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Kronos. Witold Gombrowicz e il mistero del tempo

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C’è sempre un’ambiguità di fondo quando ci si addentra nei diari o nelle memorie intime degli scrittori: lo si può fare in punta di piedi, aggirandosi circospetti tra le confessioni in cerca di luci per interpretare meglio l’opera, oppure lo si può fare in maniera quasi morbosa, se con questa parola si intende anche la relazione con tutto il corpus di un autore, considerando ogni particolare come decisivo per la costruzione di un suo ritratto fedele. Se questi sono solamente due tra i differenti modi di leggere opere strettamente autobiografiche, e anch’essi soggetti a decise e profonde variazioni, con alcuni autori particolarmente cari al lettore quasi non esiste un vero e proprio scarto, perché tutto, ogni notizia, figura nello stesso tempo come via ermeneutica privilegiata e come un tesoro prezioso da custodire per la creazione della propria immagine personale.

È questo quello che accade leggendo Kronos di Witold Gombrowicz, da poco edito da Il Saggiatore all’interno del progetto di pubblicazione delle opere dello scrittore polacco (l’anno scorso fu la volta dello straordinario romanzo Cosmo), con la traduzione di Irene Salvatori e la cura del massimo esperto italiano dell’opera dello scrittore, Francesco M. Cataluccio. Non è un caso, in un autore come Gombrowicz, l’utilizzo del genere letterario autobiografico: lo stesso, come ricorda Cataluccio nella sua bella e partecipata postfazione, era un appassionato lettore di questo tipo di opere, sin da quando il suo amico Alejandro Rùssovich gli prestò il Journal di Gide, tanto che, nel 1958 scrisse: «sono un appassionato lettore di diari, mi attira la tana della vita altrui, non importa se abbellita o anche falsata – comunque la si metta – il diario è sempre un brodo con il sapore di realtà».

In Kronos la narrazione romanzesca febbrile e onirica di Cosmo lascia il posto alla costruzione di un taccuino, certe volte caotico, altre ordinato, dove trova spazio il racconto degli incontri sessuali o delle vicissitudini legate ai contratti, la narrazione di appuntamenti e relazioni, nonché una interessante lista di acquisti, soprattutto libri e dischi (interessanti i numerosi luoghi del testo dedicati alla musica che finisce per rivestire un ruolo decisivo nella vita dell’autore). Le parti più delicate, e per certi tratti più belle e commoventi, sono quelle dedicate a Rita Lebrousee, poi Gombrowicz, la giovane studentessa che sposò e con la quale trascorse gli ultimi anni della sua vita. È proprio lei a firmare l’introduzione a questo testo, che si chiama In caso di incendio perché, come racconta, lo scrittore le disse di salvare, in caso di fiamme, solo i contratti e proprio il manoscritto di questo libro, «commovente, un indovinello, un tesoro», secondo le sue stesse parole: un indicatore certo non secondario.

«Kronos è la ricerca ostinata del fondamento del proprio essere. Gombrowicz ha spinto il più lontano possibile i limiti della sua memoria per ritrovare il proprio passato. Ha ricercato la conoscenza di se stesso» scrive con grande vicinanza Lebrousse. È infatti difficile non rintracciare tra i frammenti di queste pagine una profonda ricerca dell’essenza della vita, che si basa spesso su semplici annotazioni, ma la quotidianità è forse l’elemento decisivo della vita, ma con altrettanta frequenza illumina spazi reconditi della mente dello scrittore, che fanno da contraltare al diario pubblico (quello edito da Feltrinelli in due volumi nel 2004 e nel 2008) con talvolta ancora maggiore profondità. Ciò che emerge con forza, sempre al netto della costruzione ad opera dell’autore di un vero e proprio personaggio letterario, è una estenuante lotta con il tempo che, anche a causa di malattie e ristrettezze, mangia sempre più velocemente l’esistenza.

Anche se il principio della scrittura di Kronos risale al 1953, la memoria dello scrittore polacco si spinge fino al 1922, anno in cui sostenne l’esame di maturità: i primi anni del ricordo sono anche per questo molto offuscati, come si evince da alcune ripetizioni e da certe lacune, ma il memoir inizia a farsi piano piano e sempre più inesorabilmente lucido, con gli anni della guerra che iniziano a restituire diapositive assai più nitide. Ci si muove dunque, insieme all’autore, tra l’Argentina, con il lavoro in banca a Buenos Aires, una «noia» come annota più volte Gombrowicz, che infatti lo lascerà per dedicarsi alla scrittura del fondamentale Trans-Atlantico, al ritorno in Europa, la vita in Germania e in Francia, con un resoconto dei molti personaggi, più o meno eminenti, incontrati. Diverse volte compare sulle pagine dei taccuini di Gombrowicz il nome di Proust, altro autore a cui lo lega probabilmente anche un discorso condiviso, seppur differente nelle forme, sulla memoria.

In Proust la memoria che assume un decisivo carattere conoscitivo è quella che affiora involontariamente, fuori dal controllo razionale, improvviso balenio che riporta alla luce episodi di un passato sepolto con l’affresco di Il tempo ritrovato che rappresenta la riappropriazione del passato come unica via per dare senso alla realtà del presente e strapparla alle continue trasformazione del tempo. Kronos appunto, il titolo dell’opera di Gombrowicz che richiama anche il nome del dio greco che divorò i propri figli, come fa il tempo con gli uomini, vive da questo punto di vista in una luce più negativa, in quanto l’autore non arriva mai a questo complesso e perfetto risultato proustiano: Gombrowicz attraverso le annotazioni personali tenta di inanellare le sue storie mediante il lavorio incessante della memoria anche se non sembra mai trovare riposo né un risultato definitivo.

Forse anche per questo si trova a spingere questa sua furia conoscitiva sull’esistenza fino all’ultimo dei suoi giorni, donando però il frutto di uno sforzo individuale a tutti, e in particolare a coloro i quali si interrogano sul grande mistero del tempo.

Matteo Moca si è laureato in Italianistica all’Università di Bologna con una tesi su Landolfi e Beckett. Attualmente studia il surrealismo italiano tra Bologna e Parigi, dove talvolta insegna. Tra i suoi interessi la letteratura contemporanea, la teoria del romanzo e il rapporto tra la letteratura, la pittura e il cinema. Suoi articoli sono apparsi su Allegoria e Alfabeta2. Collabora con varie riviste di carta, in particolare con Gli Asini, rivista di educazione e intervento sociale, con Blow Up per la sezione libri e con L’indice dei libri del mese e online (DUDE Mag, Crampi sportivi, Nazione Indiana, ecc.).
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