julio_cortazar2

I cento anni di Julio Cortázar

Il 26 agosto del 1914 nasceva a Bruxelles Julio Cortázar. Per festeggiare il centenario dell’autore, pubblichiamo un estratto da Chi scrive i nostri libri, il volume di lettere editoriali che a brevissimo sarà in libreria.
L’epistolario di Cortázar, curato da Giulia Zavagna e pubblicato dalle edizioni SUR, sarà al centro delle celebrazioni organizzate dall’Ambasciata Argentina in Italia, nell’ambito della manifestazione 
Queremos tanto a Julio. Ricordando Cortázar nel centenario della sua nascita (29 settembre – 30 ottobre), una serie di appuntamenti di musica, letteratura, cinema, teatro che si svolgeranno alla Casa Argentina di Roma.

di Julio Cortázar
traduzione di Giulia Zavagna 

A Kathleen Walker

Parigi, 26 ottobre 1958

Egregia signora,

ho appena ricevuto la sua lettera del 21 corrente mese. Mi dispiace molto doverle comunicare che ciò che lei definisce come «little judicious cutting», e soprattutto le «condensations» così abilmente operate con gli sforzi congiunti dei due editor dell’edizione spagnola e inglese di Américas, mi sembrano mutilazioni inaccettabili da ogni punto di vista.

So molto bene che il mio racconto è troppo lungo per la rivista. Ma quando il sarto mi prova un vestito che non cade bene, non gli viene certo in mente di chiedermi che mi tagli le gambe o riduca a cinque il numero totale delle mie costole. Allo stesso modo, un venditore di cornici non pretenderà che un pittore sopprima vari centimetri della sua tela perché si adatti esattamente al modello disponibile. In questo caso la cornice èAméricas e, se il mio racconto è davvero così meritevole di pubblicazione come segnala nell’ultima frase della sua lettera, la cornice deve servire alla tela, e non viceversa. Il contrario sarà, forse, giornalismo eccellente; ma già si sa che dal buon giornalismo esce cattiva letteratura.

Non mi creda vanitoso né pedante. Desidero semplicemente chiarire che per me un racconto non si differenzia intrinsecamente da un poema, nel senso che i suoi valori ritmici, la struttura della frase e lo sviluppo dell’azione devono produrre nel lettore un effetto di carattere analogo a quello della poesia. Se io accettassi, per esempio, la «condensazione» delle ultime righe di pagina 2, che lei mi propone, dovrei anche accettare che l’incipit di Burnt Norton fosse «condensato» nel seguente modo:

Time present and (time) past
Are (both) perhaps present in (time) future,
And (time) future contained in (time) past.

Dubito fortemente che T.S. Eliot accetterebbe questa condensazione che, tuttavia, è un buon lavoro di pre-edizione.

So bene che negli Stati Uniti modifiche di questo tipo sono una pratica comune. Stephen Spender le denunciò anni fa in un magnifico saggio pubblicato su Horizon. In Argentina e in Francia crediamo che Spender avesse ragione e che nessuno, nemmeno per ragioni stilistiche, abbia diritto ad alterare un testo letterario, poiché uno scrittore deve farsi carico tanto dei suoi difetti quanto dei suoi meriti, e il loro unico giudice dev’essere il lettore. Personalmente, mi sarebbe sembrato molto ragionevole che lei, per ragioni letterarie, mi avesse suggerito tagli e condensazioni del mio racconto. Ciò che mi solleva, e mi obbliga a rispondere negativamente alla sua lettera, è che tali modifiche siano semplicemente dovute a una mancanza di spazio. Non sarebbe stato molto più semplice non pubblicare il racconto, o pubblicarlo in un corpo minore perché rientrasse nello spazio disponibile?

Continua sul Blog di Sur

Aggiungi un commento