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Come rispondere a Quit the Doner, Riotta, Calabresi, Odifreddi, etc… Ovvero: la difesa da un linciaggio via web non può essere un contro-linciaggio via web

Questo articolo, uscito su Linkiesta, è un pezzo di risposta a quest’altro articolo: Contro il linciaggio di Odifreddi di Quit the Doner; l’immagine è una foto del famoso linciaggio di Duluth.

Questo sarebbe uno di quei pezzi di un giornalista che parla di un giornalista che parla di un giornalista che parla di un giornalista. Come sapete, è un genere.
In questo caso ci sono io che parlo di Quit the Doner che parla di Riotta, Calabresi & Co. che parlano di Odifreddi. Cito per comodità solo l’ultima matrioska, il pezzo di QtD, un lunghissimo, veramente lunghissimo, contro-editoriale in cui si muove una difesa di Odifreddi, linciato da quelli che vengono definiti “soloni della rete”, Riotta e Calabresi in testa, dopo un paio di uscite discutibili suo blog. Sostanzialmente, la difesa di QtD, accordandosi all’autodifesa di Odifreddi stesso sul suo blog, è che il matematico voleva porre una sottile questione epistemologica e non discutere di argomenti storici. Secondo me l’articolo di QtD ha diversi punti controversi, provo a elencarli.

1. Il primo, più autoevidente, secondo me è che Odifreddi (e quindi anche Qtd) sostiene di voler parlare di epistemologia quando gli è stato contestata la sua eccessiva leggerezza o incompetenza storica o similnegazionismo rispetto all’esistenza delle camere a gas. Il tema rilevante del dibattito sembra essere – dunque – se Odifreddi è davvero scettico di fronte all’esistenza delle camere a gas, non un dibattito epistemologico sulle varie accezioni del concetto di verità. La difesa in questo caso pare benaltrista.

2. Odifreddi in un post successivo propone una tassonomia progressiva della verità, dove da un lato della spettro ci sono le verità matematiche (superiori), dal lato opposto le verità storiche (inferiori). Il punto è che il dibattito sullo statuto della verità storica non dovrebbe (non dovrebbe per un intellettuale, per un intellettuale che cerca di argomentare) essere, anche in questo secondo post (un post di scuse, essenzialmente) così carente di riferimenti al mondo degli storici.
Ecco, per fare un esempio elementare, una definizione di “verità storica” di Miguel Gotor: «Dai tempi di Lorenzo Valla, grazie alla rivoluzione umanistica, si è affermata un’irriducibilità dell’analisi del testo e una sua autonomia che connotano la disciplina storica  e le consentono, attraverso la critica delle fonti e le relazioni con il contesto, di accertare l’autenticità di un documento e la verità o la falsità del suo contenuto. Ciò avviene attraverso un metodo filologico che è il migliore antidoto allo scetticismo integrale e che fa della storia una disciplina laica che sottopone a ragione critica i discorsi istituzionali e istituzionalizzanti del potere e si fonda, come ha insegnato Marc Bloch, sul modo del relativo e degli uomini al plurale».
3. Scrive Qtd: «È vero, se la guerra l’avessero vinta i tedeschi non ci sono dubbi che i responsabili di atti come il bombardamento di Dresda, o (se in uno scenario così mutato fossero avvenute comunque) le bombe di Hiroshima e a maggior ragione Nagasaki, sarebbero stati considerati criminali di guerra. La storia funziona così, la scrivono i vincitori, benvenuti nel mondo reale».
Ragioniamo con i se di Qtd. Se fosse accaduto che i nazisti avessero vinto la guerra. Se gli ebrei fossero stati definitivamente sterminati. Ora quindi nel 2013, in questo mondo diventato nazista, si sarebbe detto che: la soluzione finale era un crimine terribile ma funzionale alla vittoria militare? È questa la controargomentazione?
4. Scrive QtD: «Il fatto che la storia la scrivano i vincitori e che molte azioni degli alleati se avessero perso sarebbero state perseguite come crimini, non significa ovviamente che questo o quel bombardamento possano essere equiparati allo sterminio di sei milioni di ebrei. Significa solo che alla fine della guerra gli orrori che finiscono in tribunale sono sempre quelli compiuti dagli sconfitti».
Qui sembra che QtD si renda conto della debolezza del ragionamento precedente e voglia sostenere che non bisogna paragonare Olocausto e bombardamenti. Ma se non è il paragone tra Olocausto e bombardamenti a sostenere l’affermazione «alla fine della guerra gli orrori che finiscono in tribunale sono sempre quelli compiuti dagli sconfitti», cosa la sostiene?
Posso controargomentare, per esempio: che forse in qualunque nazione post-bellica è stato un progresso affermare dei valori antifascisti e decretarli come valori condivisi internazionalmente, non solo perché imposti dai vincitori?
Posso pensare che in Italia è esistito l’antifascismo non perché ci è stato imposto dagli alleati anti-hitleriani ma perché sostiene valori che è giusto preferire a livello politico ai valori del fascismo? Cioè che questa superiorità morale dell’antifascismo sul fascismo non è solo una contingenza storica?
5. Scrive Qtd: «La storia non è mai fatta di verità autoevidenti, ma di un coacervo di ricostruzioni effettuate da persone che appartengono ad enti, istituzioni, o finanziate da privati, individui inseriti in diversi contesti intellettuali, sociali e politici e con un diverso grado di accesso alle fonti e con visioni del mondo diverse, accomunate solamente da una certa visione d’insieme (nemmeno questa monolitica, a dire il vero) su quale debba essere la metodologia dello storico, il suo rapporto con le fonti in primis».
Qui sembra che si voglia dire che la convergenza degli storici su cosa sia la disciplina storica sia totalmente fumosa. Beh, non è così. È molto evidente per uno storico professionista la differenza tra storia e pseudostoria.
6. Scrive Qtd: «Questo credo renda l’idea della differenza fra realtà dei fatti e ricostruzioni: ovviamente la forbice può essere molto ampia o anche molto stretta, di certo però non si può mai eliminare del tutto. Possiamo però avere delle coincidenze di vedute (supportate da una lettura delle fonti metodologicamente rigorosa e condivisa) che ci permette di mettere dei punti fermi. Questi punti fermi possiamo chiamarli verità storiche, questo ad esempio è il caso dell’Olocausto.
Per questo motivo al netto di tutti i distinguo metodologici non è possibile affermare che l’Olocausto non ci sia mai stato, cosa che infatti Odifreddi non ha mai sostenuto. Ma fra prendere ogni rigo di un libro di storia come oro colato e provare a negare ogni fatto storico, compresi quelli più accertati, c’è una differenza enorme».
Nessun lettore avvertito prende un libro di storia come oro colato, nessuno storico vuole che quello che lui scrive venga preso come oro colato. Quello che fa uno storico è proprio il contrario: mettere il lettore nella condizione di poter riconoscere (attraverso le citazioni delle fonti e il rigore del metodo storico) insieme all’autore una ricostruzione storica convincente.
7. Scrive Qtd: «Odifreddi, fra una mazzata e l’altra, aggiunge sul suo blog una rapida ma efficace esposizione dei diversi tipi di verità con i loro rispettivi gradi di approssimazione, sostenendo tra l’altro che una verità matematica ha un grado più elevato di una verità storica. Una di quelle cose di solito s’imparano in terza media, sempre che non siate un editorialista a quanto pare».
Una verità logica ha delle caratteristiche completamente diverse da verità storica, non c’è una classifica, un qualunque filosofo della scienza ve lo potrebbe confermare. Sarebbe come fare un podio tra verità di fatto (Napoleone è morto a Sant’Elena) e verità di ragione (la somma degli angoli interni di un triangolo è 180 gradi): perché dovrei preferire, anteporre le une alle altre?

Continua a leggere su Linkiesta.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
8 Commenti a “Come rispondere a Quit the Doner, Riotta, Calabresi, Odifreddi, etc… Ovvero: la difesa da un linciaggio via web non può essere un contro-linciaggio via web”
  1. LucaM scrive:

    Ma qua Odifreddi chiaramente partiva dall’assunzione di un’assenza di morale in un mondo studiato dalla prospettiva delle verità logiche.
    E’ chiaro allora che il fatto storico diventa puro avvenimento. In nessuna realtà supposta priva di morale esso, dichiarato crimine, può essere visto come ” crimine/verità assoluta ” perché è inappropriato definirla verità sotto il punto di vista logico.
    Poi vabbé, che questo semplice dettaglio scateni ogni volta l’ira funesta del mondo è un altro discorso, lui come tutti non ci dovremmo stupire di ciò… Lui soprattutto, che se fa una cosa del genere si dimostra un po’ un Mauro Corona dei poveri.

  2. S. G. F. scrive:

    Scusate, redazione di Minima Moralia, ma talvolta, a mio modesto parere, il senso della misura si perde con troppa faciltà. Non considero corretto, misurato, giusto, rispettoso per le vittime fotografate e per i loro parenti e amici, per quanto la foto sia di diversi anni fa, un vostro commento grafico del genere. Mi interesserebbe sapere se prima d’un inserimento grafico del genere ci abbiate riflettuto su a sufficienza e parlato tra di voi.

  3. Nicola Lagioia scrive:

    Caro SGF,
    in questo caso sono d’accordo con lei. All’interno di m&m non sempre siamo d’accordo su ogni cosa. Discutiamo, litighiamo, ci riappacifichiamo. A volte vince una linea. Altre volte un’altra. A me non era neanche piaciuta (anzi, mi era proprio dispiaciuta!) l’immagine di Gheddafi morente di un altro post se non ricordo male dell’anno scorso. E’ anche vero (appena sentito al volo Raimo, per discuterne) che si tratta di foto storiche. Ora, anche prendendo spunto dal suo messaggio, ne ridiscuteremo. Grazie.

  4. S. G. F. scrive:

    Prego, caro Nicola Lagioia. Ringrazio a mia volta lei per la sua gentilezza, dimostrandomi altresì contento per la sintonia etica tra me e lei su questo argomento.
    Cari saluti,
    Gaetano

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  1. […] minuti fa Piergiorgio Odifreddi ha postato un commento al post precedente di Christian Raimo che indirettamente (rispondendo a Quit the Doner) lo chiamava molto direttamente […]

  2. […] più che come soggetto del discutere, nel post precedente, rispondendo a Christian Raimo che qui, sua volta, indirettamente (rispondendo a Quit the Doner) lo chiamava molto direttamente in causa. […]

  3. […] the Doner che risponde alle polemiche su Odifreddi che aveva risposto a un commento di un tizio, Christian Raimo che risponde a Quit the Doner che aveva risposto alle polemiche su Odifreddi che aveva risposto a un commento di […]

  4. […] the Doner che risponde alle polemiche su Odifreddi che aveva risposto a un commento di un tizio, Christian Raimo che risponde a Quit the Doner che aveva risposto alle polemiche su Odifreddi che aveva risposto a un commento di […]



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