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Julian Sands: da John Keats a Percy Bysshe Shelley

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Julian Sands è un attore in grado di convivere con il doppio ruolo di icona della controcultura e volto noto in popolari serie tv e film per il grande schermo. La massa lo conosce per i suoi ruoli in Camera con Vista, Stargate: L’Arca della Verità e le apparizioni in Ocean’s Thirteen, le serie Smallville e I Medici; per il pubblico più colto e “alternativo”, Sands è legato a film dal fascino disturbante come Gothic di Ken Russell, Il Pasto Nudo di David Cronenberg, Boxing Helena di Jennifer Lynch (figlia di David), Il fantasma dell’Opera di Dario Argento.

Il 6 e 7 settembre, Julian Sands sarà protagonista di un reading poetico, con letture tratte da John Keats and Percy Bysshe Shelley: Essential Poems, edito dalla Keats-Shelley Memorial Association.

Un’esperienza memorabile per tutti gli amanti della poesia romantica inglese.

In occasione del precedente reading, abbiamo incontrato l’attore nella Keats-Shelley House di Piazza di Spagna a Roma, luogo pregno di incanto poetico (dove John Keats trascorse i suoi ultimi giorni), immortalato nello sceneggiato Il Segno del Comando, e teatro delle letture poetiche.

il tuo nome è legato a quello di Shelley fin dal film Gothic, in cui hai interpretato il grande poeta. Come è nata l’idea di questo progetto di letture alla Keats-Shelley House?

La prima volta che ho visitato la Keats-Shelley House a Roma è stato da studente, nel 1979.

Nella mia prefazione, descrivo il mio arrivo in questo luogo e poi il tragitto da qui al Cimitero Acattolico, dove riposano le spoglie di Shelley, il grande pifferaio magico della mia adolescenza punk da giovane studioso di arte drammatica fautore dell’amore libero!

Rimasi ammaliato dalla potenza, dalla bellezza, dalla sensibilità di questo luogo. La presenza di Keats era ed è ancora palpabile. Ogni volta che sono stato a Roma, magari per girare dei film, sono sempre venuto a visitare questa casa. Ovviamente, nel frattempo c’è stato il film di Ken Russell che hai menzionato. Poi, nel 2016 Duncan Wu, l’editore del libro mi ha chiesto di scrivere la prefazione di questa edizione. Io ho chiesto di inviarmi le poesie selezionate…e mi sono immerso nel materiale poetico, rimanendo stupefatto da quanto fosse pieno di vigore, passione, sessualità, di quanto fosse radicale nel suo pensiero e vedico nell’approccio filosofico. Straordinariamente contemporaneo. Dunque, ho accettato con convinzione di scrivere la prefazione e di venire a leggere questi versi meravigliosi, avendo questo luogo come teatro.

Così facemmo un primo reading nel cimitero, nei pressi della tomba di Shelley. Fu un’esperienza molto potente e commovente. Due anni dopo mi chiesero di interpretare Piero de’Medici nella serie Netflix I Medici. Durante i due mesi di lavorazione, ogni giorno libero venivo qui a leggere versi per i visitatori, in maniera intima, senza preannunci: “Piacere, sono Julian, l’odierno lettore designato, ti va di ascoltare una poesia?”.

Magari per due, tre persone.

…fortunatissime…

Questo mi ha aiutato a dare forma a compredere cosa questi versi facevano risuonare nelle persone, quali poesie fossero compatibili o complementari.Poi, abbiamo organizzato dei reading serali, più formali. Questo ha portato il progetto in uno stato di costante evoluzione, ho cominciato a fare questi reading anche in Inghilterra, a Los Angeles, a Yale, a New York.

Un percorso di scoperta continuo.

In questo percorso, quali sono le poesie che hai testimoniato avere più impatto sul pubblico contemporaneo?

La selezione dell’antologia è stata condotta in maniera molto intelligente.

Se dovessi indicare per Keats l’estratto da Endymion, una lungaopera poetica…

Ferocemente criticata alla sua uscita.

Disprezzata! Eppure, nei pochi versi che ho scelto, la sua filosofia è espressa con tale bellezza, purezza, precisione.

Davvero ti chiedi: “Cosa aveva in mente la gente dell’epoca?”.

Lo stesso Lord Byron…

Esatto.

Eppure se uno rilegge quei versi, trova un elemento yogico di pace, calma, quiete.

Esattamente.

Consentire all’inconscio di esistere nella vastità della natura.

Questi sono i temi vedici.

Hai anticipato la mia domanda.Volevo proprio chiedere quanto nella tua lettura fosse presente l’elemento esoterico negli scritti giovanili di Keats, che sembrano quasi scritti da un saggio orientale.

Assolutamente, assolutamente sì.

Sia Keats che Shelley credevano in una forma di animismo, nella necessità di una comunione con la Natura, nelle sue diverse manifestazioni- cascate, cieli, formazioni rocciose, montagne -, in modo che ciò abbia un impatto sulla coscienza. La gente pensa che lo slow movement sia nato in Italia negli anni ’90, loro avevano intuito questa necessità 200 anni prima.

Uno dei siginificati etimologici della parola “yoga” è proprio “unione”, in questo senso è chiaramente un tema yogico. Negli stessi anni, il conterraneo William Blake veniva considerato pazzo per le sue visioni illuminate, per l’intuizione dell’Uno oltre la dualità.

Certamente, quando introduco il tema in grandi teatri esploro questi aspetti, qui la lettura sarà intima ed essenziale.

Del resto, questo è il luogo dove Keats ha terminato il suo viaggio terreno.

Eppure, per me è assolutamente presente. Con umiltà, sento il privilegio di leggere i suoi versi, con la sua presenza ancora aleggiante.

I versi più celebri di Keats sono quelli dedicati a Verità e Bellezza al termine di Ode su un’urna greca: Keats e Shelley, come per altri versi Goethe e Holderlin, hanno mantenuto in vita la tradizione greca, che nel Cristianesimo orientale ha ispirato, in maniera diversa, la Filocalia, ma che spesso è stata fraintesa per estetismo.

Una delle considerazioni con cui accompagno la lettura è la seguente: sebbene non ci siano evidenze dirette, secondo me Shelley deve aver avuto una certa familiarità con il Viaggio in Italia di Goethe. C’è una profonda connessione.

Per quello che riguarda Keats: “Bellezza è verità, verità bellezza,– questo solo/ Sulla terra sapete, ed è quanto basta”.

Kalòs kai agathòs.

Esattamente.

Nella tua carriera hai spesso lavorato sul limite tra letteratura e cinema. Qual è la differenza tra leggere i versi di un poeta e impersonarlo su uno schermo?

Da attore hai tre occhi: il primo è la tua intelligenza, che ti fa leggere lo script, ti fa fare le tue ricerche, parlare con le persone, visitare i luoghi; il secondo è l’immaginazione, che ti fa colmare tutti i buchi, tutte le informazioni che non puoi raccogliere nelle tue ricerche, se l’iintelligenza ti dona il disegno generale, l’immaginazione ti dona il colore; il terzo occhio è l’intuizione che sposa intelligenza e immaginazione e rende il tuo lavoro unico. Quando un attore recita Amleto sarà diverso da un altro che recita la stessa parte. Questo riguarda l’interpretare un personaggio sullo schermo: se si ha una pregressa conoscenza letteraria o musicale su di esso, si prova a cogliere l’autenticità, ovvero non si interpreta l’arte, si interpreta l’artista.

Hai interpretato anche Laurence Olivier, maestro della recitazione, quindi hai dovuto in questo senso compiere un doppio salto.

Amavo Olivier, non l’ho mai incontrato, ma il suo lavoro ha avuto una grande influenza su di me, fin da ragazzino. Per questo, ho implorato di avere…un’altra parte! Ma hanno insistito e, devo dire, l’esperienza è stata favolosa. In questi casi non si prova nemmeno a impersonare il personaggio, ma a incanalare la sua energia.

Lindsay Kemp mi disse la stessa cosa della sua interpretazione di Nijinskij.

Ricordo quando lo andavo a vedere a teatro da ragazzo, era straordinario. Anche lui un ribelle.

Per concludere su questa nota: quando hai parlato della fascinazione da giovane punk per Shelley, mi è sovvenuto un belissimo documentario di Peter Ackroyd sui romantici inglesi, realizzato per la BBC, in cui sottolineava questo loro aspetto. Eredi di una tradizione, ispiratori di ribellione: è illuminante.

Ed esaltante.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
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