La compilation perfetta

Pubblichiamo l’intervento di Martina Testa, editor della narrativa straniera e direttore editoriale di minimum fax, che rientra nella serie di articoli pubblicati dal manifesto in materia di editoria.

di Martina Testa

Da una decina d’anni lavoro come editor della narrativa straniera per una casa editrice indipendente, minimum fax, di cui sono oggi anche direttore editoriale. Ciò comporta un ruolo di supervisione, indirizzo e coordinamento di molte diverse attività; ma è della mia mansione originaria e più specifica di editor che vorrei parlare qui. Dello spirito con cui faccio questo lavoro e con cui vorrei continuare a farlo.

A differenza di un editor di narrativa italiana, che spesso affianca in prima persona l’autore nella rifinitura del testo, un editor di narrativa straniera seleziona romanzi e racconti già allo stato definitivo, e già pubblicati in un’altra lingua. Per questo, in genere, vive il rapporto con gli autori in modo molto più disteso e sereno: niente discussioni sull’opportunità di un taglio o di una riscrittura, niente telefonate isteriche nell’imminenza dell’uscita; bensì lunghe cene e bevute e chiacchierate in occasione di festival letterari o di tour di presentazione del libro – quando non rocamboleschi giri in motorino per la città, episodi di ubriachezza molesta dopo la cena in una trattoria di paese, o fine serata in angusti gay bar con pole dancer di taglia XXXL: l’aneddotica in materia è sempre ricca e gustosa, ma è, tutto sommato, solo un gradito corollario.
In realtà, la parte più rilevante del lavoro di un editor della straniera consiste nell’attività di ricerca e valutazione di opere letterarie di cui proporre all’editore l’acquisto dei diritti di traduzione; una volta andata a buon fine la trattativa, l’editor ha spesso il compito di seguire da vicino la realizzazione del libro (assegnare la traduzione, a volte rivederla, collaborare all’ideazione della copertina, scrivere i testi delle bandelle…): così facendo, nel corso degli anni contribuisce a costruire il catalogo della casa editrice.

Io, da sempre, vivo tutto questo come l’equivalente di un’attività creativa quintessenzialmente adolescenziale ed emotivamente intensa: scegliere i libri da pubblicare ogni anno è come mettere insieme canzoni su una cassetta – o in una playlist – da regalare a una persona cara o da far girare fra gli amici. È un atto di libera espressione di sé e dei propri gusti (questi sono pezzi che amo, questi sono pezzi di me), un tentativo di condivisione (a me piacciono, se piacciono anche a te saremo più vicini e meno soli), e un gesto vagamente didattico (ti faccio conoscere qualcosa di nuovo e di bello).
Come nel creare un mixtape si sceglie con cura l’ordine dei brani, valutando l’effetto di ciascuno rispetto all’insieme, così per me una buona collana letteraria non è un’accozzaglia di titoli ma un collage armonico, che abbia una personalità, un’atmosfera riconoscibile pur nella varietà delle storie e degli stili. Come i gruppi che scopriamo da soli sono spesso quelli che amiamo di un amore particolare, e che non rinneghiamo mai, così – senza nulla togliere al contributo degli agenti letterari e dei consulenti che aiutano un editor a districarsi nell’enorme massa di materiale fra cui pescare (alcune delle nostre canzoni preferite ce le fa sempre scoprire qualcun altro!) – il momento per me più prezioso è quello della ricerca attiva e autonoma, che si compie perlustrando gli scaffali delle librerie straniere, leggendo riviste letterarie e blog, scambiandosi idee con i colleghi e gli autori di altri paesi. Come dei gruppi che ci piacciono davvero non ci piace mai una sola canzone, così io tendo a selezionare non singoli titoli, ma autori: anche se significa scartare un testo che in sé potrebbe “funzionare” quando non sono convinta che la voce dello scrittore abbia abbastanza personalità e solidità da restare rilevante nel tempo, o pubblicare titoli dallo scarso potenziale commerciale pur di continuare a sostenere un autore in cui credo fortemente.
Si può registrare una compilation di soli successi del momento, ma forse tra un anno la persona a cui è destinata avrà già smesso di ascoltarla. Oppure si può mettere insieme una compilation di vecchie hit e chicche rare – e in effetti una collana che recuperi titoli del passato è una sana reazione al frenetico viavai delle novità editoriali che non durano più di una stagione. Ma, per quanto mi riguarda, la sfida più grande per un editor di narrativa letteraria è ancora diversa, fatta di fiuto e preveggenza: riuscire a scegliere, fra le novità di oggi, quelle che fra venti o quarant’anni parleranno ancora ai lettori. Creare la compilation perfetta, insieme attuale e senza tempo.

C’è un aspetto, però, in cui la similitudine non tiene. Da che mondo è mondo, la compilation di brani assortiti da te è un regalo. (Ancora oggi, sui blog e sulle riviste online, i mixtape di mp3 si scaricano gratis.) I libri di una collana invece vanno venduti; e in Italia, oggi, vanno venduti in un mercato editoriale in profonda crisi di fatturato e di idee. L’intraprendenza, la libertà, la creatività dell’editor vengono ostacolate. Vuoi per la logica industriale che guida le grandi aziende editoriali; vuoi per il frequente concentrarsi, sotto una stessa proprietà, di casa editrice, rete di promozione, società di distribuzione, catena di librerie, a tutto svantaggio dell’editoria indipendente, che ne resta schiacciata; vuoi per la vera e propria catatonia intellettuale a cui è ridotta buona parte della popolazione, sempre più spesso ciò che si richiede a un editor è l’opposto di una compilation personale; assomiglia alla playlist di una radio commerciale, dove il dj non seleziona e non mixa nulla: al massimo, annuncia il titolo del pezzo o lancia la pubblicità.
Alcuni editor non se ne scandalizzano: sostengono anzi che il senso del lavoro che facciamo sia proprio operare un compromesso fra i nostri gusti e il mercato. Ma quando le forze in campo sono impari, compromesso è solo sinonimo di cedimento. Io vorrei, invece, che questo stato di cose cominciasse a venir percepito con insofferenza; che l’editor smettesse di vedere il mercato come uno scenario già dato con cui fare i conti, ma lo affrontasse come un contesto da ri-orientare sulla base dei propri valori e dei propri gusti. Che all’editor venisse voglia di lottare, se serve, per riportare al centro del proprio lavoro l’orgoglio, l’emozione, il coraggio e l’impegno con cui si mettono insieme una manciata di canzoni da regalare a una persona che ci sta a cuore.

Commenti
2 Commenti a “La compilation perfetta”
  1. Francesco scrive:

    Intervento impeccabile e appassionato su cui sono d’accordo. Mi permetto solo di aggiungere un piccolo paragrafo.
    A mio parere ci sono molti editor disposti a lottare, in piccole case editrici come in aziende che distribuiscono dvd in confezioni curatissime con ricco apparato iconografico e critico di supporto.
    Ci sono nuove esperienze editoriali di distribuzione di film di grande qualità venduti in streaming o in download legale a prezzi contenuti.
    Si tratta di un cinema scarsamente (o per nulla) distribuito e quasi sempre di ottima qualità che racconta storie e mondi diversi dagli usuali.
    In quel caso quindi abbiamo un “amico” che ci consiglia percorsi di lettura e visione diversi, nuovi, inconsueti e spesso inesplorati.
    Difficile è capire però a quali “persone che ci stanno a cuore” consigliare quella playlist.
    In altre parole, io posso adorare Barbra Streisand e Bette Midler, considerarle artiste da difendere, rivalutare e sostenere, ma non mi sognerei di regalare una playlist di pezzi straordinari di queste due meravigliose interpreti a un amico amante della musica metal.
    Forse è più facile consigliare (o imporre al mercato) Michael Cunningham che Dennis Cooper. Alan Bennett (bravissimo) penetra più facilmente di Stephen Fry (formidabile e poco apprezzato e tradotto narratore).
    Vieri Razzini che distribuisce ottimo cinema di qualità, scegliendo i film che a lui piace vedere, rimane un distributore di nicchia per cinefili forse un po’ di età (scarsi i miei coetanei in sala alle proiezioni della Teodora).
    Viva gli editor e i distributori di film che lottano per le cose che gli piacciono, sapendo di dovere convincere non solo la massa, ma anche la nicchia, quell’amico che ci sta a cuore ma che, mannaggia, ha gusti molto diversi dai nostri.
    Perdoni la digressione cinematografica ma mi è tornata utile per affrontare (forse in modo prolisso) un argomento che mi sta a cuore.
    Un saluto.

  2. carmelo scrive:

    riuscire a scegliere, fra le novità di oggi, quelle che fra venti o quarant’anni parleranno ancora ai lettori. Creare la compilation perfetta, insieme attuale e senza tempo.
    se questo è il criterio allora la strada è quelal giusta.
    perchè il “target” (parola nauseante) non è il “mercato” ma la comunità dei lettori

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