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Il nuovo fumetto indipendente USA, parte sesta: Brian Chippendale – If’n’Oof / Paper Rad/Ben Jones – B.J. and da Dogs

Pubblichiamo la sesta parte del reportage di Valerio Mattioli sul nuovo fumetto indipendente americano. Qui le puntate precedenti. 

di Valerio Mattioli

Due nomi fondamentali anzichenò. Cominciamo dal primo:

Prima di suonare come ospite d’onore assieme a Bjork e ai Flaming Lips e di esporre le sue cose al MACRO di Roma, Brian Chippendale fu uno dei fondatori del Fort Thunder ed è quindi una delle personalità di spicco dell’originaria famiglia di Providence, anche in virtù del suo ruolo di batterista nei Lightning Bolt, uno dei gruppi più amati e riveriti della scena noise di inizi 2000 (il loro Ride the Skies del 2001 fu una vera e propria ancora di salvezza per chi non ne poteva più di cerebralità post-rock e intimismi elettronici da cameretta – o almeno, fu una salvezza per me).

Naturalmente, essendo uno dei padrini della scena di Providence, Chippendale non è solo un batterista: è anche (qualcuno direbbe soprattutto) fumettista. A cui però è sempre mancata l’opera-manifesto: Maggots era più un esperimento grafico che altro; Ninja fece molto scalpore e in qualche modo decretò l’unicità di uno stile, ma a mio parere mancava del respiro di un Multiforce. If’n’Oof, 800 pagine in formato quadrato pubblicate da Picturebox nel 2010, è la sua opera più leggibile: graficamente meno tortuoso se paragonato alle precedenti prove, è un altro fantasy psichico puntellato da mai chiarite cospirazioni (l’operazione Dreamworld), panorami alieni, creature bizzarre e dottori pazzi.

Come autore Chippendale è quello che più deve a Gary Panter, giustamente individuato come il più credibile ispiratore della più recente generazione di comics artists. Panter stesso pare che lo consideri suo erede. Buon per lui.

Paper Rad invece è (era?) un collettivo nato in Massachusetts che a fine 90 entrò in contatto con quanto stava montando nella solita, vicina Providence; ne sarebbe nato un rapporto dalle ricadute notevoli, specie nel campo delle arti contemporanee: Paper Rad fu infatti per qualche anno un autentico nome di grido presso le gallerie specializzate, in particolar modo la Deitch Projects di New York (il cui chiacchieratissimo fondatore, Jeffrey Deitch, è al momento direttore del MOCA di Los Angeles), e la fama del gruppo si sarebbe riverberata in maniera quasi inevitabile sugli allora compagni di strada quali lo stesso Chippendale, e poi Mat Brinkman, Ara Peterson, Jim Drain, e altri attori della Providence underground.

Il collettivo era in realtà un trio: a formarlo i fratelli Jacob e Jessica Ciocci, più l’amico d’infanzia Ben Jones. I tre, in perfetto stile Fort Thunder, operavano in pressoché ogni ambito delle (uh) “arti creative”: grosse installazioni, musica, performance, cartoni animati, illustrazione, e naturalmente comics.

Dei tre, il fumettista principale è sostanzialmente Ben Jones, anche attivissimo sia nel campo dell’animazione (il suo Problem Solverz è andato in onda su Cartoon Network) sia in quello della solita arte contemporanea (è un artista quotato, posso confermare). Il suo stile è uno dei più riconoscibili in assoluto: un ultrapop lo-tech che predilige sgargianti giustapposizioni di colori in flat, e che rimanda più a Matt Groening che a Gary Panter.

Evidentemente distratto dai troppi impegni, Jones non ha mai pubblicato un lavoro di ampio respiro, ma i suoi Alfe e Spaceballz comparvero nel 2005 in B.J. and Da Dogs, primo libro d’artista firmato Paper Rad e titolo di una certa importanza soprattutto per via dell’editore che lo diede alle stampe: è infatti il secondo numero di catalogo della Picturebox, fondata a New York dal critico e storico del fumetto Dan Nadel. Col tempo, Picturebox sarebbe diventata il nome di riferimento per il nuovo fumetto underground, più o meno rivestendo al giorno d’oggi lo stesso ruolo che nei 90 ebbe Fantagraphics, l’editore alternative per antonomasia.

Come avrete capito, Picturebox ha pubblicato buona parte degli autori provenienti dall’esperienza Fort Thunder, nonché diversi dei titoli di cui si parla in questa serie. In Italia stanno per essere tradotti alcuni dei suoi nomi principali, ma lascio l’annuncio a chi di dovere.

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