Jan Palach si diede fuoco, e fu un’azione offensiva

Quarantacinque anni fa, il 16 gennaio 1969, moriva Jan Palach, studente di filosofia all’Università di Praga, che si diede fuoco alla maniera dei monaci buddisti in Piazza San Venceslao per protestare contro l’occupazione della Cecoslovacchia da parte delle forze del Patto di Varsavia. Il funerale di Palach si trasformò in una protesta di massa. Un mese dopo, il 25 febbraio 1969, un altro studente, Jan Zajíc, seguì il suo esempio e si diede fuoco sempre a piazza San Venceslao. Ad aprile a darsi fuoco fu un altro studente Evžen Plocek, nella città di Jihlava.
Tra i colleghi di corso di Jan Palach all’università c’era la giovane Agnieszka Holland, di origine polacca, che sarebbe diventata una grande regista, e che un anno fa ha girato per il canale televisivo HBO una miniserie sui fatti della Primavera di Praga. Il film della Holland, Burning Bush, ricostruisce la battaglia della madre di Jan e di una giovane avvocatessa contro i tentativi di delegittimare il significato politico del suicidio. Un membro del Comitato Comunista Centrale cecoslovacco, Vilem Novy, sostenne che Palach volesse fare uso di un liquido innocuo sostituito all’ultimo minuto dai suoi amici coinvolti in un complotto anti-comunista intenzionato a screditare il governo cecoslovacco.

Quindici anni fa, per il trentesimo anniversario, Bernardo Valli scrisse su “Repubblica” un bell’articolo commemorativo.

“Un tranviere fu il testimone più meticoloso dell’immolazione. La sua attenzione fu attirata da un ragazzo ai piedi della scalinata, davanti al museo nazionale, in piazza Venceslao: si stupì nel vedere che si inzuppava gli abiti con il contenuto di una lattina bianca: appena si accorse che aveva acceso con gesto rapido un fiammifero fu abbagliato da una vampata. L’ urlo di dolore e il corpo in preda alle fiamme che si contorceva sul selciato paralizzarono la folla: una folla fitta a quell’ora sulla piazza più vasta della città, la piazza che i carri armati sovietici avevano presidiato a lungo nell’estate. Mille sguardi rimasero puntati immobili, esterrefatti, sulla torcia umana. Il primo a muoversi fu il bravo tranviere che aveva seguito fin dall’inizio le strane, veloci mosse di Jan: si tolse il cappotto e lo gettò sul giovane per spegnere le fiamme. L’udì gridare: “La lettera, salvi la lettera”. E non capì quel che volesse dire. Ci volle un po’ di tempo prima di capire che Jan Palach si era sacrificato “per scuotere la coscienza del popolo”, per spezzare il clima di rassegnazione che imprigionava la gente in una resistenza puramente morale, intima, destinata a riassorbirsi col tempo, con la routine quotidiana e i suoi inevitabili compromessi. La speranza poteva essere riposta soltanto in eventuali remoti avvenimenti esterni, indipendenti dalla volontà della gente di Boemia, Moravia e Slovacchia. Il gesto di Jan Palach era contro questa situazione stagnante e affliggente. Non era un suicidio per disperazione, non era una resa definitiva, portata alle estreme conseguenze: era un’azione offensiva”.

Trovate l’integrale qui.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
Un commento a “Jan Palach si diede fuoco, e fu un’azione offensiva”
  1. Subhaga Gaetano Failla scrive:

    Segnalo questa vecchia canzone (del 1969) di Adamo, molto bella e poco conosciuta, dedicata a Jan Palach. L’assemblaggio di vecchi filmati commoventi e impressionanti è stato compiuto diversi anni dopo per la pubblicazione su youtube:
    http://www.youtube.com/watch?v=MzgoFyCfMPo

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