“I signori Invalsi” (Prima parte)

ovvero per una nuova filosofia della valutazione (ripensare la valutazione nell’orizzonte di senso filosofico dell’educazione: critica ragionata e vissuta ai criteri delle prove INVALSI)

di Adriana Presentini

Premessa

Il mio intervento al convegno è frutto quasi estemporaneo, o comunque non previsto, di un lavoro svolto con la mia classe seconda primaria, a partire dal capovolgimento dell’ottica delle prove INVALSI di Italiano di quest’anno. Ho provato semplicemente a fare, sul testo delle prove INVALSI, il lavoro didattico-educativo che propongo sempre a partire da testi letterari, e che include anche, naturalmente, l’aspetto valutativo, ma con criteri assolutamente ‘altri’ rispetto a quelli utilizzati dalla suddette prove. Poiché il lavoro svolto ha dimostrato, a mio avviso, che i criteri delle prove ‘Invalsi’ sono completamente inadeguati e addirittura fuorvianti rispetto alla valutazione e al discorso educativo che sempre la valutazione deve sottendere, ecco nascere in me l’idea di portare il mio lavoro al Convegno. Oltretutto la questione ha in qualche modo a che fare con il tema del Convegno (Necessario e superfluo nell’attività filosofica con i bambini), oltre al fatto che da sempre mi sta a cuore portare l’attenzione sul necessario coinvolgimento dell’aspetto valutativo nell’attività filosofica. Nel mio intervento tenterò di riassumere il lavoro svolto portando l’attenzione sui punti nodali della questione.

Tre cose intendo dimostrare: 1-Che i criteri delle prove INVALSI sono assolutamente inadeguati al rilevamento degli apprendimenti; 2-Che la valutazione, rigettando i criteri di semplice giudizio, è parte imprescindibile (e dunque necessaria) della pratica filosofica. Così come la pratica filosofica è strumento e contenuto irrinunciabile e necessario della didattica e dell’Educazione; 3-In questo senso la valutazione gioca un ruolo di trait-d’union, di collegamento, di nodo nevralgico fra l’attività filosofica e l’attività didattico-educativa; poiché la valutazione, in qualità di processo osservativo e auto-osservativo è atto di esimio ascolto e auto ascolto e la pratica filosofica offre continuamente il terreno di coltura più idoneo allo sviluppo del percorso educativo.


Il testo della prova di lettura e comprensione INVALSI (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione)

“La forza del moscerino. Una favola morale… con più punti di vista”

La storia.

Sara la formica e le sue sorelle tornavano a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Sara spingeva un chicco di grano, Mara una briciola di pane e Lara, la più forte, una spiga d’orzo tutta intera. Arrivarono all’entrata del formicaio, ma lì trovarono una sorpresa: l’ingresso era ostruito da una pietra grigia, enorme e liscia. Sara girò intorno al grande sasso per cercare un buchetto da cui entrare, ma fu tutto inutile: non c’era nemmeno un passaggio piccolo piccolo! La pietra copriva perfettamente l’entrata. Le tre sorelle si misero a spingere la pietra con tutte le loro forze, ma il sasso non si spostò nemmeno di un pochino così. Spinsero da destra, da sinistra, da dietro, da davanti, di lato, di traverso… Ma la pietra liscia era troppo pesante e non si mosse di un millimetro. Le formiche erano sudate e stanche, mentre l’entrata della loro casa era sempre chiusa. In quel momento un ronzio leggero fece alzare la testa alle tre sorelle. Era un moscerino, che si fermò proprio in cima al sasso. “Posso aiutarvi?” chiese. “Non credo” rispose Sara. “Se non riusciamo a spostare questo sasso noi tre robuste formiche, non vedo che cosa potrebbe fare un esserino deboluccio come te!” Il moscerino sorrise: “beh, per esempio, potrei dire alla chiocciola svegliarsi e spostarsi da qui!” Poi si posò sul sasso liscio e chiamò ad alta voce: “Chiocciola! Chiocciola! Svegliati! Stai dormendo sul formicaio delle mie amiche formiche!” A quelle parole, dal sasso (che non era un sasso) uscirono un lungo colo e un paio di occhietti ancora addormentati. “perdonatemi!” si scusò la chiocciola sbadigliando. “Non me n’ero accorta! Me ne vado subito!” Così dicendo, si mosse e con calma spostò il suo guscio e liberò l’ingresso del formicaio.

Il questionario a risposta multipla

Le domande seguenti si riferiscono al racconto che hai appena letto. Cerca di rispondere a tutte le domande rileggendo il racconto se necessario.

A1. Sara, Mara e Lara sono

A. tre amiche

B. tre formiche

C. tre bambine

D. tre mosche

A2. Che cosa trasportano Sara, Mara e Lara?

A. Erbe,grano e foglie

B. Vermetti, spighe e briciole

C. Grano, pane e orzo.

D. Pane, foglie e chicchi.

A3. Da che cosa si capisce che Lara era la più forte?

A. Era la più grande delle tre

B. Lavorava più di tutte

C. Portava il suo carico da sola

D. Spingeva il carico più pesante

A4. L’ingresso era “ostruito” significa che l’ingresso

A. era stretto

B. era enorme

C. era nascosto

D. era chiuso

A5. Indica quale caratteristica non ha la pietra del racconto.

A. Grigia

B. Pesante

C. Ruvida

D. Grandissima

A6. Qual è il primo tentativo che fa Sara per entrare nel formicaio?

A. Cerca di sollevare la pietra

B. Fa rotolare la pietra per liberare l’ingresso

C. Cerca un passaggio girando intorno alla pietra

D. Scava un buco sotto la pietra

A7. Leggendo”Spinsero da destra, da sinistra, da dietro, da davanti, di lato, di traverso…”, che cosa ti viene da pensare?

A. Le formiche hanno fatto tutti gli sforzi possibili

B. Le formiche si arrampicano da tutte le parti

C. Le formiche hanno lavorato senza mai fermarsi

D. Le formiche sono insetti sempre in movimento

A8. Cosa vuol dire che la pietra “non si mosse di un millimetro”?

A. La pietra non si spostò molto

B. La pietra si spostò di un millimetro

C. La pietra non si spostò per niente

D. La pietra si spostò di poco

A9. Perché le formiche “erano sudate e stanche”?

A. Perché avevano fatto molta fatica

B. Perché avevano fatto molta strada

C. Perché avevano preso troppo sole

D. Perché avevano spinto le provviste

A10. Perché le tre sorelle a un certo punto alzano la testa?

A. Sentono il ronzio di una mosca

B. Vogliono vedere quanto è alta la pietra

C. Sentono il rumore di un insetto in volo

D. Vogliono vedere il moscerino

A11. Perché le formiche non accettano subito l’aiuto del moscerino?

A. Perché pensano che non possa far nulla

B. Perché non si fidano di lui

C. Perché preferiscono fare da sole

D. Perché non l’hanno mai visto prima

A12. Cosa impediva alle formiche di entrare nel formicaio?

A. Una pietra

B. Una palla liscia

C. Una lumaca

D. Un guscio vuoto

A13. Come puoi definire il moscerino?

A. Forte

B. Intelligente

C. Scherzoso

D. Superbo

A14. In base a quello che dice il testo, quando avvengono il fatti raccontati nella storia?

A. La mattina presto

B. A mezzogiorno

C. Verso sera

D. Di notte

A15. Che cosa vuol farti capire il racconto?

A. Il mondo degli insetti è molto interessante

B. Non sempre le cose sono quello che sembrano

C. I moscerini sono più intelligenti delle formiche

D. Non sempre l’unione fa la forza

A16. Questo racconto si intitola “La forza del moscerino” perché il moscerino

A. è forte

B. riesce a spingere via il sasso

C. ha una voce forte

D. capisce che cos’è il sasso.


Il lavoro di riflessione filosofica sul testo (proposto alla classe all’indomani delle prove).

7 Maggio 2010, prima conversazione: “La sapienza del moscerino” I bambini, divisi in coppie, hanno riletto il testo ed elaborato le seguenti domande:

Lorenzo e Alessio (Tirex): -Come mai il moscerino vuole essere più intelligente delle formiche?

Andrei S. e Chakira (Tigri dai denti a sciabola): -Come mai le formiche non vedono la chiocciola? -Come mai il moscerino ha visto la chiocciola?

Riccardo e Rawene (Draghi): -Come mai il moscerino è intelligente e le formiche no? -Come mai il moscerino ha riconosciuto la chiocciola?

Santiago e Michael (Gli orchi verdi): -Come mai il moscerino capisce che il sasso è una chiocciola? -Come mai la chiocciola si addormenta sul formicaio?

Giada, Marco, Claudia (Squali bianchi): -Come mai la chiocciola si è posata sul formicaio?

Alessandra e Andrei M. (Tigri del Bengala): -Come mai il moscerino sapeva che era una chiocciola?

Alessandro e Martina P. (Leoni della savana): -Come mai il moscerino sapeva che il sasso non era un sasso ma era una chiocciola?

Martina R. e Gianmarco (Colibrì): -Cosa ci insegna la favola? -Come ha fatto il moscerino a scoprire che il sasso era una lumaca?

Marta e Klaudio (I Piragna): -Come mai il moscerino conosce la lumaca? -Da dove viene il moscerino?

Dopo aver registrato su un cartellone le domande delle coppie di bambini, si apre la discussione per decidere quale sarà la domanda di studio, quella cui ci proponiamo di rispondere. In breve si mette in evidenza che una serie di domande sono molto simili, e riguardano tutte la conoscenza o il riconoscimento della chiocciola sotto le spoglie di un sasso da parte del moscerino. In particolare prendiamo, come rappresentante del gruppo di ben otto domande (quindi di 16 bambini), la domanda di Alessandra e Andrei M.: Come mai il moscerino sapeva che era una chiocciola? Inoltre faccio notare a tutti che le due domande di Andrei S. e Chakira,complementari fra loro, parlano di una cosa un po’ diversa dal conoscere o dal sapere: parlano del “vedere”. Comunque propongo di includerle nell’insieme delle altre che riguardano la sapienza del moscerino, per poter partire con la conversazione.

Andrei S.: Il moscerino volava e ha visto la chiocciola dall’alto. Michael: secondo me la chiocciola era amica del moscerino, così si conoscevano già. Alessandro: io sono d’accordo con Andrei S. Claudia: anche io. Adriana (maestra): quindi dall’alto si vede meglio? Marta: No, perché si può vedere bene anche da vicino. Adriana: e quindi come mai il moscerino la vede? Marta: lui la vede e le formiche no perché stavano pensando al lavoro. Klaudio: Sono d’accordo con Marta: non si può vedere dall’alto….se qualcuno è nello spazio non può vedere. Adriana: il moscerino si trovava in alto perché volava, ma non lontano nello spazio. Andrei S.: ma se il moscerino è troppo vicino, non può riconoscere la chiocciola, invece se è lontano, dall’alto la può vedere tutta. Riccardo: sono d’accordo con Andrei S., se uno è più lontano può vedere una cosa tutta intera. Chakira: Come mai quando sei lontano vedi le cose piccole? Andrei M.: sono d’accordo con Andrei S.: se sei in aereo vedi tante case, le vedi tutte intere, ma più piccole. Klaudio: se noi andiamo più in alto, sembra come una pozione magica, che le cose enormi sono rimpicciolite… Giada: se sei in alto vedi le cose più piccole perché c’è tanto spazio in mezzo. Martina R.: ma le formiche che ne sapevano cos’era una chiocciola?…..io penso che loro non lo sapevano, perché allora, se le cose grandi si vedono meglio da lontano, mentre le formiche arrivavano al formicaio, da lontano, potevano vederla che era una chiocciola. Adriana: è vero , ma se noi camminiamo sulla terra, può esserci un ostacolo che non ci fa vedere davanti. Andrei S. : Allora il moscerino la può vedere perché in mezzo all’aria non c’è niente, e lui vola in alto.

Intervengo per chiedere a tutti se sono d’accordo su questa risposta”provvisoria”: Il moscerino vede la chiocciola perché può vedere dall’alto.

Martina: cosa vuol dire “provvisoria”? Adriana: : vuol dire che per ora questa risposta ci va bene, poi però possiamo ripensarci, se per esempio qualche bambino trova un’altra risposta che ci convince di più, allora possiamo cambiarla.

11 Maggio 2^ conversazione: “La morale della favola secondo i bambini”

Adriana (maestra): Ora vorrei provare insieme ad affrontare la prima domanda dei Colibrì “Cosa ci insegna la favola?”, perché, dal momento che a questa stessa domanda, secondo i signori dell’INVALSI, avete risposto in un modo sbagliato, mi piacerebbe approfondire il vostro pensiero. Però, visto che fra le vostre domande ce n’era un’altra condivisa da due coppie, se volete discuteremo di quella (Come mai la chiocciola si è posata sul formicaio). I bambini, a maggioranza, hanno scelto di discutere su cosa ci insegna la favola.

Rawene: secondo me ci insegna l’intelligenza. Adriana: spiegati meglio. Rawene: il moscerino è intelligente. Santiago: ci insegna che prendere in giro gli altri, quando uno crede di sapere già una risposta, non è bello. Andrei S.: Sono d’accordo con Rawene perché le formiche non hanno saputo che quella era una lumaca. Adriana: allora vuoi dire che se uno non sa una cosa non è intelligente? Klaudio: no, non è vero, perché quando noi non sapevamo che cos’era il diviso, allora non vuol dire che eravamo stupidi, perché non l’avevamo studiato. Adriana: quindi non sei d’accordo con Andrei S.? Klaudio: no. Andrei S.: Ma io dicevo un’altra cosa. Non intendo che se qualcuno non sa qualcosa è tonto. Intendo solo che il moscerino conosceva quella cosa. Adriana: Quindi non si tratta di intelligenza. Andrei S.: si tratta che è avvantaggiato. Adriana: allora la favola cosa ci vuole insegnare? Andrei S. : ci insegna che quando non sai qualcosa devi pensare un piano… Chakira : io sono d’accordo con Klaudio, per me non è che il moscerino è più intelligente. Andrei M. : ci insegna che non dobbiamo prendere in giro gli altri. Claudia: sono d’accordo con Santiago e con Andrei M. Martina R.: per me ci insegna che non dobbiamo arrenderci…Le formiche si arrendono. Chakira: ci insegna tante cose nuove perché il moscerino, quando le formiche hanno detto di no, lui non ha detto niente ma le ha aiutate uguale. Si può aiutare anche senza dire niente. Quando ci ha fatto imparare il “per” la maestra Michela ci ha aiutato… Alessandra: ci insegna che non bisogna mai prendere in giro nessuno e mai arrendersi per nessuna ragione. Klaudio: arrendersi per le formiche è un’azione molto brutta, perché ce la potevano fare se andavano indietro, per allontanarsi e capire cos’era… Lorenzo: ci insegna che non si prende in giro. Gianmarco: Non bisogna offendere gli altri o trattarli male. Rawene: ci insegna ad aiutarci…il moscerino aiuta le formiche. Michael: che non ci si arrende. Marta: per me ci insegna che bisogna credere agli altri. Martina P.: secondo me è come dice Martina R….ci insegna a non arrendersi. Alessio: per me invece sono d’accordo con Rawene, bisogna aiutare gli altri.. Marco: sono d’accordo con Gianmarco perché le formiche hanno fatto male a non credere al moscerino… Giada: per me ci insegna che prima di dire delle cose di dobbiamo sempre pensare. Alessandro: sono d’accordo con Giada, e bisogna fare come ha fatto il moscerino. Martina R. : dobbiamo anche fidarci degli amici. Riccardo: io penso come Giada, che non si devono dire delle cose senza pensarci bene prima. Alessandro: io credo che invece di prendere in giro gli altri e non credergli, bisogna dargli almeno una possibilità. Andrei M.: sono d’accordo: non bisogna dire al moscerino: “Tu non sai fare niente”… Andrei S. : sì, sono d’accordo con Santiago, che non si deve prendere in giro… Chakira: per me ci insegna che non devi prendere in giro le persone più grandi di te perché dopo si offendono… Andrei S.: ma il moscerino non è più grande! Klaudio: delle volte anche i più piccoli possono essere grandi….mio fratello è più piccolo ma delle volte è forte più di me… Rawene: non bisogna dire ai piccoli: “Non ci devi aiutare” perché forse lo sanno fare meglio…. Lorenzo: anche io penso come Klaudio. Mica i più piccoli sono sempre deboli!.. Claudia: io credo che questa storia ci vuol far capire che non bisogna offendere i più deboli. Alessandra: sono d’accordo anch’io con klaudio: i piccoli a volte possono essere forti. Andrei S.: sì, è vero anche per me i piccoli poi possono essere più forti da grandi. Alessandro: i piccoli possono essere più forti da grandi ma anche da piccoli….. Rawene: per esempio se un bambino piccolo, incontra uno grande e lo vuole aiutare, forse tutti e due insieme ce la possono fare… Adriana: ah, vuoi dire che la forza del più piccolo insieme a quella del più grande diventa importante per superare un problema? Rawene: sì, e anche che il più piccolo quindi è forte…. Giada: secondo me ce la puoi fare se usi anche la forza che hai in te. Adriana: cosa intendi dire? Spiegati meglio. Giada: Se ci metti tutta la tua forza, anche quella che è dentro di te. Adriana: e come potresti chiamare questo tipo di forza? Giada: …quella del corpo che ce l’hai tu. Martina R.: c’è anche la forza dell’intelligenza. Adriana: che intendi? Martina R.: quando uno è intelligente, che sa pensare bene alle cose…..ti serve anche per aiutare… Rawene: serve per essere forti. Giada: la forza che hai in te non è come quella dei grandi che sono più forti, ce la può avere anche un piccolo… Adriana: qualcun altro vuole provare a dire che tipo di forza è quella di cui ha parlato Giada? …io ho capito che Giada non si riferisce a quella forza che i grandi possono avere perché sono più grandi e quindi hanno muscoli più forti….come altro possiamo chiamare, invece, la “forza che hai in te”?

A questo punto i bambini provano a lanciare varie definizioni di questo tipo di forza, ma più che altro, mi accorgo, stanno incominciando ad imbastire una nuova conversazione su questo argomento. Perciò, dato il pochissimo tempo a nostra disposizione, propongo loro di rimandare questa nuova discussione sulla forza che è in te, e di chiudere mettendoci d’accordo su quale sia l’insegnamento della favola.

Adriana: Allora come vogliamo concludere?…che cosa ci insegna la favola?

Dopo una concitata confabulazione, mi sembra di capire che la maggioranza è d’accordo su: “I piccoli a volte sono più forti dei grandi”….ma c’è una minoranza,o piuttosto varie piccole minoranze che sostengono ancora le altre interpretazioni. Perciò propongo di scriverle tutte:

1- I più piccoli a volte possono essere i più forti. (Klaudio e altri) 2-Quando non sai qualcosa devi pensare un “piano” (Andrei S.) 2- Non bisogna arrendersi.(Martina R.) 3- Non si deve denigrare o sottovalutare gli altri (molti bambini l’hanno espresso sotto la forma “non si deve prendere in giro”) 4- Ce la puoi fare se usi tutta la forza che hai in te. (Giada) 5-Dobbiamo fidarci degli amici. (Martina) 6-Invece di prendere in giro gli altri bisogna dargli almeno una possibilità. (Alessandro) 7-Prima di dire delle cose ci dobbiamo sempre pensare.(Giada) 8-La generosità: il moscerino aiuta le formiche anche se loro non gli danno fiducia (Chakira) 9-Bisogna credere agli altri (Marta)


Commenti
2 Commenti a ““I signori Invalsi” (Prima parte)”
  1. giuliomozzi scrive:

    Il testo è completo? Non ho capito dove sia la dimostrazione delle tesi dichiarate nel secondo capoverso.

    Immagino che il testo sia completo. La domanda è: che cosa valutano, esattamente, le prove Invalsi?

    Vedo che l’estensore della prova (v. A12) confonde lumache e chiocciole, che è un po’ come confondere api e vespe.

  2. giuliomozzi scrive:

    Chiedo scusa. Vedo ora il “prima parte” accanto al titolo. Per chi volesse, l’articolo completo è già disponibile altrove, ad esempio qui.

    Ai gestori: non sarebbe più sensato pubblicare subito gli interventi nella loro interezza?

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