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Il nuovo fumetto indipendente USA, parte quinta: Jesse Moynihan – Forming

Pubblichiamo la quinta parte del reportage di Valerio Mattioli sul nuovo fumetto indipendente americano. Qui le puntate precedenti.

di Valerio Mattioli

Di Jesse Moynihan mi ero già innamorato ai tempi di The Backwards Folding Mirror, una miniserie all’inizio autoprodotta e poi conclusasi nell’apoteosi di Follow Me, pubblicato nel 2009 da Bodega: l’autore dichiarava influenze prese a prestito da Lautréamont, Amos Tutuola e Alejandro Jodorowsky, ma in realtà non eravamo molto distanti dal clima tipico di un C.F. più intimista e meno velenoso.

Subito dopo però Moynihan comincia a pubblicare sul proprio sito internet le prime tavole di Forming, e lo scarto con le atmosfere dilatate, sognanti, perché no poetiche del precedente lavoro è spiazzante, soprattutto ora che i primi episodi sono stati collezionati in un unico volume per l’inglese Nobrow, e che quindi è possibile coglierne la poco meno che delirante grandiosità di scala. Non è ben chiaro per quanto ancora la serie andrà avanti. Di sicuro, quello che sappiamo è che è già una faccenda grossa.

Forming è una vera e propria epopea che mescola assieme divinità greche, parabole bibliche, miti atlantidei, e immancabili creature extraterrestri. Laddove fino a Follow Me il tono di Moynihan era stato esile, dimesso, fondamentalmente introverso, Forming esordisce inasprendo la narrazione fino a sfondare tranquillamente il muro della blasfemia, ricorrendo volentieri a uno humor nero che fa tanto Johnny Ryan, e soprattutto accelerando il racconto in chiave esplicitamente avventurosa, coi vari personaggi che interagiscono per tramite di complotti, sottotrame occulte, scontri fisici, verbali e di potere.

La trama, per una volta, è abbastanza agevole (si fa per dire): nel 10.000 avanti Cristo, il mega-alieno Mitra è spedito dal pianeta Dogon a colonizzare la Terra, e per la precisione Atlantide, per sfruttarla come miniera; qui però si innamora di Gaia, un’umana il cui volto è marchiato da una stella divina. Mitra taglia i contatti con Dogon, e assieme a Gaia mette al mondo cinque figli: tre ciclopi, più i titani Crono e Rhea (da cui nascerà il piccolo Zeus). Gaia però trama alle spalle dello stesso Mitra, intrattenendo una tormentata relazione con Noè, da cui nasceranno Themis e Iapetus. Nel frattempo però da Dogon, allo scopo di recuperare il traditore Mitra, viene inviata una seconda spedizione di alieni, capeggiati dall’androgino Serapide. Serapide e i suoi si stabiliscono in quel di Canaan, dove incontrano due esseri primitivi di nome Adamo ed Eva, che verranno iniziati dagli alieni alla via della conoscenza. A un certo punto però arriva Lucifero e insomma, la storia continua (in attesa di un nuovo volume cartaceo, potete seguirne gli sviluppi on line semplicemente collegandovi ogni domenica sul sito jessemoynihan.com).

Se in 1-800 Mice Matthew Thurber ipotizzava il primo vero “romanzo” della scuola nata in scia al Fort Thunder ricorrendo al pastiche pynchoniano, con Forming Moynihan alleggerisce ulteriormente i toni: non tanto dal punto di vista della trama (che è come al solito astrusa) o del soggetto (che è, avrete capito, debitamente dissacratorio), quanto nella tutto sommato divertita linearità della vicenda, non a caso resa graficamente in tavole tutte nitidamente scomposte in nove quadri di identica dimensione. È uno degli esiti più “pop” di quanto seminato a inizi 2000 a Providence, ed è anche una delle letture più facili che sia dato di incontrare in questo campo. A dieci anni da Multiforce, ha quasi il sapore della normalità.

Il primo volume di Forming pubblicato da Nobrow è sontuoso e la confezione bellissima. E in generale, l’editore inglese ha in catalogo diversi titoli che potrebbero valergli lo status di Picturebox d’Albione.

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