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La cosa Russia

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Giocando con il titolo di un film di Fred Schepisi potremmo chiamarla «la cosa Russia», intendendo un’entità storicamente e politicamente fondamentale con cui la letteratura intrattiene un rapporto strettissimo.

Perché all’interno di quel territorio immenso che sembra confinare con il mondo intero – dall’Europa allo stretto di Bering, dalla Cina al Mar Glaciale Artico – le contraddizioni di cui si nutrono le storie sono innumerevoli. Apparsi negli ultimi mesi, tre libri si confrontano con la cosa Russia indagandone la strutturale complessità.

Con Indirizzo: Unione Sovietica. 25 luoghi di un altro mondo (Sironi), Gian Piero Piretto esplora la cultura sovietica passando in rassegna gli spazi in cui si articola il prostor, la superficie fisica, tanto esterna (dal mercato colcosiano ai cimiteri che si aprivano nei boschi di betulle) quanto interna (dai grandi magazzini alle stanze degli appartamenti in coabitazione fondati sul principio della uplotnenie, la compressione dello spazio disponibile per ogni cittadino) quanto, ancora, quei luoghi che lo spazio lo attraversano (gli elettrotreni dove i senzatetto si ritrovavano a vivere).

L’orizzonte verticale di Mosca – la metropoli che si estende a perdita d’occhio punteggiata dall’ascendere vertiginoso di costruzioni ideologicamente magniloquenti – è al centro di Viaggiatori nel tempo. Come sopravvivere all’inverno russo con la letteratura (Exòrma). Distante dal classico reportage, il libro del collettivo Sparajurij è il racconto di un italiano che percorre Mosca e i suoi dintorni in un continuo gioco di rifrazioni tra spazi concreti e riflessi letterari.

Attraversare la capitale – per esempio a bordo del tram Annuška, che si inoltra nel centro della città – significa infatti confrontarsi con un luogo molteplice, razionalmente caotico e architettonicamente inesauribile, in cui a ogni angolo di strada ci si imbatte nel Maestro e in Margherita, nei versi di Brodskij e Cvetaeva, nelle visioni di Chlebnikov.

Da un verso di Pasternak deriva il titolo dell’esordio di Ruska Jorjoliani, trentenne georgiana che, residente da diversi anni a Palermo, ha deciso di scrivere il suo romanzo in italiano. La tua presenza è come una città (Corrimano), che impressiona per l’eleganza lieve dello sguardo e per la compiutezza della forma, racconta la storia di due amicizie, quella tra Viktor e Dimitri e tra i loro figli, Saša e Kirill, attraversando il ’900 e giocando ironicamente con i luoghi, intesi stavolta come tòpoi, del romanzo russo – dalla colpa alla redenzione, dal pazzo del villaggio ai pastrani («Oh, questa ossessione tutta russa per i cappotti!»): un patrimonio, appunto la cosa Russia, indistruttibile perché fatto della sostanza saldamente immateriale della letteratura.

Giorgio Vasta (Palermo, 1970) ha pubblicato il romanzo Il tempo materiale (minimum fax 2008, Premio Città di Viagrande 2010, Prix Ulysse du Premier Roman 2011, pubblicato in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Inghilterra e Grecia, selezionato al Premio Strega 2009, finalista al Premio Dessì, al Premio Berto e al Premio Dedalus), Spaesamento (Laterza 2010, finalista Premio Bergamo, pubblicato in Francia), Presente (Einaudi 2012, con Andrea Bajani, Michela Murgia, Paolo Nori). Con Emma Dante, e con la collaborazione di Licia Eminenti, ha scritto la sceneggiatura del film Via Castellana Bandiera (2013), in concorso alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Collabora con la Repubblica, Il Venerdì, il Sole 24 ore e il manifesto, e scrive sul blog letterario minima&moralia. Nel 2010 ha vinto il premio Lo Straniero e il premio Dal testo allo schermo del Salina Doc Festival, nel 2014 è stato Italian Affiliated Fellow in Letteratura presso l’American Academy in Rome. Il suo ultimo libro è Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani (Humboldt/Quodlibet 2016).
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