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Intervista a Julien Temple

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

“La prima volta che sono andato a Rio era il 1978, ero con i Sex Pistols per girare The Great Rock’n’Roll Swindle. L’ultima scena era su una barca insieme a Ronnie Biggs, il celebre bandito inglese che negli anni sessanta ha rapinato a un treno”. A raccontare di Rio e dei Sex Pistols è Julien Temple, regista londinese celebre per i suoi bellissimi punk-rockumentary.

“Nel film Biggs cantava alcune canzoni insieme ai Sex Pistols, l’ultima su questa barca, e a fine canzone hanno buttato tutti gli strumenti e gli amplificatori in mare. Gli strumenti ce li aveva affittati una specie di gangster che quando siamo tornati a riva s’è presentato chiedendoci dove fossero. Non avevamo i soldi per ripagarli, per cui mi hanno lasciato in ostaggio al tizio e Malcolm McLaren ha garantito che avrebbe mandato i soldi. Soldi che logicamente poi non ha mandato, o quantomeno sono passate sei settimane prima che arrivassero. Così a venticinque anni mi sono ritrovato a Rio, in piena dittatura, senza un soldo e per sei settimane, a conoscere ogni strada mentre vagabondavo cercando di che vivere, che se ci pensi è anche un modo interessante per conoscere una città”.

A Rio Temple c’è poi tornato negli anni Ottanta con Mick Jagger, e di recente, per girare un impeccabile lungometraggio sulla città dal titolo Rio 50 Degrees: Carry On CaRIOca. Il film, che il 30 novembre è stato presentato in anteprima italiana alla presenza del regista al City Film Festival, festival di cinema documentario e fotografia quest’anno alla sua prima edizione, è il terzo lavoro in cui Temple si cimenta con una città come protagonista e territorio narrativo (Requiem for Detroit del 2010 e London, The Modern Babylon del 2012 sono i due amatissimi precedenti, entrambi proiettati nell’ambito del festival). Storia e architetture si mescolano grazie a un brillante uso e mixaggio di immagini nuove e di repertorio e canzoni, ricreando una sorta di cronistoria di atmosfere urbane, politiche e sentimentali e soprattutto suoni.

“Le città su cui faccio i miei film sono sempre definite dalla musica”, spiega Temple. “È anche per la musica che le scelgo. I miei film sono una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, seguendo non la versione ufficiale della storia ma una più provocatoria. Musiche e immagini danno l’energia propulsiva che ti permette di viaggiare nel tempo”. O anche di trasformare la realtà in arte.

“Già negli anni venti esisteva un genere cinematografico che usava la musica per raccontare le città”, continua il regista, attualmente impegnato in un film sul chitarrista e cantautore Wilko Johnson al quale era stato diagnosticato un cancro al pancreas e dieci mesi di vita. Invece di fare la chemioterapia, Johnson partì in tour con la sua band per poi scoprire che il suo cancro era perfettamente curabile. “Alle origini del cinema ci sono film come Berlino. Sinfonia di una grande città o L’uomo con la macchina da presa. O A proposito di Nizza di Jean Vigo. Erano opere poetiche, sinfoniche e visive sulle città. Trovo sia interessante rifarlo adesso perché rispetto ad allora abbiamo un repertorio di un secolo di immagini in movimento sulle città e di musica registrata. Ed è esattamente questo che ti permette di viaggiare lungo un secolo riuscendo a creare una sorta di poema della città”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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