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Il Corriere della Sera vs. i fumettisti e quel pasticciaccio brutto di via Solferino

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(Immagine: la redazione di Charlie Hebdo nel 2012. La foto è di Steven WassenaarFonte immagine)

di Marco Rizzo*

Ci ha lasciati improvvisamente Pino Daniele: La Repubblica allega un cd con una raccolta di cover dell’autore napoletano, scaricate da youtube, senza avvisare i musicisti coinvolti. È scomparso a 92 anni Francesco Rosi e il Fatto Quotidiano commercializza un dvd contenente alcuni spezzoni spixellati dei suoi film, e nella sezione extra, i servizi dei telegiornali italiani sulla morte del regista, tratti da internet. Dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo, il Corriere della Sera pubblica un libretto contenente le vignette-omaggio realizzate da vari fumettisti nelle ore successive all’attentato, reperite sui social network. Moltissimi autori vengono a saperlo solo a pubblicazione avvenuta. E si incazzano. I proventi delle tre iniziative editoriali, però, andranno in beneficenza ai familiari delle vittime.

Una delle tre situazioni è vera, e se non siete stati su Marte nelle ultime 48 ore saprete che l’arrivo in edicola libro Je suis Charlie – Matite in difesa della libertà di stampa (Rcs, pp. 320, euro 4,90) ha scatenato un putiferio, che dal web si è trasferito nella carta stampata nelle edizioni di stamane. Un’ondata di indignazione è partita dal blog del fumettista forse più influente sulla piazza, Roberto Recchioni, erede di Sclavi alla guida di Dylan Dog:“Se decidi di usare una mia immagine postata su qualsiasi piattaforma digitale a me intestata, sarebbe cosa gentile chiedermi il permesso di poterlo fare. Magari io non ho piacere di collaborare con il tuo gruppo editoriale. Magari – se voglio fare beneficenza – faccio un bonifico. Magari non voglio essere associato ad alcuni dei punti di vista espressi da altri autori presenti nel volume. Magari non ho piacere che il mio lavoro sia presentato in maniera orrenda, con un file a bassa risoluzione. Magari non voglio che tu ti faccia bello e nobile con la mia roba. Magari non voglio che una cosa che ho realizzato per uno specifico contesto e su una specifica piattaforma, sia usata da te in un contesto e su una piattaforma del tutto diversa. Magari non ho piacere che una mia opera, nata da un preciso stato d’animo, sia commercializzata. Nemmeno per fini benefici”.

Lo scopo benefico del volume e la portata della beneficenza sono stati al centro del dibattito per alcune ore, finché sul profilo di Rizzoli Lizard, etichetta della Rcs che si occupa proprio della pubblicazione di fumetti, non è stato precisato che verrà versato alla redazione di Charlie Hebdo l’intero devoluto del venduto (12 mila sono le copie stampate). Pubblicamente, sia gli autori coinvolti che loro sostenitori hanno chiesto che l’editore dimostri appena possibile la donazione. Tra questi Manuele Fior, che conosce bene il mercato francese, vivendo a Parigi e avendo vinto un importante premio al festival di Angouleme: “Vorrei chiedere insieme agli autori e a chi si sente coinvolto da questa squallidissima vicenda, le prove e i rendiconti per sapere che ogni centesimo è stato versato a Charlie e che non sia stato intascato da altri operatori della filiera”.

Come detto, all’inizio della querelle, Recchioni ha riassunto alcune delle questioni che hanno più infastidito i fumettisti coinvolti “a loro insaputa” (un mantra sempre più maledetto). Quelle più generalmente accolte dai fumettisti che abbiamo sentito in queste ore sono essenzialmente quattro:

1- Il Corriere non si è premurato di attendere l’approvazione dei singoli autori coinvolti, trincerandosi ex post con il disclaimer “L’editore dichiara la propria disponibilità verso gli aventi diritto che non fosse riuscito a reperire”. Pare che prima della pubblicazione solo un terzo degli autori è stato avvisato (a detta di via Solferino). Nel pomeriggio di ieri, però, tutti gli altri sono stati raggiunti con una missiva dell’ufficio marketing del Corriere, dove si precisava che “L’urgenza di rispondere in tempi rapidi per dare massimo sostegno alla libertà di stampa e solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo potenziando la raccolta fondi, non ci ha permesso di rintracciare e contattare tutti gli aventi diritto già prima della pubblicazione (…), pur essendo consapevoli che ogni singola proprietà intellettuale, come è una vignetta, necessiti di un’autorizzazione per la sua pubblicazione”.

2- Nell’articolo di presentazione del progetto a firma di Paolo Rastelli, si delineavano le linee editoriali dell’iniziativa: “Non pubblichiamo vignette che siano blasfeme per i musulmani come non ne pubblichiamo che siano blasfeme per i cristiani e per il mondo ebraico. Quindi il libro contiene alcune vignette di Charlie Hebdo, ma non quelle considerate più offensive”. Un controsenso evidente per molti, visto che il volume, di per sé un omaggio all’irriverenza di CH, nel sottotitolosi appellava alla difesa della libertà di stampa.Una scelta che non tutti i fumettisti coinvolti condividono, come Paolo Castaldi (autore di alcuni fumetti di impegno civile per Beccogiallo): “Molti di noi si sono trovati coinvolti in un progetto che per sua natura non svolge il compito che gli viene attribuito dal sottotitolo Matite in difesa della libertà di stampa perché di fatto censura proprio le vignette che hanno portato alla tragica morte degli autori coinvolti nella strage. Insomma, tutto molto italiano, tutto molto democristiano mi verrebbe da dire”. E c’è chi non vi avrebbe partecipato nemmeno dietro compenso, come Riccardo Mannelli, ritrattista per Repubblica e vignettista per Il Fatto Quotidiano: “Non avrei mai partecipato all’iniziativa pelosa del Corriere, neanche se mi avessero pagato, quindi figurati”. Gli fa eco Don Alemanno (l’autore del dissacrante Jenus di Nazareth, uno dei fenomeni indy di maggior successo degli ultimi anni): “Non avrei partecipato assolutamente se avessi saputo della censura a monte. È contraria ai cardini della mia satira e ai miei principi etici e morali. E la ritengo indirettamente offensiva nei confronti delle vittime, che quella satira senza guardare in faccia a nessuno, la facevano eccome”.

3 – I materiali riprodotti sono stati tratti da internet, quindi non in risoluzione di stampa. Forse solo un lettore appassionato e un artista può capire quanto la qualità della proposta dell’opera sia parte integrante dell’opera stessa. Lo spiega con la consueta brillante ironia Leo Ortolani, il papà di Rat-Man, che ha visto la fotografia del suo disegno, così come l’aveva postata su Facebook, ripresa nel libro del Corriere in un tripudio di spixellamenti: “Corriere della Sera, hai preso una foto (UNA FOTO!!) di un disegno che ho messo in rete fotografandolo con il cellulare, perché non ho lo scanner attaccato al sedere e a volte si fanno dei disegni sulla spinta emotiva, come quello, e si pubblicano in qualche modo, per fare sapere che quello che è successo ti ha colpito e molto, e tu, dicevo, Corriere dei Piccoli, vieni qui e te la prendi. Una foto. E te la stampi. A bassa risoluzione, ovvio.Che oltretutto non è che mi fai un favore, pubblicando una foto di un mio disegno, a bassa risoluzione. Nemmeno la decenza del controllo artistico.” Nel caso della vignetta di Giacomo Bevilacqua, che ha commentato la vicenda su Wired, i grafici hanno cancellato la didascalia con l’indirizzo del sito del suo personaggio più famoso, apandapiace.com.

4 – Sembra che passata la commozione per la tragedia di Charlie Hebdo e dimenticato l’entusiasmo per i successi commerciali e di critica di Zerocalcare e Gipi, si sia tornati a trattare il fumetto e i fumettisti con una leggerezza difficilmente riscontrabile in altri settori. Un punto di vista antico, che rievoca l’antica concezione che “i fumetti sono roba per bambini”, come insegnato cent’anni fa dal Corriere dei Piccoli, supplemento storico del Corriere della Sera. E fa specie che la leggerezza usata nel produrre questo libro provenga da una casa editrice che pure pubblica Hugo Pratt, allega Asterix e Blueberry, ospita fumetti e illustrazioni di alto profilo su La Lettura. Tale leggerezza sembra quasi giustificare il tanto dibattuto “complesso di inferiorità” di cui si autoaccusano spesso i fumettisti italiani.

Le risposte del Corriere della Sera sono su due fronti, e stampate nero su bianco nell’edizione di oggi, a pagina 9, in un trafiletto a firma del già citato Rastelli:

1 – I tempi tecnici per un instant book non permettevano di avvisare per tempo tutti gli autori coinvolti, quindi si è deciso di proseguire comunque e rinviare a dopo i chiarimenti.

2 – Lo scopo benefico avrebbe dovuto fugare ogni sospetto sulla “malizia” della redazione milanese.

Già ieri pomeriggio, prima con un tweet, poi con alcune dichiarazioni (a Linkiesta, Bloggokin e Wired.it) il direttore Ferruccio De Bortoli aveva fatto il direttore, assumendosi le responsabilità del caso e anticipando le motivazioni. Le scuse stanno già dividendo gli autori coinvolti, e tra i vari commenti segnaliamo ancora una volta quello di Ortolani: “Oggi sono uscite le ‘scuse’ del direttore del Corriere. Metto le virgolette perché non è venuto a poggiare la testa contro il mio fianco, dicendo “scusa, Leo Ortolani”. Mi spiace, signor direttore, ma anch’io lavoro con le parole, e so quando e come scrivere per dire una cosa senza dirla veramente. Nonostante ci sia scritto nel titolo “una precisazione e le scuse”, lei non ha colto il punto della questione. Come mai avete violato il diritto d’autore?”

Anche Paolo Barbieri, illustratore per Mondadori (sue le copertine del best-seller fantasy “Le cronache del mondo emerso”) parla di diritto d’autore ma non solo, soffermandosi su quanto c’era “dietro” quei disegni: “Non sono onnisciente, per cui non so se questa faccenda è nata per leggerezza o semplice menefreghismo. Ma resta una brutta vicenda, non solo perché si è evoluta dopo i tragici fatti di Parigi, a cui chiaramente non può essere paragonata, ma perché oltre ai disegni ‘fisici’, sono state rubate le emozioni che hanno fatto nascere quei disegni, sono state incasellate alla bene e meglio, per finire poi mercificate, senza che i creatori di quelle emozioni ne sapessero nulla”.

Luca Sofri ha fatto un passo avanti nel ragionamento, legato più al processo produttivo che al contenuto in sé, e quindi al mezzo prima che al messaggio: nelle redazioni siamo così abituati a dare per scontate la disponibilità e la gratuità di quanto trovato sul web, che realizzare una gallery con materiale rubato dal web, riciclare in malo modo dei contenuti recuperati da un blog sia equiparabile a pubblicare su carta delle vignette senza chiedere l’autorizzazione agli autori. Ma si può ravvisare una particolare disattenzione proprio perché la vicenda è legata al fumetto? Castaldi non ne fa solo una questione di diritto d’autore: “Non credo che con la musica sarebbe potuto succedere lo stesso putiferio. Il mercato del fumetto, soprattutto per quanto riguarda tutto ciò che è presente in rete, non gode di nessuna tutela. Che poi io sono sempre stato per una libera circolazione delle arti, credo ad esempio al Creative Commons, a patto che il tutto venga fatto come si deve, e in questo caso Il Corriere non si è comportato in maniera corretta”.

Pare che alcuni dei “nuovi autori Rizzoli” si fermeranno qui, altri invece stanno ragionando su un’azione legale collettiva, altri ancora si sono già mossi separatamente nelle scorse ore. Artribune, nel frattempo, analizza le possibili implicazioni legali in un articolo di Raffaella Pellegrino, legale specializzata in diritto d’autore. Comunque vada (la situazione è ancora molto liquida mentre scriviamo) gli spunti di riflessione non mancano. Su tutti: il clamore di questi giorni eviterà che in futuro succeda qualcosa di simile, magari coinvolgendo – rigorosamente a loro insaputa – scrittori, registi, musicisti, fotografi? Davvero il fine nobile (che nessuno mette in dubbio) e i meccanismi editoriali alla base dell’iniziativa del Corriere possono placare gli animi degli autori?

 

*Giornalista e fumettista, autore – tra gli altri – di Peppino Impastato: un giullare contro la mafia.

Commenti
4 Commenti a “Il Corriere della Sera vs. i fumettisti e quel pasticciaccio brutto di via Solferino”
  1. LBreda scrive:

    Va anche segnalato il tweet di Michela Colamussi, Head of Marketing al Corriere della Sera: https://twitter.com/MikiColla/status/555825901154623489

  2. SoloUnaTraccia scrive:

    Ennesimo esempio dei motivi per cui le redazioni editoriali i-Tagliane sono al sicuro dai teRoristi.

    Se il fine del teRorista è quello di rendere la vita delle persone e la società in generale una merda, ecco, casomai nel giornalista i-Tagliano medio egli può vedere un fantasioso collega. Di sicuro non un avversario o un ostacolo.

    Mai dimenticare:

    World Press Freedom Index 2014
    Posizione, Nazione, Punteggio, Variazione, (Precedente Posizione, Precedente Punteggio)

    1 Finland 6,4 0 (1 ; 6,38)
    2 Netherlands 6,46 0 (2 ; 6,48)
    3 Norway 6,52 0 (3 ; 6,52)
    4 Luxembourg 6,7 0 (4 ; 6,68)
    5 Andorra 6,82 0 (5 ; 6,82)
    6 Liechtenstein 7,02 +1 (7 ; 7,35)
    7 Denmark 7,43 -1 (6 ; 7,08)
    8 Iceland 8,5 +1 (9 ; 8,49)
    9 New Zealand 8,55 -1 (8 ; 8,38)
    10 Sweden 8,98 0 (10 ; 9,23)
    11 Estonia 9,63 0 (11 ; 9,26)
    12 Austria 10,01 0 (12 ; 9,4)
    13 Czech Republic 10,07 +3 (16 ; 10,17)
    14 Germany 10,23 +3 (17 ; 10,24)
    15 Switzerland 10,47 -1 (14 ; 9,94)
    16 Ireland 10,87 -1 (15 ; 10,06)
    17 Jamaica 10,9 -4 (13 ; 9,88)
    18 Canada 10,99 +2 (20 ; 12,69)
    19 Poland 11,03 +3 (22 ; 13,11)
    20 Slovakia 11,39 +3 (23 ; 13,25)
    21 Costa Rica 12,23 -3 (18 ; 12,08)
    22 Namibia 12,5 -3 (19 ; 12,5)
    23 Belgium 12,8 -2 (21 ; 12,94)
    24 Cape Verde 14,32 +1 (25 ; 14,33)
    25 Cyprus 14,45 -1 (24 ; 13,83)
    26 Uruguay 16,08 +1 (27 ; 15,92)
    27 Ghana 16,29 +3 (30 ; 17,27)
    28 Australia 16,91 -2 (26 ; 15,24)
    29 Belize 17,05 –
    30 Portugal 17,73 -1 (28 ; 16,75)
    31 Suriname 18,2 +1 (31 ; 18,19)
    32 Lithuania 19,2 +2 (33 ; 18,24)
    33 United Kingdom 19,93 -3 (29 ; 16,89)
    34 Slovenia 20,38 +2 (35 ; 20,49)
    35 Spain 20,63 +2 (36 ; 20,5)
    36 OECS 20,81 -1 (34 ; 19,72)
    37 Latvia 21,1 +3 (39 ; 22,89)
    38 El Salvador 21,57 +1 (38 ; 22,86)
    39 France 21,89 -1 (37 ; 21,6)
    40 Samoa 22,02 +9 (48 ; 23,84)
    41 Botswana 22,91 0 (40 ; 22,91)
    42 South Africa 23,19 +11 (52 ; 24,56)
    43 Trinidad and Tobago 23,28 +2 (44 ; 23,12)
    44 Papua New Guinea 23,46 -2 (41 ; 22,97)
    45 Romania 23,48 -2 (42 ; 23,05)
    46 United States 23,49 -13 (32 ; 18,22)
    47 Haiti 23,53 +3 (49 ; 24,09)
    48 Niger 23,59 -4 (43 ; 23,08)
    49 Italy 23,75 +9 (57 ; 26,11)

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  2. […] ingenuità, ma pura forma di strafottenza. Se non sapete cosa è successo date una lettura qui (ma il dubbio che viene è: dove eravate, se non l’avete sentito?) e se non avete ancora le idee […]



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