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Io venía pien d’angoscia a rimirarti. Gloria e miseria di Giacomo Leopardi

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

È l’inizio del 1813 quando il tredicenne Orazio Carlo prende ad annotare, un giorno dopo l’altro, la travagliatissima vicenda umana di suo fratello, Tardegardo Giacomo, quattordicenne irrequieto sempre assorto negli studi («Mio figlio studia, legge, scrive, traduce, crea» dice di lui suo padre, il conte Monaldo) e dominato da una passione al contempo razionale e convulsa per la Luna.

Sullo sfondo di una Recanati taciuta ma presente, febbraio lascia il posto a marzo e poi ad aprile, e senza sosta, sempre più in ambasce, Orazio resoconta delle domeniche drammaticamente senza studio alle quali Tardegardo è costretto dalla signora Madre che gli chiude a chiave le porte della biblioteca, così come descrive un misterioso succedersi di delitti animali – pecore, cani – culminante nell’uccisione di Tano, il nipote del fattore (si sospetta di un lupo, di un orso volante).

Mentre Tardegardo si nasconde nelle scuderie per dedicarsi – e con soddisfazione – alla ginnastica, ragiona col padre sul secolare dibattito relativo all’anno bisestile e col fratello minore su che cos’è l’umano («Ascoltami Orazio, l’uomo è la propria paura; se potrà attraversarla, se potrà viaggiare dentro di essa come in un paese straniero, allora quella paura sarà più bella, ed ei potrà riguardarla come una favola, o una animata pittura»), tutto si fa via via sempre più fosco e dunque, come spesso accade nei libri di Michele Mari, intrinsecamente tragicomico.

Riproposto da Einaudi ventisei anni dopo la prima edizione Longanesi (venne poi ripubblicato da Marsilio e da Cavallo di Ferro), Io venía pien d’angoscia a rimirarti è il libro in cui Mari dà esistenza a una tra le sue grandi ossessioni letterarie, quel Giacomo Leopardi, acutissimo e infelicissimo, dall’atteggiamento del quale proprio l’atrabiliare signora Madre, la contessa Adelaide, vede trapelare «i peggiori mostri della moderna maniera di pensare, l’irreligione e l’indifferenza!»

Ciò che a Mari sta a cuore non è però il mero tributo allo scrittore di Recanati, ma lo svelamento di Leopardi in tutta la sua gloria e nella sua miseria, nel coraggio del pensiero così come nel patetico, nel sublime e nel ridicolo (consapevole del fatto, Mari, che la letteratura è per sua natura ibrida e ossimorica, strutturalmente chimerica, un miscuglio di umano e di bestiale).

Per arrivare a tutto ciò, l’autore di Tu, sanguinosa infanzia, Fantasmagonia e del recente, bellissimo, Asterusher. Autobiografia per feticci, sceglie di giocare – in modo serissimo – con il lessico e con la sintassi di un italiano che dà struttura a uno sguardo, quello di Orazio Carlo, che nel suo journal intime indaga, suppone, fantastica e infine – intanto è arrivato maggio e la cronaca si è fatta sempre più fitta in misura della densità del mistero – collega e comprende qual è l’autentica sostanza del lunatico insonne Tardegardo: la poesia più grande – quella che riesce a dire «l’angoscia straziante del sapersi vivi» – ha la sua radice nel selvatico e nel deforme; in impulso che solo potremmo chiamare mannaro.

Giorgio Vasta (Palermo, 1970) ha pubblicato il romanzo Il tempo materiale (minimum fax 2008, Premio Città di Viagrande 2010, Prix Ulysse du Premier Roman 2011, pubblicato in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Inghilterra e Grecia, selezionato al Premio Strega 2009, finalista al Premio Dessì, al Premio Berto e al Premio Dedalus), Spaesamento (Laterza 2010, finalista Premio Bergamo, pubblicato in Francia), Presente (Einaudi 2012, con Andrea Bajani, Michela Murgia, Paolo Nori). Con Emma Dante, e con la collaborazione di Licia Eminenti, ha scritto la sceneggiatura del film Via Castellana Bandiera (2013), in concorso alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Collabora con la Repubblica, Il Venerdì, il Sole 24 ore e il manifesto, e scrive sul blog letterario minima&moralia. Nel 2010 ha vinto il premio Lo Straniero e il premio Dal testo allo schermo del Salina Doc Festival, nel 2014 è stato Italian Affiliated Fellow in Letteratura presso l’American Academy in Rome. Il suo ultimo libro è Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani (Humboldt/Quodlibet 2016).
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