david-beckham

Il dizionario di Mark Simpson, padre del “metrosexual”

Pubblichiamo un articolo di Francesco Pacifico, uscito su «Repubblica», sull’origine del termine “metrosexual” e sui fenomeni ad esso collegati.

Il termine “metrosexual” è diventato maggiorenne: il primo articolo che lo citava sull’inglese the Indipendent, è del 1994. Mark Simpson, autore dell’articolo, ha pubblicato Metrosexy: A 21st Century Self-Love Story: una raccolta di tutti i suoi pezzi sul tema del Narciso contemporaneo, che si veste bene e usa prodotti di bellezza. Il libro è disponibile solo in digitale, su Amazon, a 2,68 euro. Ecco di seguito un glossario dei termini usati da Simpson per capire il maschio contemporaneo e il suo rapporto con la bellezza, l’identità, il desiderio, lo shopping.

Metrosexual. Il desiderio maschile di essere desiderati: da tutti, soprattutto dagli altri uomini metrosexual. A ispirare il fenomeno c’è lo stile italiano, in particolare Dolce & Gabbana. Il primo articolo sul tema, “Here Come the Mirror Men”, “Arrivano gli uomini specchio”, parla di una mostra di moda e prodotti per la bellezza maschile a Londra, sponsorizzata da GQ. Il metrosexual “è forse il mercato più promettente del decennio”, “una creazione dell’appetito vorace del capitalismo per i nuovi mercati”.

L’icona è David Beckham, che posa nel 2002 per una rivista patinata gay. Nell’intervista abbinata, il calciatore “ha confermato di essere etero, ma ammette di esser felice del suo status di icona gay; gli piace essere ammirato, dice, e non gli importa se ad ammirarlo sono le donne o gli uomini”.

“Forse la cosa più interessante del metrosexual è che porta la fine della ‘sessualità’, la pseudoscenza del 19° secolo secondo cui la personalità e l’identità sono dettate dalla forma dei genitali”. A livello pratico, l’emancipazione femminile ha un suo ruolo: “Più diventano indipendenti, ricche, autocentrate e potenti le donne, più è probabile che desiderino uomini attraenti, curati, ben vestiti. Ma non per molto. Quindi, meno gli uomini possono contare sulle donne, più è probabile che curino il proprio aspetto. Il narcisismo diventa una strategia di sopravvivenza”.

Quanto alla differenza con i dandy, narcisi di fine ottocento: i dandy erano un’élite, il metrosexual è mainstream. In ogni caso, gli si può applicare la frase di Oscar Wilde: “Amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura una vita”.

Retrosexual. Un tempo definiva l’uomo non metrosexual, all’antica, colui che non ha il feticcio di se stesso e del proprio corpo. Dopo il trionfo delle estetiche retro e dell’uomo elegante (il modello è Don Draper, della serie Mad Men), la parola stravolge il suo significato per andare a definire il metrosexual azzimato che cita il passato nel proprio stile.

The New Macho; Ubersexual; Heteropolitan; Machosexual. Termini con cui le riviste patinate hanno cercato nel tempo di annunciare il ritorno del maschio all’antica, “meno vanitoso e meno gay”. Secondo Simpson “è qualcosa di vecchio reimpacchettato e venduto come nuovo. Ora che la mascolinità è stata resa merce, perché non fare il repackaging dell’uomo regolarmente?”

Speedophobia. La fobia dei costumini attillati per uomo. Creata negli avversari del Metrosexual dall’imporsi del maschio ben oliato in costumino marca Speedo. “Gli Speedo su una spiaggia non gay sono un modo sicuro per assicurarsi sguardi arrabbiati, insulti, e tanto spazio per l’asciugamano”. Un pregiudizio del tutto anglosassone: secondo Simpson, gli italiani ne sono immuni.

Phalliban. (Da Phallic + Taliban.) È il fanatico nemico del Metrosexual, lo speedofobico per eccellenza.

Hummersexual. (Da Hummer, gigantesco veicolo da strada.) Termine ironico per prendere in giro il new macho: Lo Hummersexual è un “rumoroso, pompato, studiato e francamente effemminato tipo di falsa mascolinità che ama attirare attenzione su se stessa e la sua presunta ‘virilità’ vecchio stampo”. Il termine si ispira alla campagna americana della Hummer, col suo slogan “Reclama la tua virilità”. “Lo Hummersexual è chiaramente, esilarantemente, pseudo-retrosexual”. È una visione iperreale della mascolinità, mediata e troppo consapevole.

Menaissance. (Men + Renaissance). Il cosiddetto rinascimento dell’uomo vero ai tempi di Bush Jr. e della moda degli Hummer. Le pubblicità di nomi come Dodge, Hummer, Miller Lite e Burger King “mettono in ridicolo lo stile metrosexual cercando di associare i propri marchi alla ‘vera’ mascolinità. Praticamente facendo della propria obsolescenza una virtù”.

Bigorexia. (Big + Anorexia). “L’illusione di non essere abbastanza muscolosi e pompati”. È una forma di anoressia al contrario. Tutto inizia con l’influenza dei film di Arnold Schwarzenegger negli anni Ottanta, da “Conan il Barbaro” e “Terminator” in poi. Oggi, “’Brad Pitt’ è la parola in esperanto per definire gli addominali scolpiti”.

Metro-cowboy. Secondo Mark Simpson, il film Brokeback Mountain non parla di omosessualità. “Piuttosto, è la propaganda per una metrosessualità contemporanea e metropolitana. È un attacco alla repressione retrosessuale in generale”. Perciò è molto popolare: “mette in scena la fascinazione della nostra cultura per l’omoerotismo e la sensualità maschile.

Sporno. (Sport + Porno). Estetica post-metrosexual usata da sport e pubblicità per venderci il corpo maschile. A far vincere i mondiali di calcio all’Italia nel 2006 è stato “non tanto lo spirito sportivo ma lo spirito sporno. Nella preparazione al torneo, alcuni membri in gran forma della squadra italiana hanno preso una pausa dagli allenamenti per fare qualcosa di ben più utile: reclutare Dolce & Gabbana (o è il contrario?) per produrre un servizio fotografico spornografico in cui posano ben oliati e pronti per noi”.

Clonosexual. L’epoca metrosexual è “un mondo digitale e clonato in cui la forza trainante, la molla al cuore di un meccanismo perfetto, non è la riproduzione sessuale, e neppure l’accoppiamento omosessuale, ma piuttosto la perfezione narcisistica, ottenuta tramite la moda, il consumo, la cosmesi, la tecnologia, la chirurgia, e una illuminazione fantastica. Un futuro utopico-distopico in cui uomini e donne escono solo con se stessi”.

Francesco Pacifico è nato a Roma nel 1977, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Il caso Vittorio (minimum fax), Storia della mia purezza (Mondadori) e Class (Mondadori). Ha tradotto, tra gli altri, Kurt Vonnegut, Will Eisner, Dave Eggers, Rick Moody, Henry Miller. Scrive su Repubblica, Rolling Stone, Studio.
Commenti
2 Commenti a “Il dizionario di Mark Simpson, padre del “metrosexual””
  1. Ivano Porpora scrive:

    Questo articolo riecheggia tragicamente l’imperativo categorico ‘Godi!’, riportato da Zizek nel saggio su Lacan.

  2. Ivano Porpora scrive:

    (Tragico l’imperativo, in sé dis-erotizzante; non l’articolo).

Aggiungi un commento