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Il ponte di ferragosto

di Marco Mantello

Mi sentivo come un funerale di stato
era per questo che mi rifiutavo
evitando cordoni e applausi
le voci calme dei presidenti buoni
e il vescovo che benediva il cavo.
Era dai tempi di Nassiriya
e del conflitto yugoslavo
che non mi sentivo così alienato
dalla visione di salme e selfie
dalla solidarietà alle rondini
che mutavano prima in ronde,
e poi in delibere, e infine in ordini,
sotto al ponte crollato e alla colpa
di cui nessuno doveva ridere.
Mi sentivo come una propaganda
e un sacrificio al nulla
Quella gente che non vedevo mai da viva
ma solo dopo sopra agli ottoni
quando incidevano tutti i nomi
e facevano il minuto di silenzio
allo stadio, alla standa, in ufficio,
con le mani sul cuore o in fronte
e chiedevano a quelli come me
di scrivere che era morta
davanti all`auto blu e alla scorta
che passavano sopra al nuovo ponte

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