Italia: la violenza che viene?

di Nicola Lagioia

L’anno che verrà

L’anno che comincerà il prossimo autunno potrebbe essere tra i più violenti che l’Italia abbia sperimentato dopo la fine della seconda guerra mondiale. Lo sarà dal punto di vista della violenza fisica, e allora – ammesso di non ritrovarci troppo impegnati a sopravvivere nella guerra tra poveri di cui siamo la parte privilegiata, guerra che da condominiale si sarà fatta nel frattempo rionale, poi cittadina – noi miserabili di buona volontà, specie se mossi da spirito cristiano, dovremo cercare di impedire che venga ucciso Luca Cordero di Montezemolo (provando a dimenticare l’intervista in cui Cesare Romiti, parlando con Minoli, lo accusa di essersi venduto gli appuntamenti con Gianni Agnelli mentre lavorava alla Fiat), dovremo salvare la vita del piccolo Oceano Elkann, la vita di Ignazio La Russa e di suo figlio Leonardo Apache (ricordando che il padre di Ignazio, Antonino, ex segretario del Partito Nazionale Fascista di Paternò, ebbe salva la vita perché, dopo essersi fatto catturare dagli inglesi in Africa, non ricevette da questi lo stesso trattamento previsto nei campi di lavoro gestiti dalla parte politica a sé amica), di Orlandina, la moglie di Sergio Marchionne (e dei due figli Alessio Giacomo e Jonhatan Tyler), nonché impedire che Massimo D’Alema venga aggredito per strada (stesso sforzo per Giulio Tremonti e per sua moglie Fausta Beltrametti, cercando di dimenticare che quest’ultima è andata in pensione a trentanove anni, avendo ormai riscosso ben più dei contributi versati) e Walter Veltroni durante la presentazione di un suo libro, oltre a impedire che Michel Martone, attuale viceministro del Lavoro e delle politiche sociali (senza farci scalfire dal ricordo di suo padre, già giudice della sezione “lavoro” del Tribunale di Roma nonché membro del CSM) venga aggredito in piazza Montecitorio da un senzatetto che cerchi di soffocarlo col topo morto che ancora non rappresenta il pasto principale di nessuno, ma forse lo sarà, e nell’attesa prestato a fini apotropaici.

Se non l’esplosione della violenza fisica, sarà il malessere psichico a raggiungere livelli mai sperimentati. Ma a quel punto – tenendo conto di che cos’è la tensione e il clima di nuova malattia mentale che si respira in ogni angolo d’Italia – si passerà facilmente al non figurativo, e il quadro eufemisticamente tratteggiato nel precedente capoverso non illustrerà un bel niente, essendo noi entrati in territori difficili da immaginare.

È chiaro, insomma, che non alle forze dell’ordine e non a compagini politiche o governative deve essere dato merito per un conflitto sociale non ancora esploso in modo così efferato, ma a chi per adesso non ha raccolto la prima pietra.

Chiunque non si riconosca in malesseri e allucinazioni di nuovo tipo, può smettere di ragionare su queste cose. Per gli altri la domanda è: cosa è successo nel frattempo? Quand’è che una narrazione non lineare ma ancora decrittabile (ancora leggibile, proprio come una storia di Joyce, di Pynchon, di Perec o di Calvino) si è inabissata in una sorta di materiale oscuro e densissimo? La sensazione è che la Storia ci abbia solo apparentemente abbandonati, tuffandosi in un lago di bitume, scomparendo ai nostri sguardi, ma continuando a produrre ovvi effetti nelle nostre vite. In questo modo avvertiamo i cambiamenti sulla nostra pelle e nella riconfigurazione sempre più violenta delle nostre mappe interiori, ma (il Sommergibile in fondo al lago) non riusciamo mai a vedere bene che cosa li produce. Dovremmo fidarci di più delle nostre sensazioni? Cosa è successo nel frattempo, cioè da quando le comunicazioni col Sommergibile sono state interrotte fino ad ora?

Un aneddoto editoriale

Quindici anni fa (era il 1997), fresco di Laurea in giurisprudenza, frequentai a Milano un corso in tecniche editoriali. Il corso era la cenerentola di un più ampio master (cui non mi iscrissi) in giornalismo e copywriting. La sede della scuola era in via Sardegna. Tra i docenti del mio piccolo corso in tecniche editoriali c’era la caporedattrice di un’importante casa editrice milanese. Chiamerò questa donna signorina Magnifiche Sorti.

Alla seconda lezione da lei tenuta, la signorina Magnifiche Sorti ci illustrò gli scenari che, anche in campo editoriale, la rivoluzione digitale era sul punto di spalancare, specie per tutti noi in procinto di affacciarci sul mondo del lavoro.

“Ragazzi”, disse la signorina Magnifiche Sorti, “fino pochi anni fa noi in casa editrice impaginavamo secondo i sistemi tradizionali di fotocomposizione. Ma voi non saprete nemmeno cosa significa, impaginare tradizionalmente libro. Né lo saprete mai, perché i libri vengono adesso impaginati usando un programma sofisticatissimo che si chiama QuarkXPress. Noi ci eserciteremo a usare QuarkXPress fino alla fine dell’anno. È un software, praticamente. E tutto, o quasi tutto, viene oggi impaginato usando questo software. Ed è un bene. Per quanto io resti affezionata – anche romanticamente – alle vecchie tecniche di composizione, QuarkXPress, regolarmente montato su Mac, fa risparmiare un sacco di tempo. Noi, in casa editrice, abbiamo calcolato, usando QuarkXPress risparmiamo rispetto a pochi anni fa circa 30/35% del tempo. Non è tutto. Da pochi anni a questa parte si sta diffondendo la posta elettronica. Chi di voi usa già la posta elettronica? Alzi la mano! Ecco, siete almeno la metà. Bene, noi pure in casa editrice usiamo adesso la posta elettronica. Il bello è che la usa già una parte non irrilevante dei nostri autori. Immagino che questa parte sia destinata a crescere. E quando un autore che usa la posta elettronica ci manda il proprio libro via posta elettronica, allegando un documento word in posta elettronica, noi non dobbiamo più ribatterlo a mano come facevamo fino a pochi anni fa. Posta elettronica. Capito? Ebbene: così facendo, abbiamo calcolato in casa editrice, riusciamo a risparmiare circa il 35/40% del tempo”.

A questo punto, nel silenzio generale dell’aula – da cui venni colpevolmente contagiato –, un silenzio stupefatto e quasi visibile, si sollevò una mano. Era la mano di una studentessa. Una bella studentessa, come sono belle le studentesse belle e intelligenti a cui o il privilegio infonde coraggio, o brucia il culo preventivamente. In entrambi i casi queste persone, spesso incapaci di tenere la lunga distanza, regalano lampi di puro genio a buon mercato. La ragazza alzò la mano, puntando molto seria (anzi, si sarebbe detto che era proprio arrabbiata) la signorina Magnifiche Sorti.

“Posso farle una domanda?”

“Prego, dimmi pure”.

“Ma a voi in casa editrice vi pagano il 35% in più?”

“No”.

“Lavorate il 35% di meno a parità di stipendio?”

“No, anzi, c’è il caso che lavoriamo anche di…”

“Ma allora, mi scusi, il vantaggio dove cazzo sarebbe?”

La parola “cazzo” è l’unica forzatura di questa ricostruzione (“il vantaggio dove sarebbe?” la corretta dicitura), ma sono certo che negli ultimi quindici anni ognuno di noi – ognuno nel proprio campo e ambito professionale – ha avuto un suo personale “momento Magnifiche Sorti”, l’attimo rivelatore, l’epifania joyciana grazie alla quale avevamo intuito (ma mai con quella forza che solo le conseguenze materiali potrebbero infondere, cosa che avrebbero fatto in modo diluito negli anni a venire, poi sempre con maggiore frequenza) che i tempi stavano cambiando, e che tutto quello che ci avevano insegnato su Stato, lavoro, diritti, democrazia sarebbe regredito sempre più a barzelletta della buonanotte. Adesso che anche i nostri stomaci cominciano a capire, è troppo tardi. E dunque?

 Di cos’è fatta l’intelligenza di Steve Jobs

 Uno dei primi scoop di Indro Montanelli fu intervistare un attempato Henry Ford prossimo alla malattia. “Era un vecchio minuto, con una gran testa di capelli bianchi, e mi venne voglia di chiamarlo zio”. Questo il celebre attacco del pezzo.

Ai quei tempi “zio Henry”, oltre ad aver rivoluzionato il mondo dell’industria automobilistica e più in generale quello del lavoro, aveva dato alle stampe L’ebreo internazionale, una corposa opera antisemita rispetto a cui i libelli di Céline rappresentano una licenza poetica, e che (a differenza delle Bagatelle céliniane) fu infatti per Hitler motivo di ispirazione, tanto che ampi stralci dell’opera di Ford sono giustamente citati nel Mein Kampf.

A un certo punto, durante l’intervista con Montanelli, Henry Ford, da buon reazionario, inizia a lamentarsi degli ideali perduti della vecchia America. Cita a sproposito Whitman e Thoureau. Oltre che amareggiarsi per la disgregazione dei vecchi valori, gli dà fastidio il culto della velocità che sembra imporsi in tutta la nazione, lo snervano i ritmi concitati che stanno contagiando anche le oligarchie statunitensi, e odia i cartelloni pubblicitari e le autostrade che, a suo dire, starebbero deturpando i magnifici paesaggi del paese.

“Hanno distrutto la vecchia America!”, tuona Henry Ford sprezzante.

“Ma signor Ford”, ribatte Montanelli stupefatto, “è stato lei a farlo!”

E Ford, ancora più stupefatto, oltre che risentito: “non capisco proprio che cosa intende dire”.

Con l’aggravante di un’età più giovane in articulo mortis (ai tempi dell’intervista con Montanelli, Ford aveva settantadue anni) lo stesso tipo di miopia sembra aver posseduto la mente di Steve Jobs. Questo tenendo salva la buona fede. Meglio coltivare stupidità nella metà di noi stessi non preposta al genio che non provare ad arginare (innanzitutto riconoscendole pubblicamente) le conseguenze persino non volute delle nostre azioni. Albert Einstein, Henry Ford, Steve Jobs. Albert Sabin. Di cos’è fatta l’intelligenza di un uomo se in questa non è compreso un certo amore per la salute pubblica come presupposto a lungo termine della sopravvivenza in generale?

Che la rivoluzione digitale ci abbia consentito un accesso mai visto alle informazioni (e alla possibilità di comunicare) al costo di averci reso tutti un po’ più schiavi è ormai talmente chiaro che a non volerlo vedere è soprattutto la parte che si ribella all’evidenza di essersi fatta mettere nel sacco con tanta facilità. Ammettere di essere stati fottuti è dura. E poi, fottuti da chi? Che si lavori nell’ambito della medicina, della pubblicità, dell’editoria, della radio o della televisione, della fotografia, della musica, dell’architettura e in tutti gli altri campi a (cosiddetta) elevata professionalità (e spesso non ad altrettanto alto reddito) è un fatto che la rivoluzione digitale abbia rotto la barriera che separava il lavoro dal tempo libero. Con la conseguenza che non esiste più il secondo se non come tempo della disoccupazione. Si lavora – per chi lavora – potenzialmente sedici ore al giorno. E chi beneficia di questo strano e inedito tipo di sfruttamento ancora tutto da studiare? Da una parte i Grandi Mediatori (si chiamino Nokia, Apple, Microsoft, Lindekin, Facebook, Twitter e così via). Dall’altra ovviamente la produzione tradizionale e chi, rispetto a essa, si trova nel punto più alto della piramide.

La signorina Magnifiche Sorti produce il 35% in più a parità di lavoro rispetto a quanto produceva prima dell’arrivo della rivoluzione digitale. Il problema è che, dopo l’arrivo della rivoluzione digitale (dopo che la fase iniziale della suddetta rivoluzione è finita, cristallizzando nelle nostre vite abitudini che fino a poco fa non erano così conclamate, tanto che ce ne accorgiamo bene solo ora, iniziando a chiamarle col loro nome) la signorina Magnifiche Sorti è anche arrivata a destinare all’attività lavorativa più tempo di prima, un buon 30% in più, sebbene frazionato (e meno produttivo rispetto alle normali otto ore lavorative). La conclusione è che la signorina Magnifiche Sorti lavora più di prima, produce circa il 40-45% in più rispetto a quanto non facesse, ma a parità di retribuzione quando va bene. Quando va male, cioè quasi sempre, con un potere d’acquisto ridotto rispetto a 15 anni fa. Chi si avvantaggia di questa situazione?

Prima di rispondere, è interessante notare due cose. Prima notazione: la rivoluzione digitale è stata sbandierata negli ultimi due anni come rivoluzione di libertà associandola alla primavera araba, senza forse riflettere troppo sull’eventualità che intanto l’intima essenza del digitale come si sta sviluppando risulta ostile a un sistema pre-democratico, in quanto il suo contesto ideale (il suo mondo sognato) rischia di essere un sistema post-democratico.

Seconda notazione: lo stato regressivo in cui la rivoluzione digitale rischia di precipitarci, cosa che continuerà a fare fino a quando non avremo imparato a usarla a nostro vantaggio (o fino a quando non riconosceremo che l’etologia è forse la vera scienza del XXI secolo). Usiamo Linkedin per cercare lavoro. Oltre una certa età, ci affidiamo a Facebook (o ai blog) come ipotetico strumento di promozione professionale  e sociale, e facciamo di Twitter l’esperimento in grado di trasformarci nella merce che vendiamo (o tentiamo pateticamente di fare). Controlliamo compulsivamente la mail in attesa di risposte su occasioni di lavoro, nuove collaborazioni, conferme di recupero crediti.

Ma riflettiamo: quanti soldi in più (e quale materiale benessere in più) stiamo ricevendo dall’uso di questi mezzi rispetto a quanto avremmo fatto vivendo in un mondo analogico? All’illusione di ricevere vantaggi materiali grazie alle interfacce digitali (riceviamo in effetti dei vantaggi, in certi casi riceviamo vere proposte di lavoro, ed effettivamente recuperiamo crediti. L’interfaccia digitale è anzi spesso l’unico sistema grazie al quale possiamo farlo; peccato però che i vantaggi non pareggino gli svantaggi. Da una parte l’interfaccia digitale è ormai in certi ambiti l’unico campo giocando nel quale possiamo guadagnare 10 euro; ma sono i 10 euro riattualizzati che un nostro omologo di 20 o 30 anni fa guadagnava in meno tempo, e con minore sofferenza mentale), a questa illusione, dicevo, si aggiunge il kindergarten in cui entriamo attraversando lo stesso schermo il cui funzionamento stiamo cercando di descrivere. Tra una sessione e l’altra su Twitter o Facebook, tra una mail scritta a un nostro committente e una di recupero crediti, per evitare che lo stress salga a livelli di Tso ci lanciamo con un semplice colpo di mouse nel magico mondo del porno on line, leggiamo le notizie continuamente aggiornate sulle homepage dei quotidiani, approfondiamo fino al bizantinismo i nostri interessi (si chiamino Juventus, James Joyce, feticismo dei piedi o barca a vela).

Il meccanismo – offrire un’illusione di svago attraverso lo strumento che, proprio malgrado o meno, contribuisce al peggioramento di molte vite avvantaggiando poche altre – era stato a ben vedere già descritto da Philip Dick in uno dei suoi migliori romanzi, Le tre stimmate di Palmer Eldritch. Che cosa accade in questo libro di fantascienza del presente? Ai coloni terrestri che vivono su Marte in condizioni orribili, vengono dati dei plastici di case terrestri con riproduzioni in miniatura di mobili ed elettrodomestici, nei quali posizionare la bambola Perky Pat (ispirata da Barbie). Così facendo, e grazie all’uso di una droga illegale ma tollerata dalle autorità, il Can-D, i coloni terrestri possono illudersi di essere di nuovo sulla Terra a vivere una vita spensierata, e così tollerare le terribili condizioni di vita e lavoro su Marte.

Allora: a chi conviene farci vivere su Marte?

Torniamo all’editoria, ma solo a scopo esemplificativo. Il discorso vale anche per gli altri settori produttivi. Chi si avvantaggia del lavoro della signorina Magnifiche Sorti? Ebbene, rispetto all’industria libraria basta fare un gioco semplice. Basta vedere, per i grossi gruppi editoriali, la busta paga di chi in Italia ha scoperto, riscoperto o importato i libri (cercando di fare una media ponderata tra prestigio e ritorno economico) di Dan Brown, Roberto Saviano, Philip Roth, J.K. Rowling, Cormac McCarthty ecc. (via via la busta paga dei redattori che se ne sono presi cura, dei traduttori, degli uffici stampa che ne hanno fatto parlare in giro etc.) e confrontarla con lo stipendio dei top manager dei grossi gruppi editoriali. La sproporzione è il segno dei tempi.

Per ciò che riguarda Mondadori, per esempio, alla voce “compensi corrisposti a direttori generali e dirigenti con responsabilità strategiche nel 2011”, in relazione al suo AD Maurizio Costa si può leggere on line: “Emolumenti per la carica (1 milione e 10mila euro), benefici non monetari (25mila e 580 euro), bonus e altri incentivi (480mila euro), altri compensi (1 milione 207mila 205 euro)”.

Stay hungry, stay foolish. Come evitare che un uomo esasperato dalle conseguenze inattese di questa massima raccolga la prima pietra, e sia imitato da tutti quanti gli altri?

La Crisi venuta dallo spazio

 Le sproporzioni sono sin troppo note, ma una bella rinfrescata non fa male. Quattro esempi sulle centinaia di migliaia a nostra disposizione.

Vittorio Valletta, AD Fiat fino al 1966, guadagnava venti volte i suoi operai. Sergio Marchionne, oggi, guadagna 435 volte lo stipendio medio di un operaio Fiat.

In una città come Roma, nel 1965, avendo come parametro lo stipendio medio di un impiegato statale e un appartamento di 65 mq a San Giovanni, per acquistare casa erano necessarie 6,8 annualità del suddetto stipendio. Oggi ne servono 19.

Diego Armando Maradona, nel 1984, venne acquistato dal Napoli per una cifra che, riattualizzata, è pari circa a 15,09 milioni di euro. Nel 2010 il Real Madrid acquistò Cristiano Ronaldo per circa 94 milioni di euro. Per gli ingaggi dei top players è accaduto nel tempo qualcosa di molto simile. Gli stipendi dei magazzinieri di Napoli e Real non hanno visto, in proporzione, un aumento del 600%.

Il debito greco (che ha distrutto vite, famiglie, e sta tenendo più di un continente col fiato sospeso, cioè sta causando gravi danni materiali a decine di milioni di persone, e via via consistenti danni per la salute mentale di qualche centinaio di milioni) è pari circa a 355 miliardi di euro. I patrimoni privati dei dodici uomini più ricchi del mondo, sommati tra di loro, danno una cifra pari a 362 miliardi di euro circa.

Queste sproporzioni offrono un’immagine molto chiara di cosa respira oltre la maschera del mondo in cui viviamo, e a cui non ribellarsi potrebbe significare a un certo punto offrire i polsi alle catene. È faticoso un mondo in cui si è costretti a ribellarsi per salvaguardare la propria dignità. Ma sventurato e molto più pericoloso è un mondo in cui dovesse rendersi necessaria la violenza per non venire ridotti in schiavitù. Allora, quale istinto batte nel cuore della grande Balena (avevamo iniziato pensando a un Sommergibile) che nuota sotto i nostri piedi e, contemporaneamente, ben nascosta nel fondo dei nostri pensieri?

Fa parte delle regole condivise – una condivisione scaturita tuttavia dallo scontro con opposte e spesso giustificate tensioni – degli ormai scalfiti regimi democratici (quelli nati o rinati a partire dalla seconda metà del Novecento) prevedere che una maggiore parte di ricchezza vada a chi (per talento, voglia, dote, eredità, istruzione, capacità creativa o organizzativa) dia un contributo percepito come più consistente rispetto ad altri giocando nel medesimo campo di riferimento. Riconosciamo in Sergio Marchionne una capacità organizzativa e strategica aziendale migliore di un metalmeccanico. Cristiano Ronaldo fa sognare i tifosi molto più di un calciatore di serie C o dell’anonimo magazziniere che pure, partecipando di un lavoro collettivo, contribuisce a tenere in piedi il Real Madrid CF. Gli esempi sono innumerevoli. Ma in un sistema di risorse limitate, fino a che punto può aprirsi il gap tra Marchionne e un suo operaio (tra Cristiano Ronaldo e il magazziniere di una squadra di serie C, tra uno sportellista della BNL e il ceo di Goldman Sachs Lloyd Blankfein ecc. ecc.) senza distruggere il principio democratico (ma prima ancora civile e religioso) di dignità umana che nessuno di questi privilegiati si sognerebbe mai di sconfessare pubblicamente pur calpestandolo ogni giorno per il semplice fatto di esistere nel contesto in cui si è?

Formalmente un limite all’accumulazione di ricchezza e alla sproporzione tra condizioni di vita non è previsto in nessuna carta democratica, ma proprio il fatto che non ci sia (e che quindi, in teoria, dati a 100r la ricchezza disponibile e a 1000x gli abitanti di un paese, un x potrebbe per assurdo – assurdo? – accaparrarsi 99r riducendo gli altri in una situazione di semischiavitù) crea in ogni sistema democratico la falla ideologica che potrebbe determinarne il crollo pur nella formale sopravvivenza, come in molti paesi sta iniziando ad accadere in forma blanda. Chiunque pensi che non sta accadendo, rifletta non sulla geopolitica ma su cosa è diventata la propria vita negli ultimi dieci anni – e anche qui, non la vita privata spacciata pubblicamente per altro da sé a fini di sopravvivenza, ma quella intima e difficilmente confessabile.

Di questo terrificante spostamento di ricchezza (cioè di valori), presi come siamo dalle nostre vite, non ci saremmo resi conto con un tale contraccolpo emotivo se a un certo punto il gioco non avesse mostrato la corda con l’esplosione della crisi. La quale ha semplicemente reso conclamato un processo in atto da alcune decine d’anni.

A proposito della vera natura di questa crisi, o almeno di certi suoi aspetti, come ha più volte ricordato un attento studioso dei processi economici come Luciano Gallino: a) “gli enti maggiormente indebitati, in America, ma anche in Europa, sono le banche. In quasi tutti i paesi il debito privato delle banche supera largamente il debito pubblico. Il massimo è toccato dalla Gran Bretagna, in cui il debito privato delle banche ammonta al 600% del pil, mentre quello pubblico è del 60%. La politica, dopo aver aperto tutti i possibili varchi alla sregolatezza della finanza, ha provveduto a salvare le banche. In totale i versamenti diretti per salvare le banche – quelle irlandesi, quelle spagnole, quelle inglesi – e le garanzie versate a vario titolo, che sono soldi che non puoi usare ad altri fini, ammontavano a più di 4mila miliardi di euro. È allora che si sono scavati enormi buchi nei bilanci pubblici”, b) “Negli Stati Uniti i salari reali al di sotto della qualifica di foreman sono fermi o leggermente regrediti dal 1973. Ma anche l’Europa ha visto crescere a dismisura le disuguaglianze di reddito e di ricchezza. Uno dei paesi più diseguali che esista in Europa, soprattutto se si guarda alla ricchezza, è la Germania. La Germania ha un coefficiente di Gini prossimo a 0,8-0,799. Se si tiene conto che il coefficiente 1 vuol dire che uno solo prende tutto, si capisce che si tratta di una disuguaglianza elevatissima”, c) “Una prima spiegazione, di ordine finanziario e tecnologico, è che i ricchi si sono arricchiti perché avevano superiori capacità professionali, più ampio accesso alla finanza, maggiori competenze tecnologiche e informatiche. Perciò hanno raggiunto un alto reddito addizionale e, alla fine, una notevole ricchezza. Quelli che avevano minori capacità professionali erano meno competitivi, hanno avuto salari stagnanti. È nata così una doppia convenienza. Quelli che avevano accumulato ricchezza avevano bisogno di investire in modo sicuro, di dare denaro in prestito. Le classi medie, le classi lavoratici, avevano bisogno di prestiti per comprarsi la macchina, la casa, per pagarsi le spese mediche. Si sono così combinati i due interessi. Con le invenzioni della finanza che abbiamo visto, trilioni di dollari sono stati prestati dal 10% più ricco al 40-50% meno abbiente”, d) “tra il 2011 e il febbraio 2012 la Banca centrale ha prestato alle banche europee oltre un trilione di euro, 1000-1040 miliardi. Le banche in parte hanno pagato i debiti che avevano nei confronti della Banca centrale, in parte li hanno usati per capitalizzarsi, con qualche piccolo prestito alle piccole e medie imprese, ma per oltre un terzo hanno comperato titoli di Stato, che rendono dal 3% di certi titoli francesi o tedeschi fino al 7-8% nel caso di titoli italiani, spagnoli eccetera… Loro alla Banca centrale pagano l’1%. Dovrebbe essere possibile, i cittadini dovrebbero chiedere, che prestiti del genere siano accessibili anche agli Stati. Se lo Stato italiano avesse un prestito anche solo di 40-50 miliardi all’1%, o magari allo 0,25%, vicino a 0, come fa il Giappone, le cose andrebbero meglio. L’interesse dovrebbe essere in ogni caso minore del tasso di sviluppo. Invece siamo al 5% pagato alle banche, che l’hanno preso all’1%”.

Questo per dire che la crisi non viene dallo spazio. Non è neanche il frutto di una congiura studiata a tavolino. E tuttavia va combattuta come se lo fosse. Nell’apologo di Orson Welles, lo scorpione non può fare a meno di pungere la rana sul cui dorso sta pure attraversando il fiume. Noi, a differenza della rana, per morire abbiamo bisogno evidentemente di più di una puntura. Non siamo ancora morti, ma è chiaro che qualcosa ci ha colpito. Siamo forse al secondo colpo. Per evitare il definitivo non possiamo purtroppo contare sullo scorpione. Non è infatti per sarcasmo se affermo che i cosiddetti padroni del mondo sono addirittura più impotenti di noi nel fermare questo gioco al massacro. Non è solo una questione di interessi ma di vincoli interiori. Per Maria Antonietta venire sfrattata da Versailles può risultare più temibile che finire sulla ghigliottina. Così, per Sergio Marchionne (consapevole di ciò che si muove oltre il suo naso quanto l’Henry Ford dell’esempio), perdere in competitività secondo le regole del neoliberismo è uno spettro più temibile rispetto a quello di intere regioni ridotte in sofferenza e schiavitù, per non parlare di cosa potrebbe diventare il mondo intero (il pianeta) viaggiando lungo il percorso che stiamo descrivendo. Per non tacere di cosa poi potrebbe capitare proprio a lui, il Marchionne dell’esempio, se un giorno (in virtù di un movimento identico e opposto rispetto a quello che ha spostato violentemente ricchezza, valori e stili di vita negli ultimi decenni) si mettesse a ferro e fuoco la Bastiglia.

Se un uomo come Marchionne (lo ripetiamo, si tratta solo di un esempio) fosse minimamente consapevole del mondo in cui vive nonché magari anche un po’ intriso della migliore cultura occidentale (economica, civica, letteraria, religiosa, filosofica), inizierebbe a guardare con sospetto al famoso rapporto di 1 a 435.

Chiamiamoli dunque per praticità Signori 435.

Così d’accordo, il Signor 435 è più bravo di me a dirigere un’azienda, a giocare a pallone, a presiedere una casa di produzione cinematografica, a comporre una canzone, a progettare un edificio, a scrivere una legge, a piantare un chiodo nel muro, a inventarsi un software, a mettere a punto un algoritmo, a brevettare un’invenzione meccanica, a sintetizzare la molecola per un nuovo medicinale, a disinfestare una cantina, a progettare un derivato. Ma cosa, in virtù di questa maggiore capacità, può giustificare un reddito pari a 435 volte il mio se la mia unità non dà più alcuna possibilità di avere una casa in affitto, di pagare bollette e cartelle esattoriali, di comprare del cibo decente, di fare figli, di istruirli, di avere consumi culturali, di curarmi, di pagare i funerali dei miei genitori? E cosa soprattutto, nel Signor 435, può far difendere a spada tratta una simile diseguaglianza – con tutte le grandi sofferenze umane che ne derivano – se non una vita interiore totalmente preda (suo malgrado) della più antimoderna delle brutalità? E cosa infine desidera sotterraneamente (cosa evoca malgrado l’apparente buono stato di salute mentale) questo tipo di brutalità se non la violenza della controparte?

I Signori 435 sono troppo poco in contatto con se stessi per rendersene conto, ma tutto nel loro discorso invoca la barbarie. Aiutiamoli a smettere o sarà troppo tardi.

A nostra volta, guardiamoci allo specchio. Che faccia abbiamo? Siamo in buone condizioni di salute? Ci sentiamo ottimisti? Guardiamo con gioia al domani? O siamo sempre più invidiosi, frustrati e incattiviti anche oltre ciò che potremmo onestamente permetterci? Soffriamo di disturbi nervosi? Stiamo vivendo con pienezza il nostro tempo? Ci sentiamo più realizzati o più impotenti? E quanto durano, e di cosa sono fatti, i nostri eventuali stati di soddisfazione? Nel nostro desiderio di violenza tenuto a freno c’è un plusvalore che non è dato dalle nostre oggettive difficoltà ma è semplice e nudo (barbarico) desiderio di violenza che già comincia ad alimentarsi di sé medesima? Di quante prove le nostre menti e di quanti sintomi i nostri corpi hanno ancora bisogno per capire cos’è che sta davvero succedendo?

A questo punto del discorso, spero che mi si sarà perdonato l’attacco quantomeno bizzarro di questo pezzo. Avevo iniziato con l’obiettivo di salvare la vita di Luca Cordero di Montezemolo, Ignazio La Russa e altri Signori 435 per l’anno che verrà. Sono arrivato a questo punto del discorso. Ho tralasciato di citare l’ovvio, cioè il deficit di politica a livello mondiale, la spaventosa mancanza di leader in grado di risolvere rapidamente i problemi di cui stiamo parlando.

Non è certo un augurio ma un fatto, o meglio una disgrazia osservata in prospettiva unendo i punti sulla mappa: si avvicina sempre più il bivio oltre il quale le nostre società imboccheranno necessariamente la strada della schiavitù o quella della violenza. In un paese come l’Italia, con tutto quello che è successo negli ultimi anni, è in effetti sorprendente che le tensioni sociali non siano ancora esplose. Oltre che il buon senso, le hanno tenute a freno il vecchio familismo (ma adesso la marea sta salendo fino a toccare le riserve di padri e nonni, ora anche loro iniziano a perdere posti di lavoro, case, pensioni: si tratta di un ammortizzatore che inizia a propria volta a invocare aiuto), un triste amore per il particulare ormai ridotto all’osso, un servilismo endemico (ma i padrini adesso sono troppo occupati a salvare se stessi, e pazienza se si metteranno in salvo alleggerendosi di molti clientes).

Si profila davanti ai nostri occhi, insomma, un altro cambio di paradigma.

L’augurio per noi tutti è che un’alternativa venga messa a punto nel tempo non lunghissimo a disposizione.

 

 

 

Commenti
124 Commenti a “Italia: la violenza che viene?”
  1. sabina scrive:

    bellissimo articolo:lucido e profetico.
    una sintesi efficace che vale una lezione di ECONOMIA come scienza sociale per classe ‘alternativa’.
    grazie.

  2. Donatella Fois scrive:

    Grazie per quest’analisi della situazione attuale, grazie per la lucidità con cui ci mette di fronte alle due opzioni possibili, schiavitù o violenza. Scenari da brivido ma realistici. La ringrazio per aver costruito così bene il ragionamento che da tanto tempo mi frullava in testa in maniera confusa e disorganica. Grazie, mi viene da piangere. Ho attraversato gli anni 70 con un misto di rabbia e speranza, sono sopravvissuta agli anni 80 aggrappata ai grandi ideali, negli anni 90 ho iniziato a capire anche i decenni precedenti ed è dall’inizio dell’euro-storia che vivo temendo ciò che sta accadendo adesso. Con questo articolo mi ha permesso di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle e, sì, siamo ad un bivio, nessuna speranza ma paura di entrambe le opzioni.

  3. Donato scrive:

    Stanotte ho avuto una serie inquietante di incubi! Quando é cosí so giá che durante il giorno accadranno delle cose, belle o brutte che siano comunque situazioni straordinarie fuori dalla apparente quotidianitá e che si ricollegano inevitabilmente ai sogni della notte; mi succede sempre! E stamattina ne ho avuto la riprova leggendo questo magnifico articolo! E’ apocalittico, tremendamente vero! In grado di farti riflettere al limite della paranoia, complimenti all’autore! Davvero di una luciditá fuori dal comune! Cosí come osserva la commentatrice prima di me!
    Grazie!

  4. davide martirani scrive:

    Mi sembra davvero poco responsabile, in questo momento, un’esortazione (sia pure antifrastica) alla violenza, con tanto di nomi e cognomi dei bersagli.
    Ne deduco che “la Fornero al cimitero” sia stato interpretato, da queste parti, come un gradevole e azzeccato ritornello da réclame. Mi dispiace proprio tanto.

  5. Donato scrive:

    Mah…qui di esortazione alla violenza mi sembra ci sia ben poco, ormai anche i piú ignoranti si sono accorti dei disastri a cui fa cenno l’articolo, credo piuttosto che un’articolo come questo solo puó aiutare alla moltitudine ad avere una visione molto piú chiara e a prendere piú coscenza della realtá in cui viviamo! Eppoi basta con il timore che dicendo la veritá si scatenino fobie di violenza, la paura va controllata! La veritá fa sol che bene anche se si porta dietro conseguenze che possono farci paura!

  6. Luigi B. scrive:

    @Nicola: già. In un saggio di qualche mese fa (se vuoi te lo passo per le letture mattutine in bagno) accennavo al rivoltarsi nella tomba di Marx che mentre il mondo piangeva ai fuerali di Jobs si mangiava il capitolo sul pluslavoro e sul plusvalore del Capitale.

    @Davide: ma non ci siamo ancora rotti i coglioni abbastanza del buonismo, del falso perbenismo e dell’ipocrisia della politically correctness che ci fa pensare tutti quello che uno vorrebbe scrivere ma non scrive? E poi non mi sembra si stia incitando a nulla; solo si sta constatando una condizione che non serve la palla di vetro per predirla… I nomi sono esemplificativi.

    Luigi B.

  7. Nicola Lagioia scrive:

    Grazie a chi sta intervenendo. E no, questo pezzo non è un’istigazione alla violenza. Però è bene provare a chiamare le cose con il proprio nome, visto che lo scenario in cui ci muoviamo non è più quello novecentesco. Non c’è mai un nome per le cose nuove e a darglielo effettivamente si fatica, ma bisogna farlo.

    Temo ad esempio che i giornali tradizionali (con cui pure collaboro) siano deficitari di molte informazioni e messe a fuoco, più per foga, incuria e fretta giornalistica (credo) che per chissà quale disegno.

    Ad esempio, tutte le home page dei quotidiani italiani sono attualmente piene di titoli cubitali su questo lunedì nero (piazza Affari perde il 5% e lo spread è verso i 530) ma nessuno, credo, riesce a dire chi, di preciso, sta agendo sui debiti sovrani.

    Se uno poi, ad es., si va a documentare anche semplicemente consultando materiale dal Ministero dell’Economia e delle finanze, alcuni di questi nomi li trova. Trova cioè, per esempio, l’elenco degli specialisti e autorizzati (non sono poi molti) in titoli e in acquisto del debito sovrano, da Barclays a BNP a Citigroup a Deutsche Bank a JP Morgan a Merrill Lynch a Goldman Sachs etc.

    Allora magari se l’informazione istituzionale iniziasse ad aggiustare il tiro e mettere a fuoco i protagonisti delle speculazioni in atto (“Italia sotto attacco!” si legge sul “Corriere” – e non è assurdo non chiedersi “attacco di chi”?) usciremmo perlomeno da questa fase da sonnambuli e fantasmi che non piace a nessuno. Quello che sta accadendo, però, non è un’allucinazione.

  8. Lucia De Santis scrive:

    Mi associo alle lodi e ai ringraziamenti.
    Quanto ai motivi per cui le tensioni sociali non sarebbero ancora esplose, oltre a quelle enunciate (buon senso, ammortizzatore famililiare, amore per il particulare, servilismo endemico), ci metterei lo sviarsi delle tensioni sociali verso obbiettivi (allo stato attuale; a mio parere) secondari. Oggi sull’hp dei principali quotidiani avevano un buon risalto il salvataggio di un maialino ad opera di un gruppo di salvaguardia degli animali, e se le condizioni di un canile fossero o meno a norma. Cose buone e giuste, però… Però, è proprio vero, e reale, che il coagulo di tutti i problemi nazionali risieda in Val di Susa? O nell’acqua, o nei beni comuni, nuovo vessillo? Forse sì, può darsi: sarò io che non riesco a convincermi… O nel no-ogm, sì-bio, addirittura? E pensare che le tensioni sociali se ne stiano belle arroccate a difendersi quel po’ di centri sociali okkupati così come i sindacati a difendere caf e patronati e ticket restaurant, è pensare troppo male?
    Se le tensioni sociali non sono mai rivolte al lavoro, se non come extrema ratio di chi si arrampica sui tetti per difendere il fantasma di un posto, sarà forse anche perché il lavoro non ci definisce più, nemmeno come desiderio, come aspirazione – dopo che da tempo ha smesso di definirci come nostro diritto?

  9. Riccardo Moma scrive:

    io so soltanto che questa gente si sente fin troppo “intoccabile”…

  10. LM scrive:

    Lagioia, penso che è anche un’allucinazione, quello che sta accadendo. Si tratta della solita allucinazione provocata dall’esercizio periodico di tanti di noi nello sport indignazione acrobatica indoor (davanti al monitor). Se si smettesse di indignarsi e basta (indoor e outdoor), si potrebbe cominciare a capire che la crisi può divenire una risorsa, che fatti salvi i davvero più deboli – ai quali bisogna garantire riparo, cibo, sanità, istruzione -, nella parte mediana si tratta di riorganizzare la società, distribuirsi meglio le ore di lavoro disponibili (lottare da subito per l’introduzione del salario minimo, secondo me non meno di 7,99 netti), rinunziare a un po’ di cazzate elettroniche, fumare, giocare (e drogarsi) di meno… Così come abituarsi a consumare meglio, spendendo di più a favore della qualità del cibo, per esempio, perché la subordinazione a principi quantitativi ci sta portando all’impossibilità di lavorare e produrre qualunque prodotto agricolo (non è possibile che la carne o il vino costino in Italia meno che in Romania, dove ancora si lavora in campagna per due – tre euro al giorno). Bisogna poi obbligare il governo dei professori a investire dieci volte tanto in ricerca… Suggerire loro anche forme di drastica riduzione della spesa pubblica (10%), ché tanto lì si dovrà andare a parare, e prima lo facciamo meglio è. E poi bisogna dirsi sinceramente che i problemi stanno più dove non si vedono che dove si vedono. Della burocrazia, per esempio, della enorme quota di ricchezza che si mangia la burocrazia (anche mediante il malaffare), in Italia non parla nessuno.

    Larry Massino

  11. pes scrive:

    A me non sembra che sia un’esortazione alla violenza tout court, piuttosto la considerazione realistica di alcuni aspetti del problema, a cui aggiungerei anche una tendenza ai movimenti di rivolta che a me pare tipicamente italiana, visto che percorre più o meno sotterraneamente gran parte della sua storia, antica e moderna.

  12. pes scrive:

    Ho dimenticato di dire che l’articolo è molto bello e che ce ne vorrebbe uno al giorno di pezzi così.

  13. silvia scrive:

    Come inconsapevole reazione al malessere di cui poi più avanti ho letto, ho stampato l’articolo e mi sono sdraiata sul letto a leggerlo (terminata la mezza giornata di lavoro del valore netto di 32 euro, in questi giorni tengo la testa fuori dall’acqua aggrappandomi a Sklovskij, Maupassant, Zizek e rare perle raccolte nel web profondo). Dio quanto mi sono sentita parlare. M’è venuta voglia di leggere ad alta voce. Non c’è incitazione alla violenza, come qalcuno dei commentatori sopra ha sobillato, no. C’è solo un sano conato di vomito che denuncia l’intossicazione. Inconsapevole, come lei suppone, Lagioia, o taciuta che sia, la “spaventosa mancanza di leader” e più in generale di politica nel senso classico coincide ed è in modo imperdonabile legata alla spaventosa mancanza di uomini di cultura, che come lei, abbiano voglia di mostrare e dare un nome, esponendosi, al “bitume” che oscura la storia e che ci impasta gli occhi.

  14. Donato scrive:

    No, cioé… quello che voglio dire é che: oltre i problemi evidenziati dall’articolo in cui si fa davvero fatica a comprendere l’enorme ragnatela estesa delle problematiche a tutti i livelli della societá! Troppe le cause i torti e le ragioni dello sfacelo sociale che in quest’epoca drammatica stiamo vivendo, ci sono peró anche riferimenti molto chiari a che le principali cause del reale malessere sociale (e non allucinazioni) siano comunque dovute a personaggi potentissimi ai vertici soprattutto del potere economico e che: o fanno finta a non accorgersi dei disastri che provocano ogni istante con le loro azioni irresponsabili (e che credo fortemente che sia cosí) o non vogliono vedere la realtá dei fatti, oppure, a partire appunto dall’esempio magnifico su Henry Ford, non ne sono totalmente coscenti (e ci credo poco).
    Cosí come il magnifico e coraggioso articolo di Nicola, io credo che ci vuole coraggio e amore per la veritá! E coloro che stanno nel settore come voi giornalisti, dovreste lottare per portare alla luce ogni giorno fatti del genere e possibilmente con parole semplici alla portata di tutti! Sicuramente molti di voi conoscono la storia di Denis Robert! ecco…lui é per me un grande esempio! Se coloro che sono personaggi pubblici, che stanno nei media etc. che sanno argomentare, cominciassero e si unissero per la veritá comune che tanto é una sola, senza bisticciare nel difendere le solite opinioni personali tipiche di noi italiani, credo che in breve tempo si otterrebbero dei risultati importanti e l’esempio stimolerebbe le persone di altre fasce sociali! Ah poveri noi! dove andremo a finire! Come dice una commentatrice in questo blog, adesso é davvero difficile credere anche nelle motivazioni del propio lavoro, é triste questa sensazione di sentirsi inutili col propio lavoro in questa societá sempre piú poco credibile e che sta perdendo ogni giorno i pezzi dei suoi valori morali!

  15. valeria DB scrive:

    in pratica, mentre attendiamo che governi, banchieri e i signori 435 si decidano a fare psicoterapia per scoprire quel senso morale che probabilmente non hanno mai avuto, possiamo farci di psicofarmaci per calmare i nostri attacchi di panico….prima di sclerare completamente e scegliere lo sfogo della violenza o del suicidio.
    Splendida la frase secondo cui l’etologia sarebbe forse la scienza del XXI secolo: togliamo il “forse”?

  16. maria (v) scrive:

    posso confessare sottovoce che se un giorno la mia unità (davanti al 435) dovesse mai raggiungere la meta (con un poco di guerriglia) di riuscire finalmente a pagare le bollette e le cartelle esattoriali, comprare cibo decente, curarmi e pagare i funerali dei mie genitori…! quasi quasi ci penso un pochino? :-)
    (scusate, non volevo mancare di rispetto, ma mi è uscito spontaneo :-)

  17. michele scrive:

    1854

    1854 sono i caratteri che apneicamente portano alla sensazione di soffocamento prima, capogiro, nausea o vuoto allo stomaco.
    L’indignazione e la rabbia salgono poi o durante accompagnate da questo climax enterocettivo.
    In alcuni casi reprimersi per assenza della controparte o perchè non coerente con la nostra immagine.

    Allora bisogna af-fidarsi alle nostre sensazioni oppure no? Oppure lasciare che questo sommergibile, poi tale solo per alcuni -lo dice anche lei dispensandoci dal procedere oltre nel ragionamento, che sollievo- riaffiori di tanto in tanto, fluttui tra le profondità e la superficie, ricolleghi serenamente gli abissi con la terra ferma, l’invisibile con il visibile, renda evidenti, esplicabili, nominabili i bruciori sulla pelle che il senso di impotenza ci dona?

    Il sommergibile da dove parte, e dove arriva? Che percorso fa? La realtà è sotto i nostri occhi ma “noi” dove siamo?

  18. christian caliandro scrive:

    bellissimo pezzo, complimenti.

  19. carlo f. scrive:

    Il tempo è maturo per una nuova generazione di leader, per uomini nuovi che sappiano affrontare problemi nuovi.
    La domanda è: Tu cosa sei disposto a Fare?- carlo f.

  20. Lucia De Santis scrive:

    La domanda “Tu cosa sei disposto a fare?”, e, più ancora, “Tu cosa sei disposto a perdere?” mi sembra quella centrale, per ognuno di noi, non solo per gli aspiranti leader. Finché avremo ancora abbastanza da perdere (finché la massa critica avrà ancora abbastanza da perdere), non faremo molto. E da perdere abbiamo moltissimo, fra cui: cellulari intelligenti e stupidi, computer portatili e immobili, i-tavolette e i-libri che ora sempre più sono comparsi pure in metro, cieli-sky in 4:3 o 18/10 su schermi ultrapiatti e ultragrandi, filmi e musiche scaricabili gratis a valanga che più che altro quel che manca è il tempo di vederli… e se è vero che quando stai in malattia o maternità ci si aspetta che ti colleghi e lavori da casa, è pure vero che si tollera che quando invece stai in ufficio perdi quell’oretta buona almeno dietro a mail e internet (come me adesso)… e se è vero che i social network e i blog ci hanno procurato corna e creato illusioni troppo virtuali e fatto perdere un bel po’ di tempo, però ci hanno fatto pure conoscere persone e creato legami e fornito informazioni, superficiali ma anche no (quando lessi da ragazzina Le ceneri di Gramsci, quel continuo riferimento alle palpebre chiuse di una Ilaria scolpita da uno Jacopo, quanto a lungo ci ho pensato, quante cose assurde, e belle, emozionanti, avevo immaginato? E sarebbe bastato “un semplice click” per sapere che trattavasi del monumento funebre di Ilaria del Carretto, by Jacopo della Quercia, 1406-8. E per vederlo, soprattutto, in foto, per saperne altro, e magari per rimbalzare da lì a…). Se è vero che ora stiamo tutti a fare gli indignati in perenne rivolta a parole indoor, è vero anche che così si scambia pensiero, e pensiero si crea (e questo crea un’illusione di movimento, perfino).
    Per vivere basta poco, basta una nicchia, una tana: purtroppo. Molto di quel che serve per vivere sta là dietro quel muro-schermo a 40 cm da noi: e moltissimo avanza.

  21. Piu che un’istigazione alla violenza, mi pare un invito a guardarsi allo specchio, ad ascoltare i sommovimenti interiori, ad uscire dall’apnea e a respirare a pieni polmoni. L’altro giorno ho cancellato dalla segreteria un messaggio di un ragazzetto idiota di un istituto di recupero crediti, il Quale mi minacciava di portare a conseguenze estreme il fatto che non volessi comunicare con lui sul pagamento di una vecchia bolletta di 73 euro che avevo completamente dimenticato.
    È vero che a volte ci si sente sull’orlo del baratro, e sempre più spesso per ragioni che, fino a poco tempo fa, sembravano irrisorie, risibili, da analfabeti esistenziali: una cartella esattoriale et simili. e tutto ciò ha conseguenze su tutto il tessuto sociale, sull’incidenza depressiva, sulla vergogna personale. Sulla possibilità di produrre pensiero, intelligenza, Risorgimento spirituale: troppo attenti a nascondersi, a dissimulare, a travestirsi da normali, mentre dentro montano persecuzioni e mostri e paranoie persecutorie.
    Bolano diceva che in america latina non ci si vergogna ad essere poveri: da noi, pare uno dei peccati più gravi. Anche perché i poveri, sono i protagonisti delle cronache che un tempo si leggevano sui giornali e sui romanzi, salvo poi, recentemente, averli come vicini di casa, o come incubi interiori.
    Non so però come concludere, se non con lo stesso auspicio di Nicola di stare attenti, accorti, di non nascondersi la verità e di discuterne, dibatterne, raccogliere stimoli. E magari iniziare a pretendere una restituzione prima che si giunga a fare raccolta di topi morti.

  22. Livio Romano scrive:

    Grande pezzo, Nicola. Grazie di cuore. Ci rifletto. Lo diffondo, intanto.

  23. giovanna ferrara scrive:

    be’ è molto bello
    con pervasione ma senza fanaticita
    ha un tipo di narrazione che riesce a parlare
    ha tasselli immaginifici importanti
    per non svilire le tematiche a esercizi di stile (accademici)
    sono contenta (e sorpresa)

  24. Massi scrive:

    Se ho capito bene questa cosa:

    “e che quindi, in teoria, dati a 100r la ricchezza disponibile e a 1000x gli abitanti di un paese, un x potrebbe per assurdo – assurdo? – accaparrarsi 99r riducendo gli altri in una situazione di semischiavitù”

    ha una metrica che si chiama “indice di Gini” che serve a quantificare le disuguaglianze. Se in un paese tutti guadagnassero la stessa cifra l’indice sarebbe pari a 1. Se, al contrario, un solo cittadino fosse beneficiario di tutta la ricchezza prodotta l’indice sarebbe pari a 100.
    Se non ricordo male, l’Italia si colloca a quota 77.
    Rock and roll.

  25. Federico Gnech scrive:

    Premetto che mi ero bloccato alla “riconfigurazione sempre più violenta delle nostre mappe interiori” ma ho tirato un gran respiro e sono riuscito ad arrivare sino in fondo. Nemmeno io vedo nell’articolo un’esplicita (ma nemmeno un’implicita) esortazione alla violenza. (Che poi, a dirla tutta, se ve ne sono le condizioni, la violenza esplode da sé, senza bisogno di esortazioni di sorta – parlo della violenza di massa, non degli atti di qualche minus habens sedicente anarchico o neobrigatista o simili). Ciò detto, il pezzo non mi è piaciuto. Non mi piace quando si fa a tocchi la complessità a fini retorici. O meglio, mi può anche piacere, ma allora occorre avere uno sguardo acuto come quello di Pasolini o di altri grandi poeti. E, con tutta la stima del mondo, non è questo il caso. Mi rendo conto di quanto sia difficile mischiare l’argomento tecnico alla riflessione etica, però a volte basterebbe sfrondare un po’ il testo da immagini e motivi non necessari e tentare di dimostrare chiaramente quello che si pensa. Lagioia dice che la forbice del reddito tra ricchi e poveri è troppo ampia – o meglio, tra salariati ricchi e salariati poveri ‘in occidente’. E fin qui, tranne forse Marchionne, siamo d’accordo tutti. Allora sarebbe questa la causa della crisi? Oppure il problema è che stiamo troppo attaccati ad internet? Perché onestamente non è chiaro. Erano meglio le undici ore al tornio e poi tutti in osteria, che non le sedici davanti ad InDesign, e poi a scaricare il porno? E che c’entra Henry Ford con la rivoluzione digitale (o col neoliberismo)? Poco, ma era nazista e fa comodo, nell’economia del pezzo. Citazione del buon Luciano Gallino, il quale dice che è uno scandalo che alle banche UE sia concesso un prestito all’1% e agli stati no. Perché gli stati, beh…quelli sì che fanno gli interessi dei cittadini. Certo se si è abbastanza grandi per ricordare i nostri buoni postali al 12%, almeno una delle cause della ‘nostra’ crisi l’abbiamo trovata, senza andare a toccare lo scheletro di Jobs (dico per dire, magari si è fatto cremare). E la Germania? Quei kattivonen senza cuore, adesso scopriamo quanta ineguaglianza c’è in Germania. Ma il valore dell’indice di Gini da dove salta fuori? 0,8??? Al netto della tasse, stando a quanto dice l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, il Gini della Germania è 0,295. Più basso di quello della Grecia (0,307…sorpresa!). Ecco, quando si usano i numerilli, occorre fare attenzione, sennò poi “il materiale” diventa veramente “oscuro e densissimo”, e non ci si capisce un tubo. Potrei continuare ma risulterei esageratamente noioso. Un’ultima cosa. Io non so se l’assenza di leader si possa definire “spaventosa”, ma in ogni caso consiglieri a Lagioia di non fissarsi su Montezemolo o (ROTFL) La Russa. Saluti.

  26. Ernesto Cicconetti scrive:

    Il contributo più lucido alla comprensione di quanto va accadendo, che mi sia capitato di leggere.

  27. dario borso scrive:

    è vero che l’editoria italiana è sull’orlo del collasso , e non perché arrivino gli e-book, ma perché gli italiani leggono sempre meno libri?

  28. carlocannella scrive:

    Istigazione alla violenza oppure no? Il problema sta nella sottigliezza dell’analisi, che in realta’ smorza tutto. Trovo piu’ soddisfazione nel Manifesto Infrarealista:
    “I borghesi e i piccoli borghesi passano da una festa all’altra. Ce n’è una ogni fine settimana. Il proletariato non ha feste. Solo funerali con ritmo. Le cose cambieranno. Gli sfruttati faranno una gran festa. Memoria e ghigliottine”.

  29. davide calzolari scrive:

    pezzo che parte bene,nelle considerazioni generali in alto(e nel “coraggio”del tema,davvero a rischio critiche),poi si perde nel solito bla bla insopportabile alla DFW

    preciso che non l’ho letto tutto,cmq questa cosa di vedere sempre bozzetti e figurine qua e la,proprio come stile dico,farà anche tanto post moderno u.s.a.,ma ha proprio annoiato,l’ironia in letteratura si può usare,ma quando è troppa,il tutto prende l’aria di una puntata di “camera caffè”venuta male

  30. davide calzolari scrive:

    x F. Gnech

    “”” Oppure il problema è che stiamo troppo attaccati ad internet? Perché onestamente non è chiaro. Erano meglio le undici ore al tornio e poi tutti in osteria, che non le sedici davanti ad InDesign, e poi a scaricare il porno?”””

    complimenti a Federico che a differenza di troppi amanti del presunto (bel?)tempo andato ,fa notare che anche “una volta” non eran tutte rose & fiori-vedi rif. a osteria & tornio,il mondo di una volta :)-

  31. Riccardo Moma scrive:

    @ davide calzolari

    se abbiamo paura di qualche frase un po’ più lunga di una riga e di qualche immagine un po’ più intensa del solito forse è meglio tornare a leggere Repubblica… e poi non capisco dove sarebbe sto postmoderno nel pezzo di Lagioia…

    “qualcuno è pre, qualcuno è post, senza essere mai stato niente”

  32. Credo che l’articolo abbia dei meriti nell’istigazione alla discussione, senza peccare di eccesso di parabole provocatorie. SE è vero che fa questo, se non si appoggia al solo citazionismo, se stimola l’intelligenza e i bassifondi ventrali, allora è un buon articolo. E un buon articolo prevede anche che non si sia d’accordo con esso.
    Sarà perché non ne posso più delle facilonerie, degli aspetti solo economici, del benessere inteso come reddito, e mai come conseguenza nella vita concreta delle persone.
    Insomma, assolve il ruolo che uno scrittore dovrebbe avere.

  33. davide calzolari scrive:

    x riccardo moma:

    non si capisce cosa centri La Repubblica,e la lunghezza delle frasi:per il resto,il pezzo sopra mi ricorda proprio certe cose cervellotiche alla dfw-ahimè-

    quanto alle ” immagini forti/piu intense del solito,”si consoli,già, al mondo c’è ben altro di forte

  34. Federico Gnech scrive:

    @Cristiano

    Certo, possiamo giudicare “buono” un post anche se ci troviamo in disaccordo. Basta che l’autore sia riuscito a mostrare (non necessariamente a dimostrare) le proprie ragioni. Qui, imho, Lagioia non lo fa. Descrive piccoli quadri, tira dei fili esilissimi, dice e non dice, suggerisce, prevede, minaccia. Ma che fa, poesia civile? Oppure vuole spiegare qualcosa? Perché tira fuori, ahinoi, dei numeri, dei dati. Che cosa sono, degli inserti stilistici? O servono a spiegare? E che cosa? Qualcuno ha parlato di intervento “lucidissimo”. A questo punto sono tentato di controllare la definizione di ‘lucido’ sul Devoto Oli.
    Che poi l’articolo è ben scritto, contiene vai spunti interessanti, per carità, come i pezzi di verdura che ogni tanto vengono a galla nella pentola del minestrone, come quelle piccole perle che saltano fuori dalle discussioni al bar, dopo ore di stronzate a mille. Ma “un buon articolo” presuppone la volontà (sulla capacità non discuto) di argomentare in modo chiaro ed onesto, cosa che qui non vedo.
    Io e te ci vediamo spesso, ne riparleremo senza il filtro della scrittura. E quindi mi spiegherai a voce che cosa significa che “un buon articolo” […] “assolve il ruolo che uno scrittore dovrebbe avere”.

    @Davide Calzolari

    Hai ragione a citare DFW, la scuola è quella, fatte le dovute distinzioni: di fronte a “Considera l’aragosta” Lagioia pare Wittgenstein :-)

    Signori, i danni della rivoluzione digitale sono evidenti a tutti. Un tempo uno che come me fa il portinaio (segue eventuale pippone sulla proletarizzazione del ceto medio, etc.) mica si sognava di criticare pubblicamente lo Scrittore. Una roba così al massimo diventava una satira da “diario minimo”…o tempoVa, o moVes!

  35. davide calzolari scrive:

    “”dario borso scrive:
    24 luglio 2012 alle 13:10
    è vero che l’editoria italiana è sull’orlo del collasso , e non perché arrivino gli e-book, ma perché gli italiani leggono sempre meno libri?””

    forse un filo ot ma ne vale la pena:forse gli ebook incidono,incidono anche le biblioteche pubbliche sulle mancate vendite,ma all’origine c’è una pianificazione editoriale davvero stravagante,fino agli anni 90 era un po diverso,da fine anni 90 in poi, sboom,son state prese delle strane fisse,sopratutto per la letteratura “alta” o presunta tale,con il solo effetto di allontanare una miriade di lettori dia libri italiani-per quelli esteri,non solo i blockbuster,va già meglio come vendite-

  36. #... scrive:

    il bla bla insopportabile à la dfw. certe cose cervellotiche à la dwf. domanda: fossero state cervellotiche e basta sarebbe stato meglio?

    il bello @ calzolari è che proprio dfw in uno dei suoi bla bla ( “sosterrò che l’ironia e il mettere in ridicolo sono delle valide forme d’intrattenimento, ma allo stesso tempo sono le cause di grande senso di disperazione e di stasi nella cultura americana, e che pongono a un aspirante narratore una serie di difficoltà particolarmente temibili” ) metteva in guardia dall’ironia.

  37. Riccardo Motti scrive:

    Non c’è più la separazione tra tempo di lavoro e tempo libero, che esiste solo in quanto tempo della disoccupazione o, peggio, della noia. Lo diceva Adorno nel 1951, è stata necessaria la rivoluzione tecnologica per realizzarlo in pieno. Adorno non è un profeta, ha semplicemente avuto un notevole intuito filosofico e politico che l’ha portato a compiere un’analisi tanto spietata tanto accurata delle dinamica post-capitalistiche del suo tempo. Esse si sono evolute fino alle forme contemporanee, che rimangono in un rapporto di filiazione diretta con quelle che il filosofo tedesco ebbe modo di vedere. La cosa tragica e comica è che quando si parla di questi temi con le persone, queste non capiscono, vivono nella costante falsificazione della libertà. In questo senso, il cordoglio mondiale per la morte di Steve Jobs (per l’occasione repubblica.it ha pubblicato in diretta gli SMS degli utenti) è una splendida immagine delle letali contraddizioni che attraversano il nostro tempo, abilmente descritte in questo post. Vi invito a seguirmi sul mio blog personale http://riccardomotti.wordpress.com/, nel quale mi occupo di attualità politica e culturale tedesca.

  38. @ Federico
    Un buon articolo, senza girarci troppo intorno e senza trappole semantiche, è considerazione soggettiva. Le mie percezioni, la mia personale condizione umana, il mio sapere e la mia sensibilità registrano, introiettano, rielaborano alcuni articoli e sorvolano su altri.
    Di questo livello, anche in termini di sommovimento subliminale, ne leggo raramente.
    C’è esercizio retorico, miscuglio di argomenti, prova di stile, capacità, mestiere.
    Quanto a Wallace, ad esempio, non è tra i miei preferiti. Ricordo un articolo- forse di Garufi?- in cui gli si imputava-circa- l’accusa di essere troppo intelligente, e perciò poco godibile e accessibile.
    In questo articolo mi pare ci sia intelligenza godibile.

  39. davide calzolari scrive:

    cit da federico gnech

    “””Ma che fa, poesia civile? Oppure vuole spiegare qualcosa? Perché tira fuori, ahinoi, dei numeri, dei dati. Che cosa sono, degli inserti stilistici? O servono a spiegare? E che cosa? Qualcuno ha parlato di intervento “lucidissimo”””

    :quoto:)

    e ancora:

    “”Un tempo uno che come me fa il portinaio mica si sognava di criticare pubblicamente lo Scrittore.”

    che dire,inconvenienti della democrazia post ’68 o simil tale:cmq meglio oggi che non fino ai”mitici” 60’s :)

    @ ” #scrive”:

    mah, dfw avrà pure messo in guardia dall eccesso di ironia ma in certa ironia algida e anodina ci si lanciava lui per primo,per quel che io ricordi

  40. #... scrive:

    @ calzolari

    è che tu sei d’accordo con dwf per quanto riguarda la letteratura, ma poi metti in ridicolo un articolo che immagino avrà richiesto impegno all’autore, utilizzando termini di paragone pop, come appunto dfw e camera caffè ( addirittuara un programma tv, italia 1ooooooo! ), che è la tecnica che stai criticando e che poni come paradigmatica di dfw, come fosse un tutt’uno quello che ha scritto. e dal momento che tu hai la tua esperienza di dfw e che nessuno la conosce, è difficile per gli altri capire in che modo l’articolo di Lagioia si accosti all’insopportabilità di dfw, e per cui a che pro nominarlo?

  41. davide calzolari scrive:

    buondi mr.”scrive”

    mettere in ridicolo mi sembra un termine un po forte,non ci son faccine ne smiles di troppo,ma se legge i rilievi fatti anche da Federico-sopratutto quello,credo,che ho riportato sopra,virgolettato-insomma,non son l’unico a esser “critico”.

    intendiamoci,l’articolo è INTERESSANTE,ma si può legittimamente NON esser d’accordo-anche per altre considerazioni che farò dopo,e che credo ci azzecchino,credo-

    (un GRAZIE cmq a tutto il team minimaetmoralia per l’occasione che ci date di dire la nostra,vera democrazia diretta)

  42. Ilaria Giannini scrive:

    E mentre la sperequazione sociale si polarizza, quante signorine Magnifiche Sorti continuano a predicare la bontà del sistema: basta partecipare all’assemblea sindacale di una azienda per rendersi conto che ci hanno fatto il lavaggio del cervello.
    Io vedo persone infelici intorno a me, perennemente inappagate e indebitate, stordite dal consumismo e dal desiderio di fare una vita al di sopra delle proprio possibilità proprio nel momento in cui quelle possibilità si riducono sempre di più.
    La solidarietà di classe non esiste perché nessuno vuole ammettere quanto è oggettivamente povero. Perché non fa figo.
    Non ci sarà reazione finché non saremo davvero con l’acqua alla gola e allora sarà troppo tardi.

  43. #... scrive:

    @ calzolari

    d’accordo, ho presunto troppo. ma pure nelle parole di federico colgo un tono un po’ canzonatorio. è concorde con il tirare in ballo dfw, perché “la scuola è quella”. ma di che scuola parliamo? e poi non rilèva la volontà di essere onesto in ciò che scrive Lagioia. a me pare prendere in giro o comunque non concentrarsi su ciò che ha scritto e mettere in dubbio l’onestà altrui. come l’accenno a Pasolini, che siccome è bravo gli si perdona il piglio retorico. poi si critica anche parola per parola.

    vabbè, è ot, ma mi premeva dirlo.

  44. davide calzolari scrive:

    ri ciao “scrive ” e che dirti,si pasolini viene tirato in ballo anche troppo spesso ma credo il buon Federico abbia ragione ad aggrottare la fronte,diciamo,quando vede scritto :

    “”“riconfigurazione sempre più violenta delle nostre mappe interiori”

    per il resto ottimo l’annedoto riportato da Lagioia sl mondo editoriale
    (di scene come quella dal mondo degli uffici,ne avrei qualcuna anchio)

    però quando scrive :

    “””.. i tempi stavano cambiando, e che tutto quello che ci avevano insegnato su Stato, lavoro, diritti, democrazia sarebbe regredito sempre più a barzelletta della buonanotte. Adesso che anche i nostri stomaci cominciano a capire, è troppo tardi” , c’è si qualcosa che non mi torna,ma va molto oltre i confini nazionali

    epoca fine anni 90,anzi 1999-2001,inizio e fine provvisoria dell “popolo di seattle”o simili,dibattito su globalizzazione”cattiva” etc etc”:qualunque giornalista che intervistasse qualunque 20-30 enne di sinistra o progressista che dir si voglia si sentiva rispondere “cos’è la globalizzazione?beh i poveri diventano sempre piu poveri nel 3° mondo e nel 1° mondo,occidentale, i ricchi diventano sempre piu ricchi.!!!”

    non era proprio così e infatti adesso la cosa si sta rivelando:

    post che non contavano un tubo,come cina,venezuela,brasile colombia,thailandia ,addirittura molte zone dell africa nera ex poverissima,grazie all abolizione dei dazi doganali(globalizzazione)han potuto competere,e qui e la si stan trascinando fuori dalle sacche della miseria nera,così ne parlavo prima con livio romano su fb,ci troviam la soya nigeriana o brasiliana in italia,mentre i prodotti per i nostri agricoltori diventan sempre a prezzo piu basso,con margini di guadagno inesistenti o quasi

    questo nel mondo anglosassone era stato previsto,nel mondo..”italico”invece no perchè c’è sempre una retorica del presunto perdente,un tal rousseauvismo,un tal pasolinismo che impedisce di vedere la realtà

    bella fregatura eh?

    tempo fa l’ex guardasigilli CASELLI(si si avete letto bene)proprio a proposito di questo aveva sbertucciato un noto leader antiglobal da Santoro dicendogli”allora caro mio,ti ricordi di dieci dodici anni fa ? chi ci ha preso nel pronostico ?VOI NO DI SICURO,I POVERI SIAM NOI,ORA!!!!”

    E PURTROPPO AVEVA RAGIONE

  45. davide calzolari scrive:

    ops sopra volevo dire CASTELLI,non Caselli,scusate ma non vedo il tasto”modifica”

  46. enrico scrive:

    accadrà che non si colga la “ironia antifrastica” del primo paragrafo dell’articolo di Nicola L., potrà accadere di non cogliere il suo andamento (non a caso posto in incipit) di claim, o cartello mediatico pubblicitario (infatti la violenza non è il contenuto del brano, e la violenza “tira”); e accadendo questo ricorderemo a noi stessi, ancora una volta, che la violenza costruisce i suoi capri espiatori, o anche che la violenza degrada chi la compie, o ancora, che la violenza pseudo-rivouzionaria, o ribellistica, ha suscitato più terribili fantasmi di quelli che ha scacciato… noi dunque non faremo quest’errore di considerare l’articolo di LaGioia – colto nel contesto di un blog di casa editrice – un invito, un vero invito intendo, alla violenza… e, sulla stessa onda, chiederemo persino un pensiero non manicheistico sulla tecnologia (nè Progresso né Schiavitù), e persino sorrideremo a qualsiasi idea luddistica… sorrideremo, e ci ritroveremo tuttavia a chiederci più seriamente, come, nelle nostre vite, fare due passi oltre il Pianeta Rosso…

  47. Federico Gnech scrive:

    @davide

    @cancelletto

    Nessun intento canzonatorio da parte mia. Lagioia ha impiegato del tempo e delle energie a scrivere il suo articolo. Lo rispetto, ma trovo che non dica nulla. Vabbè, è sempre lavoro speso, e l’economia gira anche scavando buche e riempiendole, come diceva (scherzando, ogni tanto è bene ripeterlo) Keynes.
    Quando dico che “la scuola è quella lì” intendo, in modo un po’ grossolano, tutto un vocabolario stilistico che appartiene al cosiddetto postmodernismo, qualcosa che va dalla filosofia continentale ai romanzi di DFW, appunto. E che qui è presente in minima, davvero minima parte. Però…”Riconfigurazione delle proprie mappe interiori”…

    E’ vero che DFW ha speso parecchie pagine a criticare un certo trend accademico americano, una certa cultura po-mo, un certo abuso dell’ironia, pur facendo parte dell’accademia, pur praticando una scrittura postmodernista, pur usando molto il registro dell’ironia (io l’ho trovata un po’ artificiosa, al sua ironia, ma tant’è). Rimane che il povero DFW si è ammazzato, pace all’anima sua.

    Il tempo è un gran signore, o un gran figlio di puttana, a seconda dei punti di vista. Il noto leader noglobal citato da Davide oggi è una partita IVA “nel campo della comunicazione”, con ottime entrature nelle pubbliche amministrazioni (che, ahimè, pagano quando pagano, se pagano: da qui il rinnovato interesse di certi soggetti per la salute delle finanze pubbliche). I suoi compagni fanno gli assessori, altri organizzano festival, altri curano mostre, altri ancora dirigono collane, i meno fortunati (?) campano in qualche università francese. Insomma ognuno si arrangia come può, e nel frattempo il Mondo continua ad andare avanti, incurante di tutte le sciocchezze che diciamo e scriviamo.

    Per quanto mi riguarda, mi ritengo assai sfortunato perché, nonostante possa parlare per esperienza diretta (quelle bonne chance!) di debiti, di fallimenti, di cartelle Equitalia e di tutte quelle seccature che parecchi scriventi credono di poter immaginare, non riesco tuttavia a riconoscermi nei grandi affreschi dei nostri valenti e giovani intellettuali. Purtroppo non ho alcun elemento per attribuire l’origine dei miei guai alla globalizzazione, al neoliberismo, all’amerika, o agli altri spauracchi agitati nelle piazze da indignati e tribuni della plebe di varia estrazione.

    Ma fate bene, voi, a cavalcare l’onda. Ognuno la sfanga come può.

    aloha
    F.

  48. Federico Gnech scrive:

    Scusate, mentre mi preparavo un gin fizz mi è sovvenuta una precisazione che devo assolutamente fare:
    Amo Pasolini. E proprio per questo, il maldestro “pasolinismo” (per citare davide calzolari) che leggo talvolta su Nazione Indiana, o qui, o altrove, mi respinge.

    F.

  49. Nunzia C... scrive:

    …fantastico come in Rete tutti giurino (a dita incrociate?) di detestare i posti in cui stazionano compulsivamente…

  50. davide calzolari scrive:

    cit federico g

    “””………………..e di tutte quelle seccature che parecchi scriventi credono di poter immaginare, non riesco tuttavia a riconoscermi nei grandi affreschi dei nostri valenti e giovani intellettuali………..”

    già,purtroppo il “problema”,c’è .

    molti dei nostri “giovani”(??) scrittori vanno un pò a traino della realtà,non la “anticipano” quasi mai-insomma qui il terreno è stranamente poco propizio alla nascita di un jg ballard o di un Vonnegut

    c’è sempre sta voglia di”esserci”, del commentare tutto,un vecchio cascame italico,che non lascia mai il tempo della prospettiva,dei sedimenti ,del ragionarci sopra con un minimo di distanza.

    insomma,non c’è un eccesso di polifonia sul web..c’è,credo,in realtà,ben di più proprio nel nostro paese-reale , da sempre,così pieno di eventi che davvero la letteratura non riesce a inglobarli

    la sola vicenda silvio b with olgettine,altrove,avrebbe dato spazio a dieci libri…romanzi,non inchieste..ma sopra un certo livello di incredibile,pure tom wolfe avrebbe alzato bandiera bianca:)

    frederick,spero apprezzerai :)

  51. Federico Gnech scrive:

    @davide

    Apprezzo sì. :) Parlavo di grandi affreschi. Ma forse avrei dovuto chiedere: esistono questi grandi affreschi? Boh.

    @Nunzia C.

    Ammesso che tu ti riferisca a me: non detesto, né staziono compulsivamente, ogni tanto passo a dire la mia. Scrivo (quasi) solo se in disaccordo, altrimenti che gusto c’è?

  52. Donato scrive:

    Che triste!

    Un giornalista si sbatte cercando di argomentare uno o piú problemi di questa nostra ormai obsoleta societá, immagino non per dire “guardate come sono lucido e bravo a scrivere” ma bensí il contrario e cioé, una persona che con sensibilitá e capacitá ad argomentare: osserva il mondo sotto vari aspetti e cerca di analizzarlo onestamente! e si rende conto che urge fare qualcosa al piú presto! E SCRIVENDO l’articolo, solo cerca di condividere le sue preoccupazioni e magari anche di incontrare persone che come lui hanno preso atto del dramma sociale che stiamo vivendo e che e forse siamo ancora in tempo per fare qualcosa per cambiarlo! Tutto qui! OIvviamente é passibile di errori…si suppone che é un’essere umano colui che scrive e non un Dante/PAsolini/ForseDio della scrittura! Il punto non é questo! A Lagioia non interessa affatto (per lo meno non in quest’articolo) il narcisismo delle sue capacitá a trasmettere con parole le acute intuizioni giornalistiche e profetiche!
    Va… un po’ piu´in la.
    Poi leggi alcuni commenti e vedi (non tutti grazie a Dio! molti e la maggiorparte per fortuna hanno compreso appieno la profonditá dell’articolo) che in nome della libertá d’espressione con ginfizz alla mano, si rovesciano valanghe di critiche sterili che solo denotano un’affanno a commentare con parole (belle, brutte, poetiche boh) uno stato d’animo cinico e ridotto al puramente e strettamente personale, alla faccia delle problematiche serie che solleva l’articolo! Mah…!

  53. davide martirani scrive:

    Posso credere che l’intento fosse sinceramente pacifico, ma quando gli animi sono già molto agitati mi sembra che certe affermazioni buttate un po’ en passant (come quella sulla moglie di Tremonti) siano come la benzina sul fuoco.
    Poi, ovviamente, non sono così ingenuo da pensare che le parole creino violenza dal nulla. Ma proprio perché il contesto è turbolento si richiede, a chi delle parole fa – in vario modo – un mestiere, più cautela del solito.
    Condivido di cuore, invece, le critiche puntuali di Federico Gnech (in particolare quella sull’attacco alla Germania, che suonava assurdo a chiunque abbia mai messo piede in terra teutonica). In generale il pezzo mi suona poco rigoroso e tendente al qualunquismo.

  54. Lucia De Santis scrive:

    Essù, Donato, sai come si dice… quando il saggio indica la luna, lo sciocco cerca di mozzicargli il dito!

    E’ tutto molto esemplificativo della rivoluzione digitale, n’est-ce pas? Tempeste nelle tazze di tè, descrizioni di descrizioni, perdere di vista la cosa per fissare l’attenzione suilla metacosa o sulla metametacosa… forse voleva essere un commento performativo, vai a sape’.

  55. Donato scrive:

    “Di cos’è fatta l’intelligenza di un uomo se in questa non è compreso un certo amore per la salute pubblica come presupposto a lungo termine della sopravvivenza in generale?”

    Credo che uno degll’intenti importanti di Lagioia, sia stato solo quello di costruire l’articolo intorno alla frase sopra citata!
    In parte sono d’accordo sulle molte affermazioni del pezzo che possono essere suscettibili di critica poiché vanno a toccare punti di differenti ideologie politiche con personaggi annessi, peró continuo a pensare che non é quello che il giornalista volesse esprimere o almeno il dato importante e che quest’ultime non debbano condizionare totalmente l’insieme dell’articolo!
    Sono anche d’accordo sul fatto che “a chi delle parole fa – in vario modo – un mestiere, debba averte più cautela del solito.”
    Forse le critiche (e cosí spero) servano anche a questo: e cioé a imparare a migliorare noi stessi nella professione che esercitiamo, il giornalista non é perfetto e comunque, in questo caso, non mi sembra che denotino ingenuitá tali da dover dare per scontato che tutto l’articolo sia tendente al qualunquismo!
    Mi chiedo peró: se le persone che commentano, imparino qualcosa, oppure rimangano rigide e arroccate sulle propie convinzioni senza margini di flessibilitá?

  56. Federico Gnech scrive:

    @Donato

    Ah, Lagioia quindi sarebbe soprattutto un giornalista. Che ti devo dire, stralcia pure tutte le mie fesserie paraletterarie, tutte le mie divagazioni “performative” (cit. Lucia De Santis). Su Lagioia in quanto giornalista non ho molto da dire: liste di nemici, cifre inventate, tirate demagogiche…mi pare in linea con il costume nazionale della categoria.
    Adiòs

  57. Donato scrive:

    @Federico

    Ahhaha, beh per lo meno ci piacciono a entrambi i Deep Purple, malgrado tu abbia capito con un po’ di ritardo la loro grandezza! Ma come dice il proverbio “meglio tardi che mai”

  58. Federico Gnech scrive:

    @Donato

    In realtà ho scritto chiaramente che non mi fanno impazzire – in particolare quel tamarro di Ritchie Blackmore :-)
    ciao
    F.

  59. davide calzolari scrive:

    Donato,non ci siamo eh,non ci siamo

    ma perchè sto moralismo da scuola superiore come l’insegnante che dice “ascoltiamo ora tutti in silenzio l’alunno Paolino,perchè adesso legge il tema migliore davanti a tutta la classe!”?

    dai, su qui abbiam passato i 18 anni da un pezzo,ok rispetto,ma se le proprie nostre letture ci han dato qualche strumento critico con cui,guarda,anche incidentalmente,non esser d’accordo ,perchè non scriverlo?

    mi spiace,ma a proposito di cambi di paradigma epocali ,ce ne son già stati altri(vedi l’esempio della globalizzazione da me riportato,gia 12 anni fa), scagliati in pieno come effetti da tutta l’intellettualità italiana: prendere ai pronostici non è così facile,e manco in campo culturale si va a vedere troppo spesso a posteriori chi ci ha preso e chi no

    e ora un altro esempio,banale:

    quante volte da mesi in tanti ambienti sentiamo “eh ,il popolo dovrebbe rivoltarsi!”-c’è stato pure un sondaggio di un quotidiano noto,settimane fa,dove un terzo degli intervistai sosteneva che la situazione si rimetterebbe a posto…”..solo con una vera rivolta!!!”

    che dire,tutto molto suggestivo,ma c’è un ma,che ad esempio,sia in giornalismo che in letteratura(?) mai che si ricordino di tirare;ed è il seguente

    l’italia ha piu di 500.000 persone in divisa,(e parlo di forze in divisa “civili”dico senza contar ele forze armate!!!)piu della gb,piu della francia addirittura piu della germania ,come numero di tutori dell ordine per metro quadro emuliamo la turchia e siam solo dietro l’urss dei tempi di breznev e andropow

    il che rende de facto impossibile qualunque prova di forza(meglio così,diranno in molti)-questa è una cosa studiata anche negli usa,eh,colà qualcuno ci ha fatto qualche tesi di laurea,perchè la cosa là fa molto sorridere:)

    che poi molti italiani non sappiano,o faccian finta di non ricordarsi questo, questo,è per un motivo evidente:i ranghi delle forze dell ordine son stati gonfiati per banali motivi occupazionali,sopratutto al sud(!!!!!!)

    ancora una volta NOI popolo siamo il guaio,per non aver sorvegliato tutto,come si vede dai dati sopra:la merkel e la goldman sachs e l’imprenditoria usa o cinese contan fino a un certo punto,come faceva notare federico

  60. peppe scrive:

    Durante la lettura di questo interessante pezzo stavo per piangere, o per strillare, a tratti per abbandonarlo… in fondo, questo pezzo, questa analisi amara di lucidità, stavano distribuiti lungo tutto il mio corpo teso.
    Grazie.

  61. Donato scrive:

    @davide calzolari

    Mi sembra che stiamo parlando della stessa cosa no? Scusami…ma quello che ho capito dal tuo commento (coreggimi se sbaglio), percepisco che le cause del dramma sociale a livello planetario (e non solo l’Italia) a cui fa riferimento l’articolo, siano dovute soprattutto al torpore del POPOLO che non é abbastanza sveglio (coscente) da contrastare chi ha il potere di fare il bello e il cattivo tempo sotto molti aspetti (responsabilitá degli andazzi dell’economia in primis).
    Io dico la stessa cosa, e Lagioia solo ha avuto l’accortezza di argomentare e riassumere a suo modo alcune delle problematiche piú profonde della nostra societá magari (e in questo d’accordo con te) addossando principalmente le colpe ai vertici dei poteri economici e politici tralasciando le responsabilitá del POPOLO, ma il punto non mi sembra questo, il suo é soprattutto un campanello d’allarme per sveglare appunto le coscenze dormienti del POPOLO! A modo suo é portatore della voce di tanti, me incluso ! Io critico soprattutto le opiinoni a volte banali che si allontanano dal nucleo del problema che esprime Lagioia con il suo articolo! Ma certamente siamo tutti liberi di esprimere le nostre opinioni, e mi scuso con coloro che hanno interpretato le mie parole come un veto di espressione (purtroppo non ho come tanti di voi, propietá di linguaggio), peró mi piacerebbe semplicemente che i commenti fossero piú costruttivi e focalizzati all’articolo e che la forma di argomentarli sia un po’ piú alla portata della comprensione di tutti! Credo fortemente nella costruttivitá verbale alla portata di tutti e penso che spesso purtroppo cadiamo in un loop di parole che rasentano la masturbazione logorroica

  62. davide calzolari scrive:

    donato,
    al di là di certi loop(che non vedo,anzi mi sembran sempre un pò troppo accademici certi scritti di giovani scrittori italiani,non altro),tu stesso arrivi a scrivere:

    “”””… e Lagioia solo ha avuto l’accortezza di argomentare e riassumere a suo modo alcune delle problematiche piú profonde della nostra societá magari (e in questo d’accordo con te) addossando principalmente le colpe ai vertici dei poteri economici e politici tralasciando le responsabilitá del POPOLO, ma il punto non mi sembra questo, il suo é soprattutto un campanello d’allarme per sveglare appunto le coscenze dormienti del POPOLO!””””

    no beh a me il PUNTO SEMBRA ANCHE QUESTO-quanto al resto,i campanelli di allarme servono a poco in italia,visto che molti ne son stati usonati da tempo ,ma senza risultato.

    se poi si vuol usare la vecchia retorica che l’arte, la letteratura servano a qualcosa in questo senso ,si faccia pure(forse il giornalismo si ,ma solo sulla breve durata)ma siam scettici in molti

    e poi ora una mia riflessione,assolutamente non off topic,su quanto sopra

    come si viveva al nord ,centro,e sud italia nei decenni,anzi nei secoli passati?

    senza tornare a prima dell italia unita,e senza andar oltre gli anni 60 del novecento,se ci si informa un pò si vede che vita rustica si faceva

    mi si dirà”che scoperta..ma cosa centra??”

    certa ,nel senso che l’essere umano,anche in italia,si,ha incredibili capacità di adattamento,e chi ha certo potere,lo sa

    la gente ,buona parte di essa almeno ,non alza la testa a meno che davvero non stia per contare i buchi sulla cintura,temo sia davvero così

    per decenni la gente,dopo l’italia unita, è andata avanti con un nord plumbeo,industrioso si ma con una vita nelle campagne,dura severa pallosa e malinconica,che era davvero quella de”l’albero degli zoccoli “di ermanno olmi,questo almeno fino agli anni 60

    nel centro italia andava un po meglio,c’era il vaticano,c’eran le opere d’arte,etc etc,una fauna abbastanza dolce umanamente a differenza di alcune vere aggressività tipicamente nord nord o sud sud, diciamo che era la parte d’italia con meno contrasti-ma d certo di fabbriche da quelle parti mica ne han create tante(in veneto emilia e piemonte invece?SI)

    al sud,fuori dalle coste,che se la son sempre cavata un pò meglio ,nell interno,anche li,la debacle

    ok che ci saran stai momenti ludico ricreativi anche li,ma il mondo era fatto perlopiu da tosti uomini baffuti magri e incazzati,essere donna o giovane o altre categorie che contavano poco non doveva esser una gran figata,-certo alla lunga anche il nostro sud è cambiato,dagli anni 70 in poi

    ma il mondo che abbiamo oggi,viene ,neanche alla lontanissima,da quei 2-3 mondi sopra,non dico siano ancora esistenti,ma che in 150 anni ,partendo da quelle condizioni ,migliorasse /cambiasse tutto andasse tutto liscio,partendo da situazioni del genere,beh era ed è un emerita utopia

  63. Donato scrive:

    Hufff
    mi rendo conto di essere un romantico inguaribile, ma purtroppo mi basta poco per essere contagiato dal pessimismo!
    L’analisi della storia italiana degli ultimi 150 anni, mi riporta alla realtá dura della nostra societá odierna! Ma bisognerá pur fare qualcosa non credi?
    Non si puó essere solo spettatori passivi!
    Sicuramente la massa popolare italiana a diversi strati sociali soffre delle deficenze di differenze culturali, storiche, d’identitá sociale e quant’altro (dai tempi di Garibaldi si é fatto tutto troppo in fretta) e il prezzo é propio questo che accennavi dettagliatamente nel tuo commento.
    Peró senza voler entrare nelle assurde diatribe politiche, l’era Berlusconi ha datto la mazzata finale, ha raso al suolo quei 4 valori che si stavano costruendo con l’assurda filosofia del lavoro soggetto al puro guadagno per poi spenderne di piu con l’illusione del consumismo come unica forma interessante di vivere!
    si… tu dici che le campane culturrali dell’arte, letteretura etc sono state suonate a iosa e non sono servite a niente!
    io non ci credo!
    E comunque anche quel poco era molto!
    adesso non c’é propio niente e bisogna di nuovo ricominciare da zero, e per assurdo grazie a questa profonda crisi piú nei valori che per il resto, a questo deserto su tutti fronti,
    io e come me molti, ne sono sicuro, crechiamo di nuovo dentro di noi valori nuovi , che esistono! qualcosa che valga la pena lottare! trovare le armi intelligenti per contrastare le assurditá astratte che ci vengono continuamente proposte da coloro che ormai hanno venduto l’anima al diavolo! E se io mi ritrovo una coscenza nuova, libera! saró in grado di trasmetterla ogni giorno a chi mi circonda! Utopia? chiamala come ti pare! La storia dell’umanitá c’insegna che le idee nascono, il mondo fa di tutto per ucciderle, ma se sei forte da portarle avanti, sopravvivi! e poi sará il mondo stesso ad aiutarti a concretizzarle!

  64. Leones scrive:

    Condivido praticamente tutto dell’articolo di La Gioia.
    E allora solo un mio contributo, datato 2009:


    abbiamo troppa paura
    di perdere
    quel poco che abbiamo

    e allora aspettiamo
    quando non avremo più nulla
    non avremo più nessuna paura

    Amo e sento vicino il Pasolini corsaro ed in fondo tutto Pasolini, ma penso che è da Primo Levi, che dovremo ripartire.

  65. davide calzolari scrive:

    Donato:

    “””si… tu dici che le campane culturrali dell’arte, letteretura etc sono state suonate a iosa e non sono servite a niente!”””

    secondo me tutte queste cose,oltre a intrattenere,dovrebbe anche veicolare qualche idea-ogi tanto anche qualche idea nuova,non le solite che si ripetono da 20 anni

    è 20 e passa anni(proprio dai primissimi anni 90)che il culturame italiano è fossilizzato su una specie di sentire/sentore da “piccola borghesia riflessiva”,come la chiamano molti sociologi

    e giu con saviano,fazio,la litizzetto,dandini,guzzanti,erri de luca,walter”uolter”veltroni,i gentilissimi e rugiadosi servizi di paolo rumiz ,quando va bene travaglio battiato e guccini,qualche giallista(pseudo)impegnato,un sacco di manfrine qua e la ben scritte a a volte suggestive..e il catalogo potrebbe continuare per pagine intere…

    a cosa serve sta roba?ora,a niente

    e lo dico da bolognese doc,eh…subito dopo qualche quartiere di roma,qui a bologna dovremmo essere nella capitale morale di gusti siffatti,come quelli sopra,dico..

    lo fa notare anche filippo la porta su un articolo de l’Espresso di qualche tempo fa “la nostra letteratura sembra calcata sul gusto medio di quella che si chiama borghesia riflessiva…solo che vedendo gli inesistenti risultati politici di questo ceto,non c’è da star troppo tranquilli ..”

    eh gia,ha proprio ragione,La Porta

    20 anni di sta roba e il paese è andato peggio,non meglio:non solo ,il paese vota proprio altro che non i numi tutelar politici che ispirano,indirettamente,si presume,il culturame sopra

    culturame sopra,che è piu seguito di quanto si creda,e che però fa perdere due voti ogni uno che fa guadagnare((a sto punto non si sa a chi)

    nb:chi sopra scrive”ma penso che è da primo levi che dovremmo ripartire”,mi sembra che abbia proprio sbagliato forum:Nazione Indiana,signori,è altrove(come direbbe,presumo,federico:))

  66. Donato scrive:

    Davide
    Se passo a Bologna ci ubriachiamo in qualche osteria sana (se ancora esistono).
    Un abbraccio

  67. davide calzolari scrive:

    :):) ok:)

  68. davide calzolari scrive:

    nb:esistono ancora,esistono:)

  69. davide calzolari scrive:

    ..ma come nessuno interviene più?speravo la bordata sulla”borghesia riflessiva”smuovesse qualcosa,invece,nulla!arghh!

  70. Donatella Fois scrive:

    @davide calzolari
    A paraulas maccas, orijas surdas!

  71. davide calzolari scrive:

    sorry ma non conosco il sardo,aloha!

    aiòòò!

  72. davide calzolari scrive:

    (credo solo “aiòoo” sia una classica esclamazione del isola,ma non so se l’ho scritta bene,i’m sorry)

  73. Dez23 scrive:

    il futuro prossimo venturo non sarà un pranzo di gala, questo è certo

  74. davide calzolari scrive:

    x dez:

    dipende,se si riformulerà tutto,potremmo dire anche addio al solito “produci-consuma-crepa”,come cantavano i cccp/csi,visto che si dovrà lavorare meno,per far però lavorare tutti,onde non rischiare vere rivolte

    insomma qualcosa di buono uscirà-come ci arriveremo però,non lo so-e sinceramente non era un pranzo di gala neanche prima

  75. paolo scrive:

    secondo me volenti o nolenti si dovrà fare i conti con la totale revisione del concetto reddito-occupazione, anche perchè, crisi o non crisi la platea degli “esclusi” sarà sempre più vasta, con tutto ciò che comporta, e concretizzare la redistribuzione materiale del sapere collettivo che la digitalizzazione incorpora in beni e servizi
    il reddito di base incondizionato è un tema molto discusso in europa in cui ci sono addirittura azioni come questa:
    http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/info_on_line/2012/04/12–Iniziativa-per-un-salario-minim

    potrebbe sembrare utopico ma se si approfondisce, le remore sono più che altro di origine culturale e psicologica
    il fatto più “rivoluzionario” di questo approccio è la dissoluzione nell’immaginario collettivo del concetto colonizzante denaro-sopravvivenza demonetizzando progressivamente i rapporti sociali e quindi ottenere una società in cui finalmente il profitto non è la pietra angolare dell’esistenza, liberando energie umane fino ad ora costrette a dei bilanci.

    questo è il film della rete tedesca sul basic income incondizionato:
    http://www.youtube.com/watch?v=ExRs75isitw
    (sottotitoli da attivare)

    a chi và.. buona “visione”

  76. Valentina scrive:

    E’ assurdo che si chieda a uno scrittore la stessa responsabilità e cautela che si chiederebbe a un capo di stato o a un dirigente d’azienda.

    Per questo trovo (posso usare questo brutto termine) completamente reificati la maggior parte di questi commenti.

    Gli scrittori (gli intellettuali in generale degni di questo nome) osano, provocano, gettano benzina sul fuoco (quando lo fanno in maniera non gratuita come mi sembra in questo pezzo), lanciano cuori oltre l’ostacolo e non sono più visionari che diplomatici, più invasati che protocollari, più polemici che concilianti.

    Qua di pretende invece di pesare le parole di uno scrittore con la bilancia dei bilanci aziendali o dell’insopportabile monotonia prezzolata della stampa di regime governativo e antigovernativo.

    Cioè, voi leggete le pagine di Camus che faceva incazzare l’establishment francese dell’epoca e gioite di cotanta passionale voglia di osare, poi i vostri contemporanei provano a fare cose simili e vi scandalizzate. Non è che alcuni di noi sono più realisti del re? Non è abbiamo così tanto introiettato bastone e carota del discorso ufficiale da esserne già i tremebondi megafoni?

    L’uomo in rivolta, certo, purché riguardi le epoche passate e non disturbi i manovratori di oggi. Sull’oggi: tutti curvi sulle scrivanie e parlare solo in modo cauto.

    Signori, qui non è il pezzo di Lagioia a preoccuparmi, è parte del contesto.

  77. Valentina scrive:

    volevo dire SONO più visionari che diplomatici, SONO più invasati che protocollari, SONO più polemici che concilianti

  78. Federico Gnech scrive:

    @paolo

    l’idea di una qualche forma di salario sociale è ragionevole – anche se imho regressiva rispetto a quella di un welfare state complessivo ben strutturato. Quella del reddito di cittadinanza invece mi lascia MOLTO perplesso. Al di là di ogni considerazione economica, l’idea che un cittadino sia, per nascita, salariato dello Stato, non piace nemmeno un po’.
    Più modestamente, si potrebbe affiancare allo scontro sui diritti un serio rilancio della politica dei redditi, che sono, in Italia, tra i più bassi d’Europa.

    @valentina

    quando uno scrittore scende dal piano dell’invettiva a quello dell’analisi, il minimo che si possa pretendere è un po’ di chiarezza. E di esattezza, possibilmente. Lagioia usa il lessico, le grandezze quantitative, i dati dell’economia per farne una critica. Ma cade male, e quello che si legge – meglio: quello che io leggo, sicuramente non avendo capito un cazzo – è un tremendo guazzabuglio demagogico.
    “Cuori oltre l’ostacolo”…no, mi dichiaro sconfitto. Auguri e buone rivolte.

    Peccato che Lagioia non partecipi alla discussione. La risposta automatica che mi è arrivata in mail privata dice che è in vacanza, dobbiamo aspettare la fine di agosto (ma allora se Dio vuole in ferie ci andrò io, e dubito che avremo ancora voglia di becchettarci)

    Aloha

  79. davide calzolari scrive:

    “””“Cuori oltre l’ostacolo”””””Cioè, voi leggete le pagine di Camus che faceva incazzare l’establishment francese dell’epoca e gioite di cotanta passionale voglia di osare, poi i vostri contemporanei provano a fare cose simili e vi scandalizzate.”””……………………

    ma suvvia valentina,siam nel 2012,mica negli anni 50!

    ancora a fine anni 60 i servizi segreti spiavano i rolling stones perchè considerati pericolosi per l’ establishment ;gia pochi anni dopo anche gli addetti di servizi andavano a sentirli suonare ad Hide Park :)

    la morale è che quel che era strano in una certa epoca,dopo non fa sobbalzare nessuno,incluse le invettive degli scrittori,la cosa è talmente banale che federico adesso starà pensando”grazie davide,ottimo esempio,però vedi da noi,si ama sempre lanciare il cuore oltre l’ostacolo!!!”

    invettive come quelle sopra servono a poco,al max come palestra di idee,ma non smuovono un tubo,peraltro come vedi il linguaggio-non necessariamente il contenuto -in cui sono scritte ,fan sempre storcere un pò il naso ai più smaliziati

    ho già fatto l’esempio delle 500.000(record mondiale pro capite) persone in divisa,soprattutto dal sud,onde evitare un destino di disoccupazione e emigrazione per molti,almeno negli anni passati-qualcuno ha capito l’antifona perchè cose de genere son state avallate negli altri scorsi anche da partiti “progressisti”mica dai soliti berluscones

    adesso ne faccio un altro,ancora piu tosto,con buona pace di”mappe interiori” e “cuori gettati oltre l’ostacolo”etc etc

    avete presente l’ex ministra Gelmini?(di cui tutti fino all altro ieri parlavano male,peccato che monti & co la sua riforma l’abbian tenuta integralmente o giu di li..)

    in italia a settembre 2008,c’eran 59 milioni di abitanti,e ..250.000 bidelli,nelle scuole….

    in germania,87 milioni di abitanti….e 150.000 bidelli

    confrontate le cifre,non c’è paragone….

    con dati del genere,è ovvio che qualcuno prima o poi dovesse metter mano alla cosa

    tutti a dire”ohh,ma non è possibile,la riforma!”ma si sarebbe dovuto chiedere loro quanti mani e braccia hanno i bidelli tedeschi,forse 4???

    quali politiche sociali han portato a ste amenità?le stesse che han portato a 500000 persone in divisa

    tutta sta roba era ed è nota da tempo,ma mani nessuno,nel culturame o altrove ,che se ne fosse accorto,con buon pace di invettiva o cuori gettati oltre le recinzioni :)

  80. fabio painnet blade scrive:

    Articolo ‘ lucido’ e ‘profetico’, scrivono in tanti. Articolo opaco e non certo profetico, dico io, poiché ipotizzare un futuro di violenza nell’area mediterranea non sembra proprio richiedere un grande sforzo immaginativo.
    Individuarne correttamente i tempi invece sì. Azzeccare questo calcolo sarebbe veramente un bel colpo d’intuito per l’autore del post. Ma Nicola La Gioia non sembra avere ‘lavorato’ correttamente su dati che, nonostante tutto,(come riporta alla fine del suo pezzo), dimostra di conoscere bene . Egli infatti dopo essersi domandato come mai ‘in questo paese le tensioni sociali non fossero ancora esplose’, ci fornisce una motivazione plausibile: le ‘riserve pecuniarie’ dei nostri vecchi, principale ammortizzatore della crisi, sono giunte all’osso. Dice. Da ciò ne deduce che i tempi per le violenze di piazza sarebbero giunti a maturazione. Fra un anno, dice ancora.
    In due righe dense di nozioni e nessi egli conferma l’esistenza di una forma di un gran ‘tesoro’ che la politica sta prelevando nell’indifferenza generale dalle tasche dei pensionati (costringendoli a ‘mantenere’ i figli disoccupati).

    Una volta assodato che i paesi più impelagati della zona euro, non dispongono, in tutta evidenza, di una tal risorsa finanziaria è lecito chiedersi come mai in Italia , in un determinato periodo storico, i lavoratori di fascia bassa (gli attuali pensionati) sono riusciti ad accaparrarsi una parte del plus-valore che altrove è stato altresì regolarmente fagocitato dal padronato, dall’alta finanza o, nel migliore dei casi, dalla voracità dello stato (se pur, in taluni casi, fornendo una parziale contropartita di servizi e occupazione). Insomma quali condizioni hanno permesso l’accumulo di quel patrimonio privato trasferito per necessità dai genitori ai figli, che sembra scongiurare, o almeno dilatare , i tempi della catastrofe sociale?

  81. fabio painnet blade scrive:

    Continua dal precedente.

    La precisa conoscenza di questi indici (e non le incomprensibili banalità che ci propina la maleodorante propaganda dei quotidiani di stato) impone ai governi di continuare a tirare la cinghia ancora per un po’; ed essi continueranno a farlo, c’è da giurarci. Lo faranno senza porsi alcuno scrupolo o timore, finchè non compariranno, inequivocabili, i segnali della totale estinzione di questo fondo lasciato in fido alle banche, che in parte continueranno a sgraffignarselo sottobanco attraverso manovre finanziarie concordate con gruppi aziendali in odore di bancarotta (vedi caso parmalat, etc ), in parte continueranno a passarne i numeri effettivi agli uffici dei giuslavoristi di partito affinché con le loro macchinazioni possano continuare ad affossare il mondo del lavoro e il principio costituzionale del lavoro stesso.
    La logica ha imposto dunque un ragionamento preciso per il quale il livello di allerta sociale dei paesi maggiorm compromessi (curiosamente cattolici) sia in proporzione inversa alla possibilità di usufruire delle suddette risorse da rapinare ai pensionati. A questo punto la mia domanda all’autore del post Nicola Lagioia (stavolta c’ho azzeccato, spero), o chi per lui, è la seguente: in che periodo i lavoratori italiani (classi operaie e a rimorchio tutti gli altri) hanno potuto mantenere per sé una parte dei guadagni sudati per 18 ore giornaliere davanti a un tornio o a una fornace (rischiando perfino la vita per millecinquecento volte all’anno)? Con quale mirabile trovata la classe operaia è riuscita a tenere testa alle ovvie mire del padronato (delle sue leggi, più che altro)? Marx direbbe come sono riusciti a salvare una piccola percentuale del ‘plus lavoro’, e a non farlo fagocitare interamente entro il flusso famelico dei bilanci aziendali ( così come è accaduto nel resto d’europa)?.
    Rispondere con cognizione di causa a queste semplici domande significa allungare lo sguardo oltre la nebbia della propaganda faziosa, delle politiche del welfare e delle fumose ricostruzioni dell’informaz. di ‘regime’ (come la chiama quel vecchio capoccione di Pannella) e significa soprattutto vedere bene come andranno a finire le cose, senza l’aiuto di alcuna sfera di cristallo e senza l’apporto della genialità profetica di PPP, ricordato peraltro in questa sede diverse volte, ma non sempre con coerenza.

  82. fabio painnet blade scrive:

    A proposito @Federico Gnech, anch’io amo PPP, ma davvero non capisco come faccia a separare con tanta disinvoltura il criterio pasoliniano degli effetti portati dal liberismo (contraffatto) o dalla globalizzazione (ma più quest’ultima), risultati naturali di un’equazione che egli aveva delineato assai chiaramente nel corso della sua opera. Un’equazione tanto semplice quanto scomoda, come ben sappiamo. Un’equazione che lui denunciava come conseguenza del condizionam. indotto dalla cultura, di cui dovremmo liberarci, dopo averne identificato i principi, naturalmente e dopo aver preso coscienza del fatto che ci è propinata fin dalla più tenera età (Ecco il senso del suo disgusto verso la formaz.scolastica). Operazioncina apparentemente scontata dal momento che il pensiero di PPP è stato raffrontato alle implicazioni della termodinamica e della fisica atomica; tuttavia ad intorbidire le acque della ragione, pare infrapporsi un ostacolo di carattere ideologico, incomprensibilmente trascurato nel commentario del post. Di recente mi è capitato di parlare di questa duplice natura dell’induzione culturale in un post http://samgha.wordpress.com/2012/07/10/dalla-critica-del-paradosso-meccanicista-del-romanzo-brave-new-world-allideale-della-rappresentazione-cubista/. In esso ricordo un episodio del film ‘Medea’ che sarebbe interessante discutere con gli appassionati dell’opera di PPP.
    Federico, se hai piacere a proseguire e approfondire temi affini, puoi/potete partecipare al dibattito su Samgha, la verve frizzante del tuo spirito e il tuo affilato sarcasmo sono ben accetti. Ciao fpb

  83. Valentina scrive:

    …a me invece viene da pensare che tanti commenti e un tale polverone sollevato (qui, sui facebook, su twitter) significa che Lagioia ha toccato proprio dei nervi scoperti.

    E farsi un po’ odiare, detestare e magari suscitare scetticismo, rancori e alzate di spalla e sufficienza satura di sentimenti più densi è esattamente ciò che uno scrittore deve puntare a fare nel 2012 (e pure prima e dopo, se è per questo) per avere un senso.

    L’ecumenismo lo lasciamo ai Saviano. Qui sono gli scontri frontali a interessarci.

  84. davide calzolari scrive:

    “””””Operazioncina apparentemente scontata dal momento che il pensiero di PPP è stato raffrontato alle implicazioni della termodinamica e della fisica atomica””””

    ..è una battuta ?

  85. fabio painnet blade scrive:

    E’ un post coi suoi pregi (come dimostra il corpo del commentario) e difetti. personalmente l’ ho apprezzato, come tanti bloggers, solo che non lo trovo profetico. Tutto qua

  86. davide calzolari scrive:

    x valentina

    “””L’ecumenismo lo lasciamo ai Saviano. Qui sono gli scontri frontali a interessarci.”””

    vedi in italia ,te ne sarai accorta, c’è anche una retorica dell essere”contro”che da anni ormai mostra la corda

    tonellate di persone di lamentan dei tagli della gelmini senza capire che tagli del genere,dai dati che metto sopra (e mai confutati da nessuno in ben altre occasioni,idem nei famosi talk show televisivi progressisti) in germania tagli del genere li avrebbero gia fatti 30 anni fa..proprio perchè quel tipo di sprechi avrebbero capito che sarebbero andati a gravare sulle giovani generazioni

    eppure ,si deve esser “contro”per forza,non si sa perchè

    tonnellate di persone si lametan della disoccupazione al sud senza ricordarsi che in altri paesi avrebbero evitato di riempire i ranghi delle forze dell ordine e dell esercito con gente proveniente solo da certe zone invece che da altre(negli usa avevan un tempo un problema similare,se ne era accorti,e han evitato per tempo la cosa con qualche correttivo,e nessuno li ha accusati di leghismo)

    e anche qui, invece di iniziare a dire di sfoltire un po i ranghi delle forze dell ordine,macchè,nel 2012 ella crisi uno dei due settori -segmenti principali delle forze del ordine sta pure aumentando gli effettivi..

    ..per paura di una rivolta?macchè per dar possibilità di lavorare a chi un concorso lo ha vinto da anni e giace in attesa!!!:)altro che paure di rivolte:)

    come potete vedere,la rivolta ha da attendere:)

  87. fabio painnet blade scrive:

    @davide,se vuoi far polemica fine a sè capiti male.
    chiarisco: elementari implicazioni di termodinamica – non è una parolaccia – e scontati principi di fisica, come lo è il paradosso sull’omologazione (la fisica delle particelle e la ermodinamica parlano semplicemente di ‘omogeneità dei sistemi chiusi’. La globalità di PPP è connessa al principio omologante ella materia. Ho letto qualcosa di interessante sul tema, non è purtroppo farina del mio sacco ) e tutto il resto. Tuttavia non mi stupisce che il collegamento non sia immediato; a tal proposito consilierei il libello di Charles Snow (le due culture) o più di recente l’articolo, all’epoca contestatissimo, di massimiliano parente.

  88. fabio painnet blade scrive:

    esatto, quello che dicevo: la rivolta ha da attendere. Lagioia sbaglia nei tempi, là sta la difficoltà della previsione.

  89. davide calzolari scrive:

    @ fabio:la mia non è polemica,è che trovo davvero arduo fare collegamenti del genere,la sola frase sopra a leggerla fa RUMORE,invece che SUONO

    suggestivo provare sempre a tirar in ballo altre discipline,ma non sempre la cosa funziona,PPP lo lascerei dov’è,o perlomeno collegarlo a tutt altro è un esercizio paraaccademico che manco i wu ming farebbero -il che dice tutto-

  90. davide calzolari scrive:

    per ilr resto sull articolo d N.L siam d’accordo,almeno questo

  91. davide calzolari scrive:

    andrei pure oltre:la rivolta proprio non ci sarà(e men che meno potrebbe esserci con un paese che tra polizia municipale-eh si,non si chiaman piu vigili urbani-,polizia di stato,gdf,guardia forestale,carabinieri,e 3 forze armate,schiera una tale messe di personale che neanche ai tempi di breznev)

  92. fabio painnet blade scrive:

    No davide, permettimi una confidenza: sei in errore! Il problema della nostra classe interllettuale è proprio quello di non saper fare i collegamenti fra le diverse discipline , base ineludibile dell’emancipazione delle coscienze. PPP questi collegamenti li sapeva fare bene ovviamente, per questo ne parlo. Davide, ora io non so se tu appartieni ad un elite di intellettuali di fascia media o alta , potresti esserlo, forse sì, forse no, però ti assicuro che manifesti davvero le loro stesse difficoltà. Dacci un’occhiata al saggio di Snow, è breve e ti piacerà. per il resto si tratta di semplice divulgazione. La divulgazione scientifica serve proprio a creare le relazioni e i collegamenti con l’arte e con la letteratura, in terza istanza anche con la religione. Se vuoi continuare su questo tema, dato che il post quì tratta altri argomenti, sono a tua disposizione ancora per un po’ all’indirizzo che ho lasciato qualche piano di sopra.

  93. davide calzolari scrive:

    ri ciao,fabio
    adesso ti spiegherò, e senza andare troppo ot,perchè sei ,secondo me,in errore TE

    in italia c’è sempre un ecumenismo(origini?forse catto marxiste,direi)che pretende di abbracciare sempre tutto,e pretende di trovare la pietra filosofale anche dove non c’è,vedasi sopra

    per contro anni fa all università di bologna,conobbi un tipo ,straniero,(non ne dirò il paese)che disse qualcosa come:

    “in italia,all apparenza,è tutto moderno,tutto connesso,tutto in relazione,un tg ogni 15 minuti,piu che in usa,e un continuo parlare delle persone,non solo per strada,ovunque..poi però uno osserva meglio e vede che viene fuori l’anima antica:in pratica le uniche cose moderne che fate,che create come sistema paese,sono la moda,-ma non piu le auto-,e le armi destinate all esportazione(dove l’italia se la cava,ndr):tutto il resto,dal sistema politico a certi modi di fare,sono come quelli di altri paesi forti ,ma decenni fa..”

    ora con questi presupposti,credo che Snow potrà aspettare,da par mio

    forse meglio poche cose,dico meglio concentrarci su poche cose, vista la situazione; che di modern(ismo)e alta retorica ne abbiam anche troppo/a

  94. Valentina scrive:

    non penso affatto sia un testo profetico. Solo: mi sembra fotografi una situazione con una passione e una competenza ma sopattutto una forza retorica che non trovo quasi mai altrove. E con un’ansia di protagonismo pari a un centesimo risptto a quella di molti commentatori. Va bene, credo rientri anche questo nel gioco delle parti.

  95. davide calzolari scrive:

    forza retorica dove?

    no,si vede chiaramente che non è scritto da un economista,come articolo,semmai si può apprezzare una fondata arrabbiatura per la situazione attuale che serpeggia tra quelle righe,ma su quello,per quello,siam in tanti a provar lo stesso stato d’animo,su coem va l’italia,dico eh

    il protagonismo di noi commentatori non so dove lo veda,guardi che a scrivere righe non necessariamente elogiative,cmq abbastanza strutturate,ci vuole tempo e pazienza e voglia,in ogni caso cose molto piu difficili che non scrivere elogi di poche righe

    quanto a”fotografie”sulla situazione ,a dire il vero,ne abbiam anche troppe,di quelle,ormai,in giro

    caso classico:da anni in tanti vediamo anno zero/servizo pubbico,ballarò,qualche altra trasmissione valida di la7 etc etc..che fotografano abbastanza bene la realtà…peccato che il mattino dopo non cambia mai un tubo,anzi

  96. fabio painnet blade scrive:

    Il tuo discorso è interessante. Condivido peraltro la piaga del catto-comunismo, anche per me del tutto fuorviante. Temo però che non abbia colto la base della mia speculazione. Ciò di cui ti parlo, gli argomenti, gli autori, le disamine, appartengono a una cerchia di menti piuttosto maltrattate dalla storia specie da quella compagine intellettuale che si beava del patrocinio dell’ intellettualismo sovietico anni cinquanta. Dal mio nick avresti però dovuto intuire l’ indirizzo culturale che mi ha fornito l’ispirazione per il mio piccolo commentino si M&M. Peccato! Se proprio Snow ti dà l’orticaria, quando puoi, vieni a farti una chiacchierata su samgha; pensa un pò ho tentato l’acrobazia di mettere insieme il romanzo di Huxley (il celebre Brave new world), con la meccanica quantistica e il cubismo di picasso. Immagina il gran casino che ne è venuto fuori, un minestrone di Letteratura, arte e Scienza Su cazzeggi letterari sono ancora lì a darmi del deficiente, pensa tu. Però qualcuno ogni tanto apprezza. Vabbuò, ci sentiamo. Grazie per l’attenzione eh?

  97. Federico Gnech scrive:

    @fabio

    E’ difficile astrarre dall’opera di PPP un pensiero politico coerente, e forse è meglio così. Ognuno ci vede ciò che vuole. Un martire della Repubblica per gli ex-PCI che lo trattarono da appestato, un ‘destro’ potenziale – lui, massacrato dai fascisti – per Marcello Veneziani, un liberale per altri, ecc. Al netto della grandezza dell’artista, quello che amo veramente è la sua attitudine: alla critica della cultura di massa e del conformismo (anche a quello ‘de sinistra’) e, allo stesso tempo, alla ‘carità’ (intesa come “il senso della comprensione e compassione per ogni essere umano”). E amo soprattutto le sue contraddizioni, che non sono poche. Sull’ambigua nostalgia dell’Italia contadina potremmo discutere a lungo, ad esempio.

    Ho molto a cuore il problema delle ‘due culture’, e in un paese rovinato dal crocianesimo è impossibile non discuterne. Mischiare i linguaggi è interessante, basta farlo con la necessaria cautela, altrimenti il rischio è quello di produrre cattiva filosofia, o cattiva letteratura spacciata per filosofia (le famose imposture intellettuali descritte da Sokal)
    Ti ringrazio per le belle parole, è possibile che prima o poi venga a disturbare anche voi.

    F.

  98. davide calzolari scrive:

    “”””Mischiare i linguaggi è interessante, basta farlo con la necessaria cautela, altrimenti il rischio è quello di produrre cattiva filosofia, o cattiva letteratura spacciata per filosofia””””

    ok.

    e insisto:in un paese in cui non si riescono a fare libri che vendono 10.000 copie(cosa che avviene in altri paesi)possibilmente scritti in maniera decente e possibilmente senza trovar per forza la scorciatoia del giallo o del noir da ombrellone come storie da raccontare(bel problem,altrochè),andar subito sulle opere-mondo che”mischiano linguaggi” è davvero chiedere troppo

    su ppp: come diceva un famoso critico letterario:

    “pasolini di certo sbagliava su una cosa:lui credeva che l’uomo,cmq le persone,nascessero buone di base,di default,rousseuaviste come inclinazione,e che fosse solo la società a cambiarle,e solo in peggio :ovviamente non è così,anche perchè la società siam noi stessi,ed è troppo comodo dare la colpa a tutto il resto(il consumismo,la chiesa cattolica ,gli usa,etc etc..ndr che pure oggi esistono si ma in forme,diciamo,diverse)”

    temo sia così,e credo basti questa obiezione a riconsiderarne un pò l’opera e l’importanza

    anche perchè parecchie idee cattocomuniste han gia fatto abbastanza danni,in questo paese

  99. davide calzolari scrive:

    conversazione con ricercatore nipponico,all unibo,dieci e passa anni fa:

    lui :”in italia c’è sempre sta fissa degli anni 60 e 80,il vostro momento aureo,per alcuni anche degli anni 70..li rievocate sempre..vi guardate sempre indietro…”

    io e qualcun altro”beh nella cultura italiana si dice che bisogna anche guardare al passato,per studiarlo,per capirlo etc etc..”

    lui”è una fesseria totale..vi guardate solo indietro,voi italiani,non guardate mai avanti,non guardate mai al futuro..Non è che guardate anche al passato..guardate SOLO a quello!ed è per questo che siete un paese piuttosto debole…le elite culturali ci saranno anche ma nessuno le ascolta,proprio perchè non han nessuna idea di quel che si farà in futuro”

    (se volete,aggiungo le sue considerazioni sulle donne italiane,sulla politica italiana,sulle forze del ordine italiane,sulla disciplina media pro capite…non credo ci voglia molto a considerare come non fossero positive,come considerazioni..)

    particolare inquietante:diceva questo nel 99-2001,non oggi..

  100. peppe scrive:

    Signori e signore commentatori, che palle! scusate l’espressione ma rievocare ppp anche per questo articolo di Lagioia, crudo e sincero, ma con dati e analisi sufficienti per smentire ogni invettiva corsara del poeta friuliano, mi sembra esagerato e fuorviante. Invece no, state sempre ad azzuffarvi su vecchie categorie, con modalità superate.
    Ecco, bisogna ammettere che Lagioia ha il merito di aver provato ad innovare il dibattito stantio di certa cultura italiana. Infine, leggendo Corbellini oggi sul domenicale, mi sono sentito, anche dopo aver letto infiniti commenti che spostavano l’interesse su argomentazioni marginali al vero tema dell’articolo, di commentare anch’io. Probabilmente sbagliando, ma, considerando che uno degli argomenti freschi e interessanti tirati fuori da Lagioia, ovvero:la responsabilità individuale, comincio a prendermi le mie responsabilità…

  101. davide calzolari scrive:

    “”” Invece no, state sempre ad azzuffarvi su vecchie categorie, con modalità superate”

    ma si,infatti,in buona parte,almeno che ne penso di pasolini ,da par mio,penso di averlo scritto,quanto al fatto che altri si azzuffino su vecchie categorie,ci sta,ahimè e ahinoi,nel mentre riescono a dire anche qualcosa di interessante

    quanto a lagioia,articolo coraggioso,sicuro,ma non so quanto riuscito ,se lo si legge bene qua e la appare il solito lamentismo,che se ci fosse qui il classico imprenditore veneto o il classico meccanico abruzzese,si sentirebbe : :

    “ragazzi,una volta qui era tutta campagna eh!poco lamentarsi,dai su”-

    che dire sbagliano anche loro e la ricetta purtroppo,non è manco nel mezzo

  102. davide calzolari scrive:

    tiro in ballo la classica piccola imprenditoria italiana,proprio perchè,anche quando “micro”,è quella che ha tenuto su questo paese per decenni,bene o male

    adesso il meccanismo mostra la corda,per i famosi motivi macroeconomici,e la categoria suddetta non è abbastanza nella possibilità di capire i nuovi meccanismi

    …il problema è che molte altre categorie(“intellettualità” compresa)han ancora meno possibilità di incidere sul tutto

  103. fabio painnet blade scrive:

    Scusa @Federico, non capisco cosa intendi per crocianesimo. La contaminaz culturale a mio avviso è frutto di un paradigma illuministico un po’ cerchiobottista che affonda le proprie motivazioni fra le pieghe di una contraffazione ideologica del pensiero filosofico ellenico (su cui Adorno a scritto a sufficienza).
    Però non vorrei proseguire a disturbare chi giustamente (come @beppe) rivendica attenzione per i temi sollevati dal Lagioia. Alcuni (Lucia De Santis, com n° 20, circa) mi sembra l’abbiano fatto, anke se il loro appello pare essere rimasto inascoltato.

    @davide calzolari. Trovo particolarmente azzeccato il com in cui dici, gli intellettuali vanno a traino della realtà, non la anticipano. Le nostre divagazioni sul tema sono motivate dal fatto che Il Lagioia, nel suo pezzo, non abbia manifestato questa imprescindibile qualità, al contrario di PPP, tqanto per fare un esempio. Ho ritenuto pertanto opportuno rimarcare che l’abilità nell’anticipare il corso storico degli eventi richieda virtù tutt’altro che soprannaturali. E’ probabile viceversa che, contaminati come siamo da un’induzione culturale massiccia e adulterata (da qui il nesso con ‘le due culture’ di PPP, Snow e compagnia bella), non riusciamo più a svolgere quelle operazioni critiche necessarie ad allungare lo sguardo oltre la mera percezione del fenomeno (una volta che è già accaduto, però. Qui sta il problema!) Per questo motivo un accennino piccolo, piccolo all’ opera del poeta friulano può ritenersi perfettamente legittimo.

  104. Donato scrive:

    Io credo che se PPP fosse dei giorni nostri, verrebbe massacrato come Lagioia se non peggio, ai tempi di PPP non c’era internet per cui niente forum facebook twitter e via dicendo, mezzi che danno la possibilitá a tutti d’interloquire.
    E dunque, con la scusa di non avere le responsabilitá del professionista che deve ponderare bene le sue parole, ecco che chiunque puó gettare fiumi di parole a volte compulsivamente senza dover per forza fare una riflessione previa.
    Ma va bene cosí, meglio 4 fanatici opinionisti che danno anche sale ai commenti piuttosto che la repressione della libertá d’espressione.

  105. Federico Gnech scrive:

    Chiamo crocianesimo quella sottocultura dell’idealismo filosofico diffusa in Italia, per cui la scienza non sarebbe vera conoscenza e comunque sarebbe nemica dell’uomo (è vero, ci arriva anche Adorno, per tutt’altre vie). Ma fammi capire tu: dici che la contaminazione culturale ti sembra un inganno, ma come chiameresti allora il tentativo dell’articolo che hai linkato?

    @Donato

    Accidenti a me che l’ho tirato in ballo. PPP sta nel canone della letteratura Italiana, è stato un grandissimo poeta. Se ci fosse oggi…ma non c’è, perché è stato massacrato non metaforicamente dai fascisti. Lagioia non lo sta massacrando (nemmeno metaforicamente!) nessuno, non lo stiamo insultando, mi pare, stiamo soltando esprimendo delle critiche ad un TESTO. Il problema imho sta proprio qui: oggi la critica non conta più un cazzo. In un Paese in cui i lettori vanno preservati come i panda, l’industria culturale ha deciso che il critico rompicoglioni è di troppo. Se ne tollera l’esistenza in quanto appendice accademica dell’ufficio stampa dell’editore. Ma lo scazzo con/sull’autore paga, specialmente se nasce ai margini dell’industria: la differenza con gli anni di PPP sta nel fatto che la Rete permette di intervenire anche a chi non faccia parte della società letteraria, al semplice lettore. E questo è uno dei modi di vendere libri, oggi. Stiamo generando traffico sul blog di una casa editrice, stiamo parlando di un autore, la maggior parte di noi ne parla bene e alcuni, forse, comprerà il suo ultimo romanzo. Insomma tutto va come deve andare.

  106. Federico Gnech scrive:

    Piccola svista: la prima parte del mio commento era in risposta @fabio painnet blade

  107. Donato scrive:

    @ Peppe

    Totalmente d’accordo
    grazie!

  108. peppe scrive:

    Grazie a te Donato, per la tua attenzione.
    ciao!

  109. fabio painnet blade scrive:

    Poiché sono d’accordo anch’io con @beppe fornirò la replica a F. Gnech nella sua sede più ovvia , ovvero l’articolo da me linkato, a cui Federico si riferisce nella la sua richiesta di chiarimento: ‘Ma fammi capire tu: dici che la contaminazione culturale ti sembra un inganno, ma come chiameresti allora il tentativo dell’articolo che hai linkato?

  110. davide calzolari scrive:

    donato scrive:

    “”E dunque, con la scusa di non avere le responsabilitá del professionista che deve ponderare bene le sue parole, ecco che chiunque puó gettare fiumi di parole a volte compulsivamente senza dover per forza fare una riflessione previa””

    vabbè donato,allora torniamo a qualche passaggio “forte”dagli scritti di Lagioia

    ad esempio:

    “””Stay hungry, stay foolish. Come evitare che un uomo esasperato dalle conseguenze inattese di questa massima raccolga la prima pietra, e sia imitato da tutti quanti gli altri?”””

    secondo me:non succederà mai

    l’italiano medio(o anche basso,o anche alto :)) è antropologicamente NON portato all azione,al reagire,a parte qualche “tip” estrema qua e là

    si dirà che dico una cosa già sentita,probabile sia così.

    ma se interessa,la motivo pure :)

  111. fabio painnet blade scrive:

    interessa, interessa. Vai alle (tue) motivazioni

  112. davide calzolari scrive:

    ciao fabio,ecco qua:

    riassumerò il tutto per punti,con un pò di premesse:

    a-conosco,per hobbies e curiosità del tutto personali, il mondo militar-aeronautico e di riflesso,anche quello delle forze delle ordine.

    – premessa b:

    “”quello che ci ha mantenuto in democrazia,anche in momenti difficili degli anni 70,era l’aver gia sottoscritto dagli anni 50 e ancor piu dagli anni 60 i trattati che furono gli antesignani del Mec e poi della CEE,insomma l’esser sai nelle strutture europee fin dall inizio,ci ha messo al riparo da rivolte interne,sia da arroganze esterne”

    (ad es. se nixon non si fosse dimesso nel 74 per il Watergate ,forse l’italia nel 75 avrebbe davvero rischiato grosso,ndr)

    Di chi è la frase sopra cmq ?di romano prodi,fine anni 90-e credo avesse ragione

    e si,siam molto interconnessi con la UE,più di quanto il cittadino medio pensi,al di la del fattore Euro,anche da prima

    mi si dirà che nel pezzo che apre questo thread c’è però scritto :

    “””Come evitare che un uomo esasperato dalle conseguenze inattese di questa massima raccolga la prima pietra, e sia imitato da tutti quanti gli altri?”””

    il pericolo del pazzo isolato,che so imprenditore in rovina,studente fuori di testa o disoccupato inferocito modello “adesso basta”,può sempre esistere ma i servizi di sicurezza hanno ben presente un eventualità del genere,nella situazione attuale,dico,forse ancor più di quello,storico,come pericolo,di gruppi determinati e ancor piu organizzati

    ho ricordato in 2-3 post le 500.000 persone nelle forze dell ordine,senza tirar in ballo le forze armate:i palazzi del potere son ben difesi,molto ben difesi,anche qualitativamente

    (banalmente,anche da cose tragicomiche come la famosa statuetta in faccia all ex premier,mesi e mesi fa,le forze di sicurezza,a tutti i livelli,fanno esperienza,e infatti in molti ,anche dall estero,pare proprio a livello ufficioso,han fatto notare all ex premier che far bagni di folla,in paesi nervosetti,non è una gran idea!)

    quanto a:

    “””….e sia imitato da tutti quanti gli altri?”””

    difficile che accada,o meglio ..accadrebbe solo in situazione modello Albania 1991(“stato fallito”) o sempre Albania 1997 (rivolta armata causa una specie di scandalo”mega parmalat”che lasciò meta della popolazione senza un dinaro in banca)

    ma prima di arrivare a quel livello,ce ne vuole e ne vorrebbe…

    casi classici :egitto nell’ ultimo anno e mezzo e romania nel 1989

    nel primo causo,autoritarismo piu governo imbelle piu crisi economica;nel secondo governo poco migliore ma modalità quasi totalitarie e spirito dell epoca che soffiava verso la democrazia in posti che non l’avevano da decenni

    l’italia ha spesso governi imbelli,ma a parte qualche caso di poliziotto a cui saltano i nervi di fronte a qualche cittadino peraltro spesso rompiballe,non si può dire che si abbia una polizia texana….colà si che si fa un giretto in cella per una rissa da pub,qui NO.

    e l ‘autoritarismo,si sa alla lunga fa saltare i nervi,porta il popolo vessato a provare,tentare, il tutto per tutto –

    ma in italia non c’è una situazione così.

    ultima cosa:

    negli usa in divenire,nel 1776,allo scoppio delle ostilità contro gli inglesi,c’erano svariate armi individuali in mano ai civili:per il motivo banale,ma molto”boomerang”,che il re britannico dell epoca non poteva certo lasciare il british army a difendere i coloni dagli indiani in numeri troppo elevati-visto che era già impegnato in svariate guerrettine europee e oltremare-e insomma non si avvide del pericolo del lasciare la gente armata,visto che di li a poco i coloni irredenti non le usarono solo per cacciare cervi:)

    altro esempio:allo scoppio delle ostilità nell ex jugoslavia ,nel giugno 1991,c’eran colà 16-18 milioni di abitanti ,con intorno,anzi contorno,di 12-13 milioni(altre fonti dicono 16)di armi individuali leggere(visto che ,si sa,fino a Tito,la vecchia federazione era pronta a respingere un abbraccio troppo caldo da est così come qualche intrusione atlantica o italiana,pura paranoia)

    in tunisia ed egitto le armi in giro eran forse meno,ma l’esercito,di leva,perlopiù,aveva da sempre una certa identificazione con le sofferenze del popolo,a differenza delle locali forze di polizia che vestendo la divisa come professione,ci han messo un pò a veder che parti prendere-ma ovviamente al primo carro armato/tank sceso in piazza,han capito che non c’era match

    in romania nel 1989 c’era una posizione strana del paese nel patto di Varsavia,ma solito contorno di armi ovunque

    tutta questa pappardella per dire:in italia,piaccia o no,a differenza dei casi sopra,siamo in un paese dove le armi NON si trovano in ogni granaio(E ,deo gratias,MENO MALE)questo da fine anni 70 in poi(prima c’era una situazione piu strana)

    al di là del fatto che per le famose radici cattoliche,siam un paese non solo con la pancia piena,ma anche un tantinello piu tranquillo che non i succitati esempi”a sangue caldo” sopra

    morale:siamo in Occidente,con annessi e connessi:e questa è la buona notizia

  113. davide calzolari scrive:

    …svenuti:)?

  114. fabio painnet blade scrive:

    No, no. Tutt’altro. Cotti direi , dai 40 ° (35 serali), non tanto dalla tua lista di motivazioni, anche perché, se non sbaglio, tutte sembrano girare intorno al fattore libera circolazione delle armi. Mhmm…Credo che la faccenda risulti un tantino più complessa. Sulla frase del mortadella preferirei sorvolare. In sintesi credo ti sbagli di grosso: un rischio c’è. Bisognerebbe ragionare sugli indici ufficiali di allerta. Credo che al ministero degli interni tengano seriamente d’occhio questi indici e di conseguenza si premoniscano operando su leggi speciali a scopo cautelativo. Noi dovremmo cercare di vigilare sui prossimi pacchetti legislativi, quelli più urgenti, sul flusso di decreti di finanziamento e sulle priorità. Il rischio eversione armata, credo sia alto seppur non (ancora) a livelli di guardia.

  115. Federico Gnech scrive:

    @davide

    Io son d’accordo con te ma mi astenevo dallo scriverlo. Già il mio amico Cristiano, ogni volta che mi vede, mi dà del ‘maestrino’ (e dice che quando scrivo sono “troppo controllato”). Allora mi accorgo dell’esistenza di un enorme equivoco a proposito della natura dei testi, dei diversi ambiti della scrittura, tra impegno, critica, informazione (o disinformazione) e narrativa sic et simpliciter.
    Temo che tutto il thread di commenti possieda una certa qualità beckettiana, per così dire. Non avrai mai risposte puntuali, qui. Se vuoi prova ad abbozzare qualche suggestione impressionistica, preferibilmente su cose di cui non sai nulla, inventati qualche slogan oppure cita l’Apocalisse di Giovanni. Avrai più successo.
    ciao

  116. davide calzolari scrive:

    ciao frederick:)

    “” Se vuoi prova ad abbozzare qualche suggestione impressionistica, preferibilmente su cose di cui non sai nulla, inventati qualche slogan oppure cita l’Apocalisse di Giovanni. Avrai più successo.””” :)

    in quel senso,qualcuno in alto parlava di”tornare a Primo Levi”(o non so chi altro)era notevole ,dico:)magari il tipo se ne intendeva davvero di primo levi,ma dubito che primo levi centri qualcosa con l’italia del 2012 :)

    gags a parte:

    tempo fa un giornalista settore culturale diceva:

    “è bello nelle serate fino a giugno,in italia,vedere “servizio pubblico”,ballarò,piazza pulita,anche porta a porta..però il gg dopo non cambia mai un tubo,l’italia proprio non pende quegli input….per di più,quelli sono programmi dove si parte a parlare del parlamento,si passa poi a parlare del ponte sullo stretto..e si finisce a parlare del disagio giovanile,o di obama,o delle donne depresse :)….”..come a dire,il solito calderone

    qui sui forum/blog credo sia cmq un filo diverso,e perciò,@ Fabio:

    -si scusi la mia insistenza sulla analisi”sicurezza& difesa”,ma anche quello è un indice che ci diversifica sia dai paesi non belluini(che di armi in giro non ne hanno,come noi,ma che han un molto migliore ceto politico)sia da quelli che han ceti politici vomitevoli ma la pancia talmente vuota da esser passati all azione

    -la frase del mortadella non mi par così campata in aria,gli ultimi “tintinnii di sciabole”son infatti datati 1975,dopo,i ceti militar istituzionali anche piu retrivi nasarono il nuovo spirito,anche europeo,e semmai dopo le idee piu aggressive passarono alla piazza(ribellismo 2a metà anni 70),con l’eccezione del tremendo episodio del 2 agosto 1980 a bologna,di tutt’ altra matrice,che , tremendo come fu ,è la fine di un ciclo

    -mi si dirà che parliam dell oggi:orbene qualcuno di roma mi dice che il 15 ottobre scorso mezza roma è stata messa in subbuglio dalla famosa manifestazione uscita fuori controllo

    i ragazzi volevano davvero arrivare ai palazzi del potere..peccato che essi fossero ben transennati e protetti come poche altre volte,e da quella data,lo saranno sempre

    insomma che il popolo si possa far pesare,anche con manifestazioni robuste,la vedo dura

    possono di piu i classici scioperi,che però son un arma notoriamente a doppio taglio

    oltre,c’è la rivolta violenta vera e propria,a macchia di leopardo,che per le ragioni note(paese magari non cattolico,ma di radici cattolico buoniste si..)in un paese come il nostro mi sembra molto difficile da avverarsi

    piaccia o non piaccia,gli unici che fecero un pò paura all establishment furono quelli delle due manifestazioni irredentiste di metà anni 90 circa,prima la sceneggiata leghista sul PO nel settembre 1996(che diede avvero da pensare,visto che lo stato italiano al solito,mantenne la linea soft …)e poi l’episodio,molto piu politically uncorrect,del maggio 1997,credo ,del campanile di san marco:inqualificabili gli autori del tentato golpe ,però va detto che furono davvero “poco italiani”come approccio,e il rischio che ci scappasse il fattaccio,c’era.

  117. fabio painnet blade scrive:

    Regioni cattoliche? Buoniste? Occidentalizzate? dici?
    Dai uno sguardo al film reportage, Bloody sunday,o leggiti il libro di Don Mullan, poi vedi un pò cosa può succedere nei paesi cattolicissimi. Bada che all’epoca la perfida albione intendeva spremere gli irlandesi, nè più ne meno come l’Europa dei banchieri intende fare coi paesi a rischio default. Il problema è sempre stato essenzialmente politico, il pretesto fornito alla sonnolenta opinione pubblica europea (gli inguaribili babbei ontinentali) religioso. A mio parere bisogna meditare meglio sulle analogie e sulle relazioni fra le cose.

  118. davide calzolari scrive:

    “””A mio parere bisogna meditare meglio sulle analogie e sulle relazioni fra le cose”””

    ok,allora motivo meglio,con buona possibilità ci convincere:per quanto non protestante,l’irlanda,Eire e-o Ulster che si voglia,stavano e stanno nell orbita anglosassone(che vuol dire:in giro c’è poca aria di farsa;qui invece?parecchia)mentre la gb occupante era il mondo anglosassone per eccellenza per eccellenza,che vuol dire,un bel pò di incisività in piu a risolvere le cose ,anche con le maniere forti

    qua nel fianco nord del mediterraneo invece,non solo tutto finisce in farsa:)(vedere certe trasmissioni progressiste dove tutti parlano di tutto creando un effetto felliniano davvero forte…)

    esempio banale:l’esercito viene usato negli anni 50 in sicilia e in calabria per qualche pattugliamento anti malavita,con qualche risultato,però poi arrivan gli anni 60 e poi i 70,veder divise grigioverdi in giro fa paura a qualcuno ,non si usa piu l’esercito nelle lande del sud anche solo a pattugliare,e tutto prende la piega che sappiamo..lo si rimanda la nel 93-93 ma proprio perchè la situazione stava andando fuori controllo

    ora qualche commentatore straniero,aveva detto “altro che mandare l’esercito nel 92-93–dovevano mandarlo negli anni 50 e lasciarcelo,là..ma si sa gli italiani vedon sempre correnti d’aria ovunque…”

    questo è uno dei tanti esempi di mollezza:ma quello piu macroscopico è la reazione di romano prodi & co alla tentata secessione soft (??o festa campestre?) sul PO nel settembre 96,che si risolse in un nulla di fatto,ma Bossi & co dissero cose che in altri paesi avrebbero imposte maniere piu dure

    qui si scelse invece la strada del minimizzare,del far appeasement,che effettivamente funzionò,visto che la cosa fu presto dimenticata da molti,a parte gli esagerati di piazza san marco pochi mesi dopo

    come si vede,l’aria di farsa pervade il tutto

    per non dir del fatto che roberto maroni è alla guida di un partito che nel suo logo ha”lega nord per l’indipendenza della padania”…però è stato credo due volte ministro dell interno…..:)

    negli usa potrebbe succedere che un texano di simpatie irredentiste ,almeno sulla carta,diventi segretario dell dipartimento homeland security:)?credo proprio di no:)

    fabio,vedi ,in italia,tutti,anche nel mondo culturale,voglion in primis mostrare una certa seriosità,non avvedendosi che anche facendo le cose coi crismi,con parte delle cose sopra,si può dir davvero che alberto sordi vive e combatte insieme a noi:)insomma gli esempi sopra sono davvero da commedia :)

    questo è lo spirito dell epoca fino ad adesso,e piu di tanto non ci si può fare

    certo le cose potrebbero anche peggiorare in campo economico e quello rimescolerebbe un pò le carte.però da 2-3 gg,monti & co,mostrano un curioso,rinnovato ,originale ottimismo..va a sapere

  119. fabio painnet blade scrive:

    Sì. per l’appunto. Nonostante le divergenze , in queste ultime righe mi ci ritrovo ank’io.

  120. davide calzolari scrive:

    ciao fabio,

    non so se concordi sul fatto che

    A-rischio che la situazione possa precipitare(si spera di no)

    o sul fatto che:

    B-la mitica aria da farsa dura almeno dagli anni 50 e tanta voglia di andarsene non ha

    questa cosa,dell ironia e del senso dell ironia,è una grande dote per una nazione-lo scotto da pagare è che in questo modo si è sempre indirettamente ultradiplomatici e mai incisivi

    anche gli americani amano ridere e far rider,però ci son 3-4 evenienze là,come nazione, dove la risate & risatine si stoppano in automatico e partono in vere e proprie crociate

    qui,no,anche se qua e la c’è qualche categoria meno cazzeggiatrice,ovvero:

    i mitici piccoli imprenditori del nord,e l’ossatura dello stato,cioè forze dell ordine e magistratura- senza esser blasfemo,però,mi spiace dirlo ,anche la criminalità organizzata ha scarsissimo senso dell ironia,sopratutto in alcune zone del sud ma non solo,e infatti in italia “lavora” che è un piacere

    il resto dell italianità,anche sana,proprio non riesce a incidere sulla società

    piccola provocazione:abbiam le donne piu curate del mondo,ma anche quelle spesso piu scontente ,totalmente prese dalla loro immagine

    insomma anche questo è il ripiegarsi della società su se stessa

    (ennesimo motivo per cui il cambiamento tarderà molto ad arrivare)

  121. fabio painnet blade scrive:

    Bhè, mi sembra averti già abbondantem risposto nei miei precedenti interventi,
    dovrei ripetermi. Come però chiarivo su Samgha a federico gnech (se vuoi, puoi intervenire anche là http://samgha.wordpress.com/2012/07/10/dalla-critica-del-paradosso-meccanicista-del-romanzo-brave-new-world-allideale-della-rappresentazione-cubista/ visto che qui il dibattito si fa morente), per me i problemi dell’epoca originano tutti da un comune paradosso culturale.

  122. davide calzolari scrive:

    PERSONALMENTE non LEGGO SAMGHA

    vedo che qui il dibatitto ristagna ok,(beh il forum di M&M ha anche altri argomenti che passano in 1° piano e quindi l’argomento qui diventa meno visible )ma non credo di aver capito quali siano i””” i problemi dell’epoca -che-originano tutti da un comune paradosso culturale”

  123. davide calzolari scrive:

    smei ot ma non troppo:

    ho dato una scorcia brevissima al link e adesso credo di aver capito perchè in italia..mi si passi il paradosso..si leggono romanzi così cosà:)…(spero qualcuno abbia capito il paradosso..:)

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  1. […] In quale scenario ci troveremo a vivere nei mesi a venire? La domanda inizia a farsi pressante, perché le ferie, con il loro potere anestetizzante, sono ormai alle spalle e tocca tornare a fare i conti con una realtà che è, inutile dirlo, quanto mai incerta e preoccupante. Siamo prossimi ad incrociare per strada un nostro concittadino pronto a scagliare la prima pietra? Quell’insospettabile vicino di casa che avrà nel frattempo deciso di averne abbastanza e girerà armato e deciso a svuotare il caricatore su uno dei nostri leader o capitani d’industria, come nello scenario recentemente tratteggiato con gran pregnanza da Nicola Lagioia? […]



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