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“I segnalati” di Giordano Tedoldi: un altro mondo possibile

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Questo pezzo è uscito su la Repubblica. (Immagine: Relation in Time, Marina Abramovic.)

Da qualche tempo circola l’idea che si scrivano storie per indicare la differenza tra bene e male. Da questo abominevole proposito discendono i romanzi degli adolescenti malinconici, degli amori irredimibili, ma soprattutto del crimine, l’indagine, il commissario. Insomma tutta la letteratura cripto young adult che ci stiamo sorbendo in questi anni. Per questo motivo, saluterei con entusiasmo il romanzo di esordio di Giordano Tedoldi, I segnalati (Fazi).

Adulto, fallace, ambiguo. Non ci sono innocenti, nel romanzo di Tedoldi, ma neanche colpevoli. Piuttosto un diffuso senso di colpa, tanto invincibile quanto insensato, che si fa meccanismo narrativo. La storia si apre su una partitella di pallone tra ragazzini schiamazzanti, sotto il terrazzo di una sgarrupata casa del centro di Roma. Dove abita Fulvia. Un ragazzino, Ruggero, ha un incidente: inverosimile, abnorme. Lei, la ragazza con le all star rosse e moltissimi talenti inutili, se ne assume la responsabilità. Inizia così un percorso di espiazione immotivato e terribile, lungo il quale Fulvia viene accompagnata dal protagonista e voce narrante, amico e amante, del quale non sappiamo il nome.

Lui è appassionato di musica classica e il romanzo straborda di dischi, concerti, musicisti. Tra questi l’indimenticabile maestro Spitta-Sordello, fascista e cieco, che vive ai Castelli e compone musica incidendo le note sulla carta, tagliando le asticelle con una svastica. Compare uno strumento inusuale e bellissimo, un doppio aulos ricavato da un pezzo di legno portato dal mare sulla spiaggia di San Sebastian. Poi scompare. Così come il pugnale detto Regina Nigra, che fu del piccolo Ruggero, e passa di mano in mano. Entrambi “aiutanti magici” di questi eroi esausti, le cui vite, recite surreali, sono orientate da criteri assurdi, devote a riti imbarazzanti, ridicoli. I segnalati, così come nell’opera di Franz Schrecker, alla quale il titolo di Tedoldi si riferisce, sono uomini e donne portatori di deformità, fisica o morale. «Dicette ‘o signore: guardati dai segnalati miei», dice un proverbio napoletano citato dall’autore.

Gente strana, storpi, froci, marchettari: infidi. Una Roma marcia e imprevedibile. La lingua di Tedoldi è lontanissima dal moscio mimetismo giovanile. È ricca e lavorata, la sintassi è gonfia, ambiziosa, mai paratattica e percussiva, larga ma sempre esatta. La trama procede – ci sono misteri e amori e assassini – sempre attraverso rimandi misteriosi. L’atmosfera è perennemente satura, malsana, pervasa da un sentimento del perturbante, quell’Unheimliche stabilizzato da Freud. Niente è singolo o manifesto, tutto è insieme familiare ed estraneo, ora e prima. Ne I segnalati ci sono doppi, rimossi che affiorano, gesti che si ripetono meccanicamente, déjà vu, luoghi che si manifestano come apparizioni. È uno spazio nevrotico, una Wunderkammer che non si vorrebbe mai abbandonare. Dove niente è mai del tutto vero o falso, vigile o ipnotico, doloroso o piacevole. Tutto è dissolto, discontinuo, plurale. “Anarchia degli atomi” la chiamava Musil.

Elena Stancanelli (1965) è nata a Firenze, dove si è laureata in Lettere moderne. Vive a Roma, dove ha frequentato l’Accademia d’Arte Drammatica. Ha esordito con il romanzo Benzina (Einaudi 1998), seguito da Le attrici (Einaudi 2001), Firenze da piccola (Laterza 2006) e A immaginare una vita ce ne vuole un’altra (minimum fax 2007). Il suo ultimo romanzo è La femmina nuda (La nave di Teseo 2016), finalista al Premio Strega. Collabora con il quotidiano la Repubblica.
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