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Il M5S, Minervini, Vittorini, il cancro, e la difficoltà di chiedere scusa che riguarda tutti noi

Il fatto

I primi giorni di aprile, sul sito facebook del Movimento 5 Stelle Attivisti di Lecce, compare un post contro Guglielmo Minervini, assessore alle Politiche Giovanili della Regione Puglia. Con una grafica che richiama la trasmissione “Chi l’ha visto” (seguendo cioè una diffusa pratica di doppio occultamento che mi pare più istintiva che consapevole: piegare l’estetica dello show-biz televisivo in chiave sarcastica, nascondendo dietro la retorica del diritto di satira l’invito al linciaggio pedagogico) si rimprovera a Minervini il 20% di assenze in consiglio regionale. Non ci sarebbe andato, negli ultimi tempi, due volte su dieci.

Il problema è che Minervini ha il cancro. Si è ammalato la prima volta anni fa, ha avuto una ricaduta di recente, e di questo non ha fatto mistero. Ha rilasciato interviste. Sui giornali, su facebook, la notizia ha molto circolato. Come se non bastasse, lo scorso dicembre, a Bari, Minervini è stato investito per strada da un’automobile condotta da una ragazza che guidava in stato d’ebbrezza. Ricovero in ospedale. Piove sul bagnato. Anche di questo si è parlato sui giornali. Se ne è discusso sui social network. Chiunque in Puglia si interessi di politica, è insomma al corrente della situazione. Così come – al di là della statistica delle presenze – è noto che Minervini continui a lavorare come assessore in modo intenso nonostante la malattia. Anzi, se c’è qualcuno della giunta Vendola a cui si riconosce di essersi impegnato molto in questi anni, è proprio Minervini, il quale viene dalla scuola di don Tonino Bello e il suo contributo alle politiche giovanili è destinato con probabilità a lasciare il segno. Insomma, è un punto di forza in SEL tra punti deboli che pure non mancano e che anzi sono cresciuti da un mandato all’altro.

Questo ovviamente non significa che il lavoro di Minervini non sia suscettibile di critiche o non si possa mettere a verifica. Che il Movimento 5 Stelle Attivisti di Lecce abbia però preso una toppa clamorosa è abbastanza chiaro. In gergo si potrebbe dire che ha “pestato una merda”. Ma usare un certo tipo di linguaggio figurato in queste circostanze credo ormai sia un po’ come evitare un tranello cadendoci. Il fatto che io qui lo faccia e poi lo neghi serve a evidenziare il dato e a denunciare qualcosa che riguarda anche me.

Molto più istruttivo – da un punto di vista linguistico – il testo di scuse che l’M5S-A-Lecce posta su Facebook qualche giorno dopo.

“Auguriamo a Minervini una totale e pronta guarigione. La nostra solidarietà e la vicinanza umana e morale per chi combatte una malattia (di cui non eravamo a conoscenza) dalla quale troppi sono affetti in Puglia, sono indiscusse.
Pur porgendo le nostre scuse all’assessore, non possiamo esimerci dal valutare come bassa e mediocre la strumentalizzazione della notizia ad opera del Presidente Vendola che mai, finora, ha risposto alle insistenti domande che il territorio gli ha posto.
Gli sono state poste le seguenti questioni:

1. Il 27 dicembre l’assessore Minervini, su delega di Vendola, ha avviato un percorso partecipativo postumo sulla localizzazione dell’approdo per il TAP. Percorso bruscamente interrotto malgrado il manager TAP, Russo, sia spesso avvistato nei palazzi di Montecitorio.

2. Responsabilità sulla scelta di una nuova discarica sulla falda acquifera di Corigliano.
3. Numerose concessioni di autorizzazioni per nuove discariche su terreni di proprietà del gruppo Marcegaglia.

Ci auguriamo che anche questa istanza venga ripresa dai media e che Vendola, con la stessa solerzia, risponda puntualmente. Non vorremmo pensare che utilizzi il pietismo a scopi propagandistici.

M5S ATTIVISTI LECCE”

Per il genere umano perduto

È stato qui, soltanto dopo aver letto il testo di scuse, che mi è tornato in mente (come contravveleno, e paradossale ancora di salvezza e motivo di assurda speranza) l’indimenticato incipit del romanzo di Vittorini.

“Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch’erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Da molto tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un’ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo. Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l’acqua che mi entrava nelle scarpe, e non vi era più altro che questo: pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scarpe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno, e non speranza, quiete”.

La quiete nella non speranza, questo era “il terribile” nel narratore di Vittorini.

Quelle scuse non sono firmate, è la prima cosa che ho pensato leggendo ciò che ancora il virus linguistico su cui sto ragionando mi portava a classificare come “il comunicato n.9” del Movimento 5 Stelle Attivisti Lecce. Una condanna sotto le coltri delle scuse, e per di più senza persone fisiche a cui fare riferimento.

In realtà oggi quasi nessuno riesce a scusarsi più di nulla in pubblico. È la retorica del discorso dominante a sconsigliarlo. Pensiamoci: quand’è l’ultima volta che qualcuno, fuori da una dimensione privata, ha ammesso di aver commesso un errore, una grave leggerezza, e si è scusato senza aggrapparsi alla fictio delle cause peggiori degli effetti? (“È vero, ho sbagliato, ma il mio è stato un fallo di reazione a qualcosa di molto più grave, dunque l’errore, anziché mettermi dalla parte del torto, evidenzia paradossalmente quanto io sia dentro il giusto”).

Se si analizzassero le scuse degli Attivisti M5S di Lecce con un normale metro di valutazione (un metro di valutazione agonistico e violento, in sintonia con la retorica del discorso dominante), utilizzando violenza per violenza e numero per numero le si potrebbe smontare deprecando: 1) la totale, assurda e quasi comica ignoranza di un gruppo di attivisti allo sbaraglio che, non su un consigliere comunale di un paesino della provincia ma su un personaggio pubblico molto noto in Puglia (Minervini è assessore regionale da due mandati), ignora l’esistenza di una malattia di cui si è parlato sui giornali e in rete, e di cui sono a conoscenza anche i semplici cittadini che hanno l’abitudine di informarsi sulla vita pubblica della loro regione; 2) l’uso, da parte di un gruppo politico che dovrebbe essere vicino alla “gente”, di un linguaggio che per fumosità e vaghezza potrebbe ricordare un apprendista democristiano di cinquant’anni fa (il discorso sul “percorso partecipativo postumo” del TAP è il Manganelli dell’HIlarotragoeadia messo in gola a una prefica di Melendugno); 3) la mancanza di firma, sia nell’attacco che nelle false scuse, come patente di codardia.

E invece – dato ancora una volta sfogo al peggio da parte di chi scrive, – la cosa interessante è un’altra.

È interessante (basta andare sulla pagina Facebook degli Attivisti Movimento 5 Stelle Lecce) notare come gli altri commentatori e gruppi politici hanno reagito all’attacco a Minervini e poi alle false scuse. C’è chi (ed è il discorso di coloro a cui gli attivisti di Lecce avrebbero dovuto dare ascolto) ha notato con dispiacere quanto la consumazione dell’episodio segua pericolosamente sul piano retorico i tamburi di una barbarie dopo-moderna; e poi ci sono quelli che (ed è il discorso di coloro a cui gli attivisti non avrebbero dovuto dare ascolto) hanno strumentalizzato l’accaduto per screditare il Movimento 5 Stelle a vantaggio proprio o della parte politica a sé vicina.

Come hanno reagito a queste critiche gli Attivisti M5S Lecce? Ignorando quelle costruttive, accogliendo quelle becere e distruttive per darsi ulteriormente ragione (“la gaffe degli attivisti M5S non venga usata per giustificare…”).

Commetto un errore. Strumentalizzo le mie scuse per darmi ragione. Ignoro il giusto rimprovero e accolgo a braccia aperte i tentativi di strumentalizzare le mie scuse strumentali, strumentalizzandoli a mia volta al fine di escludere (innanzitutto ai miei occhi) la possibilità di avere su di me una colpa.

Non è la strategia, ma il riflesso incondizionato a preoccupare.

Quand’è l’ultima volta che abbiamo sentito qualcuno dire o scrivere pubblicamente: “ho sbagliato, mi dispiace”?, “ho colpa di questa cosa”?, “scusatemi, in questa occasione ho dato il peggio di me”?

Quando, una dichiarazione del genere l’abbiamo ascoltata in modo netto, pulito, rotondo? E quanto sarebbe ormai liberatorio l’effetto sortito da un’uscita del genere?

Non si sono davvero scusati gli Attivisti M5S Lecce.

Non si è mai davvero scusato (in modo pieno, solare) Nichi Vendola per la telefonata con Girolamo Archinà intercettata dal «Fatto Quotidiano».

In quell’occasione trovai sconfortante il fatto che Vendola – anziché concentrarsi su ciò che gli si poteva oggettivamente già imputare; non l’essere stato o meno servile verso i Riva in un momento in cui forse non sapeva del disastro dell’Ilva, il che è da dimostrare, ma avere senza dubbio umiliato un uomo prima, e un giornalista poi, utilizzando gli stessi schemi linguistici che in pubblico lo stesso Vendola non avrebbe avuto difficoltà a imputare a un Berlusconi o un Marchionne – avesse come prima cosa dichiarato di voler querelare «Il Fatto Quotidiano» (provando a strumentalizzare la strumentalizzazione della sua colpa da parte del giornale – che ci ha marciato – per sottrarsi alla brutta figura), poi esibito i propri meriti nella faccenda Ilva, e solo dopo si fosse scusato con il giornalista (con Archinà cercava “d’indorare la pillola, di riprendere i contatti, perché quello che mi interessava in quel momento erano le centinaia di lavoratori a rischio di perdita del posto, e poi la legge sul benzoapirene. Perché avrei dovuto invece vendere la mia anima a Riva? Non ho avuto niente in cambio. Sono dispiaciuto [per aver riso dell’aggressione subita dal giornalista] ed è del tutto evidente che il maltrattamento era strumentale a quella captatio benevolentiae con il mio interlocutore”; e poi finalmente su twitter: “unica cosa di cui mi vergogno davvero è di aver riso in quel modo di un giornalista che faceva il suo mestiere e a cui chiedo scusa”).

Delle scuse, queste, venute fuori così depotenziate da non essere risultate ai miei occhi mai credibili. Tra l’altro, se lo fossero, darebbero vita a un altro schema poco accettabile, il fatto che il fine giustifichi i mezzi, e che per perseguire un risultato buono (la salvezza dei posti di lavoro) sia lecito passare per qualcosa di cattivo (l’umiliazione di un uomo).

Ovviamente la possibilità di porgere realmente le proprie scuse è remota non soltanto nel mondo della politica, ma in quello delle arti e dei mestieri. Sui giornali, come in tv, in radio, in rete.

E il problema è che, al momento di accogliere le scuse di chi, avendo il coraggio di porle, si libera della barbarie di usare un proprio fallo come arma d’offesa, il pubblico di ascoltatori non dovrebbe trasferire su di sé quella stessa barbarie lapidando un uomo talmente superiore da aver ammesso in modo solare una propria colpa.

È la retorica del discorso dominante a sconsigliarci di dire “ho sbagliato”. Perché, quella stessa retorica, ci suggerisce anche che, una volta ammessa la colpa, da parte di chi ci ascolta la sanzione sarà terribile, sproporzionata, definitiva. Ammissione di colpa = condanna a morte figurata.

Perché dovrei dire “ho sbagliato” se dall’altra parte è sempre pronta a scattare la ghigliottina, a scatenarsi una violenza del tutto inadeguata alla possibilità così ovvia che un essere umano non faccia sempre la cosa giusta?

La retorica del discorso dominante ci vuole esenti in modo permanente da colpe o errori. Ci vuole di conseguenza mostruosi e inumani.

La cosa stupefacente è che stiamo facendo di tutto per assecondare questo discorso, come tanti bravi scolaretti. Vogliamo davvero diventarlo, mostruosi e inumani. Diventiamo mostruosi e inumani per debolezza. Perché non riusciamo a smarcarci dall’ombra, non abbiamo il coraggio di dire no, a questo tipo di retorica. Specie quando dire “no” significa dire “scusatemi, ho sbagliato”.

È in questo piccolo snodo linguistico, insomma (nemmeno quel “ho sbagliato, mi dispiace”, ma, prima ancora, il telaio fatto di sentimenti, ragione, pulsioni e volontà preposto a questo tipo di accidenti) che si sta giocando una partita oggi fondamentale sul piano etico, politico, esistenziale, e forse anche etologico e spirituale.

Sono una creatura

“Così fredda / così dura / così prosciugata / così refrattaria” recita il testo di Ungaretti.

Il problema è che si parte dal presupposto che ogni uomo sia prima un caporale. Che insomma la nostra presunta appartenenza a qualcosa (un partito politico, una corrente culturale, un gruppo di interessi) debba sopravanzare il dato umano, complesso, insostituibile, anzi, prezioso e inestimabile. Cosa hanno fatto gli Attivisti M5S Lecce, in fondo, se non questo? Attaccando e scusandosi senza metterci il nome e il cognome, hanno anteposto addirittura per se stessi l’appartenenza a una sigla rispetto al dato anteriore e più importante. Allo stesso tempo, inquadrando Guglielmo Minervini come “PD” (o SEL perché fa l’assessore nella giunta Vendola) prima che come essere umano, hanno potuto trattarlo come una non-persona. (Altrimenti, umanamente, quel testo di false scuse non sarebbe stato concepibile). Tutto, insomma, si è ridotto non a uno scambio (per quanto acceso) tra intelligenze e sensibilità umane, ma a uno scontro tra enti: M5S vs PD/SEL. E quando il discorso sugli enti sopravanza quello delle persone, tutto può succedere.

La sofferenza di un bambino è un prezzo troppo alto per l’acquisto della verità, dice a un certo punto Ivan Karamazov nel romanzo di Dostoevskij.

Così, la sofferenza di quel bambino, o di quell’essere umano, diventa – cambiando volto – la verità che si aveva la pretesa di acquistare o conquistare.

 

Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Commenti
19 Commenti a “Il M5S, Minervini, Vittorini, il cancro, e la difficoltà di chiedere scusa che riguarda tutti noi”
  1. Paolo scrive:

    il punto per me è molto banale: oggi sempre meno persone ammettono di avere sbagliato perchè nessuno più o in pochi hanno il coraggio di affrontare le conseguenze dei propri errori

  2. Paolo Bertozzi scrive:

    La società politica a cui, piaccia o no, gli anonimi attivisti del M5S di Lecce appartengono, come sempre riproduce fedelmente il clima e gli umori della società civile (la “gente” nella vulgata grillina e non solo). Quella società è oggi molto spesso comodamente furiosa, ignorante, oscurantista. L’impeccabile chiusura di Lagioia dedicata al “discorso” sugli enti svela la disumana approssimazione a cui siamo assuefatti.

  3. Antonio scrive:

    Non SEL, ma PD. Grazie per questa splendida ed accorata riflessione.

  4. Marco Mantello scrive:

    Molto condivisibile, compreso il furore astratto che é il tarlo di Abendland e non solo del nostro paese

  5. marco m scrive:

    è luminosa, invece, la risposta di Minvervini al M5S.
    una lezione di politica, etica e umanità.
    andatela a leggere.
    vi farà respirare.

  6. Claudio scrive:

    Quanto è a buon mercato questo articolo. La pietà cristianeggiante dostoevkij-tolstoiana funziona a colpo sicuro per sembrare intellettuali dal gran cuore. Peccato che sia proprio il gran cuore che ha distrutto questo paese in cinquant’anni di assistenzialismo delle belle parole. La verità è che se questo signore non è in grado di presenziare in consiglio dovrebbe dimettersi invece di gravare sulle finanze pubbliche, cancro o non cancro. A nessuno importa, né dovrebbe importare, delle sventure private di un amministratore pubblico.

  7. Silvana scrive:

    Claudio, sarebbe bene che tu ti informassi prima di scrivere.
    Il problema è che Minervini è stato ed è tuttora uno degli ammnistratori più produttivi a livello regionale degli ultimi 10 anni. Informati su quello che ha fatto, le iniziative partite grazie a lui e così via.
    Tra l’altro (malattia a parte) il 20% di mancate presenze ai consigli regionali o comunali è una percentuale più bassa di molti M5S.
    Se si apre la bocca e gli si dà fiato senza sapere ciò che si dice si sprecano energie e ci si copre di ridicolo.
    Ciò che ha fatto e continua a fare uno come Minervini è sotto gli occhi di tutti. A parte vomitare la propria frustrazione e (anche giusta) esasperazione, cosa fa chi spara sentenze on line senza aver fatto nulla per la propria comunità?
    Forza, Claudio, rimboccati le maniche e fa’ qualcosa di utile!

  8. Claudio scrive:

    “Tra l’altro (malattia a parte) il 20% di mancate presenze ai consigli regionali o comunali è una percentuale più bassa di molti M5S.”

    Ergo? Il discorso vale anche per loro. Un’assenza su cinque è inaccettabile per un amministratore che riceve quelle cifre. E ti sfugge che non è affatto rilevante cosa abbia fatto prima questo tizio. Dovremmo continuare a pagarlo per gratitudine? La faccenda è che ora, causa malattia, è inabile a ricoprire adeguatamente la carica per cui è stato eletto, e in virtù della quale riceve il suo stipendio. Quindi non vedo una sola ragione per continuare a corrisponderglielo.

  9. Claudio scrive:

    “Forza, Claudio, rimboccati le maniche e fa’ qualcosa di utile!”

    e anche questo significa poco. Alla base della democrazia rappresentativa c’è l’idea di eleggere della gente perché faccia “qualcosa di utile”. Fossimo nell’Atene classica, magari potresti anche dirlo. Ma qui, visto che non ho nessun potere decisionale al di fuori delle elezioni e visto che non ricevo la mistophoria, “qualcosa di utile” lo facciano loro. Magari evitando di continuare a derubarci mentre fanno la chemio.

  10. LM scrive:

    @Silvana, capisco che leggere certe provocazioni manda il sangue al cervello, ma la risposta lascia intendere che un lavoratore, quale un amministratore è, può mantenere il posto di lavoro da malato solo se produttivo… Cosa che di sicuro lei non pensa.

    Invece il problema dell’inciviltà di lusso (5 stelle) è enorme, e richiede finalmente una riflessione pubblica meno comprensiva: questi qua sono solo rancore, risentimento, odio, ignoranza, non solo politica, cioè gli ingredienti principali dei movimenti SOCIALI reazionari (infatti attaccano sindacati e diritti acquisiti dai lavoratori, a partire da quello di conservare posto di lavoro e salario quando ci si ammala). Sia chiaro, sono ingredienti che pigliano dalla società, ma è proprio questo il problema, stanno cercando di ricompattare e dare forma politica a tutti i peggiori istinti del paese, dipingendo come COLPEVOLE chiunque non corrisponda al loro disegno di presa del potere dal basso (ventre…).

    Mi hanno detto che in Grecia Alba Dorata ora fa propaganda così: non ci fossimo stati noi ad arginare il malcontento popolare, sarebbe arrivato il M5S…

  11. franzecke scrive:

    @ Claudio

    “La faccenda è che ora, causa malattia, è inabile a ricoprire adeguatamente la carica per cui è stato eletto, e in virtù della quale riceve il suo stipendio. Quindi non vedo una sola ragione per continuare a corrisponderglielo.”

    Ergo, se una qualsiasi persona si ammala occorrerà licenziarla all’istante, prima che diventi un inutile fardello per la società… semplice e geniale!

    “Magari evitando di continuare a derubarci mentre fanno la chemio.”

    Ottima chiusura, da cui traspare una nobiltà d’animo davvero notevole. Complimenti vivissimi!

  12. franzecke scrive:

    No scusate, non ci sto dentro.. cioè questo tizio continua a lavorare e a sbattersi nella pubblica amministrazione nonostante una malattia tanto grave e per tutta risposta queste bestie lo accusano di stare lì a rubare lo stipendio??? Credo che stanotte non riuscirò a dormire…

  13. Silvana scrive:

    @LM
    ha ragione. Anche sulla successione psicologica (sangue al cervello) che mi ha fatto rispondere a una stupidaggine con una mezza stupidaggine. Dunque la ringrazio.

  14. maria scrive:

    grazie a Nicola per questa riflessione, lucida e dolorosa e grazie a Silvana e Franzecke e a chi si sforza di guardare la realtà e a cercare di capirla senza pregiudizi. a leggervi ritorna la speranza

  15. Ricordo anche cosa accadde nel forum del FQ (giornale di partito uguale se non peggiore degli altri dove giornalmente si esprime lo sfasciato basimento 5 stelle) quando Bersani si sentì male a inizio anno: dovettero disabilitare i commenti per carenza di personale alla moderazione.
    Questa è gente che non ha un minimo di cognizione politica (sono infatti dei dilettanti assoluti in qualsiasi campo) ma ciò che è peggio non ha alcun rispetto per le idee degli altri e per le persone, per la costituzione (di cui si dicono addirittura paladini, contraddicendola ad ogni uscita) e per la democrazia che in Italia è rappresentativa, parlamentare, per Costituzione (l’avranno mai letta?).
    Bisogna stare attenti a chi specula sulle sofferenze della povera gente (che ad onor del vero dovrebbe pure finirla di farsi abbindolare dal primo imbonitore a buon mercato che passa… che poi guarda caso ha sempre la faccia dei populisti colla bava alla bocca) e di chi detiene il ruolo di megafono del rigurgito violento che il caso Minervini racconta perfettamente e che Lagioia ha fatto bene a registrare ed argomentare.
    E’ evidente altresì che la tattica dei partiti tradizionali (e in parte anche delle istituzioni) non è quella dello sbugiardamento frontale a tutti i costi, visto che nessuno nei pur copiosi dibattiti politici è mai andato davvero a fondo nell’affare M5S (e per affare intendo fare affari) limitandosi a critiche superficiali o allo sdegno o addirittura a deboli controbattute, quando basterebbe anche un adolescente con tre neuroni in croce per smontare ogni enunciato politico o economico o di programma o di qualsivoglia argomento che provenga dal loro spazio (vuoto) politico. Bisognerà quindi concludere che sia ai partiti tradizionali e riformisti che alle istituzioni i violenti euroscettici e reazionari fanno comodo così, con tutta la loro carica di eversione fannullona e regressiva e personalismo paternalista e antidemocratico, perché si mettono all’angolo da soli: se infatti guardiamo i risultati elettorali conseguiti dal M5S alle regionali e alle comunali fino ad arrivare alle elezioni in Sardegna dove per evitare l’ennesimo cappotto non si so’ proprio presentati… notiamo come il M5S non esiste (arrivano a stento al 4-5% se va bene) mentre dai sondaggi per le europee si capisce che il M5S sta fregando voti – come già aveva fatto alle politiche – al centro destra berlusconiano, indebolendo di fatto il PPE, a tutto vantaggio del PSE dove è finalmente entrato il Pd e della politica riformista in Europa…
    Insomma, io non mi preoccuperei tanto della loro rilevanza politica (che è ben fronteggiata e vale comunque zero anche quando sono rappresentati) ma del dare così tanto spazio pubblico e politico al becero populismo che si respira in giro.

  16. Lalo Cura scrive:

    umanamente e moralmente vergognosi
    politicamente pericolosi, con la loro putrida miscela di fascio-leghismo e spirito da crociata

    http://www.beppegrillo.it/2014/04/se_questo_e_un_paese.html

    – dedicato alla sinistrina frou-frou che li ha sempre coccolati
    – dedicato ai sinistri che si sono riconosciuti in quel pantano
    – dedicato agli intellettualini da oratorio che volevano *studiarli da vicino*

    (dotarsi di stomaco a prova di nausea, qualora si decidesse di leggere i commenti al link)

  17. rf scrive:

    https://www.youtube.com/watch?v=KaX93ohjVlY&sns=fb

    “Non c’è bisogno di un nuovo governo per cominciare a essere delle persone. Nel senso, ovviamente c’è bisogno di un nuovo governo ma penso che la questione vera non sia il governo o le istituzioni ma una cosa molto più piccola come l’umanità, una cosa più piccola che riguarda ognuno di noi e il concetto stesso di stare insieme. Viviamo in un tempo e in un mondo in cui da una ventina d’anni è diventato un disonore vergognarsi, pentirsi, chiedere scusa, dire di avere sbagliato. Non esiste la più elementare umanità a qualsiasi livello” :)

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  1. […] minima&moralia, “Il M5S, Minervini, Vittorini, il cancro, e la difficoltà di chiedere scu…: Quelle scuse non sono firmate, è la prima cosa che ho pensato leggendo ciò che ancora il virus linguistico su cui sto ragionando mi portava a classificare come “il comunicato n.9″ del Movimento 5 Stelle Attivisti Lecce. Una condanna sotto le coltri delle scuse, e per di più senza persone fisiche a cui fare riferimento. In realtà oggi quasi nessuno riesce a scusarsi più di nulla in pubblico. È la retorica del discorso dominante a sconsigliarlo. Pensiamoci: quand’è l’ultima volta che qualcuno, fuori da una dimensione privata, ha ammesso di aver commesso un errore, una grave leggerezza, e si è scusato senza aggrapparsi alla fictio delle cause peggiori degli effetti? (“È vero, ho sbagliato, ma il mio è stato un fallo di reazione a qualcosa di molto più grave, dunque l’errore, anziché mettermi dalla parte del torto, evidenzia paradossalmente quanto io sia dentro il giusto”). […]

  2. […] ha notato il collega Nicola Lagioia [→ qui], a proposito del manifesto con cui gli “Attivisti M5S” di Lecce denunciavano il 20% di […]



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