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Il più grande artista del nostro tempo

Oggi George Lucas compie settant’anni. Lo omaggiamo con un famoso cortometraggio a lui dedicato, George Lucas in love diretto da Jon Nussbaum, e con un articolo di Camille Paglia uscito sul “Chronicle Review”.

di Camille Paglia

Chi è il più grande artista del nostro tempo? Siamo abituati a rivolgerci alla letteratura e alle belle arti per emettere un giudizio del genere. Ma il matrimonio felice tra Pop Art e mass media commerciali ha segnato la fine di un’era. I più grandi artisti della metà del secolo post-Jackson Pollock non sono stati pittori, ma degli innovatori che si sono serviti della tecnologia, il regista Ingmar Bergman o il cantante-cantautore Bob Dylan… Nel corso dei decenni a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, mentre le belle arti hanno perso progressivamente visibilità e importanza, soltanto una figura culturale ha avuto l’audacia pioneristica e l’impatto globale che noi associamo con i primi maestri delle avanguardie moderniste: George Lucas, un regista che ha trasformato la nuova stupefacente tecnologia in un genere espressivo personale.

La rivoluzione digitale è stata l’ultima fase della rapida trasformazione della comunicazione moderna, un processo iniziato con l’invenzione della macchina fotografica, della macchina da scrivere e con la diffusione dei giornali di massa e che ha prodotto il telegrafo, il telefono, il cinema, il fonografo, la radio, la televisione, il personal computer e Internet. Fatta eccezione per i futuristi e surrealisti, il mondo dell’arte è stato inizialmente ostile o indifferente a questa massiccia ondata di cultura popolare. Allo stesso tempo il design industriale, che trovava le sue radici in De Stijl o nella Bauhaus, ha sfruttato i processi di meccanizzazione ed è cresciuto da un punto di vista qualitativo fino a assumere un’influenza tale da eclissare le belle arti.

Nessuno ha colmato il divario tra arte e tecnologia con più successo di George Lucas. Nella sua epocale saga di Guerre Stellari, ha fuso antiche leggende eroiche occidentali e orientali con la fantascienza futuristica e ha creato personaggi che sono entrati nell’immaginario di milioni di persone. Ha costruito una mitologia gigantesca, originale, autonoma, come quella del ciclo di poesie pseudo-celtiche di Ossian di James Macpherson, che diventarono famose in tutta Europa nel tardo diciottesimo secolo, o il ciclo delle storie di Angria e Gondal inventate dai fratelli Brontë nel loro isolamento nelle brughiere dello Yorkshire. Lucas è stato un visionario digitale che ha profetizzato e ha contribuito a plasmare una serie di innovazioni, quali le immagini generate al computer; il montaggio al computer, il missaggio del suono e le scenografie virtuali; la fotografia a alta definizione; la trasmissione dei giornalieri con la fibra ottica; la duplicazione e la distribuzione dei film in formato digitale; l’audiosurround, l’home-entertainmente; l’evoluzione della grafica dei videogiochi, dell’interattività e della musica.
“Tutto è visuale”, dice George Lucas del suo cinema .
Lucas è nato e cresciuto nella piccola cittadina di Modesto nella landa agricola della San Joaquin Valley nella California del Nord. Suo padre era un proprietario di un negozio di articoli di ufficio che si aspettava che il suo unico figlio ereditasse l’azienda di famiglia. Piccolo, timido e socialmente maldestro, Lucas era un sognatore ad occhi aperti che aveva difficoltà a leggere e scrivere a scuola e i cui interessi si sono presto avvicinati alla meccanica e alle arti visive, per le quali mostrava un talento precoce. “Ero più attratto dalle figure, dalle immagini”: gli piaceva lavorare il legno, il bricolage, scattare foto, e soprattutto di oggetti piuttosto che di persone. Fece varie sculture, acquarelli, e disegni a inchiostro di paesaggi e auto sportive , alcune dei quali riuscì anche a vendere. I fumetti furono una sua passione. Ne aveva una collezione così vasta che suo padre dovette costruire un magazzino apposta per ospitarli; più tardi Lucas tardi li definì come il suo modello primario per una concisa narrazione visiva. Al cinema, amava i western classici e le avventure dei pirati, che allora erano generi in declino; in tv, non perse una puntata della vecchia serie di  Flash Gordon, che andava in onda di notte. Durante la sua adolescenza, sviluppò una passione divorante per le macchine potenti, uno status symbol utile a attrare le ragazze. Fece delle gare e vinse dei trofei sulle piste in giro per la California. Riconobbe nelle hot rod (le automobili personalizzate dipinte a colori vivaci con motori truccati ) come opere d’arte popolari – un tema che avrebbe rielaborato nelle astronavi lucenti di Guerre Stellari, che fanno gare di velocità, sono guidate da chi capita e riparate in modo estemporaneo, come accade per le automobili.
Incuriosito dagli spot televisivi, dalle loro grafiche febbrili, Lucas decise di diventare un illustratore pubblicitario, ma suo padre era in disaccordo e si rifiutò di pagargli la scuola d’arte. Al college della Northern California, Lucas si interessò per la prima volta ai libri; leggeva fantascienza e i classici distopici di Jules Verne, Aldous Huxley e George Orwell. Con la scoperta dei film d’autore europei, fu attratto dalla tecnica del cinéma vérité di Jean-Luc Godard e dal suo montaggio frammentario e bizzarro. Dopo essersi trasferito alla University of Southern California per studiare arte e fotografia, Lucas fu colpito dal morbo del cinema, con la prima fascinazione per i documentari. Egli dice: “Ho iniziato come cameraman e poi mi sono appassionato al montaggio” , una forma di collage. Ha descritto i suoi film studenteschi come “poesie tonali visive astratte”, con particolare attenzione al sound design. I suoi montaggi veloci colpirono un altro studente di cinema a Los Angeles, il futuro regista Steven Spielberg .

Il suo primo lungometraggio di Lucas, THX 1138 (1971), girato a San Francisco e prodotto dal suo nuovo amico Francis Ford Coppola, era un adattamento di una storia che lui stesso aveva scritto da studente. Si ritrae un mondo futuro in cui c’è un controllo totalitario sulle menti e i corpi, dove le droghe sono obbligatorie e il sesso è vietato. Nonostante una desolazione per certi versi raggelata, il mescolamento abile di fantastiche immagini luminose (rielaborate da Lucas) assomiglia spesso a degli scenari minimalisti di danza sperimentale, una scena che allora era vitale a San Francisco. Il film si conclude inaspettatamente con un inseguimento automobilistico: una magnifica macchina da corsa, una Lola T70, sfreccia per le gallerie della città, mentre il sibilo del motore su di giri diventa una penetrante musica meccanica che Lucas inserisce in un tema sentimentale di Lalo Schifrin.

Ma questa angoscia cerebrale, “europea”, aveva un appeal limitato per il pubblico. Lucas allora decise di rivolgersi alla cultura giovanile: il suo film a basso budget American Graffiti (1973), con lo swing, i drive-in, le sfide con le macchine, ricreava la sua giovinezza a Modesto. Fu una sorpresa al box-office; anche la colonna sonora composta di hit da classifica incassò una fortuna, salvando Lucas e sua moglie da un debito rovinoso. Il film generò la mania nazionale della nostalgia per gli anni ’50, come era accaduto per la serie tv nella serie tv Happy Days. Lucas voleva girare come film successivo Flash Gordon, ma i diritti erano già stati acquistati da Dino De Laurentiis per Federico Fellini, che non fece mai il film.

Nonostante la sua avversione per la scrittura, Lucas iniziò faticosamente a comporre la propria storia di fantascienza: si focalizzò sulle avventure di due robot litigiosetti (i futuri R2-D2 e C-3PO), ispirati a Stanlio e Ollio, e ai contadini clowneschi di Hidden Fortress di Akira Kurosawa. La fantascienza, un tempo una roba da b-movie con effetti speciali sgarrupati per teenager, era in quel momento emarginata, eccetto che in tv, dove Star Trek si era conquistato un ampio e devoto pubblico. Il capolavoro di Kubrick, 2001: Odissea nello spazio, aveva avuto un impatto incredibile a livello internazionale, ma ci mise sette anni per rientrare delle spese. Per questo, nessuno compreso Lucas aveva grandi aspettative per il suo progetto di “molto tempo fa in una galassia lontana lontana” (la scritta di apertura di Guerre stellari, una frase che era già nelle prime bozze della sceneggiatura di Lucas .

Il progetto di Guerre stellari venne respinto dalla Universal Studios prima di essere finalmente accettato da una scettica 20th Century Fox. Guerre stellari “non sarebbe mai stato fatto”, Lucas ha riconosciuto, senza i dipinti illustrativi  di Ralph McQuarrie, realizzati sulla base delle indicazioni di Lucas. La prima foto mostrava i due robot in un paesaggio desertico su un pianeta lontano. Per far sì che Guerre stellari corrispondessero  alla sua immaginazione, però, Lucas dovette inventare una tecnologia completamente nuova. Nel 1975 fondò il suo laboratorio, feudale come una corporazione medievale: Industrial Light & Magic (ILM), una suddivisione della Lucasfilm nascosto in un vecchio magazzino in un parco industriale al di fuori Los Angeles. I giovani maghi del computer assunti dal supervisore degli effetti speciali di Lucas, John Dykstra, sembravano hippies che facevano brainstorming nell’atmosfera caotica di una comune. Dalla ILM, che più tardi si trasferì a nord di Marin County, sarebbero venute fuori meraviglie come gli agili dinosauri al galoppo di Jurassic Park o il morphing, vedi il robot liquido di Terminator 2. La ILM Pixar rese più facili le immagini in 3d per utilizzo medico e produsse (dopo la vendita alla Apple di Steve Jobs) il primo lungometraggio d’animazione digitale, Toy Story.

Prima di scrivere la sceneggiatura di Guerre stellari, Lucas lesse il più possibile – fiabe, mitologia, antropologia, tra cui il Ramo d’oro di Frazer, Hero with Thousand Faces di Joseph Campbell e Teachings of Don Juan di Carlos Castaneda. I robot persero importanza, mentre vennero fuori i modelli archetipici – nascite misteriose, ricerca dell’identità, conflitti padre-figlio, riti di passaggio. Lucas dichiara che c’è molto nella sceneggiatura di “parecchio personale”. “In Guerre stellari c’è di mio di quanto mi piaccia ammettere”.  Il nome del suo eroe, Luke Skywalker, riecheggia palesemente il suo nome. Lucas dice che il nome germanico del spietato Darth Vader, l’oscuro padre e antagonista di Luke, era “una combinazione di di Death Water e Dark Father”. Responsabile capo dell’Impero simil-nazista, Vader è l’obiettivo per ciò che Lucas definisce la sua “repulsione di base per le figure di autorità”, una repulsione radicata nell’infanzia e emersa nelle sue schermaglie con gli studios di Hollywood e i sindacati.

L’azione esplosiva di Guerre stellari, che alla sua uscita nel 1977, elettrizzò un pubblico mondiale affamato di film d’avventura, iniziava con una visione della danza nella mente di Lucas: “Volevo vedere questo incredibile balletto aereo nello spazio”. Aveva già usato metafore coreografiche: nel trattamento per American Graffiti, aveva scritto: “La danza è creata dalle macchine che eseguono un rituale anni ’50 chiamato La Crociera. Il passaggio delle auto luccicanti realizza una coreografia visuale”.

Prima di Guerre stellari, le battaglie spaziali erano stati noiosi incontri di colossi che si ammazzavano a vicenda a colpi di laser. Lucas raccolse campioni di duelli aerei da film Seconda Guerra Mondiale e li diede al suo staff di progettazione. Le astronavi sfreccianti di Star Wars in realtà non si muovevano. Le spettacolari battaglie aeree di Lucas, che sono diventate, ad ogni film, sempre più complesse, devono essere considerate significative opere d’arte cinetica moderna la cui ascendenza è nei ready-made di Marcel Duchamp e dei pannelli mobili di Alexander Calder. L’esilarante battaglia di otto minuti su Coruscant che apre La vendetta dei Sith (2005), con la sua densa nube di cacciatorpediniere immense, caccia stellari in picchiata, e diabolici droidi, delinea percorsi ottici che sono meravigliosi e astratti come le matasse senza peso in un dipinto di Jackson Pollock. Un tecnico della ILM definisce Lucas “un grande maestro tessitore”, capace di guidare e tenere unita la fine trama del suo esercito di talentuosi costruttori.

Per i loro blockbuster estivi che hanno fatto incassi da capogiro, compresa la loro serie di Indiana Jones , sia Lucas e Spielberg sono stati accusati di infantilizzare l’industria cinematografica, eliminando i film che si reggono su personaggi adulti. Sono stati puniti agli Academy Awards, dove per molti anni hanno ricevuto premi Oscar solo per la realizzazione tecnica. Ma il primo film di Guerre Stellari era molto più sperimentale di quanto fu inizialmente percepito. I nuovi metodi di Lucas sconcertarono i dirigenti della Fox e gli resero ostile le troupe inglesi degli Elstree Studios, che scommisero che il film sarebbe stato un flop. Lucas ha usato due e talvolta tre o quattro cineprese. Incoraggiava l’improvvisazione (non c’erano prove), e si riserva di scegliere fra le opzioni in postproduzione. Richiedeva una recitazione naturalistica per garantirsi un immaginario credibile dello spazio. Cominciava con inquadrature fisse e elusive, evitando i campi lunghi. Voleva un nostalgico “sguardo filtrato “, ma continuava a cambiare le luci in cerca di un effetto “lampeggiante, stroboscopico”. Il centro drammatico viene spostato, deviando l’occhio da quello che succede nel fondo; nei film successivi si vedono anche dei poetici cambiamenti meteorologici. Questo primo film diventa progressivamente sempre più scuro, seguendo uno schema simbolico di colore dove il marrone organico e l’oro caldo cedono al nero tecnologico, al bianco, e al grigio metallico.

Cercando una risonanza emotiva, Lucas commissionò un pezzo orchestrale da romanticismo Holliwood anni ’30 al compositore John Williams, che creò una costellazione di incalzanti leitmotiv operistici. Per il sound design, Lucas voleva rumori reali, non cinguetti sintetici da fantascienza. Così le porte spaziali di Guerre stellari si aprono e i sabipodi rombano con i whoosh e i clang della metropolitana di Philadelphia, registrati dal tecnico del suono Ben Burtt. Il primo effetto sonoro di Burtt per Guerre stellari è stato il ronzio ipnotico della spada laser, realizzato dalla sovrapposizione dal ronzio di un tubo catodico con quello del motorino di proiettore. La creazione più innovativa e imitatissima di Lucas è stato quello di un “universo usato”, rugginoso, pieno di spazzatura. I costumi, le armi, i veicoli e i set sono stati invecchiati per aumentare il realismo. I robot e le armature sono state intaccati e scrostati, le pareti macchiate, e agli attori è stato chiesto di rotolarsi nella sporcizia.

La critica sulla saga di Guerre Stellari si è incentrata sulla scarsità dei ruoli femminili e sull’assenza del sesso; sulla poca presenza di attori neri e sui loro accenti caricaturali percepiti come razzisti; e sul dialogo a volte legnoso. Lucas dice: “I miei film si basano sulla grafica”, “Tutto è visivo”. Egli vede il dialogo soltanto come “un effetto sonoro, un ritmo, un coro di voci  compreso nella colonna sonora”. Nella struttura, Guerre stellari dispiega sequenze d’azione dinamiche alternate con grandi tableaux panoramici, compresi paesaggi urbani mozzafiato sovrastati da strade spaziali. Lucas dichiara: “Io non sono veramente interessato al plot”. E altrove : “Per me la sceneggiatura è solo un album da disegno, solo un elenco di note”. Dettagli della trama (come l’origine di una cicatrice facciale) sono talvolta forniti fuori dal film nel gigantesco cosmo di cartoni animati, videogiochi, romanzi, manuali, modellini, kit di plastica e siti web di Guerre stellari. L’orientamento pittorico di Lucas come regista è inequivocabile a partire dalla sua dichiarazione di poetica: “I film sono una massa di oggetti in movimento su una grande superficie”. Il suo compito principale, dice, è quello di decidere dove l’occhio dello spettatore dovrebbe essere e per quanto tempo. Lucas definisce tecnologia digitale “un nuovo colore”. “È un modo completamente diverso di fare film. Si tratta di pittura, non più di fotografia”.

L’enorme produzione di gadget in licenza, il merchandising che Lucas stesso ha profeticamente negoziato con i dirigenti degli studios che ci videro poco futuro, lo ha reso miliardario, ma il suo fenomenale successo come astuto uomo d’affari  ha sicuramente rallentato il suo riconoscimento come un grande artista. Quel che non è stato apprezzato è l’enorme contributo di Guerre stellari all’educazione visiva dei bambini di tutto il mondo. Ad esempio, una serie di incredibili libri con varie approfondimenti trasversali (sottotitolato The Definitive Guide to the Craft of ‘Star Wars’ ) è ricco di meravigliose opere d’arte concettuale: diagrammi e sezioni piene di dettagli, tra cui degli inserti pieghevoli di quattro pagine, di astronavi immaginarie, armi, e specie aliene.

Il talento grafico, la padronanza della prospettiva, e l’esaltazione dell’ingegneria in questi libri superbamente prodotti non sono stati mai riconoscuti perché l’astrazione modernista ha spazzato via la grande tradizione dei disegni di architettura neoclassica della scuola di Beaux Arts. In genere, questi approfondimenti trasversali sono anatomie, analoghe ai taccuini di Leonardo da Vinci, con le dissezioni mediche, studi botanici e disegni militari di artiglieria, catapulte, carri armati e sottomarini allora impossibili e macchine volanti.

Se può essere ridotta l’enfasi sulla trama e il dialogo, un sistema filosofico semplice ma coerente permea invece tutti i sei film di Guerre stellari. Il liberalismo giovanile di Lucas (contro il conservatorismo intransigente di suo padre) era tipico dei bohemién della San Francisco Bay Area, che nel 1960 era un crogiolo di politica radicale e psichedelia. Ma Lucas è un tipo rigoroso che non fuma, non beve e non usa droghe, e che ha anche dovuto tenere a freno la sua passione per il cioccolato a causa del diabete. Fatta eccezione per il suo ritiro bucolico a Marin County progettato da lui stesso ( Lucas si definisce un “architetto frustrato”), vive in modo frugale, reinvestendo i suoi profitti nello sviluppo del cinema.

C’è un ambientalismo implicito nella sontuosa gamma di ecosistemi planetari rappresentati nella saga, mondi fertili o devastati; il colore verde sta sempre a rappresentare il bene, come nella pelle lucertolosa del vecchissimo guru Yoda. Lucas professa un interesse multiculturale per le religioni del mondo, con le loro diverse concezioni di Dio e dello spirito, e si definisce “un buddista metodista”. Il Potere Divino in Star Wars è la Forza, un campo di energia intorno agli oggetti e gli esseri viventi. Nell’occultismo degli anni ’60, gli individui dotati di carismi, come i Cavalieri Jedi con il loro codice guerriero samurai (Bushido), hanno un potere mistico di telepatia e telecinesi. Nella sua ossessione per il bene e il male (“il lato oscuro”), Guerre stellari assomiglia spesso agli spettacoli che si trovano nei film biblici degli anni ’50. Non è un caso che un poster dei Dieci Comandamenti di Cecil B. DeMille sia appeso alla parete nella sede principale della ILM, che ha ripreso e ha ammodernato le cineprese panoramiche Vista Vision per Guerre stellari. Insomma, Guerre stellari fa sua una visione ciclica della storia, in cui si vede la democrazia sconfitta una volta dopo l’altra dal fascismo e dall’imperialismo, da Cesare a Napoleone e Hitler.

La statura di Lucas come artista, così come la sua implacabilità come un riconosciuto “micromanager”, è dimostrata dallo straordinario climax della Vendetta dei Sith, che ha diretto come regista. Ultimo dei sei episodi girati, questo prequel trova la saga al suo punto medio, Sith si conclude con la nascita dei gemelli Luke e Leila, 19 anni prima che essi appaiano come giovani adulti nel film originale di Guerre stellari. Montata con la nascita dei bambini, durante la quale la madre muore, è la tormentata, cibernetica nascita di Darth Vader; come il mostro di Frankenstein nel suo laboratorio, ora frequentato da spietati droidi chirurghi. Finalmente, dopo quasi 30 anni, il mistero delle origini di Vader – un mutilato e ricostruito Anakin Skywalker – è stato rivelato al pubblico che ne aveva fatto una leggenda.

Prima delle scene di nascita intrecciate c’è uno dei duelli più lunghi mai girato, sullo sfondo apocalittico del sulfureo pianeta vulcanico di Mustafar. Lucas ha definito questa feroce lotta tra Anakin Skywalker e il suo maestro Jedi Obi-Wan Kenobi “il punto di svolta di tutta la serie”. Il fuoco fornisce qui una poesia elementare e sublime, la stessa funzione che aveva l’acqua nella tempesta sul pianeta Kamino nel film precedente, L’attacco dei cloni. Lucas dice che aveva avuto per lungo tempo una immagine a colori mentale del finale di Sith, “monocromatico in rosso e nero”. I rossi e i gialli ribollenti del grande fiume di lava e le cascate (basate sulle cascate del Niagara) sommergono i nostri occhi. Si tratta di una visione dell’inferno. Come in Dante, vi è un livello allegorico: “I have the high ground”, dichiara Obi -Wan quando balza sulla cima di un pendio di sabbia nera. L’inferno, come in Marlowe, Milton e Blake, è uno stato psicologico – la resa autodistruttiva di Anakin all’amore possessivo e all’odio geloso.

La produzione dell’episodio su Mustafar, che utilizza 300 effetti speciali, tra lenti e camere digitali ad alta definizione e tecniche di montaggio con il vecchio stile artigianale. Il duello con le spade laser, fenomenale dal punto di vista atletico, è stato girato su uno schermo verde in Australia un anno prima che lo sfondo fosse elaborato presso la sede ILM in California. La computer animation dei pennacchi di lava e lapilli e la caduta di  cenere calda è stata amplificata con le immagini dell’eruzione reale dell’Etna che aveva improvvisamente dato segni di vita in Siciila: Lucas immediatamente inviò una troupe per filmarlo. Un set in miniatura (in scala 1:1132) del paesaggio scosceso nero di Mustafar è stata scavato dalla schiuma su una piattaforma enorme, che è stata creata in modo che il fiume di lava di 30 metri di lunghezza (composto da 55.000 litri di traslucido additivo alimentare metilcellulosa, colorato di giallo) potesse essere sotto-illuminato per brillare di un rosso ardente e di un arancione bruciato. Poi l’intera piattaforma è inclinata in modo che il fiume, messo in circolazione da un sistema a pompa, scorra. Ciuffi di sughero simulano una crosta di lava galleggiante, mentre viene insufflato da sopra fumo reale. Il risultato è stato una trionfale installazione moderna creata collaborativamente.

Il duello su Mustafar, che ha impiegato mesi di prove, con allenamenti di fioretto e sciabola condotti dal maestro di spada Nick Gillard, viene eseguito da Hayden Christensen e da Ewan McGregor alla velocità della luce. Si tratta di teatro-danza virtuosistico, un teso pas de deux tra fratelli in lotta, lacerati tra attrazione e repulsione. I loro affondi, le loro parate, e i tagli sono come passaggi di un discorso aggressivo. Si tratta di una delle scene più appassionati mai filmate tra due uomini, con McGregor vicino al pianto. C’è un dramma personale che viene messo in scena e opposto a un conflitto fisico: urlando e lottando, Anakin e Obi-Wan crollano contro i pannelli di controllo di un vasto impianto di raccolta mineraria, che comincia a funzionare male e cadere a pezzi. Mentre i due uomini corrono e saltano per la loro vita, travi, passerelle e torri si fondono e collassano nella lava, dimostrando la fragilità della civiltà di fronte alla bruta forza primordiale della natura .

Lucas passa alla estatica distruzione su Coruscant della Grande Rotonda del Senato Galattico, con i suoi mille rotonde balconi in tonalità fredde del grigio e del nero. Questa doppia distruzione di architettura industriale e politica è uno spettacolo di epica romantica, come spezzoni dei quadri di Turner del rogo catastrofico della sede del parlamento nel 1834 (che lui vide da testimone oculare). La fragorosa partitura corale di Williams, registrata con la London Symphony Orchestra agli Abbey Road Studios, ha la carica implacabile di una messa nera. Il mix sonoro curato da Lucas, è snervante: la tempesta di ruggiti, sibili, sputi, clangori, sferragliamenti, diventa spaventosamente vuota e silenziosa quando il braccio e le gambe di Anakin vengono tagliate a mezz’aria. Cade pesantemente a terra, dove striscia come un serpente con demoniaci occhi gialli prima di prendere fuoco e finire semi-incenerito.

Ma tutti questi orrori sono trascesi nel sereno finale della Vendetta dei Sith. Il  rosso fiume violento di emozione primitiva è dimenticato mentre i gemelli separati vengono consegnati ai loro genitori adottivi, immersi nella pace di fronte a idilliaci paesaggi di montagne e deserti. La tenerezza squisita con cui gli uomini forti abbracciano i bambini qui riflette sicuramente l’esperienza di Lucas come genitore single che si è ritirato per due anni per raccogliere il primo dei suoi tre figli adottivi. “Expand our universe!”, ordina Lucas alla sua troupe, ai suoi tecnici. È un uomo di macchine ma è ancora un amante della natura, il suo personaggio scaltro di mitezza geniale maschera una delle menti più potenti e tenaci della cultura contemporanea.

Commenti
4 Commenti a “Il più grande artista del nostro tempo”
  1. jacopo scrive:

    Questo non è un articolo. Questo è uno zerbino lungo tre pagine. A che diavolo serve (indipendentemente dal fatto che Lucas piaccia o meno)?

  2. Enrico Marsili scrive:

    Un bell`articolo da nerd, grazie. Alcune cose non le sapevo. Certo, si potrebbe dire che la storia dei guerre stellari e` banale, nulla piu` che la riproposizione della guerra UK-USA. Ma alcuni spunti (lo sporco universo meccanoelettronico, l` importanza delle immagini rispetto al parlato, etc) sono interessanti. Andate a visitare il campus della USC se vi capita, per vedere le tracce lasciate da Lucas e Spielberg.

  3. Paolo scrive:

    non definirei il cinema “mass media”.per me è arte al pari elle “belle arti” ma per il resto è un articolo interessante

  4. marco m scrive:

    adesso qualcosa sulla Lucasarts e la rivoluzione in campo videoludico!

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