Casilino_001

I soliti zingari

L’immagine è una foto di Alessandro Imbriaco.

di Christian Raimo

Non è per una sorta di captatio benevolentiae che penso che questo post non riceverà molti commenti, non aprirà nessun dibattito, non sarà ritweetato, etc… Magari pone male la questione, magari è pieno di luoghi comuni, magari è semplicemente sciatto, etc… Ma la mia idea è che se c’è una cosa di cui non frega nulla veramente a nessuno in Italia è questa.
Qualche giorno fa consideravo che da quando ho l’età della ragione, penso, come tutti, di aver visto molte persone in molti modi sensibilizzarsi, prendere coscienza, poi battersi, impegnarsi politicamente per una serie molteplice di temi che ancora si potrebbero definire l’agenda politica, o meglio il firmamento valoriale di una roba chiamata sinistra: la difesa dei più deboli, essenzialmente, che passa dai diritti agli immigrati, alle lotte per il lavoro, alle battaglie sulle questioni di genere, a quelle per i popoli oppressi, etc… Da quando ero al liceo, da quando partecipavo alle autogestioni e alle assemblee, da quando ho cominciato a leggere i giornali, a fare volontariato, a fare politica, a discutere in un centro sociale, in un circolo, o tra amici, da quando insomma ho sviluppato una vaga coscienza politica a oggi, che ho un’età, una voce, una consapevolezza diversa, ho però sempre notato che c’è un grande assente in tutte le battaglie politiche anche a sinistra: e sono i rom.
Se c’è qualcosa anzi che unisce trasversalmente l’Italia in una forma di odio profondo, incondizionato, senza nemmeno bisogno di giustificazioni, è l’odio per i rom e i sinti, per gli zingari, per gli zingari di merda.
Negli anni ho visto che si può essere antirazzisti, antirazzisti convinti, antirazzisti militanti, e odiare i rom. Negli anni ho visto che si può avere uno spirito internazionista, essere cosmopoliti, andare a fare volontariato nei Balcani, e odiare i rom. Negli anni ho visto che ci si può divertire, commuovere, che si possono amare i film di Emir Kusturica e Tony Gatlif, e odiare i rom. Negli anni ho visto che ci si può battere per la salute dei bambini, essere sostenitori dell’Unicef o di Save the Children, e fottersene dei bambini dei campi nomadi. Ma soprattutto negli anni ho visto gli amministratori di sinistra governare Roma per quasi un ventennio ininterrotto e riuscire a affrontare la questione dei rom e dei sinti nel modo più retrogrado e razzista che potesse essere mai concepito: l’invenzione dei campi.
I campi nomadi a Roma sono una indecenza civile senza se e senza ma. Gli sgomberi forzati, visti sotto Alemanno, come quello del Casilino 900 (qui un lavoro fotografico di Alessandro Imbriaco, finito di realizzare pochi giorni prima dell’arrivo delle ruspe) sono stati tra gli atti politici più putridi visti negli ultimi anni in Italia.
Nel dicembre scorso, il commissario dei diritti umani al Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, ha inviato una lettera al sindaco di Roma, Ignazio Marino, in cui chiedeva un piano politico serio, e di finirla con gli sgomberi forzati e i campi nomadi. Il Comune ha risposto assicurando di aver abbandonato «l’approccio emergenziale» e di aver «intrapreso i passi per la piena attuazione della strategia nazionale di inclusione» delle etnie interessate. In cosa consiste questa strategia? In cosa consistono questi passi?
Ma seppure la politica capitolina ha delle responsabilità, e gravi, per la questione dei campi, è vero anche che questa gestione razzista e fetente è stata possibile anche perché difendere i nomadi in Italia è controproducente dal punto di vista del consenso politico, che la maggior parte delle persone li odia a pelle gli zingari, perché puzzano, rubano, sono incestuosi, tutto secondo stereotipi razzisti praticamente ottocenteschi.
L’anno scorso Stefano Liberti e Enrico Parenti hanno realizzato un bellissimo documentario sul campo di Salone, nella periferia romana. Si chiama Container 158, è stato presentato in anteprima all’ultimo Festival di Roma e sarà presentato a breve di nuovo a Parigi. Si racconta in modo incredibilmente antiretorico la vita quotidiana nel campo nomadi più grande d’Europa (1200 persone stipate in container anche da otto, dieci persone) e un’emergenza che definire abitativa o sanitaria è molto riduttivo. A vedere Container 158 si pensa a un’emergenza di tipo umanitario. A circa dodici chilometri da casa mia.

Questo è il trailer.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
59 Commenti a “I soliti zingari”
  1. Carmine Stile scrive:

    Purtroppo ci ritroviamo in questa paludosa schifezza. Me ne rammarico, ma credo anche che per gli amministratori sia difficilissimo avviare un processo di integrazione serio per un motivo fondamentale: le resistenze degli italiani. La società italiana non li vuole, e nessuno farebbe un suicidio politico del genere. E’ triste. Ma comprensibile.
    L’unica via è l’informazione e la sensibilizzazione. Questo pezzo ha più valore di quanto si possa pensare.

    Grazie
    Carmine Stile

  2. Rufus Firefly scrive:

    Veramente sono riuniti dall’odio anche per un altro popolo.
    Ma quello non lo nominate, minimi e immorali.

  3. minima&moralia scrive:

    Quale altro popolo, scusami, Rufus?

  4. Lorenzo scrive:

    Una persona entra nel vagone della metro B di Roma, in un tardo pomeriggio autunnale. I posti a sedere sono tutti occupati, così si rimane in piedi, reggendosi a uno dei sostegni. A un certo punto, passano accanto a lui una ragazza rom e due bambini intorno agli otto anni. Forse suoi figli, forse fratelli, pensa la persona. Appena i tre si allontanano, alla persona viene istintivamente da controllare la tasca della giacca dove tiene il portafoglio, che è ancora lì. Si accorge di quel riflesso e se ne sente a disagio, come accusandosi. Poi però si giustifica dicendosi che dopotutto è un comportamento comprensibile e che in tantissimi avrebbero avuto. Certo. Eccetto il fatto che quella persona è un ricercatore che sta rientrando dalla sua ennesima giornata d’osservazione in un campo rom. Io.

    (Era una parte della problematica conclusione che ho eliminato dalla versione finale della mia tesi, e alcuni passaggi dell’articolo me l’hanno fatta tornare in mente)
    Grazie.

  5. Alessandra scrive:

    Mi ricordo una decina d’anni fa, distribuivo un free-press all’uscita della metro. C’erano due bimbe rom che vennero a chiedermi soldi. Soldi non ne avevo ma provai a distrarle come si fa appunto con i bimbi quando sono capricciosi. Piegammo insieme degli aeroplanini di carta o erano barchette, non ricordo più. Da allora ogni volta che distribuivo i giornalini lì mi chiedevano di giocare e mi saltavano al collo per darmi baci. Bisognerebbe saper trovare l’equivalente di un aeroplanino di carta per superare certe distanze anche con gli adulti.

  6. Lorenzo scrive:

    I Rom sono poco amati perché il fenomeno è poco spiegato.

    Questo post non aiuta. Questo post si limita a dire: se non vi sensibilizzate al problema dei rom siete razzisti. Dunque, non spiega niente.

    Io sono in effetti poco sensibile al problema dei Rom. Posso avere una vaga simpatia per la loro non stanzialità. Ma per il resto, ogni volta che ci ho avuto a che fare, è stato perché insistevano nel chiedermi l’elemosina (un euro, o giù maledizioni) o perché volevano fregarmi il portafogli in metro.

    Anche io (come astratta categoria sociale e umana9 credo di non stare molto simpatico a loro.

    Certo, c’è dell’ignoranza da parte mia. Ma anche dell’ignoranza da parte loro verso di me. Credo proprio sia così, e non vorrei essere a spinto che la colpa stia solo da una parte perché sarebbe quel razzismo al contrario che è vero razzismo al pari di quell’altro.

    Dunque: non c’è un incontro, e questo post (per come è strutturato) non mi pare si impegni molto a ridurre le reciproche distanze.

  7. Lorenzo scrive:

    Sono un altro Lorenzo, non quello di prima, eh…

  8. Fenyari scrive:

    La questione Rom non può essere a mio avviso liquidata parlando di razzismo. E’ un dato di fatto che questa gente (la maggior parte di loro) non accetta l’integrazione e non ha nessuna intenzione di trovarsi un lavoro normale, ma preferisce vivere di furti, ricettazione, sfruttamento dei minori, smaltimento illegale di rifiuti tossici, sussidi pubblici non legittimi (perché spesso non realmente poveri), espedienti di vario genere. Evidentemente il sistema dei campi è un’aberrazione, ma quanti di loro sarebbero disposti a vivere in modo normale all’interno della società? Cosa dovrebbe pensare un cittadino normale quando tutti i santi giorni, alla fermata della metro, incontra squadre di minorenni che sistematicamente rubano borse e portafogli? Che è colpa della società? Che è colpa nostra?

  9. Abutiago scrive:

    Scusi, Fenyari, come fa a dire che è un dato di fatto che questa gente non accetta l’integrazione e preferisce vivere di furti? Mi pare un po’ una generalizzazione. In ogni modo, il sistema dei campi, che lei stesso definisce un’aberrazione, invece di farvorirla la impedisce l’integrazione. Io chiedo: è giusto spendere soldi pubblici per chiudere persone su pura base etnica in campi atterezzati fuori città? Non sarebbe più utile spendere questi soldi per attivare reali percorsi di inserimento e di integrazione?

  10. scarampola scrive:

    ” A circa dodici chilometri da casa mia.”
    Appunto, a dodici chilometri. Se fosseso 200 metri la penseresti in un altro modo

  11. Maria Nicola scrive:

    Non ne so nulla, ma ho sempre pensato che se non si riesce a trovare un’attività economica che possano svolgere in modo autonomo per mantenersi, finiranno sempre per vivere di espedienti, elemosina, piccoli furti, e per essere visti come parassitari. Una volta, si dice, facevano i calderai, riparavano degli oggetti. Questo, se era vero e numericamente significativo, poteva non solo sostentarli, ma far sì che la popolazione non rom li percepisse come utili. Oggi che cosa possono fare? Quesa, io credo, è la grande domanda.

  12. Fenyari scrive:

    @Abutiago i percorsi di inserimento e integrazione sono stati tentati per decenni nell’ambito del volontariato e dei servizi sociali. io stesso anni fa ho fatto volontariato con i rom, ma non sono riuscito a vedere nella maggior parte di loro alcun desiderio di emancipazione. certo, ci sono anche rom che decidono di trovare un lavoro onesto e uscire dai campi, ma la maggior parte di loro sembra non averne la minima intenzione. i bambini con cui stavo erano convinti che se io ti rubo il portafoglio, la colpa non è mia, ma tua che non sei stato abbastanza attento. è la loro cultura. se vieni educato a pensarla così, quale integrazione potrà mai esserci?

  13. valentina scrive:

    in america hanno trovato una loro dimensione,senza snaturare la loro cultura o le loro usanze ,lavorano per lo più tutti con il catrame,cioè riasfaltano le strade,vivono si in comunità chi in camper chi in case…….

  14. claud bohm scrive:

    Da leggere, sulla questione, il bel libro di Antonio Moresco (a cui forse è ispirato il titolo di questo post).
    Un ampio stralcio si trova sul sito Il primo amore: http://www.ilprimoamore.com/old/testi/Antonio_Moresco_-_Zingari_di_merda.pdf

  15. Serafina scrive:

    Questo post sicuramente non aiuta a trovare la via di mezzo. Non mi piace l’approccio delle parole e sono convinta che i rom non siano tutti uguali come non siano tutti uguali gli italiani o gli inglesi. Le generalizzazioni non mi piacciono punto e basta infatti ho odiato la bambina rom che mi ha rubato il portafoglio a Bologna ma mi sono divertita per mesi con un bambino rom nella mia città comprandogli ogni mattina una biscotto al bar per poi non vedendolo più perchè la famiglia si era trasferita. Ho lavorato per anni nei Balcani (Albania, Kosovo, Macedonia) e anche lì i Rom non avevano niente dei film di Kusturica anzi lì e precisamente in Macedonia pulivano le strade come del resto in Romania e non avevano niente di allegro e musicale. L’integrazione avviene quando le parti cedono una parte per trovarsi a metà strada e io lo faccio nel mio lavoro continuamente ma io non cedo se tu non cedi. La mediazione è un’arte e non tutti conoscono le basi. L’integrazione non è rimanere delle proprie idee e pretendendo di non cambiare e questo vale per tutto il mondo.

  16. benedetta piola caselli scrive:

    Concordo con Fenyari: anche secondo me gran parte del problema e’ legato alla percezione che l’integrazione non e’ voluta. Non che non si possa fare meglio: ma con tante emergenze, investire risorse che sembrano a fondo perduto, puo’ lasciare perplessi.
    A Torino e’ stato sgombrato un campo, ed alle famiglie sono state dati gratuitamente alloggi molto dignitosi; ora la sinistra e’ divisa: questa operazione portera’ ad un miglioramento dell’integrazione con la comunita’ rom, o socialmente non se ne avra’ nessun ritorno? Perche’ ad essere senza casa erano tante famiglie, e non solo straniere…

  17. claud bohm mi ha preceduto. sul sito “primo amore” si può scaricare il libro di Moresco e Giovannetti ( il secondo nell’edizione cartacea ha un servizio fotografico che qui manca). racconta il viaggio a ritroso di due occidentali ( loro due) e uno zingaro, verso la Romania. è interessante, a me è perfino piaciuto. vuole capire, andare all’origine del problema, dello stigma, del perché. lo consiglio vivamente a chi è interessato ad aggiungere a quello che Sto arrivando!, un pezzo in più.
    gli zingari sono stati massacrati dai nazisti, sono il popolo più odiato al mondo, benché non abbiano mai fatto una guerra, nonostante gli si dica che non vogliono integrarsi, e spesso è il contrario.
    i delinquenti sono delinquenti. punto.

  18. Giulia scrive:

    Trovo che l’unica osservazione sensata di questo intervento sia quella relativa all’attenzione ai bambini, che come tutti gli altri del mondo è nostro dovere difendere e tutelare. Per il resto, la mancanza di volontà d’integrazione è reciproca sia negli ospiti che negli ospitanti: è un dato culturale sia nostro che loro che mi sembra ingenuo e buonista voler annientare. Accettiamo il fatto che è l’ospite che deve integrarsi e non il contrario: inizieremo davvero ad avere un’Italia migliore. Parola di ex volontaria.

  19. maria (v) scrive:

    La questione sollevata dall’articolo è giusta, d’altra parte è vero che I Rom sono una realtà molto complicata ( e non è vero stavolta che sono solo gli italiani: se c’è una cosa che accomuna quasi tutti i popoli è l’insofferenza nei confronti dei Rom- ho avuto amici romeni e li ho ascoltati sottolineare, con acredine, di non averci nulla a che spartire, e continuare a ripetere: sono indiani, che c’entrano con noi?- anche se sono nati e cresciuti in Europa).

    L’integrazione non è affatto semplice.

    Io sono una che ci ha provato, nel suo piccolo, poi si è arresa, forse avrei potuto insistere, sicuramente fare di più, un giorno però mi sono cadute le braccia, ho capito che era tutto inutile e oggi preferisco peggio di prima non guardarli neanche in faccia, perché il muro c’è, e mi dispiace ed è inutile negarlo.

    C’era questo bambino Rom che, a prima vista, mi fece una tenerezza incredibile, non so a guardarlo era il figlio che avrei voluto, che forse avevo sognato. Lo conobbi che era proprio piccolino, davanti al supermercato a chiedere l’elemosina, tutto solo: dall’apertura alla chiusura, sempre nello stesso punto, solo, lo sguardo smarrito. Cominciai a scambiarci qualche parola e poi a regalargli ogni giorno qualcosa e soprattutto ad insistere- non so con quale scopo- “ma tu sei un bambino: Devi giocare. Non devi lavorare e dalla mattina alla sera per giunta, hai capito?” e così, mi ero intestardita: un giorno gli portai un album da disegno con i pastelli, un altro un fumetto, un puzzle, una volta addirittura un pallone (oltre a cibo, vestiti…) e soprattutto poco a poco parlavamo ma nonostante i miei tentativi lui era sempre lì, tutti i giorni. dalla mattina alla sera. e senza disegnare, senza sfogliare fumetti, senza pallone, senza mai nulla di ciò che gli davo…io sempre più testarda, una sera lo carico di così tanta roba che da solo non avrebbe mai potuto tornare a casa e allora, quella volta ero in auto e gli offro un passaggio, gli dico che però Non deve accettare passaggi da nessuno, mi raccomando! che io sono un’eccezione, che di me si può fidare, ma degli altri è meglio di no e che comunque lo lascio davanti all’ingresso del campo e lo sappiamo tutti e 2 che è meglio per me non proseguire …e lui è contento che stia andando “quasi” a casa sua e parla sempre di più e le cose continuano così per un po’… poi il supermercato chiude, lo perdo di vista, finché lo ritrovo un giorno davanti ad un altro supermercato: mi dice che lui se la cava sempre, che molti signori che erano stati anche gentili con lui, dove “lavorava” prima ora sono in mezzo alla strada, lui No (!), lui è in gamba- mi dice- ora va a scuola, tutte le mattine, appena finito corre al supermercato a lavorare, mi dice che lui è talmente intelligente che non ha bisogno di studiare come tutti i bambini, io insisto che però potrebbe almeno giocare come loro…lui è grande ormai e poi gli piace lavorare -dice così e poi cambia discorso e io torno a caricarlo nella mia auto, all’uscita del mio lavoro e alla chiusura del “suo” nuovo supermercato, con tutte le cose che gli ho regalato- stavolta ha la bici- carichiamo anche la bici.
    Gli dico che qualche domenica- la domenica pomeriggio, dopo aver lavorato fuori qualche chiesa, è finalmente libero, mi confessa- lo porto al museo, per es, mi risponde che i musei non gli piacciono (! mi sembra giusto:) e allora facciamo un giro, se lo lasciano venire con me, si vedrà… insomma il tempo passa, in gita la domenica pomeriggio non andremo mai, io non insisto, per lo più chiacchieriamo, al volo, quando lo incontro e le cose non cambiano e anzi peggiorano di anno in anno…Un giorno mi dice che ha lasciato la scuola, che tanto lui era troppo intelligente, non ne aveva più bisogno…(e insomma l’integrazione è già fallita), che non rimpiange nessuno dei compagni…

    che adesso ha altri amici…..

    anche lui ha un altro sguardo…..

    quel giorno, per la prima volta mi dice che non vuole niente, che tanto è inutile….
    mi chiede se non ho piuttosto dei soldi……

    da quel giorno però non ho avuto più il coraggio di guardare negli occhi il bambino che avrei voluto e che non ho mai veramente aiutato, in nessun modo

  20. Margherita scrive:

    Grazie!

  21. scrive:

    Facevo parte di un comitato di quartiere fino a quando abbiamo piantato alberi o suggerito piste ciclabili al municipio; poi, appena c’è stato il sentore di un possibile spostamento dei Rom del casilino vicino al nostro quartiere, non lontano da via di Salone, sono uscito fuori da quel gruppo spaventato da tanta ferocia preventiva: erano fuori di sè, adulti, che prima di infiammarsi avevano seminato i girasoli tra i bambini, come dei bimbi. Dei pazzi.
    Concordo sul fatto che sta alla politica affrontare la questione, e non come fece Rutelli che rimase sconvolto dalla presenza di alcuni mercedes nel campo rom…

  22. Lorenzo Flabbi scrive:

    Grazie a Raimo per questo pezzo.

  23. Vladimir scrive:

    Ho la gola secca, l’umidificatore si è rotto e non riesco a dormire.
    Alzo le tapparelle e guardo attraverso il vetro la pioggia che continua incessante a cadere.
    Le luci fioche dei lampioni colorano le pozze per strada, ma non c’è niente di romantico. Niente.
    Per me, quello li fuori è un mondo ostile, sono diventato un animale domestico.
    Apro la porta finestra ed esco sul terrazzino così come mi trovo.
    Sono le quattro di notte e nessuno dovrebbe vedermi.
    Perchè dovete sapere che l’uomo domestico si vergogna a farsi vedere col suo stupido pigiamino.
    Sento dei rumori e subito penso che li fuori ci sono altre razze di umani.
    Umani che non temono il freddo e la pioggia, umani che non temono il buio e non temono che qualcuno li giudichi per come sono vestiti. Umani che non temono nessuno.
    Un tempo anch’io ero così. C’è stato un tempo in cui tutti eravamo così.
    Adesso invece combatto con me stesso contro l’acquisita ragione che mi vuol convincere che quelle li fuori sono razze nemiche.
    Perchè chi è sveglio di notte poi di giorno non lavora, perchè cagano per strada, perchè trovo sempre bottiglie di birra rotte, perchè devo mettere l’antifurto persino nel box……perchè i bimbi preferirebbero dormire al caldo e all’asciutto.

    E’ difficilissimo riuscire a capire, persino un intellettuale come Raimo introduce l’argomento ponendosi molti dubbi.
    Il fatto è che le nostre riflessioni e i nostri giudizi sono figli della nostra cultura e qui stiamo parlando di un altra cultura.
    Allora penso agli indiani d’America e penso che l’enorme diversità culturale è stata la principale causa che ha armato la mano dei bianchi.
    Adesso però, che i nativi sono scomparsi, sono diventati fighi.
    Questo ci dice la nostra cultura.
    Allora per chiarirmi un poco le idee penso alle parole del Poeta, “alle spose bambine con le vene celesti dei polsi” e a tutti quelli che credono di “raccogliere in bocca il punto di vista di Dio”.

  24. Stefano scrive:

    Bel pezzo, Raimo.
    Ma pure io mi sono soffermato su quei “dodici chilometri”.
    Dodici chilometri sono un’altra vita, un altro luogo, un’altra città.
    Non ci mettono realmente alla prova.

    Anche io, credo, come lei, mi considero un umanista, di sinistra, antirazzista e antifascista. Cresciuto formando la mia coscienza politica tra i collettivi scolastici, i centri sociali e i movimenti antagonisti di base. Che tutt’oggi crede ed opera nella politica territoriale, nei comitati di quartiere, nell’associazionismo (compresi centri sociali come il Corto Circuito e lo Spartaco, attivissimi nel mio Municipio). E in quella che considero da sempre la forma più efficace di attivismo, che ci impegna in prima persona, cioè il volontariato: sono coordinatore del gruppo appio-tuscolano di Emergency e faccio parte del bibliolaboratorio per bambini con “Nati Per Leggere” all’interno del residence per le emergenze abitative di via Campo Farnia (quindi bambini extracomunitari, indigenti, figli di gentiori agli arresti domiciliari, etc.)

    Tutto bello, finchè – appunto – certe cose non ti arrivano in casa.
    Circa cinque anni fa, durante le procedure si trasferimento di un campo Rom da un luogo all’altro della città, il nostro ex Presidente del Municipio Sandro Medici (lo stesso Medici che ha provato a correre come Sindaco di Roma, lo stesso Medici che ha sempre appoggiato sia i centri sociali che il Gruppo Action, ahi ahi ahi) concesse per un paio di settimane un’area adibita a parcheggio qui nel mio quartiere – Osteria del Curato 2 – alla comunità di Rom che aspettava la nuova destinazione. Cosa successe?

    Che nel giro di nemmeno un paio di giorni, per esempio, SPARI’ ogni carrello della spesa sia da Lidl che da Eurospin. Non ce n’era più nemmeno uno, di decine e decine. Se li erano presi loro, per il loro campo provvisorio, senza chiedere il permesso a nessuno. Se li erano presi e basta. La spesa te la fai con le buste. Problema tuo.

    La rotonda di piazza Elia Peikov, dotata di fontanella comunale, era diventata il loro lavatoio a cielo aperto: appesero i fili per stendere il bucato da un albero all’altro, usando pali e tutto quello che trovavano. La rotonda ERA LORO!!!
    Non importava che in quella rotonda ci fosse l’edicola di quartiere. Che ad un certo punto, sfinita, chiuse fino a che non andarono via. Se avevano bisogno di giornali se li prendevano, senza pagare. Idem con la frutta del negozio di fronte (gestito da egiziani): se volevano la frutta, se la prendevano, senza pagare.
    E’ andata avanti così per tutta la quindicina di giorni: loro PADRONI del nostro quartiere, dove gli abitanti – chi per imbarazzo, chi per paura – non dissero niente, non reagirono, se non sfogandosi tra loro.

    Io che con questa gente ho spesso a che fare, ovviamente non ne avevo alcun timore.
    Ma come finì, anche per me?
    FINI’ CHE GLI SBROCCAI!!!
    Eccolo lì tutto il mio antirazzismo :(

  25. kjdfbg gfjh scrive:

    Il dramma di credere alla propaganda infame della sinistra. Come se ai politici interessasse qualcosa di chiunque. Siete voi che fomentate clandestinita’ e lavoro nero per guadagni facili, voti potenziali, buonismo da avanspettacolo, e servilismo a Bruxelles. Come ben sapete, gli altri paese della UE si guadano bene dal fare quello che facciamo noi.

  26. Davide scrive:

    Ero un essere umano, mi chiamavo Davide.

    poi mi sono trasformato in un kjdfbg gfjh

    La mutazione…

  27. the_wolf scrive:

    Eppure non mi sento di negare che uno spirito di ogni popolo esiste (altrimenti non sarebbe un popolo); una Deutschstum, una italianità, una hispanidad: sono somme di abitudini, storia, lingua, cultura. Chi non sente in sé questo spirito, che è nazionale nel miglior senso della parola, non solo non appartiene per intero al suo popolo, ma neppure è inserito nella civiltà umana. Perciò, mentre ritengo insensato il sillogismo “tutti gli italiani sono passionali; tu sei italiano; perciò tu lo sei”, credo invece lecito, entro certi limiti, attendersi dagli italiani nel loro complesso, o dai tedeschi, ecc., un determinato comportamento collettivo a preferenza di un altro. Vi saranno certamente eccezioni individuali, ma una previsione prudente, probabilistica, a mio parere è possibile.

    Adesso date del razzista a Primo Levi. 😉

  28. laura scrive:

    Ciao a tutti, ho toccato con mano anch’io quello che descrive Christian Raimo: il razzismo nei confronti dei rom è sorprendentemente diffuso e mi piacerebbe capire perché ha delle radici fortissime.
    I nostri pregiudizi sono potenti anche perché sono rafforzati dalla nostra limitata esperienza diretta o indiretta. Molte testimonianze sono arrivate anche con gli ultimi post. La conoscenza diretta che abbiamo dei rom è purtroppo spesso legata agli innegabili comportamenti devianti di alcuni di loro: furti, elemosina ecc.

    Questi comportamenti però sono parte imprescindibile del loro DNA? Forse no.
    Che ruolo hanno gli atteggiamenti della società e le politiche dei nostri amministratori?
    Forse confinarli nei campi senza nessun servizio non aiuta. Ne ho visti un po’ e mi sembra che possano creare solo marginalità sociale e diffidenza. Forse gli atteggiamenti devianti sono solo il risultato, e allo stesso tempo la causa, di un’emarginazione che si protrae da secoli, non solo in Italia.

    Credo che instaurare percorsi di integrazione per bloccare questo circolo vizioso sia molto difficile, ma quanto mai urgente e necessario.
    Le politiche dei campi messe in piedi in Italia sono criminali e ipocrite. Penso che per avviare oggi una reale integrazione sia necessario intervenire a più livelli, sulla scolarizzazione dei rom, sul loro graduale inserimento abitativo e lavorativo.
    Credo però che sia allo stesso tempo fondamentale intervenire su tutta la società, a scuola, nei cinema (come con il bellissimo Container 158, che ho visto qualche settimana fa). Bisogna raccontare senza retorica la loro storia: una storia lunga e bellissima, ma difficile e dolorosa, le cui tracce si perdono a ritroso nei secoli fino all’India. Bisogna spiegare che non si può parlare di una comunità omogenea, ma di una realtà molto articolata. Bisogna infine ricordare che siamo tutti persone con un’identità complessa e che dare un’etichetta in base a un solo elemento è sempre sbagliato.

    Bisogna creare ponti, anche se nella realtà dei fatti è molto difficile, provare a incrinare e poi spezzare pregiudizi ferrei.
    Bisogna fare molta attenzione alla violenza della stampa perché la parola “rom” (se non “nomade”, se non “zingaro”) è accostata tutti i giorni in modo inopportuno a fenomeni di devianza sociale.

    Questo aspetto mi fa molta paura, perché mi sembra che siamo tutti un po’ assuefatti. Ho l’impressione che sia in corso una sorta di campagna violenta distillata a dosi omeopatiche: leggiamo tutti i giorni che “tre rom sono stati bloccati dalla polizia” (http://www.ilmessaggero.it/abruzzo/furti_casa_anziani_pescara_tre_rom_polizia/notizie/421676.shtml) o che è in corso una “emergenza rom” con “furti nelle case e nelle aziende” (http://www.secoloditalia.it/2013/12/emergenza-rom-spuntano-anche-le-bande-familiari-furti-nelle-case-e-nelle-aziende/), per fare qualche esempio recente. Ci stupirebbe leggere che “tre biondi sono stati bloccati dalla polizia”? Sì, e ci farebbe anche ridere. Sono in pochi a stupirsi invece se si legge dei rom: questi articoli non fanno che legittimare quotidianamente i nostri pregiudizi, allontanandoci da una lettura un po’ meno superficiale della realtà.

  29. Giul scrive:

    the_wolf: na cavolata è una cavolata, può averla scritta pure il padre eterno. E fidate, a studiarle per anni lo vedi che sono cavolate.

  30. bandamarino scrive:

    Negli anni ho visto che si può avere uno spirito internazionista, essere cosmopoliti, andare a fare volontariato nei Balcani, e odiare i rom. Negli anni ho visto che ci si può divertire, commuovere, che si possono amare i film di Emir Kusturica e Tony Gatlif, e odiare i rom. Negli anni ho visto che ci si può battere per la salute dei bambini, essere sostenitori dell’Unicef o di Save the Children, e fottersene dei bambini dei campi nomadi. Ma soprattutto negli anni ho visto gli amministratori di sinistra governare Roma per quasi un ventennio ininterrotto e riuscire a affrontare la questione dei rom e dei sinti nel modo più retrogrado e razzista che potesse essere mai concepito: l’invenzione dei campi.
    condivido ogni segno, ogni passaggio, grazie…

  31. bandamarino scrive:

    grazie!

  32. Jean scrive:

    Dire che la sinistra se ne freghi della questione Rom è un errore grosso. Ci sono un bel po’ di tensioni. La prima grave tensione che sento costantemente riguarda la questione alloggi. “Perché a loro appena arrivati danno case gratis e c’è gente in attesa di un alloggio popolare da anni/decenni!”
    La seconda è una questione di ignoranza. Molti rom e quasi tutti i sinti sono di nazionalità italiana, molti provengono dalla ex-yugoslavia dove erano ragionevolmente integrati, come dice Serafina riguardo alla Macedonia. Altri dalla Romania dove sono visti con profondo razzismo da molti Rumeni, ma noi abbiamo forgiato il nuovo termine Romeno che crea un bel pot-pourri di astio raziale.
    Il guaio è che una cultura profondamente diversa ha sempre motivo di essere in attrito con un altra. Sia la visione del buon selvaggio sia quella del selvaggio cattivo nuociono al selvaggio. Per citare un vecchio Ken Parker sui pidocchiosi indiani: “Toro Seduto è un grande uomo ma ha tanti pidocchi!”
    L’aspetto poetico del modo di essere dei rom riguarda alla fine il vivere il momento. Questa stessa poesia va contro tante pianificazioni politiche. Una volta un bambino rom mi chiese di dargli i miei documenti per fare dei falsi per far entrare gente in italia, al mio rifiuto mi chiese dei soldi, quando gli risposi che ero disoccupato e non ne avevo mi propose di andare a lavorare con suo fratello… a svaligiare gli appartamenti!! La stessa sera un altro ragazzino dello stesso campo (Scampia) mi disse che lui non rubava e preferiva lavorare alla pompa di benzina.
    Mentre realizzavo un delle riprese a Suto Orizari in Macedonia una coppia di Rom che vivevano in Italia mi chiesero di non riprenderli perché se il datore di lavoro scopriva che erano rom rischiavano il posto.
    Tante storie e tante smentite e altrettante conferme dei luoghi comuni, positivi e negativi!

  33. Sila scrive:

    Integrazione non significa omologazione.
    Questo è il grande errore alla base.
    Vogliamo che Rom (e Sinti, qui in Piemonte) acquisiscano il nostro stile di vita, non che si integrino.
    Non cerchiamo di capirli e non li accettiamo.
    Volevo specificare che molti NON sono nomadi, ma stanziali, Qui i Italia da molte generazioni. Italiani a tutti gli effetti.
    Penso che l’atteggiamento comune sia presuntuoso: caro Rom, ti aiuto ma tu mi devi dimostrare riconoscenza a vita e per prima cosa snaturati e diventa come me.
    Io non lo acceterei di sicuro.

  34. Luca Lopardo scrive:

    Al di là della banalizzazione del testo, non dissimile da quella operata da chi liquida il popolo rom come capace solo di furti e rapine, c’è proprio un errore di fondo.
    Per spiegarlo occorre fare un esempio concreto, spesso oggetto di attacchi da parte di intellettuali frattanto emigrati a bere champagne a Berlino.
    In Ungheria c’è un tasso di immigrazione bassissimo, mitigato dai dipendenti e dirigenti delle multinazionali presenti a Budapest e Debrecen. Gli unici non ungheresi presenti in gran numero sono i rom. Diverse etnie di rom. Ci sono etnie che hanno come regola ferrea quella di impedire qualsiasi contaminazione con l’altro da sé, a partire dalla procreazione sino al semplice atto sessuale, addirittura fino al percorso scolastico obbligatorio che medici compiacenti permettono ai genitori rom (di certe etnie rom, comunque maggioritarie) di evitare ai rispettivi figli, ricreando certificati falsi che il Governo non contrasta.
    In Ungheria, anche in grandi città come Pécs, non esistono campi rom; non esistono classi ponte per le etnie che accettano il percorso in comune con gli ungheresi; non esistono esclusioni.
    D’altra parte, per evitare grane il Governo ungherese elargisce ai rom somme di denaro che già di partenza sono superiori allo stipendio medio di un ungherese, che si aggira attorno ai 400 euro.
    Nonostante prendano questi sussidi ingenti, che aumentano con la proliferazione dei figli roma (spesso oggetto di scambio tra famiglie per equilibrare i sussidi), non sono per fortuna mai oggetto di manifestazioni di odio da parte degli ungheresi, che solgono farsi il mazzo per portare a casa quello che i rom percepiscono senza lavorare, solo in quanto rom, permettendosi peraltro di girare in suv Mercedes (che quasi nessuno può permettersi, al di fuori dei dirigenti a Budapest, in Ungheria).
    Io non lo so se il Governo ungherese faccia il meglio che può per invitare i rom a integrarsi felicemente. So però che nonostante Jobbik i rom sono sufficientemente tutelati da non poter avanzare, tecnicamente, alcun alibi. Non lavorare, non mandare i figli a scuola (ovvio che vi siano le eccezioni), fare piccoli lavori in nero oltre che percepire il sussidio, vietare ai membri della famiglia di intessere rapporti di amicizia o sentimentali o sessuali con gli altri, è una loro libera scelta; quantomeno lo è per i genitori, spesso non per i loro figli che andrebbero volentieri a scuola e frequenterebbero volentieri i bambini ungheresi.

    Non credo di passare per razzista se dico che mediamente (mediamente) i rom non hanno voglia non dico di integrarsi – che un loro diritto – ma nemmeno di intessere rapporti non conflittuali e magari proficui con gli abitanti locali.
    D’altra parte, l’Italia sa essere pessima nella gestione dei problemi legati all’immigrazione e ai rapporti con le minoranze. Ma scrivere post del genere non aiuta affatto a comprendere il problema, né tantomeno a risolverlo.

  35. Michele scrive:

    Di seguito linko un mio articolo scritto in un blog che curavo nel lontano 2007. A rileggerlo ora, trovo molte delle mie riflessioni ancora attuali, e faccio i complimenti all’autore dell’articolo che almeno tratta di questo tema, servirebbe solo questo a farne un elogio…

    http://zapatando.blogspot.it/2007/11/un-popolo-invisibile.html

  36. jacopo scrive:

    sulla storia dei rom sta uscendo un libro della penguin, recensito dal guardian sabato.

    http://www.penguin.co.uk/nf/Book/BookDisplay/0,,9781846144813,00.html?strSrchSql=matras%2A/I_Met_Lucky_People_Yaron_Matras

  37. Alessandro (L) scrive:

    esistono diritti universali, principi giuridici o se vogliamo etici e morali che valgono o devono valere per ogni uomo, in ogni parte del mondo? la libertà di autodeterminazione, la libertà sessuale, la libertà religiosa, i diritti dei bambini, il diritto all’istruzione, la libertà di disporre del proprio corpo, la dignità umana. Sono “diritti” che dovrebbero essere garantiti a tutti? anche a chi non li vuole? anche ai figli, ai bambini di chi non li vuole?

  38. Manuela scrive:

    Avrei molto cose da dire, avendo condiviso in questi ultimi anni diverse azioni e iniziative con alcuni giovani attivisti rom in Italia e in Europa.

    Preferisco non farlo, perchè se c’è una sopruso che per troppo tempo è stato perpetrato a danno dei rom è proprio quello di parlare a nome e per conto di quelli che si presume essere “dei senza voce”.

    Segnalerò questa interessante discussione ad alcuni di loro e, se vorranno, interverranno direttamente.

    Mi limito a dire che la persecuzione nei confronti dei rom è una storia che va avanti da secoli, ma al contrario di altre minoranze oggi rispettate (almeno dalla società civile), discriminare esplicitamente i rom è ancora ritenuto largamente accettabile.

    Basti citare il riconoscimento decisamente marginale avuto dal popolo rom in quanto vittima dell’Olocausto.

    Di recente i rappresentati della comunità romanì sono stati esclusi, per l’ennesima volta, dall’annuale cerimonia di commerazione in memoria delle vittime dell’Olocausto organizzata dalle Nazioni Unite.

    Se siete sensibili al tema, e avete voglia di fare qualcosa di concreto, sottoscrivete questa petizione rivolta a Ban Ki Moon.

    E’ una iniziativa promossa da alcuni network indipendenti e internazionali che uniscono giovani attivisti rom e non rom.

    https://www.change.org/petitions/mr-ban-ki-moon-take-immediate-action-to-include-romani-speakers-in-the-official-commemoration-of-the-holocaust-at-the-un

  39. Ciro scrive:

    Non capiamo i Rom perchè migliaia di anni fa abbiamo scelto la sedentarietà. Non li capaimo perchè l’abbiamo trasformata in proprietà privata. Non li vogliamo capire perchè abbiamo creato delle nazioni e, quindi, inventato dei confini a tavolino. Continuiamo a non capirli perchè ci siamo ammazzati (e tuttora lo facciamo) per queste invenzioni cartografiche. Tutte le volte cerchiamo nemici per imporre la nostra idea, tutte le volte andiamo a cercare quelli che la nostra sedentarietà, la nostra proprietà privata, i nostri confini non li hanno mai sottoscritti. Se c’è un popolo che rappresenta al 100% la naturale tendenza all’adattamento alle condizioni circostanti, senza perdere un grammo della propria anima, questi sono i Rom. Nomadi dentro, pronti a ripartire anche dopo l’inferno.

  40. «Ho visto anche degli zingari felici» – mi avevano appena fottuto il portafogli!

  41. Nicola scrive:

    L’articolo ha buoni spunti, ma avrei approfondito maggiormente la questione, è vero tutto quello che scrivi, sono giuste (a mio avviso) anche le conclusioni alle quali arrivi, ma mi sembra difficile che un articolo del genere possa arrivare a smuovere le coscienze di gente assolutamente Non Informata sulla storia degli “zingari”. Ok, è vero, tutti li discriminano ‘sti poveri Rom, ma perchè? Da dove vengono? Come mai resistono all’integrazione? Perchè tanti professionisti ( a quasi qualunmque livello ) Rom fanno finta di non esserlo? Come mai il bambino di maria (v) a scuola non ci voleva, in fondo, andare? Come sono stati utilizzati e sono tutt’ora i rom a livello politico?

    Comunque, condivido in pieno l’opinimone di Ciro.

  42. isabella scrive:

    Chi lo ha detto che non vogliono emanciparsi??? A Bari lo hanno fatto! Gli uomini lavorano come facchini facendo i traslochi e cose di questo genere .Le donne con dei fondi erogati dalla regione Puglia aiutate da varie associazioni lavorano come sarte e i loro figli frequentano con non poco successo tranquillamente le scuole pubbliche .Tra l’altro per esperienza personale tempo fa’ mi sono ritrovata in un battibaleno per strada gli unici che mi ospitarono senza chiedermi niente in cambio furono proprio i Rom di un campo a Roma.Certamente anche la loro realta’ e’ fatta di individui .Come e’ anche vero che all’interno delle loro comunita’ esiste una gerarchia in cui si tiene molto conto innanzitutto dell’esperienza degli anziani ai quali spesso fanno ricorso per appianare divergenze e quant’altro gli anziani e i bambini sono di tutti e questo lo trovo lodevole visto che come OSS entro in case di persone italiane e benestanti che se non ci fossimo noi a curare i loro anziani con la scusa che lavorano QUESTI morirebbero tra le loro stesse feci ;vergognoso.Non ho mai visto in realta’ picchiare una donna al campo ,fuori si.Non ho mai visto picchiare un bambino al campo fuori si.Le persone non siamo tutte uguali a prescindere perche’ per loro non dovrebbe essere cosi??? Diamo i mezzi alle persone ma che siano i loro senza imporre sempre il nostro punto di vista facendo perdere loro cultura ,identita e terra. Si perche’ fin dall’inizio fin da quando in Rajastan furono cacciati dai Musulmani questo e’ un popolo oppresso .L’Olocausto per lor continua ancora e nessuno lo sa’.E’ il popolo piu’ pacifico che si conosca nessuno di noi ha mai saputo di una guerra cominciata da loro mai! Ci siamo mai chiesti cosa avremmo fatto noi al loro posto??? Cacciandoli da ovunque abbiano messo piede da piu’ di 2000 anni abbiamo fatto in modo che cominciassero a rubare non dico certo che qualcuno non ci abbia preso gusto., anzi !Come dico invece fossero scemi a farsi sfruttare come noi facciamo per un tozzo di pane. Purtroppo nel loro girovagare si sono mischiati con tante altre etnie perdendo quelle che erano le fondamenta del loro essere originario e questo ha dato origine a molti mutamenti purtroppo non sempre edificanti ma non per tutti e’ stato cosi .Purtroppo certo in tanti rubano ,spacciano e’ vero e questo avviene a spese nostre beh personalmente non mi va’ bene certo! ma giustifico piu’ loro che quelli seduti su comode poltrone che ci hanno ormai ridotti se non come i Rom quasi solo per la loro ingordigia io mi scaglierei piu’ nei loro confronti .Ci manderei loro nei campi Rom e a quegli altri darei delle possibilita’ concrete probabilmente molti non tutti certo ma tanti puzzerebbero di meno e ruberebbero di meno.Ma puo’ essere possibile in Svezia e’ successo allevano cavalli e’ nel loro DNA lo hanno sempre fatto!!!

  43. Luigi scrive:

    Caro Raimo, cari/e tutti/e,

    alcuni famigliari, compagni di scuola e insegnanti, fin da quando ero bambino, mi hanno insegnato a essere razzista verso i romanì. Non arrivavo a odiarli, ma temevo di avere un qualsiasi contatto. Erano descritti come il contrario di quello che noi dovevamo essere. Non li vedevo bene, non li guardavo in faccia, non li riconoscevo.
    Tutte le volte che nella mia infanzia ho avuto uno scambio, una qualsiasi esperienza di incontro non infelice con i cosiddetti zingari, nessuno mi ha spiegato, e io non mi rendevo conto, con chi avevo avuto a che fare.
    Un giorno, da ragazzo, ho scoperto che Orfei e Togni erano sinti italiani benestanti. Più di recente ho capito che i circensi e i giostrai sono rimasti gli unici romanì a scegliere di fare una vita seminomade. Ho partecipato ad assemblee con profughi della Bosnia. Un amico musicista mi ha raccontato di rom della Romania che per essere assunti in nero in un cantiere edile dicevano di essere pakistani… Mi fermo.

    Qualche anno fa ho pubblicato questo: http://www.carmillaonline.com/2011/03/16/verso-la-terza-ora/
    Qualche giorno fa, con grande gioia, ho scoperto una radio e un’associazione:
    http://sucardrom.blogspot.it/
    http://www.21luglio.org/

    Buona giornata.
    L.

  44. Irene scrive:

    Buon giorno a tutti…….abito a Torino e devo dire che con i Rom non ci sono mai stati grossi problemi, hanno sempre avuto molti spazzi anche ben attrezzati, infatti sembranO + case mobili che accampamenti…in diverse zone , con tanto di servizzi, tant’è che Vi permangono da moltissimi anni. 2 volte in anni diversi hanno assegnato delle bellissime case ( palazzine di 5 piani ) non casermoni ed in mezzo ad altre abitazioni, non di edilizia pubblica. Non credo si possano lamentare a Torino…e Vi assicuro che c’è una fame di case popolari da tantissime persone che fino a 2 anni fa avevano una Vita tranquilla … oggi non è più così nemmeno x chi come me abita a Torino da 59 anni e sia io che mio marito abbiamo pagato la GESCAL PER 37 ANNI LUI E 36 IO . Spero un giorno non molto lontano tocchi anche a noi.
    ps La mia mamma ricordo che dava loro l’acqua tutti i giorni, quando 2 volte all’anno sostavano in un’area verde vicino casa nostra……mammina si era attrezzata comprando una gomma , la collegava al lavandino e riempiva a tutti i contenitori dell’acqua e…loro prima di partire passavano a salutarla, ne ho un bellissimo ricordo.

  45. ranka scrive:

    non c’è un cazzo da sensibilizzare, nè da essere razzisti. I rom non lavorano per cultura, e chi non lavora non serve a nulla. Ho un terreno e ho chiesto ad un rom se voleva coltivare, ha risposto che non ne aveva bisogno perché andava a rubare…Così come i milioni di falsi invalidi, gli assenteisti e quant’altro. Chiunque cerca di fottere il prossimo per il proprio beneficio non meriterebbe nulla, indipendentemente dall’etnia.

  46. Melania scrive:

    A me fanno schifo e non è razzismo! Mi sono entrati in casa oggi pomeriggio a rubare l’oro e vengo a leggere che per loro rubare è normale e lavorare è qualcosa da evitare! Ribadisco il mio schifo e il primo moralosta che mi trovo davanti gli auguro che vadano a rubare anche a casa sua! Voglio proprio vedere come li giustifica dopo!

  47. Luigi scrive:

    A Melania e a Ranka

    Non credo che la famiglia Togni, Moira Orfei, Joaquin Cortes, Santino Spinelli, Andrea Pirlo, Diana Pavlovic, la redazione della radio U Velto (solo per fare qualche esempio) ti abbiano mai svaligiato la casa.
    E neanche queste persone, molto meno conosciute: http://www.21luglio.org/video-gallery-rom-cittadini-dellitalia-che-verra/
    Pensate di conoscere, o anche solo di riconoscere, la maggior parte dei rom e dei sinti che vivono in Italia?
    Buona giornata. Spero che ne siate capaci.

  48. Matteo scrive:

    Non è la societá che deve sforzarsi a comprendere la cultura Rom, sono loro che si devono adattare alle regole che ci sono, senza che gli vengano concessi privilegi. Purtroppo in Italia gran parte della sinistra è pervasa da una cultura “buonista”, che invece di premiare i cittadini meritevoli corre dietro a questa gente….

  49. Brenno scrive:

    I rom sono MERDA, e basta!!!

  50. Io scrive:

    Forse agli italiani gli zingari non sono mai stati troppo simpatici anche per il susseguirsi di episodi poco piacevoli:
    http://blog.libero.it/NapolieNapoli/12899685.html

  51. mario scrive:

    Salve a tutti;
    mi sono letto una buona perte dei Vs posts, che posso anche rispettare, ma non riesco proprio a capire come si fa ad essere cosi’ ipocriti e falsi, o falsamente ipocriti!?
    Vivo a Roma da 42 anni, cioe’ da quando sono nato, in uno di quei quartieri che hanno sempre (SEMPRE) dovuto fare i conti con questo “problema” che, venga detto, era gia’ presente prima della mia venuta al mondo, ed i miei predecessori ne avevano gia le scatole piene…… dopo tanti anni e tanti avvenimenti che hanno portato ancora di piu’ alla ribalta queste popolazioni (fatti di cronaca, vita vissuta e addirittura programmi televisivi) con notizie quasi mai buone (eufemismo), io penso si possa dire con tutta franchezza, che non sono i popoli che li ospitano che non li vogliono far integrare (nel mio caso e’ cosi’), ma sono loro che ESIGONO di integrarsi con le loro “leggi” e secondo i loro costumi; ora posso anche arrivare a pensare che sia giusto che mantengano vive le loro tradizioni, ma se a causa di queste, lo stato/paese che li ospita deve sentirsi sotto ricatto, penso, aqnzi sono convinto, che c’e’ qualcosa che non va…….poi mettiamoci anche che nelle loro tradizioni e’ assolutamente normale: rubare, violentare, sposarsi tra consangunei e “troppo presto”, delinquere nelle maniere piu’ disparate, mendicare e far mendicare minori, pretendere di avere diritti che non gli spettano, non esistere e di conseguenza non essere attaccabili, vivere in condizioni igieniche pessime, bere ed ubriacarsi per poi guidare e causare incidenti che rovinano le famiglie (degli altri), provate a pensare quanto si potrebbe andare avanti,
    notate bene, per tutti quelli che diranno che queste sono cose che gli (nel ns caso) italiani fanno da sempre, rispondo che noi siamo nel nostro paese, e non abbiamo realmente bisogno dello straniero che lo faccia per noi, e che poi troppo spesso, non paga, e se paga e lo carcereno, alla fine a pagare continuiamo ad essere noi.
    Sono diventato intollerante a causa loro e dei loro comportamenti che purtroppo vengono tollerati e loro continuano a fare i loro comodi a casa mia……… attenzione, ad essere (o fingere di essere) troppo buoni, ci stanno mettendo in condizione di dire o o loro o noi; e’ gia successo!

  52. Brenno scrive:

    Napalm, ecco che ci vuole con queste blatte subumane, il napalm!!!

  53. Magda scrive:

    Mi spiace non aver immortalato col cellulare un “papà” zingaro che alle due del pomeriggio,in luglio, chiedeva l’elemosina al semaforo, lasciando il figlio ( o forse era solo un bambino usato a scopo strappalacrime) di un anno e mezzo circa dormiente sotto il sole, sullo spartitraffico largo 40 centimetri su una tangenziale, fulgido esempio di amore paterno… Mi spiace non aver immortalato l’agonia e la morte del mio amato cane, avvelenato da esteri fosforici per compiere un furto nella casa dei miei, con razzia di spregio nel frigorifero e bisogni lasciati sui tappeti. Mi spiace di non aver fotografato il mio gatto impiccato al cancello, dopo che, su nostro sospetto, dovuto a tentativi di irruzione precedenti, la polizia aveva fatto un sopralluogo al campo nomadi temporaneo dietro casa…E ci ridevano in faccia ogni volta che ci incontravano, chiedendo come stava il cane o il gatto, sapendo che tanto qui in Italia nessuno li tocca. Li maledico ogni mattina.E maledico i nostri governanti e il falso buonismo imperante.

  54. Alessandro scrive:

    Io mi chiedo perchè qualcuno dovrebbe avere interesse a difendere una razza, e dico RAZZA, perchè questa gentaglia è millenni che vive al di fuori di ogni regola scritta, è da millenni che viene perseguitata e purtroppo nemmeno Itler è riuscito a debellare!!!!, che vuole imporre un modo di vivere che nemmeno i topi di fogna riuscirebbero a tollerare!

    Mi chiedo che vantaggi abbiate, voi che difendete anche l’indifendibile!…potete riflettere sul fatto che se a 500 milioni di persone (quanti siamo più o meno in Europa) stanno sul cazzo gli zingari non è per semplice razzismo????

    Detto questo, come si sono bonificate le paludi (ricordo a colpi di DDT che chi non lo sapesse significa Dicloro Difenil Tricloroetano), chiedo che si bonifichino anche le aree deturpate, degradate, umiliate, morte a causa di questa gente

  55. Lalo Cura scrive:

    il commentario di questo post è ormai diventato lo specchio osceno nel quale una una congerie di inespressive merde umane in salsa nazista viene a scadenze regolari a specchiare il volto putrescente della propria irredimibile pochezza

    lc

  56. Luigi scrive:

    A Lalo Cura
    L’ho segnalato da tempo via twitter a Minimaetmoralia.
    Luigi

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