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In ricordo di Mark Strand

mark-strand12Oggi è morto Mark Strand, uno dei più grandi poeti contemporanei. Lo ricordiamo pubblicando due sue poesie – La collina e La luce che viene – tratte dalla raccolta Il futuro non è più quello di una volta, curata  da Damiano Abeni per minimum fax. (Fonte immagine)

 

LA COLLINA

 

Sono arrivato fin qui con le mie gambe,

perso l’autobus, persi i taxi,

sempre in salita. Un piede avanti all’altro,

è così che faccio.

Non mi inquieta, la collina di cui non vedo fine.

Erba sul ciglio della strada, un albero che fa risuonare

le foglie nere. E allora?

Più cammino, più mi allontano da tutto.

Un piede avanti all’altro. Passano le ore.

Un piede avanti all’altro. Passano gli anni.

I colori dell’arrivo sbiadiscono.

È così che faccio.

 

da Darker (1970)

 

LA LUCE CHE VIENE

 

Perfino così tardi avviene:

l’amore che arriva, la luce che viene.

Ti svegli e le candele si sono accese forse da sé,

le stelle accorrono, i sogni entrano a fiotti nel cuscino,

sprigionano caldi bouquet d’aria.

Perfino così tardi gli ossi del corpo splendono

e la polvere del domani s’incendia in respiro.

 

da The Late Hour (1978)

 

(c) minimum fax, 2006 – Traduzione di Damiano Abeni.

 

Commenti
7 Commenti a “In ricordo di Mark Strand”
  1. luigi 38 scrive:

    grazia anche da parte mia

  2. Emanuela lancianese scrive:

    Per salutare mark strand mi soccorrano i versi di viviane lamarque “siamo poeti /vogliateci bene/ da vivi di più/da morti di meno/ che tanto non lo sapremo”.

  3. Brutto colpo, la perdita di un poeta come Strand. Ieri sera ho chiamato il suo traduttore Damiano Abeni per un giornale locale. Questo il suo ricordo al telefono.
    “Generoso, alla mano, innamorato della vita, finiva per parlare molto di più di cibo, cucina, viaggi, cinema, musica che di letteratura.
    Teneva molto al suo lavoro di insegnante. Il nostro primo incontro fu nel ’99, dopo che io avevo tradotto il suo primo libro, “L’inizio di una sedia”, uscito per Donzelli. Ero a Chicago per un congresso, quando una domenica mi telefona per chiedermi se voglio passare il pomeriggio con lui che stava andando a casa di alcuni suoi studenti che si trovavano a leggere poesie (fra l’altro ricordo che mi fecero leggere un paio di poesie di Montale), una cosa così non mi è più capitata.
    Quella di Strand ha il pregio di essere una poesia molto diretta e semplice. ‘Io uso quattro parole: specchio, luna, lago, sedia’, diceva. Ma allo stesso tempo è molto meditativa, densa e intensa. La solitudine di cui parla è quella in cui si trova l’uomo nella vita. Anche se non fa mai riferimenti alla politica, ci sono spesso scene che evocano i drammi del nostro tempo. Strand sa creare favole, parabole che parlano della condizione umana.
    E chi legge i suoi versi può trovare subito in parole semplici su cosa ci si fa qui e su cosa resta di ciò che si fa, capisce che le cose sono poesia, un’arte apparentemente improduttiva ma che persiste, si rigenera e continua a parlarci.

  4. Nicolo scrive:

    Ma per ricordarlo ancora meglio, forse la migliore poesia è l’ultima, quella con la quale si congeda consacrandosi a un luogo aldilà, mistico.

    Di nuovo giù per queste scale verso la stessa scena,
    la luna, le stelle, il vento notturno. Le ore trascorrono
    e solo l’arpa in lontananza e il vento che vi trascorre. E subito il disco
    grigio del sole, offuscato da nubi, che si libra alto. E oltre,
    come sempre, il mare di trasparenza sconfinata, di calma suprema,
    un luogo di perpetuo inizio che in sé contiene ciò che mai occhio
    ha visto, mai orecchio ha udito, mano mai ha toccato,
    ciò che mai è nato in cuore d’uomo.
    A quel luogo, al custode di quel luogo, mi consacro.

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  1. […] di minima&moralia pubblicato domenica, 30 novembre 2014 · 2 Commenti […]



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