I ragazzi del fiume che non porta al mare

Pubblichiamo una bella recensione di Cesare Segre, uscita sul Corriere della Sera, del nuovo romanzo di Alessio Torino, Tetano.

di Cesare Segre

In un paese dell’Appennino, sulla linea della corriera Roma-Rimini, alcuni ragazzi costituiscono un gruppo molto unito, cui via via si avvicinano i più strani tipi che si possono incontrare al bar o in angoli selvaggi lontani dall’abitato. il gruppo s’inventa iniziative e imprese fine a se stesse: soprattutto la costruzione di una zattera, denominata Grande Troia, che regolarmente affonda non appena costruita, costringendoli ogni volta a un nuovo impegno per la ricerca di materiali più adatti, che vengono rubacchiati qua e là.

Nessuno pensa, o confessa, che comunque la zattera non può navigare verso i lontani orizzonti vagheggiati, perché il torrente su cui dovrebbe galleggiare s’immette in una diga. Conati di fuga e baratri di frustrazione. L’avventura va dunque cercata non in un irraggiungibile altrove, ma nel paese e nei boschi, che, come i ragazzi scoprono o credono di scoprire, sono battuti da individui temibili, che li inseguono e li minacciano per sabotare le loro iniziative.

Questo l’ambiente descritto da Alessio Torino nel romanzo Tetano. Torino, autore di Undici decimi (Italic-Pequod 2010), che vinse il Bagutta opera prima, è latinista a Urbino, e studioso di Plauto, da cui forse ha imparato il rigore linguistico. Ma qui dà anche prova di rigore costruttivo: il romanzo altema callidamente i tempi, così che i personaggi sono di solito raccontati come ragazzini, ma talora appaiono ormai diventati adulti, e con figli, e la storia si polarizza fra il personaggio soprannominato Tetano e il narratore.

La vicenda che fa da connettivo è la morte del padre di Tetano, straziato dal cancello elettrico della vetreria in cui lavora, centro e punto di riferimento del paese. Il trauma per il tragico episodio, oltre a procurare a Tetano una poco solenne dissenteria, gl’impedisce di accettare la morte del padre, e tutto il paese asseconda con pietose invenzioni il suo autoinganno.

Il narratore vorrebbe portare l’amico alla verità, ma al momento buono non osa. Tetano pare ormai incistato nel suo mondo fantastico, impegolato nelle storie e nelle superstizioni del paese, mentre il narratore pensa di avere ormai compiuto lo strappo, e abbandona alle ruspe di un’impresa stradale la casa dei nonni, ricettacolo di ricordi e di affetti. Poi le posizioni tornano a cambiare. Tetano eredita il posto del padre alla vetreria, e il narratore ha l’impressione d’essere rimasto lui l’unico Tetano. Ma i cimeli, i ricordi, come salvarli e perché? «E così poco quello che possiamo portare in salvo. E così danneggiato». Eppure questo poco tanto danneggiato costituisce un legame inscindibile e straziante con il paese dell’infanzia.

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