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Il nuovo fumetto indipendente USA, parte settima: Edie Fake – Gaylord Phoenix / Theo Ellsworth – Capacity

Pubblichiamo la settima e ultima parte del reportage di Valerio Mattioli sul nuovo fumetto indipendente americano. Qui le puntate precedenti.

di Valerio Mattioli

Come i vari Mat Brinkman, C.F. e compagnia, Edie Fake sarebbe anche lui un tipico prodotto della Providence del dopo Fort Thunder, ma il suo lavoro rappresenta quasi suo malgrado un unicum: per otto anni Fake ha lavorato alla serie Gaylord Phoenix, la cui particolarità è quella di essere sostanzialmente un queer comic, cioè un fumetto il cui tema di fondo è l’identità di genere. Fin qui nulla di strano, se non fosse che… be’, è pur sempre un queer comic fatto da uno che a Providence ci ha vissuto, e che di conseguenza ha respirato e introiettato le stranite atmosfere partorite dai vari Multiforce e derivati.

“Perverso e surreale” (stando ai lanci), Gaylord Phoenix è una assurda favola con protagonista una fenice (Gaylord, per l’appunto), disposta a “sacrificare qualsiasi cosa per l’amore e la sete di conoscenza”. Sesso, magia, creature leggendarie… insomma, potete immaginarvelo: un guazzabuglio dal respiro epico in cui la tematica queer è più un pretesto che altro, e in effetti il fumetto potrebbe tranquillamente essere letto come un ciclo sessual-mitologico dai nemmeno troppo vaghi appigli hardcore.

Pubblicato in volume unico da Secret Acres nel 2011, Gaylord Phoenix ha vinto gli Ignatz Awards (d’accordo, lo dico: “gli Oscar del fumetto indipendente”) nella categoria più importante, quella dedicata a – oops – i graphic novel.

Tra i giurati degli ultimi Ignatz c’era non a caso Theo Ellsworth. Ora: ero piuttosto dubbioso sull’inserire il suo Capacity all’interno di una lista comprendente allo stesso tempo Johnny Ryan, Jesse Moynihan e Matthew Thurber. Perché voglio dire, Capacity è senza dubbio un fumetto strano, ma è anche un titolo che devia in maniera stridente dai panorami alterati nati in scia al Fort Thunder.

Capacity è fondamentalmente una favola di formazione. È un’opera in cui l’autore getta tutto se stesso, in qualche modo restituendo sotto forma di fantasy il ritratto autobiografico dei suoi pensieri, dei suoi struggimenti, o più banalmente delle sue vicende personali. Uscito nel 2008 per Secret Acres, ha ottenuto un successo invidiabile ed è insomma uno di quei titoli da cui non si può prescindere se si vuole comprendere lo stato in cui versa il fumetto indipendente contemporaneo.

Ad accomunare il lavoro di Ellsworth agli altri autori qui elencati c’è senza dubbio la cornice surreal-onirica, qui traghettata verso lidi insolitamente intimisti (in maniera non dissimile dal primo Jesse Moynihan), lo stile intricato delle tavole, e pure la presenza di creature immaginarie e pupazzi psichedelici. La storia però prende pieghe troppo… sentimentali, e non di rado ingenue, per reggere sullo stesso scaffale dei vari Thurber e C.F, e in questo senso la fantasy “pura” del successivo Sleeper Car potrebbe funzionare meglio.

Sempre gentile, mai acido, Ellsworth è a suo modo l’anello di congiunzione tra introspezione indie ed estetica weird. Suppongo sia questo il motivo del suo successo.

Commenti
Un commento a “Il nuovo fumetto indipendente USA, parte settima: Edie Fake – Gaylord Phoenix / Theo Ellsworth – Capacity
  1. Ciurtana scrive:

    Grazie davvero per questo resoconto. Mi ha mostrato un mondo che avevo solo intravisto.

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