FIRENZE: 81^ PITTI IMMAGINE UOMO CON NINA SENICAR, FABRIZIO CORONA

In difesa di Corona

Non avrei mai pensato di far parte di una nicchia di persone, di una nicchia sempre più ristretta del resto, composta essenzialmente di persone di destra. Ma il pezzo di Guido Vitiello oggi sul Foglio e l’articolo di Filippo Facci sul Post, giornalista di una testata che ho per anni considerato un fogliaccio come Libero, convergono su una verità tanto evidente che la loro disillusione non è più nemmeno provocatoria: in Italia il garantismo è morto. “In galera! In galera!” è l’unico valore condiviso sul quale, in quella ottusa cultura politica che è stato l’antiberlusconismo, abbiamo trovato a sinistra un collante comunitario. (Andate a rivedervi le immagini del 2009 del No Berlusconi Day, per vedere qual è stato in tempo recente il milieu di questa anti-educazione politica). Così il garantismo – diventato a sinistra una cultura ultraminoritaria, ancora di più nel Pd azzerato dalla canonizzazione dei pm da Tangentopoli in poi e da vent’anni di deriva persecutoria di giornalisti che hanno trovato erotizzante la mostrificazione degli indagati – viene di fatto associato con la connivenza.

Senza rendersi conto a sinistra che la gestione ideologica, autoassolutoria, da Stato Etico, della giustizia, proprio a partire del Pool di Mani Pulite, è stata funzionale al formarsi del consenso leghista e berlusconiano, oggi replicano l’errore inseguendo Grillo nella battaglia moralizzatrice. Se a scuola fai l’insegnante di educazione civica (come me), hai voglia a spiegare l’habeas corpus, i tre gradi di giudizio, i principi costituzionali, la separazione dei poteri, la funzione educativa del carcere… Potresti semplicemente sostituire questa fatica con il recitare in classe qualche editoriale di Travaglio; non sono pochi i colleghi che lo fanno.

Vitiello e Facci segnano il tempo della resa semplicemente giustapponendo la notizia dell’arresto di Francantonio Genovese con la sentenza che scagiona gli accusati di Rignano Flaminio. Si pongono domande semplici. 1) Era necessario l’arresto di Genovese? C’era il rischio di reiterazione del reato? Di inquinamento delle prove? No. O meglio, chi lo sa. Le carte non si leggono. Si vota di pancia, per strategia, se non per criterio lombrosiano, sperando di mondare la comunità con un dispositivo che – anche di fronte a un probabile colpevole – se ne frega delle garanzie e cerca la purificazione nel sacrificio del capro espiatorio. Il risultato, misero, è che in assenza di una classe politica che sappia creare dei gruppi dirigenti credibili, l’unica forma di selezione e rinnovamento avviene attraverso i tempo ciclici degli arresti. 2) Come si comportavano i giornali nel 2007 al tempo delle prime pagine sui sedicenti pedofili di Rignano Flaminio? Anche qui, inscenavano perfetti riti di persecuzione spacciandole per inchieste. Qualcuno di quei giornalisti ha chiesto scusa? Qualcuno di quei direttori si è preso la responsabilità di quell’accanimento terribile? No.

Ma c’è una storia più controversa per dar conto della quale mi rendo conto mi arrendo a far parte di una minoranza ancora più esigua e della quale non credevo di ritrovarmi: i difensori di Fabrizio Corona. Due giorni fa è arrivata la sentenza della Cassazione che conferma la condanna a quindici anni, dichiarandolo “socialmente pericoloso”, uno tutto da punire perché preso da “frequentazioni criminali e atteggiamenti fastidiosamente inclini alla violazione di ogni regola di civile convivenza”. Quindici anni per Corona: un’assurdità per me. Per me che sosterrei l’abolizionismo, o almeno la battaglia contro l’ergastolo, o almeno l’amnistia, o almeno l’indulto, e che – in questa difesa progressivamente al ribasso dei diritti degli individui – mi ritrovo a difendere Corona. Un cazzaro, arrogante, bullo, epidermicamente odioso… che invece non riesco a non difendere. Insieme, per dire, a quelli che sul suo profilo Facebook commentano: “Se a Corona è stato usato un provvedimento così restrittivo allora che si taglino i genitali ai pedofili!!!!!!!! Mi fa skifo questa italia corrotta”.

Messo in un cul-se-sac, stretto dalla manovra a tenaglia di un esercito di giacobini senza ideali, mi ritroverò – con questo andazzo – in minoranze ad un certo punto talmente esclusive che finirò, come Groucho Marx, a vergognarmi anche di me stesso, e a volerli mandare in galera i membri di un club che accetta tra i suoi soci uno come me.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
24 Commenti a “In difesa di Corona”
  1. spago scrive:

    caro Raimo ha senso difendere chi non verrebbe difeso da nessuno.. non per nulla Nessuno tocchi Caino si chiama così.. e non avrebbe senso Nessuno tocchi Abele..

    cmnq Facci da solo vale l’intero giornale

  2. H. J. scrive:

    Sarà anche morto, ma veniamo da anni bui di garantismo. Anni che hanno rovinato tutto, consentendo la messa in scena del giustizialismo.

  3. Guido Vitiello scrive:

    Caro Christian, è scontato che stavolta io condivida ciò che scrivi, ma ti faccio un piccolo appunto: né io né Facci (ma posso parlare solo per me, di tutta evidenza) siamo etichettabili come persone “di destra” per il fatto di scrivere (anche) su testate vicine alla destra. La mia collocazione politica (e penso di poterla estendere a Facci, formatosi con i socialisti e con i radicali – come dice lui, “un radicale è per sempre”) è quella che puoi chiamare sinistra liberale (e libertaria), tutt’al più. Che altrove, nel mondo, fa la parte del leone nel campo della sinistra. In Italia vien vista come una stranezza, un ircocervo, o non so cosa. Il Psi era un partito di sinistra, il Partito radicale era (e, per quel che ne resta, è) un partito di sinistra. È la sinistra non marxista. La stranezza non è tanto che tu ti trovi d’accordo con gente “di destra”; la stranezza è che idee tutt’altro che estranee alla storia della sinistra siano state lasciate in balia della destra, per inseguire nell’accecamento culture autoritarie (e in certi casi tecnicamente neofasciste) come quelle di Grillo e Travaglio.

  4. Fabio scrive:

    Mi scusi signor Raimo, ma ha letto il link che Lei stesso ha inserito nell’articolo? Immagino di sì. E perché allora non scrive per esteso le motivazioni della condanna a 15anni di Corona che non è desumibile dal resto del suo stesso articolo? Riporto qui l’essenziale: “…la Suprema Corte ha ricordato a Corona che i suoi reati non sono di poco conto dal momento che si tratta di «estorsioni, ricettazione e spendita di carta moneta falsificata, reati fallimentari, evasioni fiscali, recenti denunce per truffa».” Ora, Lei Raimo ritiene questi reati minori o di poco conto? C’è la (continua) reiterazione del reato da parte di Corona. Per non dire delle sue dichiarazioni ad ogni arresto, ad ogni controllo, ad ogni processo. Insulti e delegittimazione verso Stato, giudici e forze dell’ordine, vantandosi delle sue azioni, del modo in cui aveva fatto i soldi, senza mai ritenere quelle azioni dei reati e senza mai pentirsi e anzi dicendo di essere un modello per chi viene dal nulla. Questo non è bullismo, è incitazione a delinquere.

  5. carmelo scrive:

    lo stile non si può imporre per legge e nemmeno la cultura del bene comune.

    Si vero, probabilmente non era necessario l’arresto di Genovese!

    Ma vi chiedo signori garantisti, non era opportuno che Genovese si fosse dimesso da tempo?

  6. Mario Valentino scrive:

    Credo che quando arriverà il giorno in cui a sinistra (nello stesso senso in cui Raimo parla di “destra”) non dico si prenderà atto (perché molti lo hanno già fatto), ma si dichiarerà apertamente che è necessario mettere mano a una profonda riforma della giustizia, dal lato della magistratura inquirente e giudicante (e non da quello degli avvocati e della geografia giudiziaria, su cui ci si trastulla da tempo senza risultati di rilievo), allora si potrà dire che iniziamo a vedere la luce in fondo al tunnel nel quale siamo.
    Che poi storicamente la saldatura tra magistratura e sinistra (nel senso suddetto) è una cosa abbastanza recente, e tipicamente italiana: sino a metà anni ’70 circa, la magistratura era, nella vulgata, in quanto potere costituito dello Stato, di destra.
    In questo muro si aprì un varco, a partire dai cosiddetti i pretori d’assalto (apripista alcune questioni ambientaliste), nascendo così la figura del magistrato che fa le battaglie ‘di sinistra’ dall’interno del sistema (e della stessa magistratura), figura la quale si è infine cementata con settori ben individuabili del giornalismo e dell’editoria, che l’hanno resa, agli occhi della gran parte degli italiani, rappresentativa (addirittura) di un ideale politico per così dire di rinnovamento, che alcuni magistrati hanno di fatto anche cavalcato o tentato di cavalcare.
    Ma questa è un’altra storia.

  7. Mario Valentino scrive:

    Giusto per chiarire di cosa si parla quando si parlo di tunnel e di garantismo, a me ha fatto molta impressione che quasi nessuno abbia notato che nessuno ha fatto una piega (garantista) all’arresto di Scajola, del quale – chiarisco subito – non sono mai stato un estimatore.
    Eppure ancora non è dato capire cosa abbia indotto addirittura all’adozione nei suoi confronti non dico dell’arresto ai domiciliari, ma della ancor più grave misura dell’arresto in carcere, non trattandosi di un pregiudicato recidivo per reati gravissimi.
    Un tentativo di reato, ciò che gli si attribuisce, mi sembra davvero poca cosa per giustificare un arresto preventivo in carcere.
    A questo dato oggettivo si aggiunge il rilievo non solo politico, ma anche istituzionale di Scajola: insomma, si tratta di mettere in galera, prima non solo di una sentenza ma anche di un semplice rinvio a giudizio, un ex Ministro dell’Interno. Voglio dire: neanche uno minore, insomma, ma proprio quello che presiede, nei limiti delle sue competenze, all’ordine pubblico del Paese (a prescindere poi, nel merito, da come abbia agito in tale veste).
    Non un pluricondannato, recidivo e magari evaso, e ricercato.
    E non si tratta neanche di una misura richiesta da un p.m. alle prime armi, o in cerca di qualche visibilità.

    Tutto questo accade, e non solo nessuno alza un dito per chiedersi pubblicamente se davvero era il caso di andare a prendere un ex Ministro dell’Interno all’alba in un albergo a Roma (ovviamente avvertendo i giornalisti prima), come si fa un pericoloso criminale, e per metterlo in carcere “in via preventiva” (non mi sembra il tipo da scappare all’estero, Scajola; né da inquinare le prove; ma ovviamente non ho le informazioni che hanno i magistrati), quando il reato, a quanto si legge, non era stato neanche consumato.
    Non solo questo, dicevo.
    Ma – e questo è il vero punto – è ormai del tutto legittimo che accada così.

  8. Milly scrive:

    Questioni politiche a parte (alte sfere a parte), la giustizia in Italia resta una faccenda dickensiana e manzoniana. Gli umili, la subiscono.

  9. SolounaTraccia scrive:

    Nel caso di Corona il garantismo è stato applicato: infatti che sia un delinquente è garantito. 15 anni troppi rispetto ai 9 per Dell’Utri? Chi lo sa. Il codice penale non l’ho scritto io. Quanto alla funzione rieducativa, diciamo che prevalgono problemi strutturali: 8 metri quadrati per 4 persone non aiutano la meditazione costruttiva. Inoltre da pregiudicato trovare lavoro è difficile. A meno di non fare il ministro…

  10. SolounaTraccia scrive:

    Tra parentesi, Scajola è recidivo e condannato, sì. L’essere ex-ministro, casomai, è un’aggravante. Che dei delinquenti possano accedere a posizioni di governo è un fulgido esempio di democrazia i-Tagliana.

  11. Mario Valentino scrive:

    Non mi sembra sia recidivo per il reato che il quale ora è stato mandato in galera.
    In ogni caso, l’esser recidivo non legittima in sé la misura cautelare in carcere prima non solo della sentenza ma anche del rinvio a giudizio stesso.
    Non so, i domiciliari (che già sono una misura preventiva eccezionale) almeno avrebbero potuto evitare la gogna, salvaguardando il preminente interesse delle indagini.
    Ma non voglio fare le parti del difensore di Scajola, non mi interessa.
    Ripeto: il vero punto, per me, è che è ormai perfettamente legittimo che tutto questo accada.

  12. ircofacocero scrive:

    Quelli di Rignano erano pedofili presunti o supposti, escluderei sedicenti

  13. Sul garantismo di destra ci andrei piano, perché funziona a comando: cogli amici e coi ceti più abbienti per esempio funziona: con gli sconosciuti e i ceti più poveri ed emarginati non funziona e viene più comodo il teorema giustizialista. Questo è il garantismo della destra, berlusconiana e no, che poi è anche il garantismo che sta mediamente nella testa delle persone (soprattutto quelle “perbene”). Del giustizialismo del “liberale” Travaglio e del “democratico” Grillo ce ne sarebbe parecchio da dire ma è ovvio che è la nuova bandiera dell’estrema destra e dell’estrema sinistra, di un estremismo nazionalsocialista (sentii qualche settimana fa la Le Pen dalla Gruber: a confronto di un normale “grillino” o di Grillo sembrava quasi una politica moderata e liberale… e ho detto tutto).

  14. LM scrive:

    Condivido pienamente quello che dice Vitiello. Definire Facci di sinistra però è troppo: Facci è sfacciatamente di parte, dalla parte degli interessi del suo editore, che è da anni Berlusconi (Paolo…).

    Direi che a parte destra e sinistra, che davvero non vogliono dire più nulla, almeno ai fini della collocazione dei partiti in parlamento, dovremmo cominciare a distinguere tra chi vuole più giustizia restringendo gli spazi di libertà individuali, e chi vuole più giustizia allargando gli spazi di libertà individuali. Io sto coi secondi.

  15. LM scrive:

    Rettifico: Facci scrive su Libero, che appartiene alla famiglia Angelucci, a disposizione del centrodestra. Ma la sostanza non cambia.

  16. girolamo de michele scrive:

    Un “garantista” come Facci, con la sua presenza sulla stampa e sui media (non conoscendo gli articoli di Vitiello, e dunque non entro nel merito delle sue posizioni) è solo l’altra faccia del cosiddetto “giustizialismo”, e ha le stesse responsabilità dei cultori della manetta e della galera a sproposito. Se può interessare, ne avevo scritto 6 anni addietro, qui, e non ho cambiato idea, adesso che il livello della merda ha raggiunto le pale del ventilatore.

  17. Ma cosa cambiava, Christian, se i giornalisti che, occupandosi del caso di Rignano Flaminio, «inscenavano perfetti riti di persecuzione spacciandole per inchieste» chiedessero/avessero chiesto scusa?

    L’idea che una mancanza professionale, politica – una mancanza che si misura e opera sul piano collettivo, insomma – possa venire «lavata» con un gesto di valore privato come le scuse (e che importa se le scuse sono indirizzate alla collettività? È comunque uno slittamento di piani) è secondo un’altra faccia del moralismo giustizialista; è anch’essa riduzionismo.

    E ho da dire anche un’altra cosa.
    I processi in tv e sui giornali li vogliono tutti: solo che, a seconda di chi sia l’indagato (nemmeno l’«imputato»), decidono che il processo che si fa sui media si chiude con una velocissima sentenza di assoluzione.
    Questo non è garantismo. Questo è espressione opposta e simmetrica del medesimo moralismo anti-garantista che riduce ogni cosa a comportamento di rilievo privato o privatistico, al «per lui/lei garantisco io».

    Infine, e a margine.
    Il moralismo privatistico-riduzionista fa anche altre vittime. Per esempio, la polemica che ha per oggetto il libro della giornalista che legittima la prostituzione sistematica come gesto di civile libertà, la foto della candidata della lista Tsipras, la studentessa della Duke University che è diventata attrice porno per mantenersi agli studi… Siamo alle solite: retorica sacrificale pseudo femminista (le donne che faticano a trovare lavoro, e non sono come le donnine da niente berlusconiane: ce lo ricordiamo, vero?, il manifesto di Se non ora quando) versus retorica libertaria pseudo radicale.
    E in tutto questo, sullo sfondo, un’idea vaghissima e sfumata che il discorso politico su questi temi è un discorso sul potere (sulle differenze di potere) e non sulla morale.
    Nemmeno il capro espiatorio è un dispositivo esclusivamente morale.

  18. michele fusco scrive:

    Raimo, l’elogio della lentezza mi ha sempre affascinato ma qui siamo proprio alla corsa dei sacchi. Lei, Vitiello e Facci Filippo avete circa un anno e mezzo di ritardo. La sentenza della Cassazione su Corona è uno straordinario ombrello protettivo ma forse si potevano dire due cose “garantiste” anche quando il tipo faceva davvero schifo a tutti.

    buone cose, mf

    http://www.linkiesta.it/corona-sistema

  19. jacopo scrive:

    Il lettore che si firma Fabio ha fondamentalmente ragione: se il processo a Corona si è svolto regolarmente e se questi sono i capi d’imputazione di cui è stato trovato colpevole, la pena gli tocca ed è inevitabile. A questo punto potrebbe Raimo spiegarci se è la condanna in sé che non gli va, oppure se nello specifico è la pena che gli sembra eccessiva (e in base a cosa)?

  20. carmelo scrive:

    vedo un gra fervore di tanti che si esercitano a fare i procuratori della repubblica spiegando come deve essere svolto questo mestiere.
    Ma uno dico uno che si meraviglia del fatto che un indagato che svolge una funziona pubblica non sente la necessità, per il bene comune, di dimettersi a prescindere, no eh?

  21. LM scrive:

    Un indagato si deve dimettere? E perché no un chiacchierato? E chi ha parenti o amici nei guai con la giustizia deve rimanere? E chi una volta ha preso un aperitivo con uno che in seguito risulterà condannato mica lo vuoi lasciare consigliere comunale? Quando si tratta del bene comune…

    Non solo: si rende conto Carmelo che la vita dei politici sarebbe completamente in mano alla magistratura, che è un altro potere dello Stato, non affatto immune da ruberie e corruzioni varie? A questo punto perché non far governare direttamente i magistrati, che peraltro non permettono ad alcun potere esterno di fare controllo del loro operato, autogovernandosi?

    PS: detto questo complimenti per l’utilissimo archivio.

  22. Max scrive:

    “Un cazzaro, arrogante, bullo, epidermicamente odioso” è un’opinione personale (condivisibile sicuramente) ma non si dovrebbe giudicare su quel che capiamo di lui, forse meglio parlare di quello che ha fatto: “estorsioni, ricettazione e spendita di carta moneta falsificata, reati fallimentari, evasioni fiscali, recenti denunce per truffa”… Raimo forse vuole estrapolare questo caso per provocare, continuare a parlare di un problema italiano che ormai è storico, creato soprattutto da una classe politica parassitaria. Ma questa visione è incompleta, provocatoria sicuramente, direi un incipit di qualcosa… mah…

  23. Marco Mantello scrive:

    Deve esistere da qualche parte nel mio cervello una sorta di immaginario mediatico che automaticamente alla parola “garantismo” associa immagini televisive o articoli di giornale su Enzo Tortora, Scattone e Ferraro, Di Lorenzo…

    Il problema é di metodo, e credo che essere di sinistra (marxista o libertaria che sia), implichi una scelta sul taglio da dare ai propri contributi su temi che tanti intellettuali, anche marxisti, affrontano da anni, come quello del diritto penale minimo (Vedi ad esempio Ferrajoli).

    In termini un po´piú esplciiti. A me di Corono non freg aun cazzo e torvo che sia giá una form adi violenza che subisco mediaticaente, il fatto che i sappia chi sia Corona, che conosca la sua faccia, e che ci sia gente ch eci scrive sopra. A qeusto puntoo, e sempre in termini di metodo, non so nemmeno se mi interesserebe conoscere la storia para-giudiziaria di Hassan Nejl, nato Casablanca il 27 marzo 1970, trattenuto da dieci giorni al Cpt con un decreto di espulsione firmato dal questore di Padova, e morto nel Cpt (copi-incollo da un articolo online su repubblica.it, tnato questi nomi di immigrati sono tutti uguali e uno vlae l´altro). Se la storia degli anonimi e degli indifesi venisse raccontata in articoli come quelli che ho letto qui, volgio dire, continuerei a non sentirmi a mio agio con la loro logica e la loro reotrica. La logica, e la retorica sarebbero sempre la stesse: prendo una persona famosa e da gossip, o un politico, o un emerito “nulla” che chiamo per nome e cognome, e ne faccio un simbolo, uno strumento, un´immagine che rappresenti l´affrmazione di certi principi nel campo della giustizia penale. L´opinione pubblica gira intorno a queste retoriche, e il giornalismo culturale portato avanti anche in una minuscola parte dai miei coetanei ci campa alla grande riciclando sempre lo stesso format. Mi domando se non sia possibile tentare qualcosa di diverso, e non solo attraverso la narrativa.

    Per Guido Vitiello: continuo a non capire certe tue scelte ma sono contento di sentire che ti definisci uan persona di sinistra. Un saluto.

  24. davide calzolari scrive:

    michele fusco,fabio e jacopo, da applausi,ben detto

    raimo,che noia l’ultragarantismo

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