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Il futuro di Grillo e del Movimento 5 stelle

Ripubblichiamo questo articolo di Alessandro Leogrande uscito sullo Straniero n. 145 e postato su minima&moralia nel luglio scorso… Molti aspetti del Movimento 5 stelle (compresi i suoi nodi irrisolti) erano prevedibili molti mesi prima dell’exploit elettorale, benché in tanti – a iniziare dai vertici del Pd – ne abbiano sottovalutato la portata.

Se si votasse oggi per le elezioni politiche, dice l’ultimo sondaggio Swg pubblicato prima della chiusura di questo numero di “Lo straniero”, il Movimento 5 stelle prenderebbe il 21% dei voti. Un’enormità, dopo il crollo della Prima repubblica. Sarebbe il secondo partito d’Italia, dopo il Partito democratico, fermo al 24%. Il Pdl, sempre secondo il sondaggio Swg, sarebbe in caduta libera, intorno al 15% dei voti. Tutti gli altri (Udc, Lega, Idv, Sel) si aggirerebbero tra il 5 e il 6%. I sondaggi sono sondaggi: vanno presi con le pinze, soprattutto a molti mesi di distanza dalle elezioni reali. Tuttavia quello che si va delineando è molto più di un terremoto politico. Si tratta di una vera e propria frattura del corso costituzionale.

La cosa più impressionante delle intenzioni di voto, in questo frangente storico-politico, è la loro totale liquidità. Il Movimento 5 stelle è passato dal 7% al 21% in meno di un mese, in concomitanza con il successo delle amministrative a Parma e in altri importanti comuni. Stando così le cose, è allo stesso modo del tutto “normale” che scenda al 10% o che salga addirittura al 35%… Le due ipotesi, nell’Italia sconquassata di questi mesi, sono entrambe plausibili, per nulla avventate. Per anni abbiamo detto che, in questo paese, il consenso politico non si coagula più, che i partiti annaspano, che quelli personalistici sono soluzioni lacunose (oltre che antidemocratiche), che lo stesso berlusconismo interprete del carattere degli italiani si è rivelato politicamente un guscio vuoto, esploso in mille rivoli con l’uscita di scena di Berlusconi. Certo, non è escluso che Berlusconi possa tornare sulla scena per l’ennesima volta, con la solita discesa in campo. Tuttavia il disco appare rotto, e lo scenario mutato: il Movimento 5 stelle avanza in un deserto di sabbia, in una società fatta di granelli isolati gli uni dagli altri. Una società profondamente debole, rancorosa, facilmente conquistabile. Grillo e il suo entourage l’hanno fiutato. Hanno fiutato il vuoto e il modo di crescere al suo interno.

Per questo è importante riflettere sulla natura del Movimento 5 stelle. Prendere di petto ora ciò che di equivoco c’è al suo interno, non giocare semplicemente di rimessa come fa il Pd. A farlo, i suoi massimi dirigenti rimarranno presto con il cerino in mano.

Da una parte il Movimento 5 stelle occupa un vuoto lasciato libero dal tracollo del Pdl e della Lega. Molta delle sua strategia antipolitica pesca nel tradizionale bacino della destra italiana. Parlare oggi di Casta (nonostante l’evidente trasversalità dei casi di corruzione) è un modo rassicurante per non fare i conti con il berlusconismo, è il rifiuto assolutorio di un giudizio storico sugli ultimi quindici anni di storia italiana. Nella notte in cui tutte le vacche sono nere, non ci sono responsabilità individuali. Non ci sono distinzioni di sorta, solo un convulso latrare. Che è poi quello che fa Beppe Grillo dal suo blog ogni giorno.

Tuttavia, benché lo slogan “né destra né sinistra” dei grillini, oltre che insulso, sia decisamente populista, non si può negare che il Movimento 5 stelle nasca anche dall’involuzione dei movimenti italiani degli ultimi dieci anni. Per anni, da Genova in poi, abbiamo sostenuto che i movimenti nati fuori dal recinto partitico, nel cuore della società, si sarebbero dovuto riappropriare della (vera) politica elaborando un linguaggio nuovo, introducendo nuove pratiche, e ora il primo movimento che rischia di vincere le elezioni è quello di Grillo. Che cosa è andato storto? Perché la democrazia-on-line, di cui i grillini fanno ampio uso, ha prodotto tutto questo?

È chiaro che c’è una differenza tra quei movimenti e questo movimento. Il grillismo non solo risponde al vuoto dei partiti, ma traghetta la politica extra-istituzionale verso il cono di bottiglia dell’antipolitica. Poi ci sarà pure il Travaglio di turno che dice che oggi l’antipolitica è la vera politica (non sorprende che sia proprio lui a dirlo), ma il discorso è un altro. Il Movimento 5 stelle è la negazione dell’universalismo dei movimenti di emancipazione, di giustizia globale e di democrazia diretta degli ultimi anni. È piuttosto la somma di molteplici sindromi “nimby” sparse sul territorio nazionale: un arcipelago di particolari no a qualcosa raccolti intorno al guru Grillo. A questo punto, qualsiasi grillino urlerebbe che Grillo non è il leader del movimento, non ricopre nessuna carica, è solo un suscitatore di idee… Eppure, se uno scarica il “non-statuto” del Movimento dal loro sito, può leggere testualmente: “Il Movimento 5 Stelle intende raccogliere l’esperienza maturata nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, (…) e va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, in occasione delle elezioni per la Camera dei Deputati, per il Senato della Repubblica o per i Consigli Regionali e Comunali”.

Basta questo a definire un movimento che si stringe intorno a un suo padre-padrone, che non a caso decide dall’alto che si candida e chi no, chi parla e chi no, chi espellere e chi no. I grillini, a questo punto, continuerebbero a dirci: non volete proprio capire, Grillo non ha nessuna carica e non si candiderà mai… Senza comprendere che stanno alimentando una dubbia strategia politica: in quali altri sistemi, del presente o del passato, a decidere ogni cosa e a tirare le file di un movimento è un leader che ufficialmente non ricopre alcun ruolo?

In uno degli ultimi comunicati postati sul suo blog, Grillo ha scritto: “Il Movimento 5 Stelle è il cambiamento che non si può arrestare, è il segno dei tempi. È l’avvento di una democrazia popolare che pretende di decidere, di controllare il destino del suo Paese, del suo Comune, della sua vita.” Non è solo il tono messianico a infastidire: è quella pretesa “di decidere, di controllare” le sorti di un Paese e “della sua vita” che getta un’ombra sinistra su tutto il grillismo, delinea una grammatica oscuramente totalitaria. Tanto da far pensare: ma davvero Grillo non si rende conto delle parole che usa? dei concetti con cui gioca a fare il capopopolo?

Insomma alcuni esponenti del Movimento 5 stelle potranno anche “ben” amministrare comuni grandi e piccoli. In fondo lo ha fatto anche la Lega da qualche parte, benché la frontiera degli enti locali sia una brutta gatta da pelare, e quasi sempre è il terreno su cui i movimenti “contro” denotano i vizi peggiori. Ma nel momento in cui ci si confronta col piano generale delle idee, i buchi neri si allargano. Molte delle ambiguità del grillismo (a parte le urla tipiche di ogni populismo) nascono dall’utilizzo della categoria dei “beni comuni”. È su questo versante che il movimento ha avuto un successo carsico. Eppure qual è il “comune” di cui i grillini parlano? E soprattutto: chi può far parte di questo “comune”? È proprio su questo fronte che emerge la tara particolarista del movimento, la sua regressione antiuniversalista.

Facciamo un esempio lampante. Da una parte nel loro programma si legge: “Cittadinanza digitale per nascita, accesso alla rete gratuito per ogni cittadino italiano.” Sì, ma chi può essere cittadino italiano? Pochi mesi fa Grillo si è scagliato contro la campagna “L’Italia sono anch’io”, che chiede la cittadinanza italiana per i bambini figli di genitori stranieri nati in Italia e il diritto di voto amministrativo per i lavoratori regolarmente presenti in Italia da cinque anni, con queste assurde parole: “La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della ‘liberalizzazione’ delle nascite.”

“Liberalizzazione delle nascite” è davvero un’espressione atroce, degna dei fanatici di Casa Pound. Tuttavia quello che qui preme sottolineare (accanto alla completa disattenzione del Movimento 5 stelle verso il tema cruciale dell’immigrazione) è il nodo della cittadinanza in salsa grillina, e la relazione tra essa e il concetto di “beni comuni”. Chi ha accesso a questi benedetti “beni comuni”, per i grillini? Tutti gli italiani, in una idea profondamente regressiva della nazionalità, che diventa campanile esasperato nel momento in cui si scende sul piano del benecomunismo municipale.

La prima scivolata del neosindaco di Parma Pizzarotti è rivelatrice. Appena ha annunciato in pompa magna che l’inceneritore non si farà più (perché altrimenti i bambini morirebbero di tumore) in molti gli hanno domandato: e i rifiuti come li smaltiamo? In Olanda, ha risposto Pizzarotti, li mandiamo in Olanda. Quando qualcuno gli ha fatto notare (come raccontato da Paolo Nori) che, seguendo la stessa logica del suo ragionamento, ciò provocherebbe un aumento della mortalità dei bambini olandesi, Pizzarotti ha candidamente risposto: “In Olanda non governo io”.

C’è un discorso a margine, che va affrontato su una rivista come “Lo straniero”: la fine dell’ecologismo politico universalista, che proviene da Ivan Illich e Alex Langer, e la sua sostituzione con un ambientalismo grillino regressivo e particolare. Il punto, per quest’ultimo, non è pensare a un nuovo modello di convivenza, ma affermare un no particolare costi quel che costi, che non tenga conto degli “altri”, gli esclusi dal “proprio” benecomunismo, su cui si scaricano le conseguenze. Questa torsione del pensiero, che mette in discussione il rapporto tra ecologia, cittadinanza globale ed emancipazione degli oppressi, va ben al di là delle convulsioni del Movimento 5 stelle. Ci riguarda da vicino. Ed è una di quelle cose cui dare una risposta, per evitare che, anche qui come altrove, il grillismo avanzi nel vuoto.

Alessandro Leogrande è vicedirettore del mensile Lo straniero. Collabora con quotidiani e riviste e conduce trasmissioni per Radiotre. Per L’ancora del Mediterraneo ha pubblicato: Un mare nascosto (2000), Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (2003; ripubblicato da Fandango nel 2010), Nel paese dei viceré. L’Italia tra pace e guerra (2006). Nel 2008 esce per Strade Blu Mondadori Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Premio Napoli-Libro dell’anno, Premio Sandro Onofri, Premio Omegna, Premio Biblioteche di Roma). Il suo ultimo libro è Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli), con cui ha vinto il Premio Ryszard Kapuściński e il Premio Paolo Volponi. Per minimum fax ha curato l’antologia di racconti sul calcio Ogni maledetta domenica (2010).
Commenti
16 Commenti a “Il futuro di Grillo e del Movimento 5 stelle”
  1. Nicola Lagioia scrive:

    Io mi chiedo se invece il PD e SEL non debbano fare adesso un balzo avanti per (in caso contrario) non morire giustamente. Ovvero sfruttare il successo del M5S per rinnovarsi radicalmente e dare ai propri elettori una sensazione diversa dall’angoscia che molti di loro provano alla semplice apparizione di un Fassino, di una Rosy Bindi, e tra un po’ (temo) anche di un Nichi Vendola.

    Vale a dire accettare, subito, quella parte del pacchetto ricevibile che il M5S propone. Vale a dire: 1) dimezzamento numero parlamentari; 2) rinuncia rimborsi elettorali; 3) legge sul conflitto d’interessi; 4) legge anticorruzione; 5) massimo di due mandati elettivi; 6) ripristino dei fondi tagliati a sanità e scuola pubblica; 7) alleggerimento burocratico, e forse (tenendo conto della situazione, ma su questo appunto ho più di un dubbio per altri effetti collaterali) 8) non pignorabilità della prima casa.

    A questo bisognerebbe aggiungere il completamento (molto molto rapido) del processo di rinnovamento dei vertici del PD. In questo modo la sinistra farebbe quello che non è riuscita a fare in 20 anni, scavalcherebbe il M5S (o comunque lo raggiungerebbe) sul fronte delle riforme condivisibili e a quel punto (ma solo a quel punto) il cerino acceso ce lo avrebbe anche Grillo. In caso contrario, mi dispiace, ce l’ha Bersani.

    Abito dalle parti dell’Esquilino, e venerdì scorso mi sono trovato alle 19.00 dalle parti dell’Ambra Jovinelli e un’ora dopo a S. Giovanni. Quello di Grillo sembrava un partito popolare. Il comizio finale del PD sembrava una riunione allargata di minima&moralia. Il che va benissimo per un blog letterario, ma se punti al Paese stai evidentemente sbagliando.

    Il successo del M5S è la cartina al tornasole di quanto sta messo male il PD (e anche una parte di Sel). O si mettono in discussione radicalmente e rapidamente e recuperano il legame con gli elettori, o altrimenti il “morto che cammina” – per quanto strumentale – è un complimento meritato.

  2. Nicola Lagioia scrive:

    era “morto che parla”…

  3. Alessio Malta scrive:

    Nicola, sono totalmente d’accordo, non vedo altre vie d’uscita per il PD. Aggiungerei, nel pacchetto ricevibile, l’adeguamento degli stipendi dei parlamentari a livelli moralmente accettabili. Il problema principale è il tempo (e l’orientamento del presidente della Repubblica), temo: l’evoluzione dei fenomeni è molto più rapida che in passato e, se ho capito bene, il congresso del PD è previsto per ottobre; Napolitano poi ha dimostrato in passato di preferire i governi di responsabilità nazionale e le scelte politiche in funzione anti-spread (forse, in quel frangente, a ragione).

  4. umberto scrive:

    le analisi post voto indicano che i voti grillini sono in gran parte pd/sel non pdl.al massimo lega.sul cav,l’articolo ha errato per questioni antropologiche.

  5. Credo che si debba fare quel che dice Lagioia. Allargherei anche i punti programmatici che si possono condividere con il M5S in una eventuale alleanza di governo, punto per punto o organica. A chi si scandalizza nel sentire una ipotesi del genere ricordo che, negli anni passati, siamo stati alleati anche di Dini e Mastella. E tra Grillo e Mastella io non ho alcun dubbio su chi scegliere come alleato.

    La questione vera all’interno del PD o SEL, e in generale dell’intera sinistra, è che da troppo tempo spreca energie nel capire e individuare cosa non va negli altri, negli avversari, piuttosto che cercare di comprendere cosa non va al suo interno.

    Il leader dell’SPD tedesca ha detto che in Italia hanno vinto ‘due clown’. Molti elettori e dirigenti del PD apprezzano il coraggio del politico tedesco, condividendone l’analisi. Diamo per vera l’affermazione. Se i 2/3 degli italiani hanno preferito dei clown al PD o a SEL, il problema è più dei primi (i clown o i cittadini) o dei secondi (PD e SEL)?

  6. paolopatch scrive:

    D’accordo con Nicola sul versante PD, e leggo con orrore che i D’Alema, Fioroni, anche Renzi?, parlano di “larghe intese”. D’Alema propone una spartizione di presidenze tra PD, PDL e M5S. Il “morto che parla” diventerebbe al prossimo voto “morto e basta”.

    Altro punto è se il M5S (o chi ne fa le veci) potrà e vorrà fare sul serio con le proprie proposte

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/28/elezioni-2013-grillo-la-democrazia-diretta-delle-adunanze-oceaniche/515571/#.US84-4bOn0E.facebook

  7. ben scrive:

    ho sempre voluto il M5s al parlamento e per fortuna ora c’e’…..pero’ non vorrei che grillo facesse opposizione a non dare la fiducia al PD….l’italia assolutamente ha bisogno ORA di un governo, NON bisogna aspettare tanto, ormai siamo arrivati alla frutta!!!!!!!!!GRILLO BASTA CON LA VECCHIA POLITICA, giustamente come dici tu, percio’ parlare male degl’altri non si risolve nulla, accetta le proposte pulite. le restanti affrontale come sai fare tu!!!!..

  8. bidé scrive:

    Insomma: M5S (meglio: Grillo) non vuole votare la fiducia, ma non vogliono nemmeno il governissimo… o no?
    Quindi? desiderano nuove elezioni?
    Che cosa vogliono?

    In realtà è chiaro ciò che vogliono: che il PD faccia l’inciucio, costituendo il governo di larghe intese col PDL, così da perpetrare la loro immagine casta e pura, passare per vittima del vecchio sistema politico che si dimostra disposto a tutto pur di sconfiggerlo.

    La retorica alla base di tutto il movimento (meglio, di nuovo: quella di Grillo) non ha mai contemplato il problema del contrasto e della necessità (nel senso di inevitabilità) di dialogo (civile, sociale, politico, parlamentare), non ha mai contemplato il fatto che la società non è “popolo” indistinto ed omogeneo da opporre alla casta (come invece Grillo ha ripetuto giusto ieri) ma è essa stessa formata da interessi contrastanti.

    La pure minima idea che si possa decidere qualcosa attraverso un dialogo e una sintesi con le altre forze politiche elette democraticamente mi pare che potrebbe far implodere questo bastione raffazzonato di stronzate che la macchina del M5S erge a simulacro di giustizia sociale, reale e ideale allo stesso tempo.

    Il Movimento è stato votato sulla promessa della propria purezza.
    Ma la purezza, come nella vita reale ma soprattutto in politica, non è contemplata.
    Ecco allora che l’unico partito vincitore di queste elezioni non vuole responsabilità, perché se iniziasse davvero a fare scelte entrerebbe in contraddizione con la propria retorica fondativa.

    Forse sto parlando troppo presto: si tratta di giudizi affrettati? Non lo so, ditemelo voi.

  9. addioluganobella scrive:

    D’accordissimo con bidè, mi limito a rilevare che il dimezzamento del numero dei parlamentari e l’abolizione dei rimborsi elettorali non sono esattamente le misure più democratiche possibili.
    Il primo perché, a quel punto, servirebbero molti più voti per eleggere un proprio rappresentante; si centralizzerebbe il potere nelle mani di sempre meno persone, tra le quali i ministri, che a quel punto eserciterebbero un’influenza sull’assemblea proporzionalmente più forte rispetto a quella attuale; si renderebbe ancora più minoritaria la posizione dei gruppi più piccoli. Fa pensare che il dimezzamento del numero dei parlamentari fossi una delle misure previste dal Piano di Rinascita Democratica della P2.
    Quanto ai rimborsi elettorali, be’, si darebbe una bella mazzata, anche in questo caso, alle formazioni minori, privilegiando invece quelle che si foraggiano grazie ai lauti finanziamenti di gruppi imprenditoriali e affini.
    Ora, va benissimo che gli scandali e la gestione della cosa pubblica negli ultimi – boh – sessant’anni (?) sia stata un insulto all’intelligenza e alla moralità dei cittadini, ma di qui ad andare a toccare alcune strutture garantite dalla Costituzione senza prima farci delle riflessioni profonde passa troppa acqua sotto i ponti.

    Che poi il Pd debba rinnovare la propria classe dirigente è indubbio, ma se da Bersani c’è da passare a Renzi, be’, allora preferisco di no.
    Sel, invece, è al contempo serva e vittima del suo leader, una personalità a tratti affascinante, ma in fondo terribilmente narcisista. Al di fuori di lui, il partito non esiste ed è con tragico rammarico che constato che il vero “partito” – inteso come organizzazione capace di strutturarsi e radicarsi sui territori, per lo meno al nord – è la Lega. Un dramma.

  10. francesca scrive:

    E se fosse LA VALANGA PERFETTA?
    Che spazza via un sistema di accesso al far politica e di gestione della politica oligarchico e autoreferenziale ? E se fossimo davanti a una mutazione del sistema democratico in Italia in senso di allargamento della civitas (“una parola che garantiva allargamento, partecipazione, cittadinanza: non appartenenza all’oligarchia ma cittadinanza” De Rita – Lo Straniero n.152)?
    E se veramente si trattasse di una politica dal basso, di una cultura politica collettiva?
    Il M5S in Sicilia ha di fatto iniziato una riduzione drastica delle spese per la politica: stipendi, indennità, rimborsi elettorali . . .
    A livello nazionale significa liberare una valanga di risorse: il parlamentare che riceve uno stipendio NORMALE non accetterà mai che i dirigenti delle aziende statali o partecipate prendano cifre assurde, non avrà più milioni da distribuire in cambio di mantenimento di situazioni privilegiate, e così quasi all’infinito.
    Non si tratta di ridistribuire solo i milioni della politica.
    Il sistema in Italia è bloccato dall’oligarchia politica, tutta.
    Perchè anche i politici del PD non hanno mai proposto un cambiamento radicale di rotta? Quanti privilegi devono proteggere?
    Credo che il PD rischi veramente l’estinzione se non si impegna su questo fronte e se dovesse chiudersi in un governo di larghe intese.

    Tra i grillini eletti alle politiche 1 su 3 è donna. Interessa questo dato?
    Il nuovo Parlamento sarà il più “giovane” d’Europa. E questo interessa?
    Perché un movimento che ha pochi anni di vita e si presenta alle politiche per la prima volta ottiene subito questi cambiamenti profondi?

  11. addioluganobella scrive:

    Quindi genere ed età sono di per sé garanzie di competenza e onestà?

  12. Mirko scrive:

    @addioluganobella: no hai ragione: solo il bollino blu con la scritta “Chiquita” è da sempre garanzia di qualità.

    @Francesca: noti delle cose importanti che a SInistra da anni non si sono filati nemmeno di striscio. Ma c’è da capirli, erano troppo concentrati sul colore delle mutande delle escort di Berlusconi, il “nemico” di turno era lui. IO SONO CONTRO era il motto rimbombante della Sinistra tutta.
    Solo qualcuno timidamente (troppo timidamente) accennava come slogan un “I care!”, ma è sparito prematuramente tra i flutti. Troppo Americano, dissero.
    Personalmente, non posso non ricordare il dialogo con una conoscente (di sinistra), quando quattro anni fa le dissi che forse era il caso che la Sinistra ripensasse alla sua strategia di comunicazione e interazione con i cittadini, e per tutta risposta: “Dì, ma non sarai mica diventato Berlusconiano tu!?”
    Riparafrasando Churchill abbiamo quel che ci meritiamo: Grillo è un crogiuolo di molte cose, ma con buona probabilità potrebbe esplodere. Riassume gran parte del rancore degli italiani che negli ultimi 20 anni han subito in pieno l’immane merdaio che è diventata la nostra classe politica e dirigente e oggi vedono l’occasione di pareggiare il conto e di cambiare le regole del gioco con un colpo di mano.
    Che potrebbe rivelarsi molto pericoloso.
    Alea iacta est

  13. valter binaghi scrive:

    Ho votato Grillo, e sarei molto deluso se accettasse di sottoscrivere quei punti programmatici elencati da Lagioia, barattando in cambio di quelli il carattere veramente eversivo del movimento. Non perchè quei punti non siano condivisibili (da me e da moltissimi altri) ma perchè non esprimono affatto il vero significato di questo risultato elettorale. Che non è solo il successo di Grillo, ma è soprattutto il mancato successo del PD, la risalita del Caimano e la ridicolizzazione della lista Monti. Questo è stato un voto CONTRO IL PARTITO UNICO DELL’EURO, una costruzione imposta da tecnocrati e fallimentare nei risultati, responsabile della crisi più grave dell’ultimo secolo, capace di ridurre alla disperazione un intero popolo (i Greci) e incombente come una minaccia su tutti gli altri, dopo che ha prodotto rimedi peggiori della malattia stessa. Se non si ha adesso il coraggio e la spregiudicatezza (ecco perchè ci vuole un giullare per farlo) di rovesciare il tavolo ed esigere una ridefinizione dei termini di appartenenza, moriremo tutti di bilanci in pareggio e di politically correct.

  14. addioluganobella scrive:

    A me non sembra che Grillo sia stato il solo, in questa campagna elettorale, ad aver dichiarato di non volersi impiccare all’albero dell’austerità. Detto questo, se l’Italia esce dall’Euro altro che la fine della Grecia…
    Lo capirebbe anche un bambino.
    Che la sinistra italiana sia cristallizzata da chissà quanto tempo è verissimo, ma se per mostrarsi innovatori bisogna rincorrere gli altri sul terreno di chi la spara più grossa, be’, preferisco la morigeratezza di un Bersani (che personalmente non ho mai apprezzato particolarmente; già che ci sono vi dico che io il Pd non l’ho mai votato) che cerca di non raccontare le belle favolette.
    Credete veramente che il movimento di Grillo possa rimanere casto e puro come ora dà l’immagine di essere? Come ha intenzione di gestire le varie gatte da pelare che un governo si ritrova tra le mani? Io ancora non l’ho capito.
    Io dalle cronache di questi giorni vedo soltanto una frangia di spaesati cittadini che se ne vanno in gita al Parlamento senza capire bene cosa diavolo devono fare e si rivolgono ai due grandi guru – un comico e un visionario del marketing -, pronti a dettare la linea (sì, va bene, si decide tutto sul web e collegialmente, come se internet potesse sostituire la realtà e fosse appannaggio di tutti, alla faccia dell’uno vale uno).
    Forse è vero che la sinistra si è ancorata eccessivamente all'”essere contro”, ma il messaggio di Grillo – che voi giudicate rivoluzionario o eversivo – non si scaglia forse contro tutti quanti? Sì, fa delle proposte ed è proprio di quelle che mi piacerebbe discutere, perché ne emergerebbe la natura profondamente conservatrice del suo messaggio, al di là di ogni disquisizione sulla comunicazione, che di per sé – a mio avviso – lascia intravvedere scenari apocalittici.

  15. Alda scrive:

    Il lato più comico del comico Grillo è che, pur non essendo mai esistito come referente di una forza politica responsabile di risultati operativi controllabili o di concretezze fattive dimostrabili secondo capacità e cognizione, si proclami, senza riscontri oggettivi, garante di una nuova Repubblica che incoroni Arlecchino nonché Pulcinella.

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