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A Torino, dove c’era una baraccopoli: “I ricordi del fiume”

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Esce oggi al cinema il film documentario I ricordi del fiume. Il pezzo che segue è uscito sul Venerdì.

La baraccopoli del Platz l’hanno scoperta abitando lì vicino, nella periferia nord di Torino, a poche centinaia di metri dal fiume Stura.

“Con mio fratello abbiamo abitato per tanti anni lì vicino, io ci abito ancora”, racconta Gianluca De Serio, nel 2011 regista insieme al fratello Massimiliano del film Sette opere di misericordia e oggi del documentario I ricordi del fiume, presentato fuori concorso all’ultimo Festival del cinema di Venezia. “Ci passavamo davanti tutti i giorni per andare verso il centro e vedevamo famiglie intere che si spostavano da lì lungo il fiume, per prendere l’acqua o la benzina, con i materassi, gli elettrodomestici, i carretti pieni di rifiuti pescati nei bidoni. Ci chiedevamo come fosse lì dentro. Che cosa ci fosse innanzitutto. Ci incuriosiva perché è un luogo che abbiamo visto crescere. Prima era un piccolo insediamento di poche baracche, poi nel giro di dieci anni si è ingrandito fino a diventare una città labirinto”.

Qualche anno fa, insieme ad alcuni amici appassionati di cinema, i De Serio hanno fondato un luogo ancora più vicino al Platz che si chiama il Piccolo Cinema Società di Mutuo Soccorso Cinematografico, e aiutando alcune associazioni di volontariato finalmente sono riusciti a entrare e a conoscere qualche famiglia, decidendo di girare lì un paio di scene di Sette opere di misericordia.

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Il Platz adesso non esiste quasi più, smantellato nel febbraio del 2015 insieme ai suoi abitanti, rimandati in parte in Romania, in parte finiti in alloggi di fortuna, o trasferiti in case nuove. Alla notizia dello smantellamento, i fratelli De Serio hanno deciso di farne un documentario.

Più di un anno e mezzo di riprese e oltre duecentocinquanta ore di girato (dentro la baraccopoli e in parte anche in Romania, seguendo alcune famiglie rimpatriate dopo lo smantellamento) da cui è nato un magnifico documentario che degli abitanti del Platz racconta la vita quotidiana e poi i giorni dello sgombero con sguardo attento e generosità da entrambe le parti (registi e protagonisti).

“Il vero protagonista del film è un luogo geografico”, dice ancora Gianluca, “che si nutre di uomini, di donne, di bambini, di vecchi. Una specie di mostro urbano che si è nutrito per anni dei lori ricordi, nascosto alla nostra vista dalla boscaglia che divide la strada dalla baraccopoli. Girando il film è come se ci fossimo immersi nella pancia di questo mostro, o nella testa, nella sua memoria”.

Una memoria che si presenta corale, già nella realtà e non solo nella sua rappresentazione. “Quello che ci guida nelle scelte estetiche”, dice Massimiliano, “è con cosa e soprattutto con chi abbiamo a che fare. È chi abbiamo incontrato nel nostro percorso che ci permette di trovare un linguaggio che sia condiviso. Nei Ricordi del fiume ci siamo trovati davanti a una situazione labirintica, fatta di tante vite, case, volti, che si concedono per poco e poi spariscono. Il fiume era già corale nella sua natura, a prescindere dalle scelte di regia o di montaggio. Ed è stata proprio questa sua natura labirintica a guidarci”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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