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J.J. Abrams e un gioco metaletterario ghiotto (quasi) quanto Lost

j.j.-abrams-e-george-lucasPubblichiamo un articolo di Mariarosa Mancuso uscito sul Foglio ringraziando la testata e l’autrice. (Nella foto, J.J. Adams con George Lucas. Fonte immagine)

L’oggetto affascina, non si discute. Un finto libro antico preso a prestito più volte in biblioteca (nella terza di copertina sono stampigliati i termini per la riconsegna). Uno scrittore (altrettanto finto) di romanzi che hanno fatto tremare governi, sputtanato industriali senza scrupoli e immaginato il totalitarismo: si chiama V. M. Straka, i critici litigano sulla sua identità neanche fosse Shakespeare o Omero. Un traduttore (lui si presenta così) sospettato di essere l’autore dei 19 romanzi di Straka, o almeno dell’ultimo intitolato “La nave di Teseo” (l’unica certezza è che abbia messo mano al capitolo conclusivo).

Il gioco metaletterario – non nuovissimo, tra le più recenti propaggini troviamo Roberto Bolaño con “La letteratura nazista in America”, finte recensioni di libri inesistenti, o con “I detective selvaggi”, giovani poeti a caccia della fondatrice del “realismo viscerale” misteriosamente scomparsa – si allarga a due lettori che riempiono i margini anticati del volume con annotazioni manoscritte. Una in corsivo l’altro in stampatello, prima commentando il testo poi raccontandosi i fatti propri (è ovvio che si stanno innamorando, galeotto fu il libro e chi lo prestò). Nelle pagine – attenzione se leggete il libro a letto, cadono e non si sa più dove risistemarli – sono inseriti fogli sparsi: appunti presi sui tovaglioli, cartoline, ritagli di giornale.

L’oggetto affascina, in tempi di e-book. Di più, quando sappiamo che l’autore (vero) è J. J. Abrams di “Lost”, in coppia con un certo Doug Dorst, di cui abbiamo subito sospettato l’inesistenza – a cominciare con i giochini metaletterari non si sa mai dove si finisce – finché abbiamo letto su wikipedia la sua biografia. Non che wikipedia equivalga a un certificato di esistenza in vita. Ma, come si ricava dalle interviste e dalle dichiarazioni di intenti, sembra che lo showrunner J. J. Abrams abbia lavorato qui come “bookrunner”: sua l’idea, con delega al collega per quanto riguarda la scrittura.

Non ha scelto benissimo: da uno che ha inventato “Lost” e rinnovato “Star Trek” era lecito aspettarsi un romanzo più originale, al netto dei ghiotti contorni. Un uomo senza nome e senza memoria, in tasca un foglietto con una S in carattere gotico. “S.” è anche il titolo originale dell’opera, che in italiano prende il nome dal romanzo del sedicente Straka, e sarebbe stato meglio tradotto con “La nave Argo”: l’imbarcazione riparata e rappezzata – alla fine del viaggio non conserva neanche un pezzetto del legname originale – che però continua a essere per noi sempre la stessa nave. Abbiamo una città di vicoli sotto la pioggia, una nave con marinai dalle bocche cucite (letteralmente, non potrebbero parlare neppure se lo volessero), grotte, agenti segreti, detective.

Fa da modello nobile “Fuoco pallido” di Vladimir Nabokov, uscito un anno dopo “Lolita”. Un poema di 999 versi, firmato da John Shade (“shade” come ombra), con prologo e annotazioni di Charles Kinbote. Grandioso esempio di metafiction, o di ipertesto quando ancora di ipertesti non si parlava (spesso le cose esistono prima che si trovi la parola per nominarle). Fanno da modello meno nobile i Crime Dossier di Denis Wheatley, scrittore britannico che allegava ai suoi gialli gli indizi necessari per risolvere il caso. Una busta sigillata – il lettore la poteva aprire quando voleva, per cedimento o per controllare se la soluzione era giusta – conteneva la soluzione del mistero.

L’oggetto affascina, ma non è detto che sia leggibile, o che aiuti la sospensione dell’incredulità. Strato dopo strato, annotazione dopo annotazione – con  risvolti da teorie complottiste, i due lettori che usano i margini per chattare si trovano in pericolo, o forse credono di esserlo – la trama si segue con fatica. Viene il sospetto – fa male dirlo, ma è così – che J. J. Abrams ignori i precedenti illustri o meno illustri. E che abbia svolto il compito con l’ingenuità, la reverenza e il gusto complottista di Eric e Jen, i lettori-modello incorporati nel volume. Due convinti che letteratura debba essere decifrata come un rebus per scoprire chissà quali verità.

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