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Il segreto di Zerocalcare

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Pubblichiamo Il segreto di Zerocalcare, contributo di Adriano Ercolani al volume Leggere Zerocalcare, pubblicato da Comic Out nella collana Siamo Saggi. Il libro, oltre a quello di Ercolani e della curatrice Laura Scarpa, ospita i contributi di Matteo Stefanelli, Claudio calia, Sarah Di Nella, Valerio Bindi, Giovanni De Mauro, Giacomo Bevilacqua e lo Zerocalcare Fan Club, che ha curato le schede dei libri e sui personaggi e tematiche. Il libro è uscito oggi ed è ordinabile a questo link.

Quando si parla di Zerocalcare, ovvero di uno dei più grandi fenomeni editoriali degli ultimi decenni, bisogna scontare un paradosso: parliamo di un autore che esprime un punto di vista estremamente peculiare sul reale (le sue idee politiche non hanno praticamente rappresentanza parlamentare), utilizzando un gergo dialettale carico di espressioni di un preciso periodo storico (il romanesco adolescenziale degli anni ‘90), costruendo le sue storie su una galassia di riferimenti culturali molto connotati (l’immaginario pop dei ragazzini cresciuti con i cartoni animati e i videogiochi negli anni ‘80) attraverso un medium tuttora purtroppo considerato nella percezione pubblica come qualcosa da ragazzini (il fumetto).

Sulla carta, dovremmo parlare di un autore di culto in una nicchia ristrettissima, quella dei 30-40enni romani che frequentano i centri sociali, ascoltano il punk e l’hard core e sono cresciuti sostanzialmente come nerd. Insomma, logicamente dovremmo trattare di dimensioni commerciali e di influenza culturale da fanzine autoprodotta, in poche centinaia di copie.

In realtà, parliamo di un fumettista in grado di avvicinarsi al traguardo impensabile del milione di copie vendute, che in classifica ha scavalcato l’enciclica del Papa nel paese che ospita (ehm) la Chiesa Cattolica, i cui contributi vengono pubblicati in formato eccezionale su prestigiose testate (Repubblica, L’Espresso, Internazionale), protagonista di una mostra personale al MAXXI e la cui presenza negli eventi pubblici è denunciata, ormai da quasi dieci anni, dalla presenza di file interminabili di ammiratori, disposti a stare in piedi per un tempo corrispondente a un turno di lavoro solo per ottenere una sua dedica e scambiarci qualche parola.

Qual è il segreto di Michele Rech in arte Zerocalcare?
Su Linkiesta, nel 2013, in un giocoso dibattito con Andrea Coccia provai a rispondere allo stesso quesito, individuando due fattori: la specificità culturale e linguistica e uno spontaneo dono narrativo.
Consentitemi di autocitarmi brevemente: “Dunque, qual è il quid di questi fumetti? Paradossalmente, per chi scrive una delle chiavi del suo successo è proprio la profonda romanità della sua comicità. Non parlo per campanilismo, credetemi. Il sarcasmo romano (…) ha un’arma peculiare, connaturata al concetto stesso di comico: il gusto del grottesco e dell’iperbole (…) Ed è proprio la capacità tipicamente romana (dal Belli a Trilussa, da Petrolini a Proietti, per tacere dei volgari cabarettisti) di esasperare grottescamente le innumerevoli assurdità che costellano la nostra quotidianità a spiegare la risata a voce alta che Zerocalcare strappa quasi a tutti. (…) Ma, attenzione, non c’è solo questo. (…) Zero ha il dono di una “leggerezza” narrativa che evidentemente conquista lettori anche molto diversi. Un’innocenza fondamentale, che rende il suo linguaggio, per quanto speziato dal turpiloquio e dal vernacolo, efficace, allegro e mai pesante. Del resto, uno dei più celebri assunti dell’autore è proprio: “nessuno guarisce dalla propria infanzia”. Ed è proprio la freschezza di questo sguardo infantile a rendere (quasi) a tutti gradevoli e riconoscibili le storie di Zerocalcare”.

Negli anni, però, ho scoperto che c’era ancora di più.
Dopo sette anni, in cui con Michele ci siamo incontrati varie volte, in interviste, incontri pubblici e privati, durante una conversazione diretta all’interno del Go!Fest, dedicato alle serie tv, abbiamo affrontato il grande successo della sua serie di corti Rebibbia Quarantine, trasmessi su Propaganda Live.
Nei surreali tempi del lockdown, moltissimi italiani, di diverse generazioni e di diverse regioni, si sono riconosciuti nella descrizione paradossale della quotidianità alterata dal rischio pandemico messa in atto da Zerocalcare.

Ragazzini calabresi, che non hanno idea di chi siano Goldrake o Sampei, come sessantenni friuliani, che non conoscono il significato di espressioni come “du’ scudi” o “stacce”, si sono riconosciuti in brevi cartoni animati, ambientati nella periferia romana, introdotti da un pezzo sull’ipocondria di due artisti indipendenti, costellati di riferimenti ed espressioni gergali che non gli appartengono,
e lo hanno fatto non solo ridendo all’unisono, ma probabilmente condividendo le stesse riflessioni antropologico-sociali dell’autore.

Come è possibile? A mia precisa domanda, durante la diretta citata, la risposta è stata: “Penso che la roba che racconto io nei fumetti, ma anche in questi video, alla fine abbia un nucleo (ora dico parole che mi fanno accapponare la pelle!) di “sensibilità”, “emotività”, ovvero un pezzo di sentire che non ha un’età (…) tutta una serie di persone che vivono un certo tipo di disagio, rispetto alla propria contemporaneità, a ciò che ci sta intorno…una sensibilità che si sviluppa andando a scuola, magari non trovandosi bene con i compagni, oppure andando al supermercato o al lavoro o in pensione…è una roba che ti porti appresso sempre e se ce l’hai, probabilmente, ti riesci a sintonizzare sulle mie storie, pure se hai sessant’anni o quindici, se non ce l’hai non ti sintonizzerai nemmeno se sei nato il mio stesso giorno”.

Ecco, è come se Zerocalcare riuscisse a rendere Rebibbia, i brani di Giancane e Rancore, le citazioni da Star Wars e I ragazzi della terza C, per usare un’espressione eliotiana,dei “correlativi oggettivi”, in grado di emozionare o comunque veicolare il messaggio anche a persone distanti, per età o cultura.
Riuscire a portare la controcultura a dominare il mainstream non è impresa da poco.
Questo è possibile non solo grazie a un dono narrativo fuori dal comune, ma anche a una grande capacità di introspezione e sincerità.

Nei fumetti di Zero la condizione di disagio esistenziale è solo mascherata dallo stereotipo del nerd: dietro il vestito delle battute sui cartoni animati, emerge una voce in grado di arrivare al cuore di tutte le persone che lottano contro tutte le ingiustizie e l’assurda fatica del quotidiano (pensiamo all’immagine semplice quanto potente della madre che trascina pazientemente i mostri di una vita legati all’ancora del proprio passato, alla fine di Dimentica il mio nome).

Senza scomodare Baudelaire (che affermava: “Creare luogo comune è genio”), Zerocalcare sfugge alla trappola del qualunquismo proprio perché parte da un punto di vista politicamente radicale, conquista la maggioranza proprio perché esprime a testa alta i valori di una minoranza, piace a (quasi) tutti proprio perché è sinceramente se stesso.

Questo è il segreto, non solo di Zerocalcare, ma di tutti gli autori che hanno qualcosa da dire di autentico e profondo.
E che, per questo, saranno tra i pochi a rimanere.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
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