Il Centro per il libro e la lettura: se ne cominciassero a parlare gli scrittori e i lettori?

Ieri al Salone di Torino, ci sono stati un paio di incontri con Gian Arturo Ferrari, presidente del Cepell, che per l’ennesima volta ha completamente e si direbbe colpevolmente glissato sulle sue responsabilità pubbliche, incarnando la figura dell’intellettuale o dell’esperto di editoria e di marketing. In questi ultimi giorni, rispettivamente sul Venerdì, su Alfabeta2 e su Lettera43.it questi tre pezzi.

Crisi dell’editoria? Forse il punto è un altro

di Nicola Lagioia

Nel 2011 in Italia è andata in crisi l’editoria libraria: secondo l’ISTAT si sarebbero volatilizzati 700mila lettori. Molti sarebbero tra l’altro lettori forti, quelli che acquistano più di dieci libri l’anno.
La recessione spiega molte cose ma può essere una scusa. Di più: le grandi crisi hanno di buono che impedisono ai modelli al capolinea di fingersi in salute. Che il sistema della diffusione del libro avesse imboccato un binario morto era chiaro da tempo. Ma solo il crollo dei fatturati trasforma le Cassandre in persone di buonsenso e causa incidenti lunguistici ai signori del vapore. Riccardo Cavallero, dg Mondadori, ha dichiarato che gli editori sono vicini al panico, non sono più in grado di controllare il mercato perché tra crisi e digitale oggi “il lettore se ne frega di quel che dici, è lui che decide. Non puoi più menarlo per il naso”.
Chiudendo il sillogismo: non sarà che molti di quei 700mila si sono stancati di essere menati per il naso? Non sarà che gli editori (tutti o quasi, beninteso) puntando sull’aumento di produzione e trascurando una vera politica culturale, hanno preferito l’uovo alla gallina? Aver inondato le librerie con migliaia di volumi, spesso pessimi per la regola dei numeri, aver preferito i salotti televisivi al lavoro sul territorio, l’exploit del megaseller al progetto di lungo corso, non può aver messo in fuga i lettori rimpiazzandoli con semplici clienti? I quali si sono poi volatilizzati ai primi venti di crisi. Tanto che ora c’è chi prova a far cassa agitando le sirene del self-publishing (tu paghi, noi stampiamo, nessuno leggerà).
Se dal privato si passa al pubblico la musica non cambia. Il governativo Centro per il Libro aveva grandi ambizioni: “ci prefiggiamo di aumentare in un decennio i lettori abituali di due punti percentuali”. A due anni di distanza il fallimento è lampante, e se è vero che il Centro riceve dallo Stato pochi milioni, per misurare la distanza dal paese reale basta contare i follower del suo profilo twitter: poco più di un centinaio, meno di un decimo di quelli di un blogger a costo zero.
Eppure negli ultimi anni, dal basso, si sono moltiplicate le iniziative a sostegno della lettura. Festival, riviste, associazioni, per non parlare della Rete. Perché non tenerne conto? La sensazione è che, come i politici preferiscono a volte le plebi ai cittadini, le classi dirigenti del mondo editoriale ritengono che sfornare consumatori sia più redditizio che formare lettori. Ma il banco alla lunga non paga. Per dirla con Isaiah Berlin: “la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”.

Il mondo dei libri secondo GAF
di Christian Raimo

Disclaimer. Probabilmente chi leggerà quest’articolo è un lettore forte. Probabilmente però chi leggerà quest’articolo non avrà mai sentito parlare del Cepell, ossia del Centro per il libro e la lettura. Ecco, questa mancanza d’informazione è in se stessa una questione che andrebbe affrontata. Sintetizzare cos’è il Cepell, quelle che sono le sue funzioni, perché è stato creato, necessiterebbe di una premessa molto lunga. Sul sito Cepell.it ci sono delle informazioni direi sufficienti. Il decreto del 25 gennaio 2010 che lo istituisce è reperibile sulla Gazzetta Ufficiale del 10 marzo 2010, anche on line.
Ringraziamenti. Di alcune delle riflessioni che seguiranno sono debitore a Francesca Santarelli e a Luisa Capelli.

Un paio di anni fa si installa alla guida del Cepell Gian Arturo Ferrari. Ha appena lasciato il gruppo Mondadori dove è stato per anni una sorta di eminenza indiscussa – colui che è riuscito a far vincere il Premio Strega per quattro volte di seguito (con milioni di copie vendute), e a essere uno spauracchio sul lavoro per molti (si dice che a Einaudi si facessero delle riunioni preparatorie per “parare i colpi” prima dei suoi incontri)

È il 17 febbraio 2010, e alla presenza di Maria Stella Gelmini, Sandro Bondi, Giorgia Meloni, Paolo Bonaiuti (giusto per ricordare gli intellettuali che abbiamo avuto al potere in questo Paese), nella conferenza stampa che vara la struttura, GAF espone il suo progetto con queste parole precise: “Va da sé che gli obiettivi si raggiungano con programmi e progetti per ora ne sono stati preparati cinque, ai quali si aggiunge un’indagine finale a verifica dei consumi reali degli italiani”.
Su questa ricerca sui consumi non si dilunga, mentre sui progetti GAF è più articolato. Dice per esempio che (1) “Il mio obiettivo è di allargare la base di lettura conferendo valore sociale al libro. Ci siamo prefissi di passare nell’arco di un decennio dall’8% di lettori abituali adulti, al 10%”; dice che (2) “siccome non esistono precedenti cui rifarsi incrementare il numero dei lettori in un paese, di conseguenza, bisogna costruire un modello di promozione della lettura su scala provinciale applicabile successivamente a tutto il territorio nazionale”; dice che (3) “saranno donati gratuitamente libri di buona qualità, che gli editori eliminano, alle situazioni più svantaggiate (ospedali, case per anziani, piccole scuole, biblioteche di piccoli centri, carceri…). Il libro come cura della solitudine, fisica sociale, spirituale. Sarà effettuato un censimento per le disponibilità dei libri e un censimento delle destinazioni per avere l’esatta corrispondenza tra i due insiemi”; dice che (4) “Con lo scopo di familiarizzare al libro e attribuirgli un valore affettivo è prevista una campagna di comunicazione, concentrata in una settimana che, in collaborazione con AIE (Associazione Italiana Editori), culminerà nella giornata di domenica 23 maggio, dove tutti saranno invitati a regalare un libro a coloro cui si vuol bene. Un’operazione che durerà nel tempo, almeno 5 anni, in modo da creare, con un appuntamento fisso, l’abitudine a donare un libro”; dice che (5) “si punterà a dare agli autori e alle opere italiane la presenza internazionale che oggi non hanno, con il finanziamento della traduzione di libri italiani all’estero, a fronte di un concreto contratto di un editore straniero. Si lavorerà in coordinamento con le parallele iniziative del Ministero degli Esteri”; dice che (6) “Il Centro sarà infine un punto di riferimento per rappresentare gli interessi del mondo dei libri nelle sedi istituzionali, anche con riguardo ai provvedimenti legislativi: prezzo del libro; perequazione tra Iva libri e IVA quotidiani e periodici; perequazione Iva tra libri di carta e libri elettronici; riforma del trattamento fiscale del diritto d’autore”; dice che (7) sarà costituita l’Associazione Fahrenheit 451 attraverso la quale i privati potranno fare le proprie donazioni con la speranza di riuscire a finanziare, con il tempo, tutto il progetto. Un gesto di generosità e un’assunzione di responsabilità personale da parte delle persone economicamente più fortunate.
A proposito delle ricerche di mercato ha un’idea piccola ma precisa: affidarsi alle rilevazioni Nielsen: (8): “Per poter costituire un’unica autorevole fonte di dati sul mondo dei libri, è indispensabile procedere con rilevazioni dell’acquisto reale dei libri da parte delle famiglie italiane Le ricerche fatte fino ad oggi si sono basate su dichiarazioni di singole persone risultando essere del tutto aleatorie. Le nuove rilevazioni saranno invece fondate su dati reali d’acquisto, che saranno integrati con Nielsen Bookscan /rilevazione delle vendite) e con i dati di fatturato mensile delle case editrici”.

Ora, proviamo a fare un bilancio piccolo piccolo di queste dichiarazioni?
(1) I lettori stanno diminuendo a vista d’occhio. Meno 700.000 lettori forti in meno l’anno scorso, così dice l’Istat. Le piccole case editrici chiudono, le grandi case editrici gridano al si salvi chi può. È ovviamente anche colpa della crisi economica. Come pensa GAF di rispondere a questa tendenza terribile? In un intervento su Repubblica del luglio 2011 scrive che sostanzialmente l’unica soluzione sono le ricerche di mercato che permetterebbero alle case editrice di evitare l’improvvisazione nelle strategie commerciali. Mentre il 23 marzo di quest’anno, alla presentazione dell’allarmante studio sulle abitudini di lettura degli italiani (sì, ne parliamo più sotto) chiarisce, all’esplicita domanda Beh, di fronte a questa crisi che pensate di fare?, che secondo lui lo scopo del Cepell è di fotografare la situazione più che di prospettare soluzioni.
(2) Perché si dice sempre nelle politiche culturali che bisogna ripartire da zero? Si parla sempre di costruire e mai di gettare ponti, di fare manutenzione alle strade? Non esistono esperienze modello da tesaurizzare? Per dire, a livello internazionale (il Centre National du Livre francese, per citare proprio il più banale) o a livello locale (le centinaia di progetti istituzionali o meno che si sforzano di promuovere la lettura in contesti magari complicati)?
(3) Perché anche qui non preoccuparsi dell’attenzione per quello che già c’è? Esempi? Le biblioteche scolastiche sono al collasso, il personale per le biblioteche in generale è poco e mal pagato, ci sono milioni di libri e documenti che senza manutenzione rischiano di andare al macero; che senso ha lanciare l’idea di questo beau geste caritatevole invece di chiedere una politica più assennata perché le biblioteche delle carceri e degli ospedali funzionino il meglio possibile, abbiano dei fondi per acquisire i libri, etc…? E, in secondo luogo, questo censimento è stato fatto?
(4) La giornata in cui si regalano i libri… ehm… Anche qui, in un mondo in cui la cultura del booksharing è ormai diffusa tra centinaia di associazioni, circoli, virtuali e reali, perché fare una campagna di marketing con tanto di slogan “Se mi vuoi bene, regalami un libro” e testimonial tipo Carofiglio e Saviano per inventarsi una tradizione che sembra semplicemente pubblicitaria? Ovvero: possibile che promozione voglia dire essenzialmente pubblicità? E, anche qui, com’è andata nel 2010 e nel 2011: si sono regalati tanti libri?
(5) Il 26 gennaio di quest’anno è stato reso noto l’elenco delle opere per le quali verrà erogato un finanziamento per la traduzione all’estero: sono circa venti tra narrativa, saggistica, letteratura per ragazzi (sul sito del Cepell potete trovare l’elenco). A parte che uno potrebbe dire: pochine, no? Ma, giusto per fare un paragone sul sistema dei finanziamenti, il Centre du Livre francese finanzia oltre le traduzioni, le borse ai traduttori verso il francese; oltre i la promozione dei libri, i soggiorni di studio per gli scrittori. Anche qui l’idea è quella di agire sul processo di scrittura, sul lavoro culturale, più che soltanto sul prodotto.
(6) In realtà questo ruolo di riferimento il Centro del Libro non è riuscito a conquistarselo. Pesa probabilmente la poca fiducia che la direzione di Ferrari porta con sé. Pesa una sorta di apparente doppia anima: accanto al presidente Ferrari, la direttrice Flavia Cristiano ha scelto di avere un profilo basso. E per esempio, ogni volta che in pubblico si è cercato un confronto sulla politica culturale del Centro, Cristiano si è sempre dimostrata disponibile. GAF si è invece quasi sempre defilato o mostrato irritato.
Poi, c’è da dire che altre realtà, auto-organizzate come il Forum del libro o i Mulini a Vento sono state e sono dei veri riferimenti per una nuova legislazione sul libro. Spesso il Centro per il Libro, proprio per l’ostentata inerzia di GAF (alla riunione del Forum del libro a Matera per esempio), è stato visto come un ostacolo più che un veicolo nei rapporti con le istituzioni.
(7) Questa associazione esiste? Io non ne ho mai sentito parlare.
(8) Le ricerche Nielsen sono state sicuramente una priorità assoluta per il Centro del Libro secondo GAF. (Per farle sono stati spesi 80.000 euro dice Flavia Cristiano, Ferrari aveva citato cifre più alte a Matera). Il 23 marzo alla Biblioteca Casanatense sono stati presentati i risultati della ricerca sulla lettura degli italiani. Questi dati hanno suscitato molto allarme: l’abbiamo detto, un crollo (altro che il 10% in più in dieci anni!). Ma ancora di più hanno lasciati aperti vari interrogativi: era necessario fare queste ricerche di mercato? Questi dati che indagano più l’acquisto che le abitudini di lettura non sono utili forse più agli uffici commerciali delle case editrici piuttosto che agli amministratori che si dovrebbero occupare di promozione alla lettura? Queste ricerche sono state finanziate tutte con soldi pubblici o magari qualche soggetto privato, tipo l’AIE, ci ha messo dei soldi? Perché la Nielsen non fornisce i criteri con cui ha realizzato queste indagini?
GAF terminava l’articolo per Repubblica il luglio scorso con un tono di caustica lapalissianità: “Sarà anche vero che il libro è anticiclico e si avvantaggia delle crisi, ma fino a un certo punto”. Vien da rispondergli, con altrettanta ovvietà. Sarà pur vero che durante un naufragio, l’importante è salvare la pelle, ma fino a un certo punto; se si è scelto di fare il capitano, è bene farsi uscire un’idea di come uscire dal disastro. Altrimenti è meglio passare la mano a qualcun altro.

A Panorama in Ferrari

di Bruno Giurato

Da guru del libro a (probabile) guru dei periodici. Gian Arturo Ferrari per anni direttore editoriale di Mondadori libri e attualmente presidente del Cepell (Centro per il libro e la lettura, Roma) è entrato a far parte del gruppo di lavoro per il restyling del settimanale Panorama.
Ferrari ha confermato il nuovo impegno con Lettera43.it, senza sbilanciarsi sui particolari del suo novo ruolo che, a quanto pare, è ancora in fase embrionale. Ferrari, classe 1946, laurea in Lettere classiche, anni di insegnamento di Filosofia della scienza, è stato dalla fine degli Anni 90 alla fine del 2000, l’uomo più potente nel panorama librario italiano. E adesso è approdato a Panorama, mentre il settimanale vive una fase difficile. Quello del 2012 è il quarto restyling in cinque anni per il giornale fondato nel 1939 da Gianni Mazzocchi, che da qualche anno soffre un calo di copie pressoché costante: secondo i dati Audipress dal dicembre 2010 al dicembre 2011 la tiratura è scesa di un ulteriore 3,9%. Un’emorragia di vendite che ha messo in dubbio la stessa identità editoriale del settimanale. È incerto se a Segrate si sia deciso per la linea del direttore Giorgio Mulè, focalizzata sulla cronaca e le inchieste, o per quella del neo vicedirettore Walter Mariotti, centrata sui personaggi e sul lifestyle. Mariotti è approdato a Segrate dopo aver lasciato la direzione di Il, mensile del Sole 24Ore, ora guidato dall’ex ‘fogliante’ Christian Rocca.
Ma insieme a quello di Panorama è in discussione un cambio di faccia generale dei periodici Mondadori. Dai rumors si apprende che per il 13 aprile è stata convocata una riunione generale, con i responsabili di Panorama, quelli del magazine Panorama Icon (diretto da Emanuele Farneti), e quelli di Flair. Mentre sembra confermato che la versione italiana di Instyle sarà affidata a Silvia Grilli, attuale vicedirettore di Panorama.

Commenti
7 Commenti a “Il Centro per il libro e la lettura: se ne cominciassero a parlare gli scrittori e i lettori?”
  1. carmelo scrive:

    la riduzione dei lettori al rango di consumatori passivi porta inevitabilmente al declino del libro (mal) inteso come oggetto di consumo a cui sempre più vengono preferite altre forme di distrazione di massa.

    Leggere richiede tempo, passione, impegno, consapevolezza.
    L’impoverimento culturale di cui questo paese è stato protagonista, non poteva che portare a questi risultati.

  2. articoli molto interessanti. grazie.

  3. carmelo scrive:

    “”Eppure negli ultimi anni, dal basso, si sono moltiplicate le iniziative a sostegno della lettura. Festival, riviste, associazioni, per non parlare della Rete.””””22Lagioia

    è giunto il tempo di parlarne in modo serio e approfondito, della rete.
    Che consente di accedere ai testi in pochissimo tempo ma rischia di farne perdere altrettanto in cose stupide e superficiali.
    Che consente di acquisire informazioni, giudizi estetici, critiche ma rischia di degradare la qualità dei contenuti, di annullare le competenze…
    la domanda è: come puo’ la rete promuovere la letteratura, ovvero la lettura di qualità. E’ tempo credo che questo mezzo venga usato con consapevolezza.

  4. Marina Rullo scrive:

    Il Cepell una cosa buona per i traduttori editoriali l’ha fatta: ha creato una banca dati online in cui chiunque abbia tradotto almeno un libro da e verso l’italiano può registrare i propri dati, l’elenco delle opere tradotte, segnalare da che tipo di formazione proviene, ecc.

    Per una categoria tradizionalmente dietro le quinte è bel un passo avanti avere dei dati da elaborare. Intorno a questa banca dati, volendo, potrebbero nascere altri progetti interessanti.

    Ad esempio, STRADE aveva proposto non molto tempo fa al Cepell di ricavare dalla banca dati una informativa annuale che desse qualche indicazione utile sulla categoria: percorsi di formazione, generi di specializzazione, diffusione geografica e via dicendo.
    Certo, il problema di queste iniziative è ‘fidelizzare’ il traduttore in modo che aggiorni con una certa regolarità i propri dati, ma già avere una sorta di annuario online è una gran cosa.

    Nell’articolo si parla del sostegno dato ai traduttori dal Centre National du Livre. Una traduttrice francese mi raccontava a questo proposito che il CNL eroga sovvenzionamenti agli editori che garantiscono compensi equi ai propri collaboratori, su base proporzionale: più è alto il compenso dato al traduttore, maggiore è il finanziamento che il CNL riconosce all’editore.

    Grazie,
    Marina Rullo
    STRADE Sindacato Traduttori Editoriali

  5. Emiliano scrive:

    @Carmelo, tu hai ragione quando parli della deriva che lo strumento di internet e i nuovi media-device (tablet o ereader) possono far prendere alla cultura: rendendola commerciale, di massa e impoveredone il valore. Ma queste preoccupazioni sono vuote. Mi spiego meglio.

    La ‘cultura aulica’, che si acquisisce come tu stesso dici attraverso “tempo, passione, impegno e consapevolezza”, è qualcosa di distino dalla ‘cultura di massa’, che risponde ad un altro servizio, il passatempo ad esempio.

    La ‘cultura aulica’, proprio perchè ricercata dall’individuo e non alla portata di tutti, implica la volontà del soggetto a ricercarla. Quindi si basa su una scelta soggettiva che condurrà l’individuo, sulla base delle sue convinzioni, a scegliere attivamente la sorgente dalla quale bere.

    La ‘cultura di massa’ non nasce da questo desiderio di conoscenza fondato sui nostri interessi. La ‘cultura di massa’ serve allo svago, al vezzo non ha valore docente, è aria fritta.

    Per quanto, però, io convenga con te sulla frivelozza della seconda rispetto alla prima, questa non potrà soverchiare l’altra. Ma si troverà sempre nello stesso rapporto. La ‘cultura aulica’, da che mondo è mondo, è sempre stata, numericamente parlando, al secondo posto nella scelta degli individui, proprio per lo sforzo che esige (tempo, impegno e consapevolezza).

    I nuovi tempi e le nuove tecnologie possono solo che migliorare la visibilità di entrambe: restando fermo, però, il rapporto di cui parlavo prima. Faccio un esemio, io che sono appassionato di storia entrando in un portale per scaricare un libro digitale, da leggere sul mio ebook, avrò di fronte a me la scelta di milioni di testi, molti di più di quanti ne avrei entrando in una qualsiasi libreria. A quel punto starà a me, in base ai miei gusti e alle mie scelte, selezionare un prodotto oppure un altro. Sono sempre io – l’individuo di cui parlavo prima – il soggetto che deve operare la scelta. Anzi, a mio avviso lo strumento offre maggiore libertà nella scelta: finora le case editrici hanno imposto la cultura secondo loro, d’ora in avanti non sarà più così.

  6. Stefano Scalich scrive:

    Un po’ fuori argomento…

    http://bit.ly/miaJln

    … ma spero non fuori programma.

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  1. […] di NICOLA LAGIOIA | da il Venerdì de La Repubblica e minima et moralia […]



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