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Il nuovo fumetto indipendente USA, parte quarta: Matthew Thurber – 1-800 Mice

Pubblichiamo la quarta parte del reportage di Valerio Mattioli sul nuovo fumetto indipendente americano. Qui le puntate precedenti.

di Valerio Mattioli

1-800 Mice di Matthew Thurber (il titolo fa riferimento al numero di telefono di un’agenzia di recapito gestita da topi) è stato probabilmente il primo momento di vera rottura all’interno della poetica originariamente sviluppata da fumetti come Multiforce e tutti gli altri della scuola Fort Thunder. Nel 2007, al momento della pubblicazione del primo episodio, l’autore era fondamentalmente uno dei tanti sparsi negli USA che, ispirati dal lavoro di Mat Brinkman e compagni, si era messo ad autoprodurre minicomics sballati, strani, e il più possibile contorti. In effetti già a metà decennio era tutto un florilegio di autori che dell’estetica Fort Thunder recuperavano gli aspetti forse più vistosi ma anche più superficiali: una certa aria lisergica, l’andamento obliquo delle storie, la cura maniacale per un disegno a mezza strada tra l’art brut e Gary Panter… Fumetti insomma in cui non si capiva niente per il puro gusto di… non capirci niente, ecco.

Thurber però evita l’effetto parodia recuperando la dimensione-avventura nell’accezione più classica e meno “psicologica” del termine: 1-800 Mice infatti racconta (finalmente?) una storia. Strampalata, bizzarra, improbabile, ma nondimeno quella che ruota attorno ai topi messaggeri evocati nel titolo è una trama riconoscibile, con tanto di inizio, svolgimento e finale a effetto. Non che quelle di Brinkman non fossero storie, intendiamoci: è che in Thurber tutto sembra puntare da qualche parte, laddove il tipico fumetto Fort Thunder è sostanzialmente una situazione alla “io sono qui – vediamo che succede”.

Certo, dal punto di vista narrativo 1-800 Mice non è esattamente una faccenda lineare. Il paragone letterario che più è stato speso nei suoi confronti è quello con Thomas Pynchon, più che altro per via di alcune assonanze di fondo (la tematica del complotto, il tono paranoide della vicenda, il numero esasperato di personaggi) che forse sì, potrebbero far assomigliare il fumetto a un Vineland popolato da alberi-umani, dottori pazzi, ermafroditi in cerca del Valhalla e via di questo passo. Inoltre, nelle sue tavole Thurber fa un uso insistito del montaggio alternato, amplificando fino al parossismo l’impianto corale della vicenda, mentre gli ambienti, gli spazi, i luoghi pescano a piene mani dal fantasy drogato che è uno dei lasciti più riconoscibili dello stile Fort Thunder.

La trama per sommi capi è la seguente: nella metropoli di Volcano Park, si incrociano le vicende di un poliziotto vittima di prepotenti sogni erotici, di un’antica specie di alberi senzienti che sono anche la memoria storica della città, di una cattivissima gang metropolitana che quella città la mette a soqquadro, di un trio di ex stelle del country che vogliono dominare il mondo, di un hipster senza fissa dimora, di… Ma è già abbastanza. Non è una faccenda lineare, dicevo. Il Comics Journal l’ha paragonato, più che a Pynchon, a Lost.

Pubblicato in forma antologica da Picturebox, 1-800 Mice è assieme al Forming di Jesse Moynihan la cosa più prossima al tipico (ahem…) graphic novel mai prodotta dal nuovo fumetto underground. Tra i suoi fan dichiarati, il solito Dan Clowes e Matt Groening.

Commenti
Un commento a “Il nuovo fumetto indipendente USA, parte quarta: Matthew Thurber – 1-800 Mice
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