AVT_Patrick-Modiano_4847

Il Nobel a Patrick Modiano, il romanziere schivo

Questo articolo è uscito su Pagina 99.

di Carlo Mazza Galanti

Patrick Modiano è senza dubbio uno degli autori più importanti che la letteratura francese abbia espresso negli ultimi decenni e al di là della forse discutibile predilezione verso le lettere d’oltralpe manifestata dai giurati dell’Accademia Reale (assegnando in sei anni due Nobel ad autori francesi), possiamo credere che questa volta la loro scelta non darà adito alle polemiche che accompagnarono l’assegnazione dello stesso premio a Le Clézio nel 2008.

Anzitutto per una ragione “quantitativa”: chi ha letto Modiano? Chi lo conosce? a differenza di Le Clézio, molto popolare (almeno in Francia), il nuovo Nobel per la letteratura è stato e verosimilmente resterà un autore per pochi, a maggior ragione qui da noi, dove la modesta conoscenza della sua opera (è tradotta, e in buona parte introvabile, una piccola scelta della trentina di libri che lo scrittore ha pubblicato in patria, da La place d’Etoile del 1968 a oggi) è forse l’illustrazione di un giudizio complessivo riguardo a una sensibilità letteraria francese che l’editoria italiana, ben diversamente orientata verso il mercato librario anglosassone, considera troppo sofisticata o, nel peggiore dei casi, ombelicale. Gli autori che in Italia “ce la fanno” (Houellebeq, Vargas, Nothomb, Carrère) riescono tutti, nel bene o nel male, a intercettare tendenze più conformi alle esigenze del consumo culturale globale.

La scrittura di Modiano, al contrario, è gelosamente riservata, restia a concedersi, del tutto priva delle seduzioni che fanno il successo e il consenso del pubblico di massa. Eppure i suoi libri, che a una prima occhiata sembrerebbero corrispondere all’idea semplicistica che siamo abituati a farci della “écriture artiste” francese (ombelicale, sofisticata, appunto), offrono al lettore avvertito la ricchezza e la complessità di una voce che, come quella di tutti i grandi, è decisamente unica, ispirata, e non replicabile.

Piccoli, densi, pervasi di una malinconia aerea e sfuggente, i romanzi di Modiano sono tasselli destinati a comporre un unico grande disegno non ancora terminato: ogni nuovo lavoro contribuisce alla costruzione di un’architettura tanto vasta quanto minuziosa e omogenea e capace, se abbracciata nella sua interezza, di penetrare gli anfratti della storia più sotterranea, più inconfessata e oscura del secondo novecento. Modiano appartiene a quella categoria di scrittori che girano per tutta la vita ossessivamente intorno allo stesso tema, agli stessi luoghi, agli stessi oggetti, scrittori che scrivono e riscrivono indefessamente lo stesso libro.

Continua a leggere su Pagina 99.

Commenti
4 Commenti a “Il Nobel a Patrick Modiano, il romanziere schivo”
  1. effeffe scrive:

    Caro Carlo, una piccola precisazione alla tua riflessione. Ben nove libri di Modiano sono stati tradotti in italia. Da Donzelli,(1) Einaudi,(5) Guanda, (2 edizioni della Dora Bruder) Lantana (2). Dunque non proprio una piccola parte. Condivido poi molte delle tue osservazioni nel tuo articolo su Pagina99, come quando citi Echenoz, autore straordinario. Sempre a proposito dell’autore, in un sito che ho scoperto in questi giorni, si possono leggere cose interessanti come ad esempio il fatto che Peter Handke avesse tradotto due suoi libri. http://www.litt-and-co.org/au_temps/autemps_h.htm. Di Modiano lo stesso scrive: “J’ai traduit Modiano, peut-être parce que ses phrases résonnaient en moi comme la musique d’Erik Satie (entre Arcueil et le boulevard Montparnasse). Un salut à Patrick, un écrivain authentique, un être devenu rare. (Le Figaro, 27 septembre 2007).
    Ne approfitto invece per esprimere una mia perplessità rispetto al fatto che molte persone del mondo letterario, perfino un paio di librai, abbiano scritto sui social network in questi giorni : Patrick Modiano, chi cazzo è?
    A queste persone, particolarmente ai critici, agli impiegati del mondo culturale, che più o meno scherzosamente se ne sono usciti con questa frase. chiedo: Non lo sapevate? V’erano sfuggiti ben cinque titoli pubblicati da Einaudi, sostanzialmente in questi anni 2000, mica in self-publishing? Io posso non avere letto un autore, ci mancherebbe, ma ignorarne l’esistenza se si è lettori forti è quanto meno sorprendente. Se allora di un autore che in Italia è stato pubblicato per ben dieci volte di cui più della metà da due majors, non si sa chi cazzo sia, due sono le cose. O la pubblicazione presso grandi casi editrici non assicura un bel niente. nemmeno se reiterata, in termini di “riconoscibilità minima garantita” o il “personale” del mondo della cultura è distratto. Non so, sinceramente, quale delle due sia peggio. effeffe

  2. Carlo Mazza Galanti scrive:

    Ciao Effe, grazie delle tue considerazioni e del link.
    Riguardo la domanda finale, credo di avere infilato qualche elemento di risposta anche nell’articolo (scritto molto frettolosamente per uscire contemporaneamente alla notizia, perciò anche certe inesattezze che tu giustamente mi fai notare) su P99: certamente non basta più pubblicare per Einaudi per essere riconosciuti, e probabilmente c’è distrazione tra gli addetti ai lavori, ma secondo me l’una e l’altra cosa sono aggravate dall’ormai inveterato anglocentrismo delle nostre lettere e dal fatto che Modiano sia un autore effettivamente, intrinsecamente, minoritario: uno che scrive (nello stile, nei temi) contro il mondo in cui vive, quindi per forza di cose non destinato a ricevere grandi consensi.

  3. Wif scrive:

    Non so quale sia il problema che fa conoscere, o non conoscere, scrittori come Modiano al pubblico italiano ;certamente la TV c’entra e anche le paginone dei quotidiani ( Carrere è stato conosciuto per Limonov, non certo il migliore dei suoi libri)c’entra anche la radio che si occupa di letteratura e , sicuramente, ha dei prediletti, sempre gli stessi,Echenoz è un grande e i suoi libri Adelphi sono tutti reperibili eppure non ha l’attenzione che si merita e annie Ernaux è stata conosciuta per il bellissimo IL POSTO, tardivamente, anche se invitata a mantova e da pochissime persone. Ci sono altri ottimi scrittori in lingua francese, contemporanei, che sono semisconosciuti in Italia, per es. Marie Ndjaie (che pure in Francia, mi sembra, ebbe un premio molto importante) e il grande Mauvignier. Grazie a Carlo Mazza Galanti per il bell’articolo, che dovrebbe trovare spazi più “popolari” perchè ne vale la pena.

  4. effeffe scrive:

    Tra l’altro di Modiano credo non sia stato ancora tradotto il suo più bel libro, secondo me, ovvero La Place de l’Étoile .Per il resto d’accordo con te e wif. Non dimentichiamoci poi di Philippe Djian, Régis Jauffret, Philippe Muray, François Taillandier, Antoine Volodine et bien d’autres
    effeffe

Aggiungi un commento