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Il compendio del sesso USA

Pubblichiamo una recensione di Stefano Gallerani,  uscita su «Alias», su «La donna d’altri» di Gay Talese (Bur).

A più di trent’anni dalla sua prima apparizione per Doubleday, nel 1981 (in Italia uscì l’anno seguente con Mondadori), torna sui nostri scaffali La donna d’altri (traduzione di Francesco Saba Sardi, con una postfazione di Walter Siti, Bur, “scrittori contemporanei”, pp. 662, € 14,00), il libro-inchiesta sulla rivoluzione sessuale negli Stati Uniti d’America che valse al suo autore, Gay Talese, un anticipo di quattro milioni di dollari (cui vanno aggiunti i cinquantamila per l’anteprima su “Esquire”, i due milioni e mezzo per i diritti di una riduzione cinematografica che non vide mai la luce e un altro milione per le edizione tascabili ed estere), ne mise a dura prova il matrimonio con l’editor Nan e fece di lui, insieme all’altro arbiter elegantiarum delle lettere americane, Tom Wolfe, il campione indiscusso del New Journalism.

Dopo due lustri di ricerche, interviste e approfondimenti, La donna d’altri rappresentava, in un paese che s’apprestava a consegnarsi alla politica reaganiana,  il bilancio consuntivo sui rivolgimenti che la controcultura degli anni Sessanta e Settanta aveva scatenato all’interno delle dinamiche relazionali di una società fortemente oscillante, sin dai suoi albori, tra il liberalismo individualista di Franklin e il fanatismo puritano dei Padri Pellegrini; con questo titolo, inoltre, lo scrittore del New Jersey (Talese è nato a Ocean City, nel 1932, da una famiglia di origini calabresi) inscriveva a pieno diritto il proprio nome all’interno di quel filone aperto tra 1968 e il 1969 da Philip Roth (Il lamento di Portnoy), Gore Vidal (Myra Breckinridge) e John Updike (Coppie), non a caso raffigurati da Edward Sorel, in una delle sue celebri illustrazioni per “Gentleman’s Quarterly”, nella veste di tre fauni sibaritici: romanzi, tutti e tre, in cui l’elemento sessuale (l’ossessione masturbatoria di Portnoy, l’ambiguità trans-gender di Myra e la promiscuità degli abitanti dell’immaginaria Tarbox in Updike) si presentava come centro gravitazionale di una crisi esistenziale tanto individuale che collettiva; con essi, scriveva tempestivamente Alberto Arbasino, “una colossale risata alla Rabelais stravolge insieme i due pilastri principali di tanta cultura americana contemporanea: la neurosi intellettuale, e la pornografia commerciale”.  Da cosa nascesse quest’esigenza, oltreoceano, di considerare da nuovi punti di osservazione il rapporto col sesso  come collettore – e detonatore – sociale, lo si capisce bene proprio leggendo le pagine di Talese, in cui  il parodismo e la satira della trasfigurazione artistica cedono il passo alla fedeltà oggettiva  del cronista.

Estremamente compositi, sebbene agili nella lettura, i ventiquattro capitoli di Thy Neighbor’s Wife, che si giuntano l’uno all’altro e si richiamano all’interno del libro per effetto di una sorta di costruzione a scatole cinesi, possono scomporsi lungo due filoni principali: nel primo viene in gran parte ricostruita la quinta storica di una nazione che difficilmente ha saputo scindere, pur con tutte le contraddizione che ne seguono, la morale dalla politica; la penna di Talese corre in questo modo dal Comstock Act sulla censura postale, del 1873, fino alle diverse pronunce della Corte Suprema sull’editoria pornografica e sulla libertà di stampa – non trascurando, accanto ai casi più noti ed eclatanti, quelli particolari e da noi meno conosciuti, come la vicenda giudiziaria che distrusse la vita a Samuel Roth, reo di “aver pubblicato dozzine di libri e riviste di esplicito contenuto sessuale, compresi romanzi del calibro di Ulisse, negli anni Venti, e L’amante di Lady Chatterley negli anni Trenta, entrambi distribuiti clandestinamente senza il beneplacito delle autorità competenti”.

Il secondo binario di La donna d’altri si svolge, invece, intorno alla vita della comune del libero amore di Sandstone Retreat. Attiva sulle Malibu Mountains, la comunità ebbe una vita breve ma molto intensa, che nel 1975 la vide protagonista di un celebre documentario dopo che Alex Comfort, più famoso come il Dr. Sex, l’aveva già inventariata nel suo celebre The Joy of Sex (1973; ma nelle edizioni successive di questo besteller non venne più menzionata). Dei suoi fondatori (John Williamson, Barbara Cramer, John e Judith Bullaro) Talese ricostruisce la storia ad incastri, dai primi incontri fino all’idea di insediarsi in un complesso dove Williamson, che ne fu l’ispiratore e il padre ideologico, avrebbe potuto liberamente praticare il proselitismo e le sue confuse dottrine mutuate dalle letture di Wilhelm Reich, Ayn Rand e Jiddu Krishnamurti.

Scelta come epitome di un movimento che nel giro di pochi anni, da Chicago verso la California, aveva visto sorgere in tutto il paese centri massaggi, club per scambisti e colonie ispirate a Fourier e alla comunità poligama di Oneida (fondata a metà dell’Ottocento da John Humphrey Noyes), Sandstone rappresenta, per l’entomologo Talese, l’esempio perfetto dell’insanabile contraddizione che mina i rapporti tra le persone: aspirare alla massima libertà e non vedere, nella sua espressione da parte dell’altro, che un limite alla propria. Schiacciati dal peso e dalla responsabilità di assolvere il mandato della propria emancipazione, i membri della comune vivono la liberazione dei costumi come un’ubriacatura di cui, la mattina seguente, non si conservano che i postumi: in teoria, le idee di Williamson sono ineccepibili e presto suffragate dalle menti più brillanti dell’epoca, ma per il nuovo uomo-medio che vorrebbero forgiare sono pressoché insostenibili, inadatte a colmare quel vuoto che, come una vertigine, attrae un sesso verso l’altro: “fin dagli albori delle relazioni tra uomini e donne – riconosce Talese – esiste un conflitto perpetuo tra i sessi, un eterno rapporto di amore e di odio che precede la Babele delle lingue; perché uomini e donne hanno sempre parlato lingue diverse. Questi linguaggi sfuggono a traduzioni e interpretazioni – sia che li si parli nello studio legale un tempo occupato dal presidente della Corte Suprema Clarence Thomas e dalla sua ex collega ed accusatrice Anita Hill, o nel giardino di Adamo ed Eva”. In altri termini, l’armonia utopista di Sandstone (in cui ciascun membro può e deve sentirsi libero di praticare il rapporto con l’altro come meglio crede) incontra un ostacolo che – è questo il dubbio che instilla La donna d’altri – ha radici forse non solo culturalmente indotte.

Se, dunque, la parte storico-ricognitiva è davvero utile come compendio della Sessualità Moderna, dove quest’opera si fa ancora oggi apprezzare è esattamente nella narrativizzazione di fatti realmente accaduti e dei quali l’autore di Unto the Sons (1992) coglie, con una sensibilità non immune dal buon senso, i più scoperti risvolti psicologici. Rispetto ai capolavori di Roth e Updike, infatti, il filtro della non-fiction consente a Talese di partecipare empaticamente alle vicende, ai crucci e ai fallimenti di quelli che diventano, per ciò solo, veri e propri protagonisti di un romanzo che potrebbe benissimo figurare nella bibliografia di un grande scrittore ottocentesco, laddove i panni del narratore impersonale ed onnisciente vengono dismessi solo nel capitolo conclusivo, quando l’osservato diventa Gay stesso alle prese con la verifica in prima persona della way o’ life di Sandstone. È proprio questa, da ultimo, la qualità di un libro in cui, esattamente come si potrebbe dire di un classico romanzo borghese sentimentale, non c’è niente di nuovo, “ma nemmeno niente di superato”.

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