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I tubi innocenti

Di Albert Samson

abcd

il rimpianto di non aver pubblicato un cd, ma solo il suo buco al centro, che qui, avanti così, si muore e non lasci niente neanche ai nipoti… La pazzia è un canale assurdo quando ci credi, non ha senso sperare, né tifare. Non ha senso aver avuto le possibilità e aver risposto picche, non ha senso pensare di essere bravi quando non lo si è. E tutto ciò diventa un buco, nell’acqua, nei cd, nei nipoti e infine in testa.

aldo

arrivare e non scendere dal treno: nel sedile, seduto; le braccia, sui braccioli. Lasciarsi là e scendere di un fantasma che attraversa i binari senza mai essere investito, che passa in un albergo, entra nella doccia, esce dal camino. Prende poi il volo sulle cupole, poveri cristi, sugli alberi, povere bestie, arriva al mare, toglie le nuvole e torna al suo treno, al suo vagone, ma trova solo infermieri, polizia, giudici, preti.

buca

nel centro del paese ossificato, il buco lungo del campanile e quello largo della chiesa con le macchine che ci cadono dentro. Le montagne attorno si tolgono la forfora, prendono il sole, mentre tu precipiti dietro a un cruscotto nel buco. Ti perdi l’attacco delle graminacee alla scuola, all’asilo. L’ulivo al posto del comune e querce dall’oggi al domani al posto dei dentisti, per esempio, mentre precipiti davanti a un bagagliaio che ti minaccia. Di fianco ad una moglie infartuata e mettendo la retro.

caro

ho letto una notizia sul giornale. Rapinatore in villa ucciso da proprietario. Ho controllato l’indirizzo, recanati, in campagna. Ho aperto il maps e mi son piazzato davanti a questa casa assassina. Ero in una primavera bellissima, verde, fiorita sotto al cielo intenso, in una stradina bianca; mi son guardato attorno, poi ho cliccato fortissimo per fare giri d’orizzonte come un pazzo e si vedeva solo una banda azzurra su e una nera giù, vibrare.

cede

le foglie nuove scoppiavano come palloncini, le guardavamo crescere e scoppiare. E allora ci siam arrampicati e abbiamo stretto un ramo in pugno e lo scoppio è avvenuto giù, nelle radici, e la pianta, cristo, faceva crik crak e poi accelerava con noi sopra verso l’acqua nera e siam finiti dentro, sotto, impigliati ai rami e non ci vedevano più tornare su e han chiamato i pompieri che sono arrivati dopo 20 minuti che eravamo là sotto, capisci?

eroe

uno che inizia a mentire sugli esami fatti, dice d’averli fatti, trucca il libretto; finge d’andare anche a lezione, va ai cavalli. Mente, mente, già deciso a non studiare mai più niente, frequenta, le feste, mente ai suoi, a due amici, poi a 4, 6, tutti, fino al giorno della finta laurea, inventata, col precetto militare in tasca, con un sorriso, convoca tutti e il giorno prima si spara, o sparisce.

Il 10

gli autobus che rientrano e un papà, che rientra, a piedi stanchi. Che chiude la porta, passa per il corridoio e va a letto. Si sveglia, si allaccia la cravatta e va a piedi all’autobus, e lo porta a fermarsi tutte le volte, a tutti i pali. Un giorno rientra, esce in terrazzino e guarda tutto il verde fattosi fra le casette fatte a suo tempo nel giallo; ora diventa tutto pallido, com’era la mamma, tutto uno con luna dietro e infine niente di niente. Niente.

olio

bruci l’ospedale dove sono venuto al mondo. Coi dottori che tirano cuoia, stipendi, tutt’e due. Adesso, ho fastidio del telefono anche quando tace, affondo il mio tunnel carpale nel materasso quando sbatti le stoviglie apposta, quando pisci e tiri l’acqua in piscio. M’odio, adesso, parlo solo col cane che m’abbaia, inseguo le tegole che volano via facendomi travolgere dagli ubriachi al volante; cristalli tutt’attorno al cranio.

Rsvp

tornano i vicini col camper, vivi, tutti in pantaloni corti. La stanchezza come la sporcizia dei vetri. E adesso lui va su e giù per le scale con sacche, borsoni. Poi si richiude al volante, fa una retromarcia ed esce. E da lì, chissà, non lo videro più. Né arrivarono lettere, dicono, né aveva debiti, salvo poi, poco dopo, trovarsi una testa di cane mozzata, salvo poi mancare un figlio in un incidente, salvo poi, vedi, capire che quel vicino era me e non lui, cioè io che voglio la grana da questa storia, subbito.

ruby

dentro alla nebbia c’è una stanza nobile d’affreschi estivi, un arazzo sul divano d’oro, vasi. Sopraggiungo da fuori e picchio sui vetri antichi e ripicchio e alla fine, apri, entra nebbia, faccio così con la mano per diradarla e ridi, bella, sono io! vieni? e ti coccoli il rubino, ma non rispondi, allora te lo strappo, scappo e mi nascondo dietro alla venere del giardino, col rubino in bocca, e quando arrivi, t’afferro e bacio tutta.

tran

chi ha preso il tram, sa dei froci che dico io. Che vengon a poggiare il pacco e fiatano nel collo, di lato. Che ti sposti e trac, pacco duro. Che gli dici daiii e quello allarga le braccia e fa “che vuoi?”. Ti siedi al posto degli handicappati e quello si fa largo e ti si mette in piedi davanti aspettando la frenata, che ti alzi per sputargli in faccia e quello ti bacia in bocca con le labbra sudate e allora tu gli stringi il bastone e limoni, limoni per tutti.

unno

un presidente dormiglione, con la moglie a fare caffè. E noi non sopportiamo, ma amiamo Ferocia, sua figlia e la vogliamo. Come un ratto la prenderemo, presidente, e le faremo quello che vorremo, fino a sazietà o morte. E mi dispiace, ma lo faremo. E per non dar adito a niente, gliela faremo ritrovare impiccata giù da un ponte, con su scritto troiaccia. E vediamo se dormi ancora, quando scoprirai che sei stato te, davanti ai tuoi giudici.

vera

compro 100 bancali d’acqua minerale. Ruba dal cantiere di fianco dei tubi innocenti, li mise in garage; compra da una bobina tessuto rosso brillante. Rubo un sacco di diserbante dal ferramenta. Notte e nebbia, scavalco, svito valvolotto e ci verso il diserbante. Tragedia, partono telefonate, fumo da tutti i pori per tutti, sirene, elicotteri. Su un isolotto veneziano appare enorme bandiera rossa, arrivano i lagunari, lanciamo sassi, lancio di napalm, guerra di giorni, vinciamo. Vendo l’acqua carissima. Così si fa, così fanno.

Commenti
Un commento a “I tubi innocenti”
  1. anna maria er scrive:

    Queste parole attirano per un ritorno

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