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La biblioteca segreta di Timbuctù

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Questo pezzo è uscito su TuttoLibri – La Stampa (fonte immagine).

In un racconto di Gesualdo Bufalino, Le visioni di Basilio, alla fine di un cataclisma atomico il Senato del Mondo decide di proteggere da un’invasione di tarli giganteschi le carte più nobili dell’umanità. A guardia del tesoretto, in cima al Monte Athos, viene scelto il novizio Basilio. Ma una notte un tic toc minaccioso annuncia che la fortezza è stata violata. Allora Basilio si cosparge il corpo di miele perché aveva letto che i tarli ne erano golosi, si stende nudo sul pavimento, aspetta di avere addosso tutte le truppe nemiche, poi spalanca la finestra e precipita nell’Egeo.

Quando ho letto sui giornali di Abdel Kader Haidara e di come ha messo in salvo migliaia di manoscritti, quel racconto di Bufalino mi è tornato in mente. La pelle di Haidara è più nera di quella di Basilio, ma pure lui ha braccia larghe e forti. La sua storia ora ce la racconta un giornalista americano, Joshua Hammer, in un libro che esce in questi giorni per Rizzoli, La biblioteca segreta di Timbuctù, fornendoci anche una dettagliata inquadratura storica di tutta la vicenda.

Timbuctù è una città scolpita nel fango e nella sabbia. Crocevia di tutti i nomadi del Sahara, sotto l’Algeria, per gli occidentali è stata a lungo una leggenda. Il primo europeo a metterci piede, nel 1826, fu un esploratore scozzese, ma non ne tornò indietro. Tin-Boctou la chiamarono i Tuareg: il pozzo di Boctou, la donna dal grosso ombelico.

Ma ci sono luoghi comuni così radicati che ancora sopravvivono, come quello di un continente analfabeta, senza arte e senza scienza, di cui erano convinti anche Hume, Kant ed Hegel. E invece a Timbuctù, nella sua età dell’oro, tra il XIII secolo e la conquista marocchina del 1591, fiorì una società di liberi pensatori, all’interno dell’impero songhai. A quel tempo la città contava 180 istituzioni accademiche. L’università più prestigiosa aveva sede nell’antico quartiere di Sankoré e decine di manoscritti venivano copiati ogni giorno dagli amanuensi nei suoi vicoli. Avevano copertine in pelle lavorata di capra, pecora o cammello con intarsi in ambra e argento; la carta di stracci arrivava da Venezia. Erano trattati di algebra, mappe del cielo, saggi di poetica o sull’arte di suonare il liuto o di bere il tè. Vi potevi trovare rimedi medicinali, la registrazione di una pioggia di meteoriti del 1583 o le opere di Tolomeo, Aristotele, Platone e Avicenna tradotte in arabo.

Minacciati dalle termiti e dai mercanti, dagli eserciti coloniali, dai fanatici integralisti, gran parte di questi manoscritti sono miracolosamente sopravvissuti grazie al caldo secco e alla cura degli abitanti. La loro, ci dice Joshua Hammer, è una storia secolare di guerre, ricoveri, smarrimenti. E di custodi. In Mali, questo mestiere si eredita. Abdel Kader Haidara ricevette dal padre, in punto di morte, l’incarico di occuparsi della collezione di famiglia e lo accettò come la maggiore responsabilità della sua vita. Lavorò per quasi dieci anni all’Istituto Ahmed Baba, girò il mondo, imparò tutto quello che c’era da sapere sulle tecniche di restauro e conservazione. Poi fondò una Biblioteca privata e contribuì alla rinascita culturale del suo paese, rifiutando cariche pubbliche e dedicando tutte le sue energie all’acquisto e al risanamento del maggior numero possibile di opere. A leggere le sue peripezie (viaggi in canoa, traversate del deserto, incidenti automobilistici), chi è convinto che il bibliotecario sia un mestiere soporifero e noioso dovrà ricredersi.

Quando Timbuctù cadde in mano ai jihadisti, tra il 2012 e il 2014, tutto il lavoro fatto in trent’anni rischiò di andare in fumo. Animato dalla consapevolezza che nei 377.000 manoscritti ora raccolti in 45 biblioteche cittadine fosse incisa la storia della sua Africa e la prova di un Islam pacifico, sapiente e moderato, Haidara rientrò precipitosamente a casa da un viaggio di lavoro, risalendo a ritroso l’esodo di migliaia di uomini e donne, tra “nuvole di polvere, gas di scarico e disperazione”. Qui organizzò una squadra di bibliotecari pronti a tutto. Con i dollari di una fondazione, li mandò nei mercati a comprare bauli di metallo e nottetempo, sotto il naso dei Barbuti, diede l’avvio al trasferimento di quell’immenso patrimonio letterario.

Prima in case sicure, e dopo fino a Bamako, a mille chilometri di distanza. I volontari lavorarono incessantemente, mentre Haidara passava 15 ore al giorno al telefono a raccogliere fondi e coordinare le operazioni. Bisognava trovare corrieri, pick up, jeep. Servivano soldi per superare i posti di blocco, guadare il fiume, correre sulle piste rosse. Alla fine, tutti i manoscritti arrivarono a destinazione. Soltanto nel cortile dell’Istituto Ahmed Baba, i jihadisti ne bruciarono 4202, ma ignorando quelli racchiusi nei sotterranei.

Oggi l’intera raccolta è al sicuro in una struttura a isolamento climatico, in attesa che possa ritornare dove è sempre stata. La sua sopravvivenza testimonia quanto possa essere stupefacente la fiducia di un uomo nella parola scritta.

Fabio Stassi (Roma 1962) di origini siciliane, vive a Viterbo e lavora a Roma in una biblioteca universitaria. Scrive sui treni.
Nel 2006 ha pubblicato il romanzo Fumisteria (GBM, premio Vittorini Opera Prima 2007). Per minimum fax: È finito il nostro carnevale (2007), La rivincita di Capablanca (2008), Holden, Lolita, Živago e gli altri (2010) e Il libro dei personaggi letterari (2015). Per Sellerio ha pubblicato L’ultimo ballo di Charlot, tradotto in diciannove lingue (2012, Premio Selezione Campiello 2013, Premio Sciascia Racalmare, Premio Caffè Corretto Città di Cave, Premio Alassio), Come un respiro interrotto (2014), un contributo nell’antologia Articolo1. Racconti sul lavoro (2009), Fumisteria (2015, già Premio Vittorini per il miglior esordio) e La lettrice scomparsa (2016). Ha inoltre curato l’edizione italiana di Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno (2013).
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2 Commenti a “La biblioteca segreta di Timbuctù”
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  1. […] di averla immaginata la rende più letteraria di qualsiasi altro libro, secondo me. Il pezzo lo ha scritto Fabio Stassi e lo trovate qui. Ha questo splendido inizio, indimenticabile […]



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