philip_roth_rect

Il lungo vanitoso addio di Philip Roth

philip_roth_rect

Questo pezzo è uscito su Il Foglio. (Fonte immagine)

di Annalena Benini

Philip Roth ha annunciato ieri a un magazine letterario olandese che il panino che ha mangiato la scorsa settimana, un sandwich di tacchino con lattuga e pomodoro, è stato il suo ultimo sandwich. La notizia del ritiro ha suscitato lo sgomento dell’editoria e del mondo dei panini. Ma Roth, come già altre volte in passato, è stato categorico: “Ho mangiato il mio primo panino quando avevo tre o quattro anni. Che è quasi ottant’anni fa. Sono un sacco di panini”. È satira, ma potrebbe essere vero, soprattutto nella parte in cui Philip Roth non esclude la possibilità di trovarsi a un buffet con quelle piccole fette di pane di segale, e metterci sopra del roastbeaf, magari anche un sottaceto, ma specifica che nemmeno in quel caso, comunque, si potrebbe parlare di sandwich.

Coi sandwich ha chiuso, dopo aver chiuso con i romanzi e dopo aver chiuso con le interviste, come ha appena dichiarato in un’intervista alla Bbc: “Questa è la mia ultima apparizione televisiva, anzi la mia ultima apparizione su qualsiasi palco ovunque”. Prima l’ultimo romanzo (“Nemesi”), poi l’ultima intervista, ogni volta con annunci solenni, quindi forse anche l’ultimo sandwich al tacchino (nel blog satirico di Andy Borowitz sul New Yorker), l’ultimo tango, l’ultima sigaretta, l’ultima canzone sotto la doccia, per finire con il ritiro anche dal mondo delle docce. Nella fiera delle vanità, ogni commiato è un rito, ogni addio è uno show, e lo show va ripetuto spesso (David Letterman ha annunciato il suo addio alla televisione, ha ringraziato tutti, abbracciato tutti, e sembrava l’ultimo giorno, l’ultimo minuto, poi ha aggiunto: “Tra un anno o giù di lì”).

“Non solo ho mangiato il mio ultimo sandwich, ma ho fatto anche la mia ultima dichiarazione pubblica sui sandwich” è un’invenzione, ma perfettamente in sintonia con i lunghi vanitosi addii alla vita pubblica. Philip Roth, nella sua “ultima apparizione ovunque”, ha raccontato: “Ho avuto fama letteraria, ho avuto fama sessuale, ho anche avuto fama di pazzo. Ho avuto centinaia di lettere, cento a settimana, e alcune di queste lettere con foto di ragazze in bikini. Ho avuto un sacco di possibilità di rovinarmi la vita”. Un sacco di donne, un sacco di sandwich, e adesso un sacco di racconti al suo biografo, Blake Bailey, il quale ha detto che terminerà la biografia di Philip Roth nel 2022. Sarà fantastica, ma sarà l’ultima biografia di Roth, e anzi sarà la fine di tutte le biografie di chiunque, sarà l’addio alle biografie, forse anche la fine delle vite degne di essere raccontate.

La cerimonia degli addii prevede che ci si schermisca, fingendo che in fondo non sia un abbandono così importante, perché nella vita ci sono molte altre cose da fare: nuotare, passeggiare per i boschi, guardare i panorami, le partite di baseball, i film. Ma un minuto dopo si stanno già ripercorrendo le proprie gesta, per chi non avesse compreso fino in fondo la portata del ritiro. Anni fa Phil Collins, ex batterista dei Genesis e solista di successo, annunciò in occasione dell’uscita di un disco l’addio alla musica: rivoleva indietro la vita, voleva accompagnare i bambini a scuola, essere libero, basta con gli obblighi. Dopo pochi anni di libertà e di figli da accompagnare a scuola ha detto: rieccomi, sono tornato, ho cambiato idea. Negli addii solenni, il rischio che sia un arrivederci è sempre molto alto. Come con le sigarette, con le diete, con gli addii a un’amante. Il bello dei ritiri è proprio questo, che resta, solenne e comica, la possibilità del ritiro di un ritiro.

Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975. Giornalista, scrive sul Foglio e altrove di libri, persone e di quello che succede.
Commenti
5 Commenti a “Il lungo vanitoso addio di Philip Roth”
  1. RobySan scrive:

    Mai provato il rothburger? Con tabasco. E’ ‘na sciccheria.

  2. Solounatraccia scrive:

    Yawn. Had a nap.

    Joseph was the good Roth.
    Amen.

  3. soloilfoglio scrive:

    Tristarello assai (il pezzo, averlo scritto – scritto si fa per dire)

  4. dm scrive:

    (Joseph? Oh, no! RotHweiler is the good Roth.)

Trackback
Leggi commenti...
  1. […] Il lungo vanitoso addio di Philip Roth : minima&moralia. […]



Aggiungi un commento