stop

Il mondo dell’integralismo religioso oggi, tra fiction e memoir

stop

Questo pezzo è uscito su Pagina 99, che ringraziamo (fonte immagine: un fotogramma del film Stop the Pounding Heart di Roberto Minervini).

Manu, la protagonista del romanzo Gli ipocriti (Chiarelettere), ha 15 anni ed è alla disperata ricerca di un posto nel mondo: legata a un gruppo religioso anonimamente chiamato il “movimento”, che i suoi genitori frequentano con grande zelo, salvo poi avere entrambi una vita segreta non proprio cristallina, se la prende con quest’ultimi, gli “ipocriti”. Ma alla fine, nonostante tutto, decide di fare ritorno al movimento: “Perché io sono del movimento. Anzi, sono molto del movimento. Poco cattolica (non so esattamente cosa vuol dire), pochissimo cristiana (pure di questo ne so poco), e credente, boh, credo proprio di no. Però, anche in mezzo a dubbi e voglia di fuggire, mi sento soprattutto del movimento, ecco. Per essere precisi né poco né molto, del movimento punto e basta”.

Grazie alla voce narrante di Manu, che ricalca un parlato divertente, non troppo lontano dalle cadenze comiche di Rossana Campo, Gli ipocriti racconta – come solo la letteratura sa fare: in sordina – il mondo dell’integralismo religioso di oggi. E in particolare il rapporto tra adolescenti e comunitarismo dove è sempre molto forte il desiderio di appartenenza, d’identità, o a volte di semplice socialità, che spinge molti ragazzi a questa scelta. “Molti dei giovani della mia generazione”, ha detto Miriam Toews, la scrittrice canadese che ha una vera ossessione letteraria per il fondamentalismo religioso, “sono diventati persino più fondamentalisti, con una mentalità più ristretta e con un atteggiamento più da giudici, dei loro genitori”.

Eleonora Mazzoni è partita da una duplice esperienza autobiografica: da una parte i nonni materni testimoni di Geova, dall’altra la scelta personale di frequentare Comunione e Liberazione, dai 15 ai 24 anni. Poi la carriera di attrice, abbandonata oggi per la scrittura. Non tanto diversa in fondo dalla storia di Miriam Toews: fuggita dalla rigidissima comunità mennonita in cui è cresciuta, ha poi fatto l’attrice in Silent Light di Carlos Reygada e infine si è messa a scrivere (incantevoli) romanzi. I mennoniti (“uguale agli Amish ma in Canada”) sono una costante di quasi tutti i suoi romanzi. Come dice la protagonista sedicenne di Un complicato atto d’amore (Adelphi), la comunità in cui vive è “la sottosetta più sfigata del mondo”.  Io mi chiamo Irma Voth (Marcos y Marcos)  è la storia di una donna adulta che si ribella al padre, un mennonita del Vecchio Ordine, feroce conservatore, che considera la tv una forma di pericolosissima corruzione del mondo moderno. E Irma finisce proprio a lavorare nel cinema. Recitare è per lei una forma di voluta incoerenza, di ribellione verso l’ipocrisia (anche se poi non sarà un caso che “ipocrita” in greco antico significhi “attore”, “simulatore”). “L’uomo”, dice ancora Eleonora Mazzoni, “ha bisogno di fede, lo diceva già Platone, è da sempre in cerca di unità, vuole strumenti per tenere insieme tutto. E oggi si fatica sempre di più ad accettare il dualismo di cui è fatta la nostra società. Fare l’attore incarna perfettamente quel dualismo”.

C’è però un romanzo  – un piccolo capolavoro ignorato nel nostro paese (ma premiatissimo in Gran Bretagna) – che trasfigura l’esperienza del fondamentalismo in un’esperienza letteraria unica. Scritto dalla allora ventiseienne Grace Mcleen, Il posto dei miracoli (Einaudi, 2013) racconta attraverso lo sguardo stralunato di una bambina di 10 anni una realtà terrificante e insieme magica. Orfana di madre, Judith vive da sola con il padre che fa parte della congregazione dei “Fratelli”. I due vivono nell’attesa dell’imminente fine del mondo. Il romanzo è anche una sorta di tenera allegoria religiosa, un viaggio attraverso gli estremismi della fede fatto con gli occhi di chi confonde il gioco con il miracolo, la magia con la fede, di chi parla con Dio come fosse un amico immaginario.

Alla fine Judith capisce, come direbbe Soren Kierkegaard, che “la fede è una corda alla quale si rimane appesi, quando non ci si impicca”. Classe 1981, McLeen è cresciuta, come la sua protagonista, in una setta cristiana fondamentalista del Galles. Il difficile rapporto tra fondamentalismo religioso e protezione dei minori è un corto circuito letterario di grande interesse (si pensi ai romanzi di JT LeRoy) e oggi Ian McEwan ha affrontato di petto la questione da un punto di vista morale e legale con La ballata di Adam Henry (il titolo originale è The Children Act, una legge britannica che salvaguarda i minori, da eventuali pericoli che un genitore, ad esempio un estremista religioso, potrebbe procurargli, per esempio vietando la trasfusione di sangue). È giusto per la legge intervenire?, si chiede McEwan. La questione può sembrare peregrina, ma non lo è affatto. Anzi, riguarda un po’ tutti. Perché la nostra società è già diventata più “estrema” ed è innegabile che esistano oggi varie forme di estremismo laico nei confronti dei bambini, spesso drammaticamente deleterie come quelle raccontate ne Il bambino indaco di Marco Franzoso, altre (come il veganismo imposto ai bambini o il movimento anti-vaccini) forse – ma non è detto –  meno pericolose, comunque dettate da un’ansia di controllo un po’ illusoria, un desiderio sempre insoddisfatto di rispondere a domande che non hanno risposte. Difficile stare contenti, come diceva Dante: “al quia”.

Secondo uno studio di Current Biology, realizzato tra l’altro con il supporto di una fondazione di orientamento cattolico, uscito qualche settimana fa e diventato subito virale, i bambini cresciuti in famiglie atee sono più altruisti, più “buoni” di quelli cresciuti in famiglie di genitori credenti.  Seguire i dettami di una religione (istituzionale?) potrebbe infatti creare una sorta di alibi, di licenza morale, che “autorizzerebbe inconsciamente i fedeli a un maggiore egoismo nella vita di tutti i giorni”. Di contro assistiamo oggi  al moltiplicarsi di alcune forme di integralismo religioso – spesso in aperto contrasto con la chiesa dell’establishment – le quali, secondo alcuni studiosi, sono destinate a raccogliere sempre maggiori adesioni. Perché, dicono gli esperti, in una società caotica e priva di punti di riferimento, le forme estreme del credere danno un orizzonte di senso. Autore di uno dei pochi romanzi italiani che tocca da vicino il tema del radicalismo religioso, Christian Raimo dice a Pagina99: “Viviamo in una società post comunitaria, dove si fa sempre più fatica a conoscere delle persone. E, nel frattempo, c’è stata una democratizzazione della fede, la gente in generale è più colta: succede con le chiese un po’ quello che è successo con i partiti”. Raimo, che ha per anni partecipato alle attività dei neocatecumenali romani, ha visitato la comunità grossetana di Nomadelfia per raccontarla ne Il peso della grazia (Einaudi, 2012) e dice di esserne stato attratto soprattutto per gli elementi di anticonsumismo e anticapitalismo.

Se gli Amish, i Mormoni, i Testimoni di Geova e, in Italia, Comunione e Liberazione sono superficialmente conosciuti da tutti, per la stragrande maggioranza dei laici i movimenti post-conciliari, sono solo nomi, che possono all’esterno apparire bizzarri: Neocatecumenali, Focolarini, Legionari di Cristo, Rinnovamento nello Spirito, We are church, Nomadelfi, Bambini di Dio, Militia Christi, Sentinelle in piedi. Non esistono studi o sondaggi che quantifichino numericamente le adesioni di questi “combattenti della fede”. “I dati sui movimenti cattolici, a differenza delle associazioni, come AC o ACLI, sono poco precisi”, dice a Pagina99 Eleonora Mazzoni, autrice de Gli ipocriti. “Sono stata in Comunione e Liberazione per otto anni, ero una responsabile, eppure non ho mai firmato nulla, così i miei amici. Lo stesso succede nei neocatecumenali. La forza di queste organizzazioni è nella quantità di relazioni e nel continuo proselitismo”.

Commenti
4 Commenti a “Il mondo dell’integralismo religioso oggi, tra fiction e memoir”
  1. Luca scrive:

    I movimenti anabattisti hanno ben poco da spartire con gli affaristi e intrallazzatori di CL. Mi risulta difficile vedere ipocrisia in mennoniti e quaccheri, nella loro storia di persecuzioni e nel loro rifiuto di ogni forma di violenza (consiglio la visione di un film canadese del 2010 Small Town Murder Songs). In ogni caso la grafia di mennonita nel testo è errata (ovvero il software correttore non ha sempre ragione).

  2. Rosa scrive:

    Articolo interessante ma lacunoso. Strano che non si faccia cenno a 1Q84 di Murakami Haruki che probabilmente è stato il primo in anni recenti a inserire nella narrazione riferimenti forti a religiosità estreme e fanatismi (in particolare i suoi “Testimoni”). Oppure, guardando agli autori italiani di un certo interesse anche per la qualità di scrittura, il romanzo “Sto bene, è solo la fine del mondo” di Ignazio Tarantino che racconta la crescita di un ragazzo nel contesto di una setta millenarista (identificabile con i Testimoni di Geova ma con prassi che si ripetono anche in altre forme di estremismo). Sarebbe bello avere suggerimenti anche su autori che hanno raccontato recentemente l’integralismo religioso in ambito islamico.

  3. Valentina scrive:

    Ciao Rosa, grazie dei tuoi commenti. Conoscevo il libro di Tarantino ma non c’era spazio per tutto e ho preferito parlare di pochi libri e in particolare di quello della Mazzoni, visto che era una novità editoriale. Non ho letto 1Q84 di Murakami e sono curiosa. In generale è un tema poco battuto non solo dalla letteratura, ma anche dai giornali proprio perché ci si concentra (giustamente) sull’integralismo islamico e anzi il termine integralismo è quasi sinonimo di “islamico”. Ci sono tantissimi romanzi e memoir su questo tema (fondamentalismo islamico), basta che fai un po’ di ricerche e ne trovi tanti, ma in ogni caso magari è uno spunto per un altro articolo.

  4. Rosa scrive:

    Ciao Valentina. Sarebbe molto bello leggere un altro tuo articolo di approfondimento, visto che scrivi molto bene. Potrei fare una ricerca autonomamente ma di solito faccio affidamento su guide affidabili come questo sito nella speranza che una scelta delle cose migliori sia stata già fatta. Non per svogliatezza ma perché ho poco tempo e mi piace che ci siano esperti che fanno il lavoro di cernita. Sarò lieta di leggerti ancora.