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Intervista a Dubrakva Ugresic

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Questo pezzo è uscito in una versione più breve su Flair. (Fonte immagine)

C’è chi fa politica e chi ne scrive. C’è poi chi è stato attraversato persino nel corpo, dalla violenza della Storia. Dubrakva Ugresic  – tra le voci attuali più libere e meno ortodosse – è sia una grande scrittrice sia un’esule, cacciata dal proprio paese, la Croazia, dall’allora regime nazionalista di Franjo Tuđman. Da quel 1993 Ugresic vive tra Olanda e Stati Uniti e ha pubblicato romanzi e saggi politici (usciti in Italia da Nottetempo). Recente è “Europe in Sepia” (Open Letter Books), un racconto che parte dal Midwest americano, passa per le proteste di Occupy Wall Street, Gerusalemme e finisce con i riots di South London: una miniera di imprevedibili scatti narrativi in forma di saggio. Feroce e ferita, ma mai vittima, Ugresic si definisce un’”eretica.”.

Eretica?

Theodor Adorno diceva che la forma più intima del saggio è l’eresia. Il saggio è il genere perfetto per gli eretici. Lilith e Eva erano eretiche, le streghe erano eretiche. E in Europa sono state cacciate a lungo, a quanto pare.

Nel suo ultimo saggio definisce l’Europa “una rovina industriale” con il dominio assoluto delle multinazionali. Ha ancora un senso la parola “politica”?

Oggi più che mai. La politica è un’urgenza. Dobbiamo fare resistenza, altrimenti scivoleremo in una neo-schiavitù esercitata stavolta con mezzi tecnologici. In Europa c’è un numero vergognoso di disoccupati, sono questi gli “schiavi” del terzo millennio, schiavi in senso letterale: gente che è stata privata della propria vita. La politica dello sfruttamento camuffata da democrazia ci ha portato in questo tunnel senza via d’uscita.

La politica ora è soprattutto uno show mediatico.

I media sono inseparabili dalla politica, è un lavoro di squadra, una simbiosi perfetta. Nell’Europa dell’Est, ad esempio, i mezzi di comunicazione sono privatizzati e standardizzati. La loro funzione principale è di instupidire il lettore con i dettagli della vita di Kim Kardashian o “notizie” simili. Corruzione e media: un altro grande problema.

Forse le questioni politiche non sono “cool” a sufficienza e perciò hanno ormai poca presa sulla collettività?

È che i segni e simboli sono tutti mescolati: il partito nazionalista croato usa citazioni di sinistra di Jean-Paul Sartre sui suoi poster di propaganda, mentre quelli di sinistra, i “sovversivi”, fanno selfie con i politici in carica.  I giornali sono pieni di paradossi: prenda Slavoj Zizek, l’intellettuale marxista del momento che stringe la mano al presidente della Croazia Ivo Josipović….

Non è eccessivamente pessimista?

Forse. Ma il pessimismo e disfattismo erano le tipiche accuse che si facevano in epoca stalinista… A volte è meglio vedere le cose in una luce preoccupante che essere colti di sorpresa quando arriva il brutto. Vent’anni la Guerra in Jugoslavia era alle porte. E io ancora non lo sapevo.

Vince il pensiero unico fondato sull’economia o c’è una alternativa?

Certo che c’è, ma c’è bisogno di un vasto gruppo di persone pensanti. Per alzare gli standard di istruzione, quelli dell’etica del lavoro, di tutto quello che si consuma: cibo, libri, giornale, arte.

Chi può fare questo duro lavoro?

Ciascuno di noi. Compiendo piccole missioni individuali per migliorare la vita di tutti. Le donne, in particolare, si devono impegnare a creare un mondo più equo. Devono acquistare potere, essere attive. In poche parole, fare politica.

Valentina Pigmei, nata a Parma nel 1973, ha vissuto a lungo a Roma. Giornalista e consulente editoriale, ha lavorato per varie case editrici. Ha scritto per La Stampa, Panorama, Elle, Grazia, Rolling Stone, GQ, D-Repubblica delle Donne, Messaggero. Oggi vive in Umbria e collabora con Flair, Myself, Vogue e Pagina99.
Commenti
Un commento a “Intervista a Dubrakva Ugresic”
  1. luigi bracciale scrive:

    una grandissima scrittrice, guai a dimenticarlo

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