Seminario sui luoghi comuni

3. Idiosincrasie di un protagonista

Pnin è il protagonista per eccellenza. Ha un romanzo che porta il suo nome, e l’autore, Vladimir Nabokov, è talmente sicuro di avere tra le mani un personaggio irresistibile, che con malizia tipicamente nabokoviana, nel descrivere alcune caratteristiche di Pnin, le definisce «tipicamente pniniane».

Pnin è un emigré russo che insegna in America. È tondeggiante, di buon carattere, apprensivo, metodico, pedante. I personaggi universali non esistono. Esistono solo dei miscugli improbabili fra il vostro compagno di banco e Čičikov delle Anime morte di Gogol. Tutti i grandi personaggi sono inattuali perché si arriva al loro cuore per vie traverse. Il «precario» non esiste. Lo «sfortunato» non esiste. In questo paragrafo di Nabokov compaiono insieme diverse cose: gli entusiasmi di Pnin, le sue fissazioni, ciò che aveva in comune con la gran parte dei russi (i «trucchetti insulsi»). E Nabokov usa un trucchetto insulso anche lui, da buon russo: prende le distanze da un luogo comune – il professore tedesco distratto, solo per approfittarne, per cominciare ad avvicinarsi al bersaglio. Come per un eccitante strabismo, le cose migliori non sono quelle forzatamente originali, che sono luoghi comuni rovesciati, ma sono quelle cose che stanno a un passo dai luoghi comuni e ne sfruttano l’aura senza farsi sopraffare.

Da Pnin
di
Vladimir Nabokov

 

Tutto ciò non modifica il fatto che Pnin si trovava sul treno sbagliato.
Quale diagnosi formulare su questa triste circostanza? Pnin, è bene sottolinearlo, non aveva niente a che vedere con il tipo di quel bonario luogo comune tedesco del secolo scorso, der zerstreute Professor. Al contrario, era forse fin troppo diffidente, fin troppo costantemente in guardia contro trappole diaboliche, fin troppo penosamente all’erta per paura che il bizzarro ambiente da cui era circondato (l’imprevedibile America) potesse indurlo a un qualche ridicolo passo falso. Era il mondo a essere distratto, e toccava a Pnin tenerlo in riga. La sua vita era una guerra senza quartiere contro oggetti insensati che cadevano in pezzi o gli si rivoltavano contro o si rifiutavano di funzionare, oppure scomparivano per pura malignità nel momento stesso in cui entravano intenti a usare le mani; ma poiché era capace di ricavare in un batter d’occhio da un baccello un’armonica a bocca a una sola nota, di far rimbalzare dieci volte un sasso piatto sulla superficie di uno stagno, di proiettare con le nocche l’ombra di un coniglio (con tanto di occhio ammiccante), e di eseguire una quantità di altri trucchetti insulsi che sono l’asso nella manica dei russi, Pnin era convinto di possedere una notevole abilità manuale e meccanica. Verso ogni tipo di congegno provava adorazione e una sorta di voluttà stupefatta e superstiziosa. Le apparecchiature elettriche lo incantavano. La plastica lo entusiasmava. Nutriva una profonda ammirazione per la chiusura lampo. Ma se un temporale nel cuor della notte paralizzava la centrale elettrica locale, la sveglia debitamente collegata alla presa di corrente mandava a rotoli le sue mattinate. La montatura degli occhiali gli si spezzava nel mezzo, lasciandolo con due metà identiche che lui cercava goffamente di riunire, forse nella speranza che un qualche prodigioso restauro organico intervenisse in suo soccorso. La cerniera su cui soprattutto fa assegnamento un gentiluomo s’inceppava nella sua mano malcerta in momenti da incubo di affanno e disperazione.
E ancora non sapeva di trovarsi sul treno sbagliato.

Leggi le precedenti puntate del Seminario sui luoghi comuni
2. Compassione per la comparsa
1. Il viale per lo struscio

Francesco Pacifico è nato a Roma nel 1977, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Il caso Vittorio (minimum fax), Storia della mia purezza (Mondadori) e Class (Mondadori). Ha tradotto, tra gli altri, Kurt Vonnegut, Will Eisner, Dave Eggers, Rick Moody, Henry Miller. Scrive su Repubblica, Rolling Stone, Studio.
Commenti
5 Commenti a “Seminario sui luoghi comuni”
  1. cristiano de majo scrive:

    splendido libro, splendido passo.

  2. veronica scrive:

    molto bella questa rubrica, e quello che dici sull’arrivare per vie traverse al cuore di un personaggio.

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