Il giorno dopo

di Christian Raimo

E i soldati tiravano pietre alle vetrine e scorazzavano sui cammelli.
Era tutto un inferno triste, quest’Egitto.
Le strategie non erano state condivise, e ovviamente sui carri salivano
anche i cani bastardi. Rovina completa. Una settimana di aborto.
Io stesso attaccato al telefono, la voce tenuta da conto col miele,
insistevo a recitare i salmi di benaugurio: se il cuore non si castra,
ditemi voi cosa può venire di buono?
Sull’altro canale, tarda notte, c’era un uomo che rimirava il vuoto
dopo aver avuto un orgasmo. Una faccia quasi nota,
fino a ieri ti sembrava di sapere chi era.

È tutto vero. Domani ognuno di noi (parlo dei presenti)
può darsi da fare a trovare un’altra imbarcazione,
ma oggi la rarità degli imprevisti
è solo il nome di battesimo di una delusione
covata in tutte le notti che non abbiamo voluto dormire insieme.

Mettere da parte le esperienze, adesso, dopo aver vagato per le strade di metallo
come sulla lingua del gigante, è la scusa di chi non fuma perché non ha da accendere:
il buio, la morte, tenderci la mano anche sbagliando, io per qualche mese ho pensato di non morire.
Poi l’ultima estate e i pretini neri ovunque: i casseurs turisti, con le mani dietro,
e uno con il cappuccio che ha detto distintamente:
Non c’è nessun bisogno di conoscersi.
In caso contrario, può bastare un’autopsia.

Puoi chiamare unione, quindi, questo tremolio alla mano,
ripiegando le bandiere in quattro, in otto, togliere le lenzuola,
chiudere il letto, rifare la stanza, piantare una tenda senza telo sul pavimento di casa?
Dal tetto trasuda un’acquerugiola marcia, colorata e appiccicosa.
Dovresti uscire a cercare dei secchi; ma da sola, ti va?
In cucina al tavolo della colazione ti aspetta il sergente della Guardia Nera,
un ragazzino di quindici anni che frigna.
Scatta radiografie senza luce. Odore di gas che non va via. I rumori per strada
che continueranno per giorni.
E la tua foto in cui non facevi abbastanza smorfie:
hai una settimana buona, un mese, il tempo rimasto: utile a trovare una cornice.
Oppure, incendia anche questa! dai l’ordine:
Maledetta fiducia! (Stai diventando dura come l’uomo forte di turno, niente scherzi).

Avremmo dovuto infilarci in qualche vicolo, squagliarcela,
ma siamo rimasti a fissare la guerra,
poi la cenere. Se le macchine continuano a far piovere acqua con gli idranti,
dai cassonetti bruciati, tempo permettendo, potrebbero
ritrovarsi a nascere piante di fagioli o salici,
da mettere sui davanzali della scuola,
in prima B – la classe che aveva preparato tutto questo
come un grande lavoro di gruppo.

Ora, rifiata, lascia asciugare,
perché poi, se ci fai caso, vedrai
che hai le dita ancora piene di colla.

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