Magritte-Decalcomanía

Il ritorno del commissario Magrite di Gianni Mura

Un omaggio di Fabio Stassi per festeggiare il ritorno del commissario Magrite, protagonista di Ischia (Feltrinelli), il nuovo romanzo di Gianni Mura. Oggi alle 18 Gianni Mura incontrerà i lettori alla libreria Feltrinelli di Galleria Colonna a Roma e il 27 novembre sarà ospite della libreria minimum fax insieme a Giuseppe Smorto per un appuntamento speciale di Punto e Svirgola, la rubrica di Repubblica.it. (Immagine: René Magritte, Decalcomania.)

Bentornato, commissario Magrite 

Magrite lo vedo arrivare sotto i portici di Piazza Vittorio, all’ora stabilita. Sono cinque anni che non ci incontriamo e ho l’impressione che nasconda qualche chilo di troppo sotto una vistosa maglietta a righe, i jeans, e un giaccone che ricorda vagamente un eskimo. Ma la prima cosa che riconosco di lui è la sua andatura basculante, da orso che si è volontariamente licenziato da un circo, e quello sguardo spaesato che si posa su tutto, e di tutto è curioso: di un gruppo di asiatici che fumano, delle felpe dei pakistani, dei banchi di abiti usati… Sembra di essere a Marsiglia, mi dice allegro appena gli sono a tiro. Volevo farla sentire a casa, rispondo. Grazie, ma spero che lei abbia scelto bene anche il ristorante, Non sono un esperto, ma se non ha nulla in contrario la porterei dal nepalese, è un posto alla buona, si mangia bene e si spende poco, Si può scegliere il vino? No, ma stamane gli ho fatto mettere in frigo un rosso di Montefalco, Approvato allora, andiamo a vedere.

Dai portici al ristorante sono pochi passi. In realtà chiamarlo ristorante è un po’ troppo. È un locale a metà tra una sala mensa e una pizzeria di quartiere. Magrite si tocca i baffi, ma senza scomporsi. Stasera l’autore che lo ha creato, Gianni Mura, presenterà il secondo romanzo in cui si parla di lui. Gli consiglio il pollo rosso, ma anche gli spaghettini conditi, assicuro, danno soddisfazione, oppure un misto di verdure. Vada per il pollo rosso, dice dopo avere passato in rassegna tutti i piatti esposti al bancone. Ne ordino due alla cassa. Una donna ci sorride con disarmante gentilezza asiatica, il vino ce lo farà portare al tavolo, promette. Ci andiamo a sedere nell’unica sala pranzo. Troviamo posto dietro tre egiziani che discutono animatamente. Il più alto lo conosco, si chiama Yazer, gli abbiamo commissionato un trasloco nella biblioteca dove lavoro. Si alza per abbracciarmi generosamente. Uno come lui fa sempre rumore, anche quando sposta una sedia. Gli presento il commissario. Il resto del locale è occupato da magrebini, tailandesi, indiani, gente che vive ai bordi del mercato, o ha una piccola bottega, vende schede telefoniche, affitta camere a ore per conto dei cinesi. Si vede che lei è di casa qui, dice Magrite, nel suo incerto italiano. Ci vengo spesso, mi ci trovo.

Arriva il vino, e riempiamo i bicchieri.

Sa che se avesse mandato una e-mail, o un sms, o spedito un fax, e non una lettera con tanto di francobollo non credo che ci saremmo visti? Lo immaginavo. Ma come faceva a immaginare pure che avrei preso un aereo per Roma? Ho pensato che avrebbe voluto assistere di persona all’incontro di Gianni, e so che stasera si nasconderà tra il pubblico per sentire che cosa dirà.

Magrite butta giù un sorso di vino. Ha un’espressione impenetrabile, gattesca, ma sembra che cominci a divertirsi. Passa un dito sulla mappa del Nepal disegnata sulla tovaglietta di carta del ristorante, sull’area verde del Royal Chitwan National Park, per l’esattezza.

I giornalisti sono grandi pettegoli, non si sa mai cosa possono raccontare, dice. Di cosa si vergogna? Lo sa che in una foresta come questa – indica la cartina – se incontri una tigre devi guardarla negli occhi,  ma con gli elefanti non hai scampo? Non cambi discorso, è per questo che è venuto? No, cercavo solo un alibi per tornare a Roma, c’è anche una mostra di Doisneau al palazzo delle Esposizioni che mi interessa molto, Il fotografo che collezionava i baci degli innamorati a Parigi? Sì, proprio lui, Una mostra romantica per visitarla da solo, Chi le dice che sarò solo? Ha ragione, mi scusi, ma dall’ultima volta che ci siamo incontrati, al Tour, la trovo decisamente più sentimentale di quanto ricordavo, Il patetico è il mio terreno, lo disse Bolaño in una delle sue ultime interviste, Bella frase, Ma lei il libro di Gianni lo ha letto? Non vorrei apparirle troppo patetico anch’io, ma le confesso che le ultime pagine mi hanno commosso, ero in treno e una suora di colore mi ha chiesto se stavo bene, le ho dato un bacio e ho nascosto la testa nel suo velo, È un libro che spinge a baciare le suore, quindi, per lei? Spinge ad abbracciare le persone che hanno perduto qualcosa, Ne è sicuro? In un certo senso io credo che Gianni, attraverso di lei, abbia scritto un piccolo trattato sull’amore.

Il commissario si gira impercettibilmente verso Yazer e i suoi amici egiziani che ora stanno ridendo. Non si può fumare qui? chiede all’uomo che ci serve il pollo. È un nepalese minuto appena sceso dall’Annapurna, sembra, non capisce la lingua, ma a gesti fa segno di no, che non si potrebbe. A Katmandu, dalle sue parti, sì, ma qui non è possibile. Si scusa e si allontana. Magrite posa il pacchetto delle Gauloises blu sul tavolo, rassegnato. Poi riprende il filo del discorso, lentamente.

L’amore è un sentimento che non si finisce mai di indagare, c’è l’amore che si consuma in quartieri come questo, vicino a una stazione, di fretta, perché ha sempre a che fare con gli arrivi, le partenze, i viaggi, e c’è l’amore che alcuni uomini nutrono per tutta la vita per un ricordo, come quello di Peppe Iovine o Pepé le Couteau, il vedovo che ho conosciuto a Ischia, c’è l’amore delle donne verso le donne e quello degli uomini…

Lo ascolto con attenzione. Storpia un po’ le parole, ma il senso è chiaro.

Le piace Ischia? Ha una bella luce orientale, a volte sembra la stessa che filtra dalla cattedrale di Rouen, ma in realtà è un paradigma assoluto dell’Italia, Ne è convinto? Ah, sì, per come la vedo io riassume in poco spazio tutta l’avventura frustrante, e al tempo stesso sfolgorante, del vostro essere italiani, Ma come l’ha trovato il nostro paese, questa volta? Malmesso, i giovani se ne vanno, e anche certi pensionati, ma li capisco, ho pure scoperto che nel vostro codice penale non è previsto il reato di omofobia, Né di tortura, purtroppo, Da quando ho letto Jean Amery, la tortura per me equivale a un omicidio, perché uccide qualcosa di essenziale, la fiducia nel genere umano, Jean Amery dice che è un’esperienza peggiore di quella di un campo di concentramento, Era uno che sapeva di cosa stava parlando, Ha ragione, è uno scandalo che ci fa vergognare, Ma nonostante tutto Ischia continua a sedurmi lo stesso, e poi le isole sono perfette per tentare un discorso sull’amore, perché sono circolari, e danno il tempo, Credo sia l’unico commissario che conosco in grado di citare Roland Barthes, Adoro Barthes, ma anche lui sapeva bene che alla fine quella che citiamo tutti è la vita.

Si tocca la barba ispida. Provo a incalzarlo.

Pensa davvero che l’amore sia la saldatura temporanea di due solitudini? chiedo a bruciapelo. Penso anche di peggio, se è per questo, vuole proprio sapere l’idea che mi sono fatto? Sono tutt’orecchi, Io credo che l’amore segua sempre qualche naufragio, Non la capisco, È come quando interviene qualcosa ad amputare un poco la tua umanità, e allora si crea un vuoto, Il suo ragionamento è piuttosto enigmatico, commissario, Accade anche nel mestiere di vivere, tutti i giorni, non solo nel mio, Si spieghi meglio, Vede, i marinai bretoni dicono che quando si è in mare, il pericolo maggiore è la terra, Cos’è, un indovinello? No, è che anche sulla terra molte cose possono naufragare: la fiducia, la pietà, l’umanità, appunto, per tanti motivi, E allora si ama per disperazione, O per non precipitarci dentro, vedo che inizia a capire, Solo un poco, ma mi sembra riduttivo, Non l’è mai capitato di sentirsi come una balena fiocinata o spiaggiata di fronte all’ordine omicida del mondo? Un’immagine molto forte, devo ammetterlo, O come un grigio burocrate della morte, se preferisce, senza più nessuna strumentazione a bordo, Vuol dire che sono stati d’animo come questi che generano l’amore? A me piace usare più la parola disperanza che disperazione, perché è un termine di confine tra due sentimenti opposti, anche se mi hanno detto che è un errore in italiano, Leopardi la adoperava, In fondo, anche l’amore è un sentimento di frontiera, Sa che la ritrovo più filosofo e poeta che uomo d’azione, cosa le è successo? Mah, sarà la vecchiaia che incombe, che vuole, si può invecchiare anche senza diventare adulti, Aspetti, questo verso lo conosco, Brel, Jacques Brel, vero? Sì, La chanson des vieux amants, Mi perdoni la banalità, ma si sente più giovane o più vecchio della sua età? E se le dicessi che non ho mica vent’anni, ne ho molti di meno? Altra citazione, Vediamo se indovina pure questa, È facile, gioco in casa: Fossati, Bravo, si vede che ascoltiamo la stessa musica, Allora non crede che si possa amare solo con gli occhi? Fino a un certo punto, bisogna pur passare il tempo, bisogna pur che il corpo esulti: sempre Brel, stessa canzone, la traduzione è del vostro Battiato, A giudicare dal libro di Gianni, lei è una piccola enciclopedia ambulante, Tengo la memoria in allenamento, ma solo per quello che mi ha appassionato, il resto lo dimentico in fretta, Le invidio tutti quei racconti di cantanti, attrici, scrittori, uomini di sport che hanno dovuto fare i conti con la miseria, con la solitudine, la sfortuna, la sconfitta, Ho un debole per queste storie, Per la cantante Fréhel, ho scoperto, per il volto di Jean Seberg, la mitica Giovanna D’Arco, Fu anche la protagonista di Fino all’ultimo respiro, Godard, già, ora me ne ricordo, Mi piacciono le persone che hanno la voce o lo sguardo che sembrano venirgli dalla pancia: se fossi uno scrittore, è così che vorrei scrivere, in maniera popolare, ruvida, vera, Generosa, anche? Sì, per quello che si può, non mi vergogno di dire che non ho mai biasimato l’ingenuità di chi sta dalla parte dei generosi, non dei calcolatori, Dal lato sbagliato del marciapiede, Sì, da quello dei pizzaioli romeni, dei camerieri bretoni, delle bariste polacche, Dei traslocatori egiziani, Dei cuochi nepalesi, l’elenco è infinito, È un piacere pranzare con lei, Grazie, Il pollo le piace? Non credevo fosse così tenero, e soprattutto questa salsa piccante arancione non è male, Lo sa che Fossati si è ritirato? Ci penso spesso anch’io, mi basterebbe una piccola casa in cui entri la tosse del mare, con un pergolato di glicine, magari, o anche solo una pianta di pomelia su un balcone, o un aspidistra, e una cantina fornita, naturalmente, È sempre un convinto rossista? Di ferro.

Rovescia nei bicchieri il vino rimasto e beve, lasciando le ditate sul vetro.

Le chiedo io, ora, una cosa, se vede Gianni stasera gli dica di aggiornare la mia lista, Quella delle mogli e delle amanti eventuali? Esatto, mi ero dimenticato di Simone Signoret, come consorte, per amante Jean Seberg va benissimo, Mi sa che lei ripensa spesso alle ragazze della sua vita, Penso spesso ai vecchi cinema in cui andavamo insieme, Il più bel film francese? Les enfants du paradise, ma è solo il primo che mi torna alle labbra, Ci avrei giurato, ma, mi perdoni, da dove le sale questa punta di nostalgia? Si cerca sempre sé stessi nei vecchi film, ma forse vale solo per quelli della mia età, Di che altro ha nostalgia? Della mia casa d’infanzia, a Malaucène, o di quando insegnavo letteratura nelle banlieue, dei bicchieri di pastis che mi offrivano davanti al mare cristallino di Marsiglia i due vecchietti amici di Fabio Montale, degli anagrammi di mio padre… devo a lui se mi piace divertirmi con le parole, Non si prende mai sul serio? La vita lo fa già abbastanza, preferisco essere un lubrico buffone, quando ci riesco, e poi come farei con un nome così, Curioso, davvero, commissario Magrite con una t, Un gioco di assonanze, imperfetto come me, Forse un rimando, Che ci può essere in comune tra Maigret e Magritte? me lo chiedo da quando sono nato, Lo sguardo, È un’interpretazione generosa, ma ormai devo usare gli occhiali per tutto, lo sa? e poi sono già divenuto un commissario, mi farò anche pittore? Lei mi sembra un uomo che vorrebbe dipingere un mondo che non esiste più o non è mai esistito, Un altro mondo possibile, sì, non uno alle mie spalle, Un mondo surreale, Forse, ma senza nostalgia, la nostalgia quando ha a che fare solo con il passato diventa uno sciroppo dolciastro e velenoso che gli uomini tengono in bocca come una radice finché non gli paralizza le gambe, gli occhi, i sogni, Con cosa dovrebbe avere a che fare, invece, commissario? Con la mancanza, perché solo la mancanza appartiene al presente, vede, la nostalgia riguarda i reduci, la mancanza i mutilati, È un ritratto impietoso della sua generazione? Solo i mutilati continuano a vivere dentro al tempo, con tutta la vergogna di quello che hanno perduto, i reduci mantengono la debolezza superba di sentirsi interi, ma sono appena dei fantasmi, Credo di avere capito a quale delle due categorie lei appartiene, non c’è bisogno che nasconda una mano nella maglietta, lo vuole un digestivo? Cosa propongono qui, Hanno un rum particolare, si chiama Khukri, le va di assaggiarlo? Solo un goccio, però, ho un appuntamento, tra poco.

Riesco in qualche modo a pagare il conto e con il rum in pancia trovo il coraggio per un’ultima domanda, fuori dal locale. Sto per chiedergli se è innamorato della donna con cui andrà a vedere la mostra di Doisneau. Gli dico invece: tifa sempre per l’Olympiques Marsiglia? Il commissario tira su il naso e odora il quartiere. Mi abbracci Gianni, sussurra. Lo vedo allontanarsi canticchiando sotto i baffi un’altra canzone di Brel, Litanies pour un retour: Mon coeur ma mie mon âme, mon ciel mon feu ma flamme…

Fabio Stassi (Roma 1962) di origini siciliane, vive a Viterbo e lavora a Roma in una biblioteca universitaria. Scrive sui treni.
Nel 2006 ha pubblicato il romanzo Fumisteria (GBM, premio Vittorini Opera Prima 2007). Per minimum fax: È finito il nostro carnevale (2007), La rivincita di Capablanca (2008), Holden, Lolita, Živago e gli altri (2010) e Il libro dei personaggi letterari (2015). Per Sellerio ha pubblicato L’ultimo ballo di Charlot, tradotto in diciannove lingue (2012, Premio Selezione Campiello 2013, Premio Sciascia Racalmare, Premio Caffè Corretto Città di Cave, Premio Alassio), Come un respiro interrotto (2014), un contributo nell’antologia Articolo1. Racconti sul lavoro (2009), Fumisteria (2015, già Premio Vittorini per il miglior esordio) e La lettrice scomparsa (2016). Ha inoltre curato l’edizione italiana di Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno (2013).
Commenti
4 Commenti a “Il ritorno del commissario Magrite di Gianni Mura”
  1. Marco Colacurci scrive:

    Speriamo il libro non sia perbenista e compiacente come questo pezzo!

  2. Federico Ligotti scrive:

    “Solo i mutilati continuano a vivere dentro al tempo, con tutta la vergogna di quello che hanno perduto, i reduci mantengono la debolezza superba di sentirsi interi, ma sono appena dei fantasmi”. Che c’entra questo con la compiacenza e il perbenismo? Certi commenti lasciano davvero il non-sense che trovano.

  3. Marco Colacurci scrive:

    Gentile Federico,
    il periodo da lei citato, in quanto asserzione-frase “definitiva”, dovrebbe servire ad “illuminare” quello che si è scritto in precedenza, svelandone e riforzandone il significato; se non ci riesce diventa invece una dichiarazione d’intenti falliti, di ciò che si voleva dire ma che non si è riusciti a fare. è ovvio che un pezzo del genere non doveva certo raccontarci cosa porti il commissario ad esprimersi così, per quello c’è il libro, che proprio quest’articolo dovrebbe “spingerci” a comprare. Però non ci riesce, perchè del commissario è ostentata una cultura che diventa stretto citazionismo (ed in questo sta la compiacenza dell’autore, per una riverenza verso il personaggio letterario o verso Mura, questo non so), all’interno di un dialogo che, a partire dall’osteria nepalese in cui si svolge, passando alle diverse considerazioni filosofiche sull’amore e sulla vita, è, per me, ritagliato intorno ad una visione della vita stessa banale e si, perbenista, nel senso che vuole mostrare quanto il personaggio sia romantico, umile e decadente. Non avendo letto né Ischia nè il romanzo precedente mi auguravo soltanto che il commissario Magrite avesse una propria tridimensionalità e non fosse il dialogante qui descritto.
    Questo il (non) sense del mio commento.

Trackback
Leggi commenti...
  1. […] Un omaggio a Gianni Mura (di Fabio Stassi) […]



Aggiungi un commento