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Ilvarum Yaga, Disegnatori contro la strega rossa

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di Maurizio Cotrona

Fino al prossimo 28 aprile è possibile visitare a Carosino (Palazzo D’Ayala Valva), in provincia di Taranto,  “Ilvarum Yaga: 100 disegnatori contro la strega rossa”, mostra destinata a scavalcare presto i confini della Regione.

L’idea nasce da una delle tante, troppe, notizie che nefastano le pagine di cronaca che riguardano la provincia di Taranto: i bambini che vivono e crescono all’ombra dell’siderurgico (l’Ilva, oggi Arcelor Mittal), hanno un’elevata probabilità di subire una riduzione del quoziente intellettivo. “l piombo è un killer silenzioso che causa danni irreversibili: riduzione del quoziente intellettivo, effetti sul neurosviluppo, memoria, attenzione, rendimento scolastico e sul ragionamento percettivo. Soprattutto è più tossico se associato ad altri metalli, come ad esempio il mercurio e sostanze neurotossiche. Effetti che da anni si riscontrano tra i bambini ai quartieri Tamburi, Paolo VI e a Statte”, dichiara Annamaria Moschetti (pediatra e presidente della commissione ambiente dell’Ordine dei medici di Taranto) sulla Repubblica.

La lettura ad alta voce, pare essere l’unica “cura” a questa malattia.

Ai ragazzi dell’associazione Manuscripta di Martina Franca salta in testa l’idea di reagire alla brutta notizia usando le armi che sanno imbracciare meglio: i disegni e i libri.

Decidono di realizzare una mostra collettiva e, con il ricavato dalla vendita della riproduzioni di tavole  appositamente disegnate per l’occasione, acquistare libri per una piccola biblioteca per i Bambini nel quartiere Tamburi di Taranto.

Il Direttore Artistico della mostra, Piero Angelini, ha invitato i disegnatori di fumetti italiani a raccontare, in una tavola, la propria versione di Ilvarum Yaga, una strega capace di trasformarsi in vento e polvere, che s’insinua nelle case degli uomini, si nasconde nei corpi dei bambini e lentamente si nutre delle loro vite. Come spiega lo stesso Angelini “questa Strega Rossa è chiaramente una metafora dell’Ilva, e ogni autore è stato liberissimo di interpretare, il personaggio e la situazione della città di Taranto”.

Al suo invito hanno risposto oltre 100 autori, che includono il gota del fumetto italiano. Akab, Giacomo Bevilacqua, Lelio Bonaccorso, Toni Bruno, Lorena Canottiere, Onofrio Catacchio, Otto Gabos, Marco Galli, Holdenaccio,  Tanino Liberatore, Maicol e Mirco, Leila Marzocchi, Marino Neri, Giuseppe Palumbo, Davide Reviati, Alessandro Tota e Zerocalcare, solo per citarne alcuni.

Scorrendo i nomi, si comprende immediatamente che questa piccola iniziativa locale, sorretta dalle buone intenzioni di un gruppo di volenterosi, è montata fino a raggiungere il calibro di evento artistico di valore assoluto.

Camminando accanto alle tavole, si percepisce come ciascuno degli artisti coinvolti non si sia limitato ad aderire a una causa benefica, ma si sia lasciato coinvolgere in profondità dal confronto emotivo ed estetico con la strega/ILVA. E si rimane colpiti dalla varietà e dalla potenza delle interpretazioni proposte.

Volendo interferire, si può notare che negli autori “ospiti” è spesso prevalso l’istinto di protezione verso i bambini, le vittime di questa storia, come nella tavola di Zerocalcare:

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oppure il desiderio di raccontare una sfida al mostro, come nelle tavole di Giacomo Bevilacqua:

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e di Giulio Rincione:

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Impressiona, in altri autori, la capacità di dare forma al terrore. È il caso di Federico Bertolucci:

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e di Nicola Genzianella:

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È toccato ai disegnatori tarantini, come era naturale che fosse, esprimere invece il dolore e la sensazione di ineluttabilità per quella che, ad oggi, rimane – in tutta evidenza – una battaglia persa.

Squaz ci mostra la strega come una madonna-madre impegnata a soffiare fumo sui propri figli, con un effetto teratogeno:

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Gianfranco Vitti arriva a metterci difronte al disastro già compiuto:

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“Ilvarum Yaga: 100 disegnatori contro la strega rossa” è una mostra che attesta il siderurgico tarantino come una questione nazionale, almeno per quanto riguarda la capacità di produrre immaginario. L’ILVA, prima Italsider oggi Arcelor Mittal, rappresenta uno dei buchi neri della coscienza collettiva italiana: è la nostra Hiroshima ed era inevitabile che, primo o dopo, oltre a produrre morte si rivelasse capace di formare e deformare le fantasie di una intera comunità.

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