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In 500: Ornaghi dimetta De Caro

Pubblichiamo un articolo di Tomaso Montanari, uscito sul «Fatto quotidiano», sulla petizione sottoscritta da intellettuali, studiosi e artisti per chiedere al ministro dei Beni culturali di rimuovere il direttore della Biblioteca dei Girolamini a Napoli.

di Tomaso Montanari

Per la senatrice PDL Diana De Feo, Marino Massimo De Caro è chino sui libri della Biblioteca napoletana dei Girolamini «come un medico che amorevolmente esamina i pazienti da curare» (Corriere del Mezzogiorno, 12 aprile). Meno entusiasti della moglie di Emilio Fede, sono gli oltre cinquecento intellettuali che (partendo dalla denuncia pubblicata dal Fatto il 30 marzo) hanno firmato una dura petizione al ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi «a proposito dello stranissimo e increscioso affare che riguarda l’attuale direzione della Biblioteca Nazionale dei Girolamini a Napoli, una delle biblioteche storiche più gloriose d’Italia». (L’elenco completo delle circa 500 firme ad oggi pervenute si trova in www.patrimoniosos.it; la petizione si può firmare nella pagina web.).

Dopo quelli di un folto gruppo di protagonisti della vita culturale napoletana (tra cui Francesco Caglioti, Gerardo Marotta, Mirella Barracco, Cesare de Seta, Andrea Graziosi, Alberto Lucarelli, Paolo Macry), spiccano i nomi di Giuliano Amato, Salvatore Settis, Gustavo Zagrebelsky, Remo Bodei, Giulietto Chiesa, Michele Dantini, Marcello De Cecco, Ennio Di Nolfo, Dario Fo e Franca Rame, Carlo Ginzburg, Tullio Gregory, Gioacchino Lanza Tomasi, Adriano La Regina, Gian Giacomo Migone, Alessandra Mottola Molfino (presidente di Italia Nostra), Lamberto Maffei (presidente dell’Accademia dei Lincei), Dacia Maraini, Stefano Parise (presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche), Adriano Prosperi, Anna Maria Rao, Francesca Rigotti, Stefano Rodotà, Raffaele Romanelli, Oliviero Toscani, Gianni Vattimo, Rosario Villari, Giuliano Volpe.

I firmatari chiedono «come sia possibile che la direzione dei Girolamini sia stata affidata dai padri filippini, con l’avallo del Ministero che ne è ultimo responsabile, a un uomo (Marino Massimo De Caro) che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo. E perché questa scelta sia stata fatta in un Paese e in un’epoca affollati fino all’inverosimile di espertissimi paleografi, codicologi, filologi, storici del libro, storici dell’editoria, bibliotecari, archivisti, usciti dalle migliori scuole universitarie e ministeriali, e finiti sulle strade della disoccupazione o della sotto-occupazione (call centers, pizzerie, servizi di custodia)». E chi scrive sa cosa dice: moltissime tra le altre centinaia di firme appartengono ad alcuni dei più autorevoli esperti italiani in fatto di manoscritti, libri e biblioteche.

L’appello al ministro Ornaghi si conclude in crescendo, domandando come sia possibile che un protagonista del Sottobosco di Claudio Gatti e Ferruccio Sansa sia diventato il direttore di una fragilissima biblioteca storica statale: «chiediamo inoltre come mai una figura dai trascorsi così poco chiari e poco chiariti sia stata messa a capo di un istituto che oggi come non mai ha bisogno, tutt’al contrario, non solo di una guida ferrea e irreprensibile, ma di un rappresentante – ben facile da trovare – che respinga ad anni-luce da sé i sospetti di ogni collegamento con quelle gravissime perdite più o meno recenti del loro patrimonio librario che i padri filippini per primi denunciano in questi mesi».

I firmatari chiedono, infine, a Ornaghi di agire concretamente, e di «riconsiderare con molta attenzione la scelta di Marino Massimo De Caro come direttore dei Girolamini (nonché come Suo consigliere personale), di voler creare una commissione pubblica d’inchiesta sull’amministrazione passata e recente di questa biblioteca, prima che la memoria storica dei Girolamini rimanga affidata soltanto a una maestosa architettura ferita e umiliata, tragicamente solitaria nel cuore di una rete mondiale di traffici rapaci».

L’incidente non è di poco conto: confermando in blocco tutti i consiglieri e lo staff stratificatisi negli ultimi mandati governativi Ornaghi ha scelto di non far uscire il Mibac dai meandri del sottobosco dell’era berlusconiana. Ma nel caso dei Girolamini questo comodo immobilismo rischia di avere conseguenze gravissime, e la caratura delle firme mostra che la sostanziale sede vacante del Collegio Romano inizia ormai a destare serie preoccupazioni. Di fronte a una sollevazione così autorevole e trasversale, Ornaghi troverà il coraggio di battere un colpo?

Tomaso Montanari (1971), storico dell’arte, ha pubblicato per Einaudi i saggi A cosa serve Michelangelo e Il barocco; per Skira, il pamphlet La madre di Caravaggio è sempre incinta. È editorialista per la Repubblica. Con minimum fax ha pubblicato Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane (2013) e Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà (2014).
Commenti
2 Commenti a “In 500: Ornaghi dimetta De Caro”
  1. SALVATORE GIANGRASSO scrive:

    E’ di oggi la notizia che la Biblioteca dei Gerolomini è stata sequestrata…. e stasera era programmata la giornata di apertura della Biblioteca alla Cittadinanza organizzata dalle 9,00 alle 20,00 dal direttore De Caro… coincidenza molto strana…. questa politica rovina tutto… al di la delle responsabilità personali.
    E’ un emerito schifo!

  2. viol amarelli scrive:

    il minimo era sequestrarla..per decenni la biblioteca è stata chiusa, forse sarà meglio rientrarci quando sarà stata ripulita

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