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I libri vendono poco: un intervento di Stefano Petrocchi

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Riceviamo e pubblichiamo la risposta del direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi al pezzo di Christian Raimo I libri vendono poco, si è capito. Ma forse ci sono responsabili e soluzioni.

di Stefano Petrocchi

Caro Christian,

hai ragione, la divulgazione dei dati sulla scoraggiante attitudine alla lettura di noi italiani è uno stanco rito primaverile. Il Centro per il libro e la lettura ricompensa gli addetti ai lavori pazientemente convenuti immergendoli nella gloria di una biblioteca storica romana, quest’anno l’Angelica, così da ricordare a tutti da che grande civiltà proveniamo (in cui la lettura era faccenda assai elitaria: forse andrebbero meglio valutate le risonanze simboliche di certe location).

Venuto a noia a te stesso, ti eri ripromesso (15 ottobre u.s.) di non occuparti più del presidente del Cepell. Quando però è la verità a strattonarti con la sua urgenza, capisco che anche un intellettuale come te, per solito restio a spandere il proprio verbo, non può fare a meno d’intervenire. Ma allora, caro Christian, ripetilo anche tu quel dato che alla presentazione dell’indagine Nielsen è stato citato davanti a un solerte funzionario dell’Institut Français: le attività dell’omologo francese del Cepell, il Centre National du Livre, si basano su risorse per 42 milioni di euro (a gennaio – mentre da noi andava in scena l’infortunio parlamentare degli sgravi fiscali sull’acquisto dei libri – ha varato un piano di aiuti alle librerie indipendenti del costo di 9 milioni); la dotazione annuale del Cepell è ben lontana dal raggiungere il milione, soldi di cui una buona parte è presumibile che se ne vadano per le spese di gestione e il personale. Questa situazione, a vari anni dalla nascita del Centro, potrebbe forse indurre il suo presidente a trarre le conseguenze sul piano personale; quand’anche ciò accadesse, il paese non avrebbe fatto un passo avanti nella promozione della lettura.

C’è un fermento di iniziative dal basso, ricordi, e bene fanno quelle istituzioni che le sostengono (che c’entra TQ? Anzi, che fine ha fatto TQ? «Langue», scriveva Vincenzo Ostuni su “Alfabeta 2”. E nel periodo in cui c’era, che cosa ha prodotto TQ? «Parole», dico io, non resistendo al richiamo saussuriano). Ho partecipato nei mesi scorsi numerose sedute di ascolto volute dalle amministrazioni locali recentemente insediate per far sì che le realtà che citi potessero illustrare le loro buone pratiche. Mentre stavo a sentire il racconto del vissuto eroico, lo dico senza ironia, del festival del paesino fuori porta e della biblioteca di quartiere mi è venuto da pensare: c’è un premio letterario tra i maggiori che ha quasi settant’anni di vita e una fondazione che – notoriamente – da almeno venti lavora tutto l’anno con decine di scuole a Roma, nel Lazio e fuori, mi piacerebbe per una volta ascoltare dai nuovi amministratori della cosa pubblica – perdonami l’accesso di hybris – in che modo intendono contribuire a valorizzare questo patrimonio storico, bibliografico, archivistico e di esperienza con i lettori più giovani. Per il 2013 Roma Capitale ha contribuito con zero euro, la Regione Lazio con duemilaquattrocento; per il 2014 ancora nulla si sa.

A novembre, in occasione di “Più libri più liberi” sono stato contattato da quel funzionario dell’Institut Français per dare vita a un gemellaggio con il più noto premio francese che, fra l’altro, porterà una delle scuole che attribuiscono il Goncourt des lycéens nella giuria del Premio Strega Giovani. Dal Ministero degli esteri, cui spetta la promozione culturale fuori d’Italia, non ho ricevuto neppure gli auguri di Natale.

Con affetto,

stefano

Commenti
15 Commenti a “I libri vendono poco: un intervento di Stefano Petrocchi”
  1. gianni a. scrive:

    Raimo “restio a spandere il proprio verbo”? Ma che, davero?

  2. Paola Donati scrive:

    Gentile Petrocchi. Apprezzo il tono pacato del suo intervento. Ne temo la sostanza oltre la pure giusta retorica.

    Il premio che lei rappresenta (lo Strega) e che collabora con le scuole, come lei dice, non è imbarazzante per i suoi aspetti antieducativi verso i giovani?

    Ad esempio il fatto che chi vince lo decidano di fatto le case editrici.

    Che quest’anno ci sia (prima ancora che la competizione inizi) un vincitore già annunciato da molto tempo, Francesco Piccolo.

    E che la moglie del vincitore annunciato lavori alla fondazione Bellonci.

    Avete a sinistra tanto parlato del conflitto di interessi, ma poi stringi e stringi la canzone rimane la stessa?

    Lei sarà una rotellina in un ingranaggio più complesso, incolpevole come tanti, ma non credo che le scuole e gli studenti possano prendervi a esempio. Non credo che un premio in cui succedono cose del genere debba ricevere denaro pubblico.

    Temo non mi risponderà. Ma spero leggerà. Un cordiale saluto.

  3. Paola Donati scrive:

    Spero anche trovi legittime le domande che non solo io credo mi faccio.

  4. Lalo Cura scrive:

    secondo me, spandere il verbo, proprio o altrui, è un accesso di hybris
    forse è il caso di pensare a qualche aggettivo, a qualche pronome, a qualche congiunzione

  5. stefano petrocchi scrive:

    Gentile Paola,

    non ho nessuna difficoltà a risponderle, ma sull’unico punto che consente una risposta circostanziata. Il resto delle sue accuse mi sembra talmente distante dalla realtà che ci vorrebbe troppo tempo per spiegarle. Lo Strega è antieducativo? Venga a uno dei nostri incontri con i ragazzi per rendersene conto di persona. Se non può visiti il blog http://terzapagina.fondazionebellonci.it/ per vedere che tipo di lavoro fanno con noi i ragazzi. Non le dico altro, giudichi da sé.

    Lei dice che la moglie di Francesco Piccolo lavora per la fondazione Bellonci. È informata, ma non del tutto. Gabriella D’Angelo, questo è il suo nome (se lo conosce dovrebbe usarlo, se non altro per solidarietà femminile: a lei non credo piacerebbe essere indicata solo come moglie di qualcuno) ha collaborato con la Fondazione Bellonci fino alla primavera 2013. Era incaricata di seguire un progetto di incontri con l’autore al teatro Palladium (seguitissimo dai ragazzi della scuole romane) e la presentazione dei candidati al premio Strega a Benevento. Vorrei poter aggiungere che ci siamo privati per tempo del suo valido contributo in vista della partecipazione di Francesco Piccolo allo Strega. Non è così: il problema non si è posto neppure trovandoci nella circostanza di dover ridurre sia lo staff sia le nostre attività di promozione della lettura (quel progetto non è stato ripetuto nel 2014, forse ha seguito le vicende dei finanziamenti pubblici della fondazione cui faccio riferimento anche nella lettera a Raimo). In ogni caso, Gabriella ha collaborato con noi fin dal 2002, dunque anche al tempo della prima candidatura allo Strega di Piccolo (2004), nessuno all’epoca ebbe nulla da obiettare.

    Concede alla mia insignificante persona il beneficio del dubbio, la ringrazio. Lo conceda anche a sé stessa, si consenta di avere meno certezze basate su notizie incomplete o sul semplice sentito dire. La sua comprensione delle cose ne trarrà giovamento.

    Un saluto cordiale,

    stefano petrocchi

  6. Carmelo P scrive:

    Secondo me è di cattivo gusto tirare in ballo mogli, mariti e famigli.
    Eppure l’argomento di Paola Donati un punto importante lo mette in evidenza.
    Il problema è che quanto meno i primi due classificati dello Strega si sa sempre chi sono da prima ancora che i 400 giurati abbiano letto i libri. Da prima ancora certe volte che siano candidati. Quest’anno saranno il libro di Einaudi e quello di Rizzoli. Che concorso è un concorso in cui si sa già chi vince o chi sono i primi due classificati, e lo si sa non in base al libro ma alla casa editrice?
    Per questo trovo un po’ ridicolo che su questo blog ogni anno si facciano le recensioni del libri dello Strega perché lo si fa in base a un concorso già deciso. Questo è triste. E’ un peccato che decidano ogni cosa le case editrici mentre dovrebbero decidere i giurati. Poi, figuriamoci, si finanziano tante cose inutili, e qui almeno si parla di libri. Ma è molto triste che una cosa potenzialmente bella sia diventata una cosa così pilotata.

  7. stefano petrocchi scrive:

    Carissimi, vorrei capire davvero su cosa basate le vostre affermazioni lapidarie.

    Carmelo, per esempio, scrive che “è molto triste che una cosa potenzialmente bella sia diventata una cosa così pilotata”. Dunque se lo è diventata vuol dire che prima non lo era. In realtà la prevalenza delle case editrici maggiori (Mondadori e Rizzoli) è costante nel tempo, almeno da quando in Italia esiste una industria editoriale degna di questo nome. Tra 1970 e 1980 allo Strega si registrano 5 vittorie Mondadori e 5 Rizzoli.

    Prima che saltiate sulla sedia credendo che abbia appena dimostrato come il premio sia da sempre “pilotato”, vorrei farvi notare che più o meno nello stesso periodo storico, tra 1967 e 1980, la Mondadori ha vinto 10 Campiello, di cui 7 consecutivi! Il premio veneto, come immagino sappiate, viene assegnato da giurati popolari, ignoti alle case editrici, che cambiano ogni anno.

    In un suo precedente intervento qui su m&m Christian Raimo addebitava a Gian Arturo Ferrari di essere l’artefice di diverse vittorie consecutive allo Strega del gruppo Mondadori; ora sono vari anni che GAF si occupa d’altro, eppure lo stesso gruppo si è aggiudicato 4 degli ultimi 5 Campiello.

    Forse caricate sullo Strega, vedendo inesistenti macchinazioni e giochi di potere, aspetti che appartengono alla struttura culturale profonda di questo paese. Ancora un dato di confronto con l’altro grande premio letterario rimasto in Italia. La percentuale di edizioni vinte da Mondadori è analoga: 24 Strega su 67 (35,9%); 17 Campiello su 51 (33,3%). In entrambi i premi il secondo editore con più vittorie risulta Rizzoli, anche qui le percentuali sono largamente paragonabili.

    Potreste obiettare a questo punto: se la struttura del vostro premio “appare” compromessa, anche se non lo è come dici, non dovreste comunque fare qualcosa per cambiarla? È stato fatto (sessanta lettori forti inseriti in giuria dal 2010 non sono una potente iniezione d’indipendenza?), qualcos’altro si può ancora fare. Ma intanto noto che molti lettori si fidano ancora del premio avendo acquistato negli ultimi anni centinaia di migliaia di copie delle opere vincitrici. Sono persone che forse non scrivono commenti sui blog, ma comprano i libri.

    Infine, il mio post e quello originario di Raimo parlavano di politiche culturali, di fare qualcosa per alzare gli indici di lettura del paese, di quali iniziative sostenere e come, possibile che vi interessa solo chi sarà il vincitore più o meno annunciato dello Strega?

  8. Piko scrive:

    Forse Petrocchi ha ragione. Il problema non è il premio ma il contesto. E il contesto è l’ Italia cui appartengono anche i commentatori. Detto questo le proporzioni delle vittorie sono un po’ ripetitive. Possibile che a parte Mondadori e Rizzoli non ci siano altri editori?

  9. Dino Sorgi scrive:

    Petrocchi chiede “possibile che vi interessa solo chi sarà il vincitore più o meno annunciato dello Strega?”. Ovvio che a chi è presentato come “direttore della Fondazione Bellonci” si associ il Premio Strega e qualche perplessità su di esso.

    E’ vero, come scrive Petrocchi, che “molti lettori si fidano ancora del premio avendo acquistato negli ultimi anni centinaia di migliaia di copie delle opere vincitricii”, ma non è detto che il libro poi venga letto o che piaccia e che incentivi a comprare altri libri. Anzi certi libri possono allontanare dalla lettura. L’affermazione dimostra solo che con la vittoria di un premio prestigioso una casa editrice vende molte più copie di un libro.

    E non vero è che gli acquirenti dei libri vincitori di premi “sono persone che forse non scrivono commenti sui blog”.
    Su Amazon ci sono recensioni di coloro che hanno comprato libri.

    Qualche esempio di giudizi dei lettori sui recenti vincitori dello Strega.

    Vincitore Edoardo Nesi: “Mi ha sconvolto pensare che questa accozzaglia mal scritta di luoghi comuni abbia potuto vincere un premio come lo Strega. Vacuo e presuntuoso, sono arrivato in fondo solo perché è breve”.

    Vincitore Alessandro Piperno: “In ogni caso un libro (libro?) inutile e sopravvalutato. Potenza del potere editoriale, della mancanza di idee, del trito e ritrito e delle solite storielle di un mondo fasullo. Un’ultima domanda è letteratura questa?”.

    Vincitore Walter Siti: “Walter Siti è riuscito è riuscito nell’impresa di farmi smettere la lettura dopo solo 12 pagine, sin ora non mi era mai capitato di non arrivare alla fine di un libro, e ne ho letti tanti…illeggibile. La domanda sorge spontanea: come ha fatto a vincere il premio Strega ?”.

    Forse qualcosa per alzare gli indici di lettura del paese, sarebbe premiare libri belli e allacciare un contatto con quelli che amano leggere.

    Forse è davvero tempo di cambiare il Premio Strega. Come dice Fulvio Abbate, “tanto lo vince sempre Veltroni, anche se per interposta persona. Negli ultimi anni hanno vinto Riccarelli, che era il suo ghost writer , Veronesi, che era il suggeritore culturale, Nesi, che era il vice-Veronesi…”.
    Come diceva Roberto Cotroneo, molti anni fa, “il premio Strega va rifondato, e’ ridicolo continuare con il sistema dei vincitori ad orologeria, ogni anno che passa diventa piu’ semplice indovinare chi vincera’ “.

    Forse è tempo che gli addetti ai lavori smettano di confondere le critiche con le “accuse” e rfiflettano sui propri errori.

    Forse Petrocchi, invece di dare lezioni di femminismo a una donna, dovrebbe riconoscere che l’apporto di Paola Donati in questa discussione è stato notevole e che le rimostranze di Carmelo P sono condivise da molti dentro e fuori questo spazio.

    Forse con l’avvento di internet diminuisce la vendita dei libri, ma aumenta la lettura online. E a volte la voce di un anonimo sconosciuto è più interessante, stimolante, vera di una voce autorevole.

    Forse potrebbe essere internet lo strumento che riuscirà dove il libro non è riuscito, e cioè a far avvicinare gli italiani alla lettura

    .

  10. Pax99 scrive:

    Però il romanzo di Veronesi che ha vinto lo Strega è decisamente un buon libro. Ed è un buon libro il romanzo di Siti che ha vinto lo Strega.
    Se ci si accalora intorno allo Strega (questo per spiegare che i due lati del discorso stanno insieme) è proprio perché i lettori comprano i libri che vincono il premio. Quindi il premio incoraggia l’acquisto di libri. Anche da parte di chi sta in rete.
    E’ il motivo per il quale (un premio che aiuta la lettura e l’acquisto di libri, e meno male) lo si vorrebbe più libero dal condizionamento delle case editrici. Che c’è. Innegabile. Molto pesante. Troppo. Qualcosa è stato fatto. Forse non è abbastanza, e forse bisogna fare ancora altro e farlo prima che passi un’altra era geologica e un’altra generazione. Il tempo fugge, e non siamo inquilini stabili sulla terra. Tutto qui credo.

  11. Lalo Cura scrive:

    sottoscrivo l’intervento di Sorgi (anche se non condivido il commento da lui riportato su Siti: è uno dei pochissimi scrittori italiani “decenti” in circolazione)

    una soluzione c’è, a mio parere, drastica ma semplice: azzerare tutto il baraccone indecente dei premi e premietti che infestano il panorama nazionale e cominciare a ripensare un’idea altra di letteratura, dando spazio alle scritture che valgono davvero indipendentemente dalle logiche oscene del mercato e dei suoi alfieri e megafoni variamente distribuiti tra case editrici mainstream, pagine culturali dei quotidiani, blog compiacenti, accademia loffia e riviste di quart’ordine spacciate per santuari della critica

    si può fare, basta prendere atto di qualche verità che è da ciechi e ottusi ignorare: 1) l’attuale panorama letterario italiano è di una pochezza, di una mediocrità e di una desolazione abissali; 2) non esiste da noi, da decenni, una critica degna del nome, indipendente e libera, capace di sbrindellare il ciarpame, chiamandolo col suo vero nome: ciarpame, tanto nel campo della narrativa che della poesia; 3) non esiste nessun vero confronto, nessuna interazione se non marginale, coi modelli che altrove hanno creato e stanno creando opere destinate a rimanere nel tempo

    1) 2) 3) le quattro-cinque eccezioni per punto (ad essere buoni) non fanno che confermare la regola

  12. Pax99 scrive:

    Da Michele Mari a Tommaso Pincio a Giorgio Vasta a Giuseppe Genna a Walter Siti ecc. ecc. la letteratura italiana è fatta anche da scrittori molto bravi. Ognuno di quelli citati ha scritto a mio parere (tra altri e bassi) almeno un libro ottimo. “Un amore dell’altro mondo” e “Rosso Floyd” mi son piaciuti più dell'”Avversario” di Carrere, tanto per dirtene uno. Solo che dire una cosa del genere in Italia è scandaloso. Bisogna sempre gettare merda sugli altri per elevare se stessi.

    Caro Lalo Cura. Per intenderci su quello che lei dice, farei questo. Prenda i 10 scrittori italiani viventi che le piacciono di più (o che le dispiacciono di meno). E i 10 francesi, tedeschi, spagnoli. Li metta a confronto. Capirà che la letteratura italiana (così eccentrica e strana, con alti e bassi, appunto) ha più di una sorpresa da riservare.

    Io provavo a fare critiche costruttive. La sua è solo distruttiva.

    Inizi a organizzarlo lei, un premio decente. Con i gerundi (“bisognerebbe” “si dovrebbe” ecc.) non si arriva da nessuna parte.

  13. Lalo Cura scrive:

    Pax99: “Io provavo a fare critiche costruttive.”

    anch’io:

    “una soluzione c’è, a mio parere, drastica ma semplice: azzerare tutto il baraccone indecente dei premi e premietti che infestano il panorama nazionale e cominciare a ripensare un’idea altra di letteratura, dando spazio alle scritture che valgono davvero indipendentemente dalle logiche oscene del mercato e dei suoi alfieri e megafoni variamente distribuiti tra case editrici mainstream, pagine culturali dei quotidiani, blog compiacenti, accademia loffia e riviste di quart’ordine spacciate per santuari della critica”

    essendomi io espresso contro i premi letterari, lascio a lei l’onere di organizzarne non uno ma cento (dopo aver dato, magari, una controllatina ai gerundi)

    saluti

  14. giuseppe scrive:

    Che gli editori italiani – accanto a classici di valore – vendano robaccia che non merita di essere letta per valore letterario(cioè di autori noti come gente di spettacolo, del calcio, ecc.) per far soldi, salvo poi lamentarsi…

  15. Pax99 scrive:

    Già, invece gli editori inglesi e americani non lo fanno. Vatti a guardare le charts britanniche e scoprirai che il nuovo libro di Shakira vende 20 volte tanto il nuovo Martin Amis (che pure bello non è). Questa cosa accade (purtroppo) nel mondo, non solo in Italia. In Italia, in più, c’è anche una disabitudine alla lettura che non c’è nei paesi di tradizione protestante. Ma quanto alla colonizzazione delle librerie di monnezza. Questo per inquadrare meglio il fenomeno. Davvero, andatevi a vedere le classifiche internazionali.

    Negli Stati Uniti il primo libro in classifica della saggistica questa settimana è un manuale per perdere peso.

    In Italia il nuovo di Recalcati.

    Verificare per credere:
    http://www.ibuk.it:80/irj/portal/anonymous?NavigationTarget=navurl://88718a65e98ea7bd6c5e62fdb77a1954

    Chi sta messo peggio?

    Insomma ragazzi, la faccenda è complicata, spinosa, ma spesso (dati alla mano) viaggia per parametri diversi da quelli che si crede.

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