggio nel finale,Giro di Lombardia praticamente ridotto a montagne russe, infine i circuiti dei Mondiali non più lisci come un biliardo allora la percentuale sarebbe stata illimitabile. Poi togliamogli Bartali come avversario e qui mi fermo per ricordarecosa disse di Coppi Pierre Chany. …….. dites saudain a vos ami che Fausto Coppi a etè le meilleur coureur de tous les tempes, qu’il aurait dominè Merckx et Anquetil reunis…..-Saluti Franco Carlini.

  9. franco carlini scrive:

    Mi scuso per gli errori di ortografia. Ho creduto che ci fosse un tempo limitato per scrivere le mie
    opinioni per cui la lettera di cui sopra è stata composta frettolosamente. Il l succo del discorso, però sarà sempre quella da me espressa. Franco Carlini.

  10. Franco carlini scrive:

    Merckx il piu forte? Assolutamente falso.Le sette Sanremo vinte dal belga sono espressione di
    astuzia mentre Coppi vinse una Sanremo con 14 minuti su Tesseire arrivato secondo inoltre
    ne vinse altre due distaccando i rispettivi secondi arrivati di 9 minuti e 1/2. Vinse un Giro con 23 minuti su uno che si chiamava Bartali.Al Tour del 1952 il secono si beccò 28 minuti all’arrivo d di
    Parigi. Nel 1953 ai Campionati del Mondo corsi a Lugano il secondo arrivò con oltre 6 minuti
    . Come mai il belga non ci riuscì mai ? Semplicemente perchè non aveva la forza del notro incommensurabile Campionissimo. Sarebbe ora di smetterla con la balla spaziale relativa alla forza del fiammingo. Stop. Franco Carlini che Coppi lo vide a correre diverse volte e dove isuoi fans baciavano l’asfalto sul quale era passato!!! .Cordialissimi saluti.

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