Marco Travaglio in Promemoria

I migliori pezzi degli ultimi anni… Manconi contro Travaglio

Per ingannare l’estate in città (coloro che ci son rimasti), la redazione di minima&moralia fa un gioco. Quali sono gli articoli più belli e divertenti scritti negli ultimi anni sulle pagine spesso così aride e prive di slanci non ridotti a semplici strillini dei giornali italiani? Allora è partito un giro di telefonate tra autori, amici, e altre creature senzienti informate sui fatti. Il primo pezzo che è venuto fuori (ben tre volte nel campione fortissimamente rappresentativo di 19 telefonate) è questo di Luigi Manconi su Marco Travaglio uscito sul “Foglio” nell’aprile del 2013. Poi Travaglio rispose sul “Fatto” eccetera. Due redattori di m&m a cui Travaglio piace temevamo si arrabbiassero e invece no. Speriamo di avere tempo e forza per continuare col giochino. Buon agosto.

di Luigi Manconi

“E’ così virtuoso che per lui la vita stessa è un vizio” (Georg Büchner)



Palesemente, a Marco Travaglio je rode. Quando mi capita di scrivere di lui, qualche amico caro eccepisce: quello non ti si fila nemmeno. Anch’io pensavo così, all’inizio, ma ho dovuto ricredermi: quello mi si fila, eccome se mi si fila, e replica rintuzza respinge recrimina. Come un forsennato. E la sola spiegazione è quella appena detta: je rode proprio. Aiutato da acribiosi esegeti, sono arrivato a concludere che quanto segue è ciò che Travaglio proprio proprio non sopporta.

1. La critica di essere un amorale (e, talvolta, un immorale), truccato da moralista. Il moralismo, si sa, può avere una sua funzione virtuosa, ma solo fino a quando è espressione di una concezione tragica dell’esistenza, segnata da un profondo pessimismo sulla natura dell’uomo e sulla sua vocazione al male. Che alla radice vi sia il peccato originale o l’identità antropologica, è la fallibilità dell’individuo e la sua vulnerabilità alle tentazioni del mondo a costituire la sostanza “umana, troppo umana” della persona.

In Travaglio nulla di tutto ciò: il suo occhio che osserva è, piuttosto, la coda con cui l’Inquisitore si fa Giudicante e sentenzia “quantunque gradi vuol che giù sia messa” (l’anima colpevole). A quel punto il moralista già si è fatto immorale, perché si presuppone irriducibilmente estraneo alla fragilità umana e al di sopra di essa. Egli è il titolare del Bene e, non conoscendo il conflitto tra questo Bene e il Male, esercita una mera funzione giudiziaria e finisce col non vivere alcuna vita morale.

2. La critica di scrivere male, malissimo. La scrittura di Travaglio è, alla lettera, questurina. E non perché la sua fonte principale sono i verbali di polizia, gli interrogatori e le intercettazioni. Piuttosto, la sua è una scrittura giudiziaria nel senso sopra detto: perché è, appunto, quella di un moralista che fatalmente diventa immorale, dal momento che non conosce le lacerazioni della vita reale, bensì solo i codici che vorrebbero imprigionarla.

Ne discende inevitabilmente un vocabolario povero e sciatto, ordinario e cupo e una prosa ferrigna e claustrofobica. Per accenderla, Travaglio è costretto a ricorrere, come i piccini, all’esplosione di miccette: “coglioni” e “dementi” e così via, spensieratamente.

3. La critica di far ridere poco, pochissimo. Da un sessantennio, il linguaggio comico italiano si divide in due canoni principali: a) il Raccontatore di barzellette; b) il Deformatore di cognomi. Al primo canone appartengono Walter Chiari (il più grande), Carlo Dapporto e Gino Bramieri. Di questo filone Silvio Berlusconi rappresenta l’epigone compulsivo e malinconico.

Al secondo, vuole la leggenda che appartenesse Palmiro Togliatti (ma, come direbbe un passatista, allora ci si divertiva con poco): e tutti – confessiamolo – ne siamo stati partecipi e vittime (figuriamoci uno il cui cognome termina in oni). Poi, si diventa più o meno adulti. Il puer aeternus Travaglio no. Scrive: Al Fano, e c’è chi si scompiscia dal ridere.

4. La critica di essere gerontofobo. Glielo ha rimproverato anche Michele Santoro, ma lui nega e dice di “adorare gli anziani” e tuttavia di volerli pensionare. Il problema (suo) è che l’insofferenza verso i vecchi è ricorrente e sembra dovuta all’avanzare dell’età (sua). Travaglio ha cinquant’anni e, palesemente, non li vive bene. Stavo per aggiungere: e perde vistosamente i capelli. Ma chi scrive, quanto a handicap, sta molto peggio, e, dunque non accennerò alla sua “fronte inutilmente spaziosa” (Fortebraccio).

5. La critica di essere speculare a Berlusconi. Travaglio si picca di esserne un acerrimo avversario. Ma, per dubitarne, basta aver visto il confronto tra i due nel corso di Servizio Pubblico. Spiace ripetersi, ma quella parola sporcacciona (inciucio) che gonfia indecentemente le gote di Travaglio quando parla di “larghe intese”, definisce magnificamente la simbiosi perfetta tra Berlusconi e Travaglio: stessa accidia morale (ilare nel primo, tetra nel secondo), il medesimo sospetto per la complessità del pensiero, l’analoga insofferenza verso le contraddizioni e le aporie dell’esistenza.

6. La critica di essere il lupo che accusa l’agnello. Domenica scorsa, Travaglio ha scritto un fondo che, più che un articolo, è una cartella clinica: l’uomo è palesemente provato. E reagisce rabbiosamente (“topi di fogna”) verso chi ha utilizzato il metodo Travaglio contro Travaglio, a proposito di un certo “traffico d’influenza” gestito dallo stesso Travaglio.

Mi indigno anch’io: come non vedere, dietro tutto ciò, lo zampino di Berlusconi che, al solito, la butta in caciara per affossare la legge anti-corruzione (che prevede, appunto il “traffico d’influenza”)? Ma questa vicenda è sommamente istruttiva. Nel denunciare il suo immotivato coinvolgimento in una storia di hackeraggio, Travaglio ricorre a tutti (ma proprio tutti) gli elementi linguistici e drammaturgici e quelli mitico-paranoici, che alimentano le sue leggende criminali.

Non c’è termine, dettaglio o circostanza da lui utilizzata nella indefessa attività di character assassination e di edificazione di complotti, che oggi egli non attribuisca ai due giornalisti che, in questa circostanza, hanno scritto di lui.

7. La critica secondo la quale nessuno “gli vuole bene”. Altroché, se mi vogliono bene, replica Travaglio: “se Manconi si informasse, potrebbe avere brutte delusioni”. Ditemi voi se una risposta del genere non segnali una grave forma di stress psicofisico. Ma se, il “voler bene” viene considerato nell’unico significato che qui interessa (quello pubblico-politico) risulta eloquente che nelle Quirinarie, e in altre simili competizioni, Travaglio finisca ultimo (mentre Emma Bonino, da lui costantemente insolentita, gli fa ciao dalle primissime posizioni).

Probabilmente, a Travaglio sfugge che, più che “volergli bene”, molti lo temono: come, negli anni ’70, molti temevano il Candido di Giorgio Pisanò, del quale Travaglio riproduce puntualmente gli stilemi satirici.

8. La critica che il suo furore contro il Pd sia così “di destra” da impedirgli di denunciare iniquità grandi e piccole. Travaglio replica richiamando centinaia di articoli sul Fatto. Ma io ho parlato di lui, non del Fatto. Che è altra cosa. Antonio Padellaro scrive cose che non condivido, ma è un’analista acuto. Furio Colombo è un uomo di passioni e contraddizioni, ma libero.

Paolo Flores, maleducatissimo nelle relazioni personali, è tuttavia persona colta e coerente. Travaglio è una perfetta manifestazione del narcisismo nell’epoca della “rottura degli specchi”.

P.s. Ora però basta. Deve smetterla, Travaglio, di importunarmi, di inviarmi sms e mail e di insistere: “parliamone”. Parliamo, ma di che? Non posso più perdere tempo e devo dedicarmi allo studio dell’ocarina. Se ci riprova, chiamo i carabinieri. Sono di sinistra e, tuttavia, uomo d’ordine.

Commenti
18 Commenti a “I migliori pezzi degli ultimi anni… Manconi contro Travaglio”
  1. Lalo Cura scrive:

    travaglismo e manconismo sono due effetti, collaterali e simmetrici – uno da destra (acclarata) e l’altro da (una sé-dicente: i.e. annacquata e frou-frou) sinistra – di uno stesso processo (irreversibile): la metastatizzazione senile dell’agonizzante (ex) intellighenzia democratico-borghese

    più che pro-muovere il/al riso (scotto), lo scambio (di salu/t/m/i), vista anche la “qualità” intrinseca dei “contenitori” che lo ospitano, induce al consumo compulsivo (con relativa dipendenza) di dosi massicce di maalox

    o.t.

    cara redazione, potreste spiegarmi (così, en passant) cosa significa l’espressione “ingannare l’estate in città (coloro che ci son rimasti)”?

    visti i molteplici impegni da cui, in qualità di scrittori e di intellettuali benemeriti, siete quotidianamente gravati, evito di farvi perdere tempo prezioso chiedendovi ulteriori lumi in merito al “primo pezzo… che è un pezzo” o all’uso “creativo” di grammatica e sintassi che caratterizza in modo particolare il secondo e il sesto periodo del cappello (o della cappella) introduttivo/a

    grazie (sperando che continuate a continuare col giochino)

    lc

  2. La Redazione scrive:

    Lalo!
    Hai ragione, le ripetizioni erano stucchevoli. Te ne ringraziamo. Grammatica e sintassi invece son fatte apposta. Ci metteremmo a spiegarti anche perché, ma l’orecchio c’è o non c’è e poi nell’arte di inculare mosche sei imbattibile, così (lialescamente, al secolo Negretti Odescalchi Cambiasi) ci prostriamo alla tua autorità trapuntata di Maalox e di lillà riservandoci il gol della bandiera.

  3. Lalo Cura scrive:

    cara redazione, vedi, per te è una questione di “inculare le mosche” (è un’attività benemerita anche quella, perché disprezzarla?, oltretutto potrebbe rivelarsi uno sbocco professionale – post “occupazion”-ale – proficuo, una vera valle di gratificazioni), per qualcun altro, invece, si chiama “rispetto del lettore”, elementare attenzione verso chi, leggendoti, e criticandoti quando è il caso, ti permette ogni giorno, con la sua presenza, di andare in giro col distintivo di “uno dei dieci blog più importanti della rete”

    costa molto rileggere, prima di mettere on line un post o (come in questo caso) un test(icol)o qualsiasi? non credi che la scrittura in rete abbia la stessa dignità della comunicazione sui giornali o su rivista, e che trattarla come un goliardico diversivo sia solo indice di cialtronesca e sciatta sicumera? (quest’ultima domanda non è rivolta certamente a quei due o tre redattori che a quel “rispetto” hanno sempre mostrato di tenere, perchè, guarda caso, molti dei lettori del blog sono anche lettori dei libri che pubblicano…)

    ciao, ti lascio, vedo avvicinarsi uno sciame di ditteri e voglio farmi trovare coi preliminari già fatti

    lc

    p.s.

    il maalox era riferito al contenuto dello scambio di cui dài conto nel post

    p.s.s.

    spero che continuate a continuare a rispondere alle sollecitazioni dei lettori – grazie

  4. La Redazione scrive:

    Cura!
    e infatti reclamavamo solo un gol della bandiera.

    Vuoi ragionare seriamente? Allora la questione è questa. Se ti fossi rivolto in modo gentile, ti avremmo ringraziato e ci saremmo scusati della ripetizione (capita anche nelle migliori famiglie, figurati qui a minima&moralia).

    Il tono del tuo messaggio era tutt’altro che gentile, era al contrario astioso e irrisorio. Insomma, ci prendevi per il culo. Poi – a presa per il culo restituita – invochi il rispetto del lettore.

    E sì, pensiamo che la dignità debba essere la stessa di giornali e riviste cartacee. In più, a differenza dei giornali e delle riviste, per leggere qui non devi sborsare un euro. Ancora (esattamente come accadrebbe se scrivessi per prendere per il culo i redattori di un quotidiano per un errore) ti viene pubblicato il commento e ti viene risposto in tempo quasi reale.

    Motivo in più, magari, per essere un pochino più gentile. Non credi? Noi no: la gentilezza non dovrebbe costare nulla a prescindere.

    Cordialità.

  5. filippo scrive:

    rispetto e applausi a m&m

  6. Lalo Cura scrive:

    (ho chiesto un attimo di tregua alle mosche, sono veramente tante e il lavoro si fa più duro del previsto… ne approfitto per rispondere)

    cara redazione, va bene tutto tranne una cosa – e non ti sarà difficile concedermela: nessun “astio”, non mi appartiene, tanto meno “irrisione”: al mio paese si chiama ironia, satira (la stessa che ho usato, ad esempio, inserendomi due o tre volte nello “scambio” raimo-morici di qualche settimana fa – uno scambio che proprio di ironia e di satira si nutriva)

    per il resto: non ho invocato il “rispetto del lettore” a “presa per il culo restituita” (quella è sempre già messa in conto quando inizio a scrivere, te lo assicuro): ho solo cercato di spiegare il “perché” di quella che tu chiami “presa per il culo”: quante volte vi è stato fatto notare, e da parecchi lettori, che taluni post risultano pieni di refusi e sbadataggini male assortiti? la risposta?: il copia-incolla selvaggio di articoli, senza un minimo di rilettura da parte di chi pubblica (fatte salve le eccezioni, etc.)

    vabbe’, sono imperdonabilmente o.t…. il rimanente in un contesto più appropriato

    saluti

    lc

  7. Lalo Cura scrive:

    ecco, dimenticavo: anch’io sono un fan e, quindi, mi unisco al coro: rispetto e applausi a m&m (e con tanto, tanto anore)

    lc

  8. La Redazione scrive:

    Va bene, pace fatta. Non è a invocare scusanti, ma è il 13 d’agosto e qui stiamo ancora a postare. I refusi ci sono pure sui quotidiani, ma questa non vuole essere un’attenuante. E comunque… non è che facciamo copia e incolla selvaggio. Chiediamo prima le autorizzazioni agli autori e/o alle testate, oppure (come nel caso dello scambio Amazon/Hachette) traduciamo di nostro pugno. Sì, con un po’ di fretta certe volte, perché è l’unica strada tra postare un pezzo e non farlo (tra chiedere autorizzazioni, impaginare, trovare immagini ecc., tutto fatto ovviamente nel tempo libero). Vedi oggi, ci siamo davvero messi a fare ‘sto gioco, abbiam fatto le telefonate e quando è spuntato tre volte Manconi, ci siamo affrettati a fare tutto il resto. A quel punto erano passate ore. Comunque, cerchermo di sbagliare il meno possibile. E magari anche di fare giochi meno faticosi! Ciao, abbracci, buon ferragosto.

  9. Mauro scrive:

    Se la redazione di un blog che, credo, ha a cuore la scrittura accredita come “miglior pezzo” questa tristissima esibizione polemica tra un uomo di servizio d’ordine e un questurino, infarcita di luoghi comuni concepiti come spiritosi (l’uomo palesemente provato, la grave forma di stress psicofisico, i capelli che cadono e la fronte spaziosa) con una chiusa che suonerebbe patetica anche in un tema della maturità (l’ocarina!) siamo alla frutta. Questo è il gusto montante della nuova generazione dei più brillanti scrittori/lettori dell’ Italia di oggi? Di questo passo, dopo quello di Scalfari, ci troveremo con un altro Meridiano antologico con i pezzi di Travaglio e Manconi e Furio Colonbo e Flores d’Arcais e Curzio Maltese?
    Se è così a noi anziani lasciate almeno le biblioteche e qualche vecchia annata, magari del Giorno o del Corriere, dove rileggere, perché no, a giorni alterni, Bocca e Montanelli, tanto per dire due di quelli che hanno usato la penna come una spada, ma mai come una clava o un manganello come fanno questi tetri picchiatori della lingua italiana.

  10. Dinamo scrive:

    Signor Mauro, se lei cerca uno stacco tra la vecchia e la nuova guardia, diciamo così, a mio avviso sbaglia di grosso ad andare a prendere un Montanelli o un Bocca che seppure un pelo più su di Travaglio, Gomez ecc, sono i loro genitori diretti, scrittori trascurabilissimi e pensatori di nessun peso. Lo stocco vero lo si ha paragonandoli all’intelligenza, all’etica e alla visione della società che avevano Leonardo Sciascia o Giancarlo Fusco o Ennio Flaiano o Giampaolo Rugarli per dirne alcuni, che pure hanno fatto per certi periodi giornalismo in senso più tradizionale, e tacendo le altre grandi menti (penso ai corsivi di Manganelli). Lo stacco è da cercare lì, credo io.
    Se vogliamo invece rimanere ai giorni nostri e non scomodare sedie così pesanti, per seppellire (dialetticamente ed eticamente parlando ovviamente) uno come Travaglio o Padellaro o Gomez o Scanzi bastano due righe scritte colla benda e colle mani legate di Prospero o di Adinolfi che infatti quando incontrano il giornalista italiano più bravo secondo Vittorio Feltri (ovvero: Marco Travaglio) lo asfaltano mettendo a nudo in maniera completa (se proprio proprio ci fosse bisogno di conferma) la sua natura di più destroide e rancoroso gazzettiere italiano…

  11. Daria scrive:

    …a me, linguisticamente parlando, il pezzo di Manconi sembra molto buono. Un sacco di spanne sopra le cosiddette buone penne del giornalismo italiano di questi anni.

  12. Mauro scrive:

    Gentile Dinamo, volutamente avevo escluso gli scrittori prestati al giornalismo: infatti quello che io sostengo è proprio: cosa c’entra la scrittura con il pezzo sopra pubblicato? Ma visto che lei propone il tema suggerisco gli inarrivabili “migliori pezzi” di Alberto Savinio raccolti e pubblicati da Sciascia per Garzanti. Dopo di che preciso che non c’è l’ho con Manconi, neanche quando fa il critico di musica leggera, e nemmeno con Travaglio cui riconosco una notevole efficacia televisiva (compagno, quanto a scaltrezza, di Santoro che se lo è subito accaparrato). C’è l’ho casomai con chi li prende e li propone a modello di scrittura giornalistica, fosse anche soltanto di giornalismo politico. Per fare due nomi che conoscono tutti, Michele Serra e Pierluigi Battista, per rimanere tra i giornalisti non scrittori, già se la passano meglio, a mio parere. Invece i nomi che lei propone a malapena so chi siano, francamente.

  13. Mauro scrive:

    Ce, non c’è, naturalmente. Ps per Daria: lei ha ragione e non discuto il suo gusto, magari è proprio vero che “negli ultimi anni” non è uscito niente di meglio di questo sui giornali italiani. Io non ci posso credere, e allora mi oppongo.

  14. anna scrive:

    @m&m

    Io vorrei continuare a volervi bene, ma se fate di questi scherzi diventa impossibile!
    Buon Ferragosto!

  15. maria scrive:

    Se mi posso permettere, da banalissima non intellettuale, ma di sinistra, avrei una mia privata interpretazione di Travaglio come visto da Manconi, che a mio avviso centra il bersaglio, ma non per i motivi che crede.
    Travaglio è un liberale, cioè è di destra *non* fascista. L’ideologia liberale ha due dogmi principali: la legalità (the rule of law) e l’economia che di massima si autoregola mentre lo stato pone paletti ma non interviene. Tra parentesi voglio dire che il liberalismo in economia è paradossale. Se lo stato porre deve paletti per aiutare l’economia a autoregolarsi è perché l’autonomia non si autoregola di suo (come credono i liberali), ma tende in assenza di controlli a scadere verso il monopolismo. E il porre paletti è comunque intervenire, quindi a mio avviso il liberaliasmo può tendere a due esiti: (a) liberismo sfrenato, con gli svantaggi sotto gli occhi di tutti; (b) liberalismo di sinistra, liberal socialismo, qualcosa nel quale i diritti delle persone (la legalità) vengono prima dell’economia e degli interessi del capitale. Penso al modello degli stati scandinavi, dove la legge si rispetta e la legge è che lo stato ti protegge nei tuoi diritti individuali.

    Comunque per tornare a noi, la legalità non può mai voler dire che la legge è al di sopra delle persone, bensì che la legge lavora per le persone. La legge non è perfetta. Talvolta può capitare che per salvare o aiutare qualcuno qualche legge possa venir violata (non è il caso di quei politici dei quali parla travaglio: quelli la legge spessono se la mettono sotto i piedi ma non certo per nobili motivi). Penso alla marcia del sale di Gandhi, ad esempio, o più in genere alle forme di disobbedienza civile. Travaglio invece non considera mai la legge come imperfetta, bensì la idolatra e cerca di non cedere alla fragilità umana bensì di tenersi al di sopra di essa. Non è un moralista, ma uno che crede di poter essere durissimo con gli altri perché applica le stesse leggi e criteri prima di tutto a se stesso (appunto i liberali doc credono nel rule of law prima di tutto e su tutti). E’ per questo che si infuria quando gli si dice che anche lui è come tutti gli altri, perché onestamente lui sa di stare cercando di tenersi al di sopra di quelli di cui scrive. Una faticaccia improba e mi chiedo se ci riesca sempre. Nella vita privata deve mancare probabilmente di senso dell’umorismo, e detesta i paradossi a mio avviso.

    Buon ferragosto

  16. maria scrive:

    Troppi bensì e frasi troppo lunghe con ripetizioni sparse mi appello alla clemenza della corte sono le 2.30 am.

  17. giusy bartolini scrive:

    Ma andate tutti a travagliare!

  18. Dinamo scrive:

    Gentile Mauro, il livello (i livelli) sono bassi, è dunque abbastanza normale che la scrittura di Travaglio, proprio per la sua enorme esposizione televisiva e la natura strumentale delle sue narrazioni, si impone come modello giornalistico a livello popolare; e a questo punto pure “intellettuale”. Sono d’accordo quindi con lei che bisognerebbe ignorarlo, o proporre altre scritture e descrizioni o negazioni del mondo (e a quel punto si può mischiare scrittori e giornalisti a piacere visto che su un piano meno evidente la “lotta” è la tra chi crede e fortifica e chi miscrede e contraddice il mondo di narrazioni che ogni giorni gente come Travaglio ci apparecchia davanti); oppure basta perdere qualche minuto ad analizzare il suo stile e i suoi contenuti per capire che sono deboli e mal destri entrambi, oltreché dannosi – del resto più per le parti politiche che di volta in volta ha appoggiato che altro – e impantanati di assurde pretese dogmatiche.
    Queste sono le cose che gli scrittori che avevo citato (e ovviamente c’è posto per Savinio, per Pasolini, per Gadda, Landolfi ecc) hanno fatto e fanno quando li leggiamo.

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